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A true classicLa stagione è finalmente quella giusta e così rieccoci all’appuntamento con una serata totalmente dedicata alla pellicola.
Sì, sì. L’idea è quella di trovarsi con quelle scatolette in cui si mette il rotolino e che fino a qualche tempo fa erano il normale strumento con cui si realizzavano le fotografie.
Se non hai una fotocamera a pellicola puoi fartela prestare o magari acquistarne una usa e getta per l’occasione, poco importa.
Seguendo la proposta dell’amico Martino, ci trovermo Mercoledì 10 Luglio per una passeggiata fotografica analogica nel centro di Firenze con la luce del tramonto e della prima serata.
Come i precedenti, si tratta di un incontro aperto a tutti ma prevalentemente dedicato a chi si presenterà munito di fotocamera a pellicola e voglia, anche soltanto per una sera, di lasciare da parte il digitale e catturare immagini analogiche.
L’appuntamento è per le 19 sul ponte S.Trinita.

Da lì ci muoveremo guidati dal nostro innato istinto analogico, che ci porterà a vagare per scorci ameni e concludere la serata quando la luce mancherà e la fame ci chiamerà, tutti insieme, verso una frugale e finale piadina.

Che ne dici?
Vieni, sarà divertente!

p.s. Ringrazio chi vorrà confermare la propria partecipazione in un commento a questo post o scrivendo a pegaphotography@gmail.com

p.p.s Sei lontano da Firenze e ti è davvero difficile partecipare? Prova a chiamare i tuoi amici appassionati di fotografia ed organizzare la stessa cosa nella tua città. Faccelo sapere che poi ci scambiamo le foto! 🙂

By Wes

Copyright Wes Naman

C’è un fotografo che si diverte a creare ritratti molto particolari ed originali. Non solo trasforma in mostri, sfigura e ridicolizza i suoi modelli, li fa anche soffrire.
No, non temere: Wes Naaman non è un criminale, semplicemente un fotografo creativo alla ricerca di scatti che facciano sorridere e che gli permettano di farsi notare. Nel suo portfolio, tra progetti che hanno tutti un taglio piuttosto estroso, ne puoi trovare alcuni così semplici da poter essere realizzati da chiunque a casa propria in pochi minuti, a patto di sopportare un po’ di… dolore.
Ne sono un esempio quello in cui ha riunito un gruppo di amici chiedendo loro di fasciarsi la faccia con del nastro adesivo, oppure un altro (da cui è tratta la foto sopra) in cui dal nastro adesivo è passato a qualcosa di ancora più sadico: elastici.
Beh dai, io dico che si son fatti delle belle risate, e poi ogni tanto ci vuole anche un po’ di idiozia. A Wes vanno comunque riconosciute creatività ed anche una discreta tecnica fotografica.
Che dici, sarà il caso di provarci o c’è qualche rischio di uscirne portando segni permanenti?
Chi si offre volontario/a come modello/a?
🙂 🙂 🙂

Lens experiment

A tutti è capitato di vedersi più o meno belli in fotografia. In molti casi il merito (o demerito) è solo nostro, oppure del fotografo che ci ha colti nell’istante giusto (o sbagliato), ma una certa responsabilità ce l’ha anche la lunghezza focale dell’obiettivo usato.
Il fotografo Stephen Eastwood ha deciso di fare un semplice esperimento: ha scattato dieci ritratti alla stessa modella, con obiettivi da 19 a 350 millimetri, mantenendo costante composizione e luce ma variando, ovviamente, la distanza dal soggetto. Il risultato parla da solo.
La faccenda sta tutta nella distorsione. Le lenti alterano la visione rispetto a quella dei nostri occhi, deviando la luce e portando la realtà tridimensionale sulla superficie piatta del fotogramma. Con focali molto corte questa distorsione è eccessiva e ci trasforma in mostri, ma anche all’altro estremo c’è qualcosa che non va: con il 350mm la faccia è piatta e larga, comunque innaturale.
L’interessante è notare che trovando la “giusta misura” questa distorsione può essere addirittura positiva.
In genere si dice che l’ottica migliore per i ritratti sia il 135mm ma, dato che la mente dell’osservatore prende per buono il risultato finale, non c’è niente di male a scoprire che magari si è più fotogenici se inquadrati da un 90 o un 200mm.

🙂 🙂

Mamma Anastasia

Mamma Anastasia

Ci sono amore, vita, passione ed arte in questa foto di Anastasia Chernyavsky, la fotografa che con la Rollei al collo si é ritratta nuda insieme alle sue figlie ed ha postato lo scatto sul suo album Photodom. Qualcuno ha poi condiviso l’immagine su Facebook ed è successo il finimondo.
La censura che è scattata e le critiche di chi la accusa di volgarità dimostrano solo la gravità della situazione paradossale a cui siamo arrivati. Sul web si trovano in ogni dove immagini di violenza, razzismo e prevaricazione ma lo scandalo è una “mamma nuda con il seno sporco di latte”.
Forse è soltanto colpa di ipocrite policy di Facebook ma guardando le altre foto di Anastasia ho notato che mi ricordano lo stile di Winn Bullock ed ho ripensato a ciò che scrissi in un vecchio post a proposito degli scatti di questo grande artista che, osservati con gli occhi di oggi, dimostrano il percorso involutivo della nostra società.
Ebbene: quella di Anastasia è semplicemente una bellissima foto, punto.

Kilt guitar player

Kilt guitar player – © Copyright 2009 Pega

Ogni tanto ci ricasco e non riesco a trattenermi dal parlare del 50mm “prime lens” come lo chiamano gli anglosassoni.
Con la sua focale fissa il “cinquantino” ti spinge a spostarti, girare intorno al tuo soggetto, provare ad avvicinarti o allontanarti per cercare la giusta inquadratura e a “zoomare con i piedi”.
Il cinquantino ti costringe a piegarti, ad inginocchiarti, ad assumere pose strane, a volte ridicole, a volte senti la schiena o qualche giunto che si lamenta…
Col cinquantino non puoi cedere alla pigrizia e questo aiuta moltissimo a trovare scatti nuovi e particolari.

Il cinquantino è veloce, meravigliosamente luminoso e ti permette di scattare in condizioni dove con altre ottiche servirebbe il flash.
La sua massima apertura è così ampia che la profondità di campo è talmente ridotta da rischiare di sbagliare completamente la foto, ma quando inizi a gestirla puoi sfruttare questa caratteristica a tuo vantaggio, per ottenere dei bellissimi sfuocati.

Il cinquantino è compatto e leggero, sta anche in tasca. Quella reflex che a volte è così vistosa ed ingombrante si trasforma in una fotocamera che quasi passa inosservata, che non intimidisce, le persone che fotografi sono più a loro agio.
E’ con il cinquantino che molti grandi della fotografia hanno sfornato i loro capolavori

E poi il cinquantino non è troppo costoso. Quasi tutte le marche ne propongono uno da f/1.8 ad un prezzo che è più basso di molte altre lenti e la sua nitidezza e qualità dell’immagine sono incomparabili.

Io lo adoro. Si è capito? 🙂
Se non l’hai mai fatto, prova il cinquantino.

Non so se hai mai sentito parlare di long portrait, una forma di ritratto ibrida dove la fotografia si espande e subisce una sorta di mutazione.
Il classico ritratto fotografico congela un istante, il long portrait dilata questo istante in una sequenza video, in cui il soggetto rimane però confinato nella composizione che rimane costante.
E’ una tecnica non molto diffusa tra i fotografi e per niente facile, non per questo meno affascinante.
Il rapporto tra fotografo e soggetto diviene ancora più stretto, la fotocamera una sorta di “sonda” con emozioni (o imbarazzo) che possono anche andare velocemente fuori controllo.
Una specialità dove il confine tra capolavoro e banalità è molto labile, ma forse anche per questo, con grandi potenzialità.
Tempo fa avevo proposto un long portrait realizzato dal fotografo newyorkese Clayton Cubitt, oggi è la volta di un altro noto fotografo statunitense: Chase Jarvis. E’ suo il “long” qui sotto, con protagonista Ishmael Butler che si esprime in un ritratto da sessanta secondi.
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Gavettoni high speed

gavettone fotografico

Copyright Tim Tadder

In California, dove abita il fotografo Tim Tadder, l’estate non manca di farsi sentire, e mentre noi ancora ci affanniamo con gli ombrelli, lui si diverte a fare gavettoni!
Prende le sue modelle e realizza scatti decisamente originali facendo esplodere palloncini d’acqua sulle loro teste per catturare, congelandoli con il flash, gli istanti in cui i fluido si riversa sulle malcapitate formando forme curiose ed imprevedibili.
E’ un’applicazione creativa di una tecnica fotografica “high-speed” tutto sommato semplice ed alla portata di tutti: si tratta di ottenere una buona sincronizzazione tra lo scoppio del palloncino ed il lampo del flash, usando un trigger acustico. Il resto è fatto di “voglia di fare il bagno”.
Beh, magari se arriva un po’ di estate anche qui potrebbe essere un’idea carina da sperimentare…
🙂

Picasso

Pablo Picasso

Dalì

Salvator Dalì

Edward Weston

Edward Weston

Warhol

Andy Warhol

Puoi chiedere conferma a chiunque navighi in rete: internet è dei gatti.
Qualunque sia la piattaforma, da Facebook in poi, la rete è popolata dall’immancabile presenza felina ed in effetti forse questo non è altro che l’ultimo dei terreni di conquista di questi adorabili animali.
Da millenni il gatto campeggia in ogni dove ed ancor di più sembra essere presente in modo pressoché costante accanto a coloro che hanno lasciato il segno con un loro solido contribuito al mondo dell’arte. Nelle arti visive in particolare.
E così, guardando i ritratti qui a fianco, non risulta eccessivo passare alla conclusione che il gatto possa essere una vera e propria figura ispiratrice.
Grandi artisti del calibro di Picasso e Dalì ma anche molti altri, hanno trascorso le loro vite creative in compagnia di mici. Qualcuno di loro ha destinato il suo affetto ad uno o due esemplari, altri come Edward Weston, non hanno perso mai l’occasione di accogliere un nuovo ospite, poi ci sono stati alcuni personaggi originali come Andy Warhol, che raggiunse la congrua cifra di venticinque gatti, chiamandoli però tutti con lo stesso nome: Sam.

Chissà se il contributo dei felini su queste menti creative è stato nel fornire nuovi spunti, esprimere critiche o anche solo mantenere una silenziosa presenza che però spingeva a portare avanti il lavoro.
Del resto si sa: gli animali domestici, i gatti in particolare, hanno dimostrato un forte influsso positivo sugli umani ed è stato verificato che un gatto che fa le fusa contribuisce a ridurre i livelli di stress ed aiuta a mantenere la pressione sotto controllo, oltre a dare fiducia e rafforzare l’autostima.

Per chi ama la fotografia quel che è certo è che i gatti sono tremendamente fotogenici, ed il loro incrociarsi con la fotografia è una costante presente fin dagli albori di questa forma espressiva, non c’è niente da fare. E’ un dato di fatto che deve ammettere anche chi non ama i felini.
Non resta quindi che ammirare queste foto di grandi nomi dell’arte con i loro animali preferiti.
E tu hai qualche storia fotografico-felina da raccontare?

🙂 🙂 🙂

[thanks, Flavorwire]

Steve McCurry

© Copyright Tim Mantoani

Ed eccoci al sesto appuntamento con un fotografo fotografato. Stavolta è il turno di un personaggio dei nostri giorni, il grande Steve McCurry, membro dell’agenzia Magnum ed importante interprete della fotografia di reportage con decenni di solida collaborazione con il National Geographic.
McCurry è ritratto con in mano il suo famosissimo scatto “ragazza afgana” reso celebre in tutto il mondo dalla pubblicazione sulla copertina della rivista nel 1985.
Questa immagine di McCurry è senz’altro particolare. Realizzata dal fotografo Tim Mantoani, fa parte del suo progetto “Behind Photographs” in cui Tim ha immortalato centocinquanta fotografi con in mano loro fotografie celebri. Nota molto distintiva di questo lavoro durato cinque anni, è il fatto che ogni immagine è stata scattata con una Polaroid di grande formato (20×24 pollici) con un costo stimato a scatto di almeno 200 dollari…
Dal progetto è nato un libro con cui Mantoani forse cerca anche di rientrare un po’ dei costi… 🙂
Qui il sito di Mantoani e sotto un interessante video a proposito del progetto.
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I precedenti “cortocircuiti fotografici”:

#1: Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott
#2: Berenice Abbott fotografata da Hank O’Neal
#3: Edward Weston fotografato da Tina Modotti
#4: Tina Modotti fotografata da Edward Weston
#5: Alfred Stieglitz fotografato da Gertrude Käsebier

Quanto saresti disposto a pagare per riavere il tuo archivio fotografico a seguito di un’ipotetica perdita? Pensaci bene. Prova a tirar fuori un valore. Cento euro? Duecento, cinquecento, mille? Sii sincero con te stesso e scrivi questa cifra.
E’ bene che si tratti solo di un’ipotesi perché in alcuni casi di perdita dati, questi non tornano disponibili nemmeno per tutto l’oro del mondo.

Magari è deformazione professionale o forse è l’effetto dell’aver visto lo sconforto negli occhi di chi ha perso il suo archivio. Il fatto è che tra i miei propositi c’è di parlare di backup ogni tanto; diciamo almeno una volta l’anno, mi pare il minimo.
Oggi quindi ti ripropongo alcune considerazioni che ritengo sempre più o meno valide e comunque almeno utili per pensare un po’ a questa faccenda.

Sadness

Sadness – © Copyright 2008 Pega

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Scatti in digitale?

Lo fai (vero?) un sano e regolare backup del tuo archivio fotografico? Ne hai una o più copie di sicurezza?
Lo dico perché ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perché gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva il suo intero archivio. Roba da mettersi a piangere.
Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel è aumentato anche il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

Copie su Hard Disk esterni
Il prezzo dei piccoli hard disk esterni removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la replica dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi interessanti e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è facile associare al NAS una o più  unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.

Copie su DVD
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi di questa tecnologia, per certi aspetti un po’ datata, sono il ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di copia che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.

Copie su nastro (DAT)
E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è molto adatta a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono costose.

Storage su Internet
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa, che sembrerebbe essere la soluzione ideale, sono i lunghi tempi di trasferimento dei dati ed anche i costi, anche se alcune recenti novità come quella di Flickr che regala un terabyte di spazio o garantisce spazio illimitato per un paio di decine di euro all’anno, fanno ben sperare su questo fronte.

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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.
E non dimenticare di :

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio dei dati sui supporti di backup. Meglio se in modo automatico.

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati !

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte della cifra (quella che ti invitavo a scrivere all’inizio del post) proprio nel tuo sistema di backup.

Ah, dimenticavo: se vuoi fare una buona azione… DILLO ANCHE AI TUOI AMICI. Magari condividendo proprio questo articolo.

🙂