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Archive for the ‘Culture’ Category

Fisiogramma – © Copyright 2012 Pega

La macchina fotografica appoggiata a terra, l’obiettivo che guarda in alto, l’otturatore aperto per una lunga esposizione. Sopra, al buio, una piccola luce oscilla appesa ad un filo e crea un’immagine ricca di fascino: il fisiogramma.
I fisiogrammi erano già noti nell’ottocento e furono ampiamente studiati da scienziati impegnati nella descrizione di fenomeni fisici e matematici.
Hai mai provato a realizzare una foto di questo tipo? E’ un esercizio di light painting molto più semplice di quel che potrebbe sembrare e per questo ti invito a provarci.
Si può giocare con diversi tipi di luce, sfruttando lampadine colorate o lampeggianti, cercando di imprimere movimenti oscillatori e giocando con qualche idea creativa.
Ad esempio si può variare il setup attorcigliando il filo, inquadrando obliquamente o anche rivoluzionando tutto facendo oscillare anche la fotocamera. Le possibilità sono infinite.
Buon divertimento.

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Samuele Beckett

Samuel Beckett – © Copyright Jane Bown, 1976


Oggi voglio riproporti la storia di questa foto del 1976 e dell’inviata dell’Observer, Jane Bown, che era stata incaricata di fotografare Samuel Beckett mentre dirigeva uno spettacolo alla Royal Court.
Il drammaturgo e premio Nobel irlandese era noto per la sua riluttanza ad essere ritratto e già altri fotografi avevano tribolato nel tentativo di immortalarlo adeguatamente.
Beckett le disse che acconsentiva a farsi fare una foto ma lasciò la Bown in attesa per ore dietro le quinte, finchè un assistente le porse un foglietto con scritto che Beckett aveva cambiato idea e che non se ne faceva di niente.
La fotografa si sentì ribollire il sangue ma non si perse d’animo. Lo attese fino alla fine dei lavori e poi gli si presentò davanti all’improvviso, alla porta di servizio da cui Beckett stava uscendo. Gli promise di fare solo tre scatti veloci, lui gliene concesse cinque.
A volte la tenacia premia, eccome.

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squalo dietroLa situation awarness è la “consapevolezza della situazione che ci circonda”.
Si tratta di un tratto istintivo e naturale che tutti gli animali conservano come elemento vitale per la sopravvivenza, ma che nell’uomo tende ad assopirsi.
Ad esempio, ti è mai capitato di fare qualcosa senza accorgerti di dettagli o presenze che ti avrebbero fatto agire diversamente? Per esempio fare un passo indietro ed urtare involontariamente una persona?
La percezione e la consapevolezza degli elementi di spaziotempo in cui ci troviamo, in particolare di ciò che sta succedendo nelle nostre immediate vicinanze, insieme alla comprensione dei cambiamenti in atto o che o avverranno, è vitale in molte discipline e la fotografia non fa eccezione.
Non fare come la fotografa del video qui sotto: coltiva la tua situation awarness!
🙂

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Lacking or inadequate situation awareness has been identified as one of the primary factors in accidents attributed to human error.
[Fonte: NTSB]

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Buzz Aldrin
Appena letta la notizia del Project Apollo Archive, l’iniziativa con cui la NASA ha inserito su Flickr oltre ottomila immagini delle missioni spaziali del periodo Apollo, mi sono subito precipitato a sguazzarci dentro.
Sono fotografie bellissime, originariamente realizzate con la mitica Hasselblad 500EL con ottica Zeiss Planar 80mm e digitalizzate ad alta risoluzione attraverso un lungo lavoro durato dieci anni.
Tra i primi rullini che ho scelto di gustarmi (sì, perché le foto sono state diligentemente raccolte secondo l’ordine dei “magazine” effettivamente usati) ci sono stati quelli della mitica missione Apollo 11, l’impresa che nel 1969 segnò lo sbarco sulla Luna.
Tra gli scatti più belli ho trovato un ritratto. E’ un’immagine di Buzz Aldrin, l’astronauta che insieme a Neil Armstrong scese sul suolo lunare.
All’interno di una composizione che già di per sé risulta affascinante, con quel triangolo di luce spaziale alle spalle, Aldrin è ripreso in una posa naturale, forse sorpreso dal collega che si era appostato per fargli una foto.
Osservando la sua espressione non è difficile scoprire una miscela di emozioni. C’è serenità mista ad apprensione, forte senso di fiducia in sé stesso ma anche fatalismo, il tutto condito dalla consapevolezza di una grande preparazione affrontata e condivisa insieme ai compagni di viaggio che, non dimentichiamolo, erano tutti di estrazione militare.
E’ uno scatto che dice molto su chi fossero quegli uomini e cosa siano state quelle missioni, ed assume per questo un grandissimo valore fotografico, visto che è pure realizzata con maestria.
Grazie NASA per averla condivisa 🙂

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Perfect Imperfection

Perfect Imperfections – © Copyright 2012 Pega

Oggi ti ripropongo alcune considerazioni che mi furono suggerite dalle tante visite ad un vecchio post in cui proponevo il documentario sui fotografi del National Geographic. Il contatore schizzò a livelli senza precedenti e, sebbene il video fosse molto bello ed interessante, non mi pareva che giustificasse il fenomeno. L’idea che mi feci, e che ad oggi mi convince, è che tutto ruoti intorno a quell’insieme di parole che scrissi nel post e che Google rapidamente indicizzò; le “keywords” insomma.
In questo caso le parole chiave sono forse il veicolo di contatti e visite sul post ma poi ho pensato che possono anche essere un modo per osservare e descrivere in modo diverso le nostre foto. Un modo sintetico ma allo stesso tempo profondo.
E’ un concetto su cui ti propongo un esperimento: prova a prendere una tua fotografia e ad associarci almeno una ventina di parole chiave. Fallo in modo libero e creativo, alla ricerca di concetti, emozioni ed elementi interessanti, anche “laterali”. L’obiettivo non è tanto quello di descriverla ad un motore di ricerca, quanto piuttosto analizzarla ed approfondirla, magari osservandola in un modo diverso da come ti è capitato di fare in precedenza.
Io intanto ci provo con la mia Perfect Imperfections (sopra):

Torre, cannone, lancio, spazio, proiettile, canna, rompifiamma, speranza, dal fondo del pozzo, prigione, aria, guardare in alto, umidità, la libertà è fuori, sogno, volare, rami, copriranno, luce, pioggia, sole, buio, luce, freddo, solitudine, eco, rimbombo, bagliore, rifugio, silenzio, ombre.

🙂

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Noell Osvald

Copyright Noell Oszvald

Oggi voglio proporti un’artista che seguo con ammirazione. Si chiama Noell Oszvald, ed è una venticinquenne Ungherese che, più che fotografa, si autodefinisce artista visuale. Crea immagini quadrate in bianco e nero che sono autoritratti surreali costruiti con maestria e gusto minimalista.
La composizione, l’equilibrio delle linee, la luce e i piccoli dettagli della posizione del corpo, trasmettono atmosfere che inducono l’osservatore a proiettare a leggere l’immagine in modo emotivo, interpretandola secondo sensazioni proprie.
Noelle dichiara di fare ampio uso di postproduzione digitale. È un grande esempio di come si possa fare buon uso di ciò con cui altri esagerano.
Se ti piace ti consiglio di dare un’occhiata al suo album su Flickr.

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Selfie from Hell

Che il selfie sia più pericoloso degli squali e che le vittime di questa pratica siano in vertiginoso aumento è un dato di fatto, l’abbiamo letto proprio in questi giorni.
Ma qui andiamo oltre. Oggi ti propongo un breve video che potrebbe convincerti a lasciar proprio perdere i selfie, in modo definitivo.


Credit: Fuck You Zombie

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Giulia

Giulia – © Copyright 2009 pega

Non solo ritratti, immagini artistiche, natura, fashion o street photo. Fin dai primordi, la fotografia ha visto svilupparsi varie nicchie specialistiche, nate solo per soddisfare necessità specifiche di particolari discipline.
E’ così per la fotografia astronomica, per la food photography o per quella odontoiatrica. Si tratta di ambiti professionali dove le immagini sono funzionali ad una certa attività e le fanno da supporto: un ausilio che è spesso fondamentale.
Ci sono moltissime di queste nicchie, ognuna con i suoi standard, modalità, tecniche ed a volte anche attrezzature specifiche. Un mondo insomma, dove sovente nascono figure professionali specializzate.
Ieri ho incontrato uno di questi casi. Un ragazzo che per tutto il giorno fotografa automobili usate. Le ritrae come se fossero modelle, inquadrandole e cercando di coglierle nei loro aspetti migliori. Lavora per pubblicarle online, spesso smanettando un po’ in postproduzione per migliorare il risultato, magari togliendo elementi indesiderati o modificando sfondi inadatti.
Mi ha raccontato di essere partito come forte appassionato di fotografia, divertendosi molto nei primi anni ma ora, dopo un po’ di tempo, non ne può più e non si sogna nemmeno di prendere in mano una fotocamera nel suo tempo libero.
Che dire… anche questa comunque è fotografia.
Pensaci quando sei in giro a scattare a quello che ti pare, in tutta libertà 🙂

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C’è voluto un po’, ma alla fine è arrivata. Mi è stata recapitata in una bella busta sigillata insieme ad un contrassegno di qualche euro aggiuntivo per i costi doganali, che non ha certo scalfito l’entusiasmo per essere finalmente in possesso della mia prima stampa originale di un grande fotografo: uno scatto autografato di Steve McCurry.
L’acquisto l’avevo fatto direttamente dall’agenzia Magnum che, nello scorso giugno, offriva una finestra temporale di alcuni giorni per scegliere tra una selezione di opere dei suoi fotografi. Una sorta di “edizione limitata nel tempo”.
Adesso che anche io posso considerarmi un “felice possessore di McCurry”, non mi resta che decidere come incorniciarla e sistemarla in casa. Un bel dilemma in effetti, visto che mi piacerebbe poter mantenere la possibilità di vedere il retro, con il timbro Magnum e le parole di Steve McCurry. Consigli?

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Piccolo omaggio ad Andy Warhol

Piccolo omaggio ad Andy Warhol – Copyright 2015, Pega


Rieccomi: ogni tanto torno fuori con questa idea del weekend assignment. E’ ormai una solida tradizione del blog, un piccolo esercizio ricorrente per focalizzare l’attenzione su un tema assegnato; una sorta di “missione” fotografica per stimolare e coltivare la nostra creatività.
Il tema di oggi mi è caro, è qualcosa che simboleggia il rapporto che abbiamo con gli artisti che ci affascinano: è il tema del tributo che a volte si sente di voler rivolgere ai grandi che ci hanno ispirato ed insegnato.
Realizzare un piccolo omaggio fotografico è semplice. Si può far riferimento ad un’opera che troviamo significativa o ad un tema tipico di quel fotografo.
The Shadow

The Shadow – Andy Warhol

Non resta poi che realizzare uno scatto personale, magari un tentativo di reinterpretazione che renda omaggio all’artista.
Io ci ho provato cimentandomi in una mia versione del famoso scatto di Andy Warhol intitolato “The Shadow”, che vedi qui a fianco.
In questo fine settimana ti invito a fare qualcosa di analogo, ovviamente scegliendo liberamente uno degli artisti che ritieni importanti per te.
Come sempre ti propongo poi di inserire il link alla tua foto in un commento, e condividere il tuo omaggio con tutti i lettori del blog.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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