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Incastro mistico

Incastro mistico - © Copyright 2014 Pega

Un altro anno si chiude ed è proprio il momento di fare ordine tra files e cartelle, archiviare il 2014 e dare spazio all’anno nuovo. Quale occasione migliore per risfogliare gli scatti degli ultimi dodici mesi?
Per me questa è una piccola tradizione, una sorta di semplice rito propiziatorio per l’anno fotografico a venire, che si completa con la scelta di un’immagine da considerare come la più riuscita dell’anno appena trascorso.
È un piccolo esercizio che propongo anche a te a conclusione di questo 2014, alla ricerca di quella che sceglieresti se ti fosse concesso di salvare una sola tra le tue foto degli ultimi dodici mesi.
Io ci ho provato ed ho scelto l’Incastro Mistico.
Non credo sia tra le mie migliori foto in assoluto ma lo è per quest’anno, in cui ho scattato poco e male. È comunque un’immagine che risponde a vari criteri che, per il mio personalissimo giudizio, ne fanno una fotografia interessante, ma sopratutto è uno scatto a cui tengo, capace di riportarmi sensazioni e ricordi del momento. Elementi che rendono questa foto importante per me.

La scelta che invito anche te a fare è ovviamente molto personale e del tutto soggettiva, ma è qualcosa che ti consiglio di provare a conclusione di questo anno di fotografie.
Se ne hai voglia inserisci pure il link alla “tua preferita 2014” in un commento a questo post.

E… BUON 2015!

Arte meteorologica

Mondo, TerraC’è una bellezza incontenibile in molte delle espressioni della natura. È una forma d’arte assoluta, che a volte è necessario saper scoprire, mentre altre volte basta scattare. Un esempio di quest’ultimo caso sono le fotografie meteorologiche, immagini create da macchine automatiche senza alcuna vena creativa, che hanno solo il privilegio di trovarsi nel posto giusto.
Nelle fotografie ad alta risoluzione del nostro pianeta, scattate dai satelliti meteo, è possibile perdersi ad osservare forme e geometrie senza fine, astratti firmati Madre Natura ogni giorno diversi e solo apparentemente simili e ripetitivi.
Ho sempre trovato affascinanti le foto dallo spazio e di recente ho seguito il lancio di Himawari, il nuovo satellite dell’agenzia meteorologica Giapponese. Solo pochi giorni fa è stata pubblicata la sua prima fotografia a colori, di cui puoi vedere qui una spettacolare versione ad alta risoluzione 11.000×11.000 pixel.
Chissà cosa non avrebbero pagato alcuni grandi fotografi naturalisti del passato, per poter realizzare immagini come questa, magari andando personalmente a “piazzare il treppiede” in un punto di osservazione così in alto.
🙂

Printsnap

Printisnap instant thermal
No, non l’ho costruita e nemmeno ricevuta in regalo per Natale, ma confesso che mi affascina. È forse uno dei congegni da fotografo-nerd più assurdi che mi sia capitato di vedere negli ultimi tempi: una fotocamera rudimentale a stampa termica.
L’idea di usare una stampante da scontrini per fare fotografia istantanea è allo stesso tempo folle e geniale; se dal punto di vista della qualità è facile capire quali possano essere i limiti, l’estrema economicità e velocità aprono frontiere nuove.
Una foto stampata in tre secondi da questa macchinetta costa meno di un decimo di centesimo e puoi scarabocchiarla, colorarla o buttarla, ma rimane unica e non ripetibile. Se ne possono fare a bizzeffe, senza limiti, tanto che il pulsante di scatto è dotato di una geniale funzione “timelapse” per creare flip-book animati da sfogliare come bambini d’altri tempi.
Per il momento Printsnap è un prototipo costruto intorno ad un sensore recuperato da un cellulare ed alla stampante di un registratore di cassa, il corpo macchina è una semplice ma elegante scatoletta in legno lucidato con olio di lino.
L’ho scovata, insieme al video sotto, su un apposito mini sito che probabilmente anticipa una imminente campagna di crowdfunding su Kickstarter.
La voglio 🙂
.

Buon Natale con HCB

Cartier-Bresson Parigi 1968

Parigi, 1968 – Copyright Henri Cartier-Bresson


Quest’anno voglio augurarti il Buon Natale con una foto scattata da un maestro, un’immagine suggestiva e di incredibile attualità, con un impatto come solo pochi grandi hanno saputo creare.
E’ una foto dove la nostra società è tutta sintetizzata negli sguardi di queste persone. Prova a guardarli con calma uno ad uno, in quel gruppetto ci troverai l’umanità intera.
Cartier-Bresson la realizzò a Parigi nel 1968. Altri tempi ma stesso periodo e… solite facce.
🙂

Buon Natale!

Monday morning

Monday morning – © Copyright 2010 Pega

Nel proporre “l’equivoco” come tema per l’ultimo weekend assignment, non ho potuto fare a meno di ripensare a questa mia vecchia foto.
Se dovessi descriverla ad una persona che non può vederla, usando quindi solo delle parole, direi qualcosa del tipo: “è l’immagine di un ragazzo che schiaccia un pisolino al sole, disteso in una finestra”.
Forse non renderei l’idea ma è proprio questo il punto: spesso ciò che davvero incuriosisce l’osservatore è quello che non appare.
In questo scatto non si vede granchè dell’edificio, non si capisce a che altezza da terra si trova il soggetto, però lo si immagina, e l’immaginazione costruisce la sua storia. La foto diviene interessante e per alcuni divertente, in diversi commenti che ho ricevuto su Flickr, si avverte un po’ di preoccupazione per i rischi corsi da questo tizio.
Nonostante la prospettiva di ripresa dalla stessa altezza possa alimentare il dubbio di uno scatto sul piano stradale, l’osservatore raramente pensa ad una situazione di questo tipo. Sarebbe infatti noioso immaginare il tutto in una finestra al piano terreno e l’idea che tende a svilupparsi in chi guarda, è che il ragazzo si trovi in alto, a chissà quale piano, rischiando la pelle per un pisolino.
E’ uno dei tanti casi che insegna quanto sia importante togliere, riuscire a limitare quello che si include nella foto.
Il “levare” stimola ed incuriosisce l’osservatore e, come nella musica, lo costringe ad essere partecipe, ad integrare quello che percepisce con qualcosa di suo, trasformando in qualche modo l’esperienza dell’osservazione passiva in una fruizione interattiva.
Non sempre è facile, ma spesso vale la pena di provarci.

Ah, stavo per dimenticare…
In realtà la foto sopra ritrae veramente un folle.
La finestra, proprio nel palazzo di fronte a dove mi trovavo, era al terzo piano.

:-O

Ok, ma poi... By Pega

Ok, ma poi… – © Copyright 2013, Pega

Una volta il grande fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto disse: “However fake the subject, once photographed, it’s as good as real” (per quanto falso possa essere un soggetto, una volta fotografato sarà come reale).
La fotografia è inganno, la sua natura puramente visiva ma priva della terza dimensione, rende grande il margine per errori ed incomprensioni, la fantasia è libera di proiettare e gli equivoci sono sempre possibili.
Il fotografo può giocare con l’equivoco, divertirsi a cercarlo ed usarlo a suo piacimento, ma può anche caderne vittima.
È dunque l’equivoco il tema che ti propongo per questo weekend assignment. In questi giorni prova ad usare la tua fotocamera sfruttandone le capacità ingannatrici, provando però ad andare oltre. Sfrutta, ad esempio, un gioco di luce per trasformare un soggetto in un altro, scegli un’inquadratura parziale per far credere ciò che non è, oppure scegli una metafora visiva che sviluppi un equivoco.
Divertiti ad ingannare non solo l’occhio ma anche la mente dell’osservatore, perché la fotografia è anche questo.
Come al solito ti invito poi a condividere qui, inserendolo in un commento, il link alla tua versione di “equivoco”.
🙂
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Sono tra quelli a cui fa sempre un po’ fatica cambiare l’ottica, in particolare quando mi trovo “sul campo” dove l’operazione a volte richiede tempi stretti ed abilità da giocolieri, tanto che si vorrebbero avere a disposizione mani aggiuntive. Mi incuriosiscono insomma tutte le soluzioni che propongono qualche idea al proposito.
Se anche tu appartieni a quelli che non amano “giocolare” con le proprie costose lenti e sai bene quanto sia antipatico trovarsi con due sole mani ma anche due obiettivi e due (se non quattro) tappi da gestire, ecco uno spunto dalla rete.
La soluzione proposta da Go Wing con il loro Lens Flipper è piuttosto ingegnosa e forse non troppo difficile da ricalcare con un minimo di fai-da-te. Si tratta di un semplice accessorio, una sorta di doppio tappo che funziona anche da supporto per trasportare l’obiettivo a tracolla. Con questo aggeggio il cambio di lente sul campo può diventare davvero facile e rapido. Credo proprio che i sei secondi del video spieghino molto meglio di tante parole 🙂
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Picasso Centauro

D’inverno le giornate sono corte e torna la voglia di light painting, così sfogliando vecchi post ne ho ritrovato uno sulle origini di questa tecnica e te lo ripropongo.

Era il 1949, epoca d’oro delle grandi riviste di fotogiornalismo, quando Gjon Mili incontrò Pablo Picasso nel sud della Francia.
Mili, nato in Albania nel 1904, era emigrato in America negli anni venti e qui aveva studiato al MIT divenendo un pioniere della fotografia con luci artificiali e stroboscopiche. Fu tra i primi a sperimentare l’uso del flash elettronico. Picasso Life uomo che corre

L’interesse per la fotografia lo spinse ben oltre la ricerca scientifica portandolo ad iniziare una collaborazione con la celebre rivista Life, una collaborazione destinata a durare per tutta la sua vita.

Mili cercò e trovò Picasso su una spiaggia e gli mostrò alcuni suoi scatti realizzati con la tecnica del “light painting”.
Subito l’artista spagnolo ne rimase affascinato e nacque tra i due l’idea di provare a creare delle opere di luce: disegni che sarebbero scomparsi nel momento stesso in cui venivano creati ma che la macchina fotografica poteva immortalare insieme al loro creatore.

Picasso vaso di fioriFu così che decisero di provarci, dandosi appuntamento una sera, all’imbrunire.
Con una piccola torcia elettrica in mano Picasso disegnò “il Centauro” ed altre affascinanti creature ed oggetti.
Era nata una nuova e strana forma espressiva, frutto della sinergia creativa tra uno scienziato della luce ed un genio del tratto.

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McCurryIn questo breve ma significativo video, il grande Steve McCurry ci racconta ciò che lui definisce come una delle più importanti lezioni che la fotografia gli ha trasmesso: il viaggio come vero elemento chiave di tutto.
È durante il viaggio che si presentano le migliori opportunità, gli incontri più belli, gli scatti più significativi. La destinazione può diventare qualcosa di secondario, un aspetto che può essere addirittura dimenticato con il tempo.
Credo che le parole di Steve raccontino una gran verità che possiamo sperimentare tutti ogni giorno. Sono infatti nelle transizioni, nelle occasioni di incontro e scoperta, le cose interessanti che possiamo fissare in immagini o nella nostra memoria.
È il viaggio l’importante: i momenti in cui ci muoviamo, conosciamo ed esploriamo sono quelli che ci lasciano qualcosa, il resto è solo il contorno 🙂
Purtroppo il video è in inglese ma comunque godibile per tutti grazie alla ricchezza delle splendide immagini di McCurry.
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Phantom by Lik

Phantom . Copyright Peter Lik

Sei milioni e mezzo di dollari, ecco quanto ha pagato un anonimo collezionista per aggiudicarsi questa foto di Peter Lik.
Adesso “Phantom”, realizzata nell’Antelope Canyon in Arizona, è la più costosa foto mai venduta e supera di un balzo “Rhein II”, di Andreas Gursky, che fu venduta nel 2011 per la modica cifra di 4,3 milioni di dollari.
Trovo davvero incredibile che una stampa possa raggiungere tali livelli di prezzo, ma la cosa diviene ancor più strabiliante, se non ridicola, quando si apprende che si tratta della versione in bianco e nero di uno scatto già venduto in precedenza, denominato “Ghost”.
Da notare che questo particolare luogo nell’Antelope Canyon è uno spot abbastanza popolare e tanti fotografi di paesaggio vengono a ritrarre proprio questo strano effetto di luce che richiama la figura di un fantasma.
Che aggiungere… forse possiamo dire che, visto questo esempio, ogni fotografo può sempre confidare nella generosità di un collezionista anonimo 🙂