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Posts Tagged ‘fotografia’

Cartier-Bresson Parigi 1968

Parigi, 1968 – Copyright Henri Cartier-Bresson


Quest’anno voglio augurarti il Buon Natale con una foto scattata da un maestro, un’immagine suggestiva e di incredibile attualità, con un impatto come solo pochi grandi hanno saputo creare.
E’ una foto dove la nostra società è tutta sintetizzata negli sguardi di queste persone. Prova a guardarli con calma uno ad uno, in quel gruppetto ci troverai l’umanità intera.
Cartier-Bresson la realizzò a Parigi nel 1968. Altri tempi ma stesso periodo e… solite facce.
🙂

Buon Natale!

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Monday morning

Monday morning – © Copyright 2010 Pega

Nel proporre “l’equivoco” come tema per l’ultimo weekend assignment, non ho potuto fare a meno di ripensare a questa mia vecchia foto.
Se dovessi descriverla ad una persona che non può vederla, usando quindi solo delle parole, direi qualcosa del tipo: “è l’immagine di un ragazzo che schiaccia un pisolino al sole, disteso in una finestra”.
Forse non renderei l’idea ma è proprio questo il punto: spesso ciò che davvero incuriosisce l’osservatore è quello che non appare.
In questo scatto non si vede granchè dell’edificio, non si capisce a che altezza da terra si trova il soggetto, però lo si immagina, e l’immaginazione costruisce la sua storia. La foto diviene interessante e per alcuni divertente, in diversi commenti che ho ricevuto su Flickr, si avverte un po’ di preoccupazione per i rischi corsi da questo tizio.
Nonostante la prospettiva di ripresa dalla stessa altezza possa alimentare il dubbio di uno scatto sul piano stradale, l’osservatore raramente pensa ad una situazione di questo tipo. Sarebbe infatti noioso immaginare il tutto in una finestra al piano terreno e l’idea che tende a svilupparsi in chi guarda, è che il ragazzo si trovi in alto, a chissà quale piano, rischiando la pelle per un pisolino.
E’ uno dei tanti casi che insegna quanto sia importante togliere, riuscire a limitare quello che si include nella foto.
Il “levare” stimola ed incuriosisce l’osservatore e, come nella musica, lo costringe ad essere partecipe, ad integrare quello che percepisce con qualcosa di suo, trasformando in qualche modo l’esperienza dell’osservazione passiva in una fruizione interattiva.
Non sempre è facile, ma spesso vale la pena di provarci.

Ah, stavo per dimenticare…
In realtà la foto sopra ritrae veramente un folle.
La finestra, proprio nel palazzo di fronte a dove mi trovavo, era al terzo piano.

:-O

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Picasso Centauro

D’inverno le giornate sono corte e torna la voglia di light painting, così sfogliando vecchi post ne ho ritrovato uno sulle origini di questa tecnica e te lo ripropongo.

Era il 1949, epoca d’oro delle grandi riviste di fotogiornalismo, quando Gjon Mili incontrò Pablo Picasso nel sud della Francia.
Mili, nato in Albania nel 1904, era emigrato in America negli anni venti e qui aveva studiato al MIT divenendo un pioniere della fotografia con luci artificiali e stroboscopiche. Fu tra i primi a sperimentare l’uso del flash elettronico. Picasso Life uomo che corre

L’interesse per la fotografia lo spinse ben oltre la ricerca scientifica portandolo ad iniziare una collaborazione con la celebre rivista Life, una collaborazione destinata a durare per tutta la sua vita.

Mili cercò e trovò Picasso su una spiaggia e gli mostrò alcuni suoi scatti realizzati con la tecnica del “light painting”.
Subito l’artista spagnolo ne rimase affascinato e nacque tra i due l’idea di provare a creare delle opere di luce: disegni che sarebbero scomparsi nel momento stesso in cui venivano creati ma che la macchina fotografica poteva immortalare insieme al loro creatore.

Picasso vaso di fioriFu così che decisero di provarci, dandosi appuntamento una sera, all’imbrunire.
Con una piccola torcia elettrica in mano Picasso disegnò “il Centauro” ed altre affascinanti creature ed oggetti.
Era nata una nuova e strana forma espressiva, frutto della sinergia creativa tra uno scienziato della luce ed un genio del tratto.

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McCurryIn questo breve ma significativo video, il grande Steve McCurry ci racconta ciò che lui definisce come una delle più importanti lezioni che la fotografia gli ha trasmesso: il viaggio come vero elemento chiave di tutto.
È durante il viaggio che si presentano le migliori opportunità, gli incontri più belli, gli scatti più significativi. La destinazione può diventare qualcosa di secondario, un aspetto che può essere addirittura dimenticato con il tempo.
Credo che le parole di Steve raccontino una gran verità che possiamo sperimentare tutti ogni giorno. Sono infatti nelle transizioni, nelle occasioni di incontro e scoperta, le cose interessanti che possiamo fissare in immagini o nella nostra memoria.
È il viaggio l’importante: i momenti in cui ci muoviamo, conosciamo ed esploriamo sono quelli che ci lasciano qualcosa, il resto è solo il contorno 🙂
Purtroppo il video è in inglese ma comunque godibile per tutti grazie alla ricchezza delle splendide immagini di McCurry.
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Phantom by Lik

Phantom . Copyright Peter Lik

Sei milioni e mezzo di dollari, ecco quanto ha pagato un anonimo collezionista per aggiudicarsi questa foto di Peter Lik.
Adesso “Phantom”, realizzata nell’Antelope Canyon in Arizona, è la più costosa foto mai venduta e supera di un balzo “Rhein II”, di Andreas Gursky, che fu venduta nel 2011 per la modica cifra di 4,3 milioni di dollari.
Trovo davvero incredibile che una stampa possa raggiungere tali livelli di prezzo, ma la cosa diviene ancor più strabiliante, se non ridicola, quando si apprende che si tratta della versione in bianco e nero di uno scatto già venduto in precedenza, denominato “Ghost”.
Da notare che questo particolare luogo nell’Antelope Canyon è uno spot abbastanza popolare e tanti fotografi di paesaggio vengono a ritrarre proprio questo strano effetto di luce che richiama la figura di un fantasma.
Che aggiungere… forse possiamo dire che, visto questo esempio, ogni fotografo può sempre confidare nella generosità di un collezionista anonimo 🙂

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Un sorriso malizioso ma di gran classe by Pega

Un sorriso malizioso ma di gran classe – © Copyright 2011, Pega

Se da una parte ci sono le motivazioni, dall’altra non si possono sottovalutare le opportunità. Un famoso coach diceva che l’incapacità di saperle cogliere è la principale causa di insuccesso, ed ogni fotografo sperimenta la delusione di uno scatto perso per non avere una fotocamera a disposizione.
E così, dalle domande di un recente post, si passa al rovescio della medaglia: alle infinite nuove possibilità che ci ha regalato la tecnologia con la sua facilità ed immediatezza.
E’ vero che il digitale ha creato dei mostri, coltivato schiere di fotografi compulsivi e orde di malati del selfie, ma è anche vero che ha portato opportunità che prima non esistevano. Nel mio caso, ad esempio, ha fatto tornare in vita una passione che era sopita, fatto vedere le cose in un modo diverso, permesso di scoprire piccole perle tra mucchi di scatti compulsivi e dato la possibilità di imparare molto. Tecnologia come opportunità quindi; il rovescio della medaglia.

Colgo l’occasione di questo post per ringraziare Spadari Consulting per avermi premiato con un simpatico riconoscimento, un award dedicato ai cosiddetti blog “influencers” che incollo qui sotto sperando di non influenzarti troppo 🙂
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Best Blog 2014

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Just Big Feets

© Copyright 2011, Just Big Feets

Come tutti, ho amici a cui piace correre. Ho provato più volte a fotografare gente che corre ma non sono mai soddisfatto dei risultati e così ho iniziato a cercare qualche idea creativa, imbattendomi nel profilo Flickr di Justin (Just Big Feet), che ha fotografato la London Marathon con una tecnica semplicissima ma creativa: la lunga esposizione con filtro ND.
Trovo il risultato fantastico, le sue foto rendono l’idea di folla in movimento in modo molto più emozionale e intenso di tanti altri scatti che ho potuto vedere sul genere.
Il filtro ND (neutral density) è la chiave per poter fare lunghe esposizioni anche in piena luce diurna e non è certo una novità, viene spesso usato per “impastare” la superficie dell’acqua o abbassare il contrasto ma a questo utilizzo non avevo pensato.
Bravo Justin, uno spunto creativo da provare. Subito.

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Morning haze

Morning haze (Iphoneography) – © Copyright 2013, Pega

Cosa fotograferesti se la tua sola ed unica macchina fotografica fosse un apparecchio scadente, primordiale, di qualità modesta?
A cosa dedicheresti le tue immagini se ti fosse imposta una forte limitazione anche sul numero di scatti? Se il processo fosse lungo, laborioso e costoso com’era ai primordi della fotografia?
Scatteresti a tutto quello che passa o concentreresti la tua attenzione su qualcosa in particolare? Una tipologia di soggetto, un genere?
Sono domande un po’ assurde ma forse non del tutto. Possono servire a ragionare su ciò che far fotografie significa per ognuno di noi.
Mi è capitato di affrontare più volte la questione con persone diverse. C’è qualcuno che di fronte ad una limitazione tecnica si sentirebbe perso, senza più quegli oggetti di tecnologia che forse sono la sua vera fonte di interesse. Altri invece avvertono, in questo ipotetico scenario, una sorta di liberazione, quasi un possibile percorso di vero ed originale sviluppo della propria creatività.
E tu cosa ne pensi? Possono domande del genere impattare su scelte di stile ed attrezzatura? Oppure le pubblicità pre-natalizie dei big del digitale governano indisturbate?
🙂

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Ouch !

Ouch ! - © Copyright 2008 Pega


Una buona scusa pronta può sempre servire, così ho deciso di aggiornare con alcune nuove perle, una lista che avevo pubblicato un po’ di tempo fa.

Che tu sia un semplice appassionato o un professionista, il giorno della “cilecca fotografica” può sempre arrivare (o ripetersi), ecco quindi l’idea di raccogliere un po’ di buone scuse da tenere sempre a portata di mano, non si sa mai…
È una lista sicuramente parziale, alcune mi sono state raccontate, altre le ho lette in rete, altre ancora mi è capitato di sentirle con i miei orecchi. Quel che è certo è che qualcuna potrebbe tornare utile una volta o l’altra…

1 – Oh, non c’era granché da fotografare. Ho visto di meglio.

2 – Ah, avessi avuto quell’obiettivo con lo stabilizzatore. Avresti visto che foto!

3 – Non ci vedo più come una volta.

4 – La sposa ha lanciato il bouquet al due invece che al tre.

5 – Ho perso le lenti a contatto.

6 – Mio fratello ha usato la mia macchina fotografica ed ha cambiato la correzione diottrica del mirino senza dirmelo.

7 – Ero posizionato perfettamente quando tutti si sono alzati in piedi!

8 – Proprio in quel momento stavo cambiando l’obiettivo.

9 – Ho esaurito le schede di memoria.

10 – La batteria appena comprata e perfettamente carica ha smesso di funzionare.

11 – Non ho trovato il posto e mi sono perso a causa di un errore del navigatore satellitare.

12 – Mi si è guastata l’automobile.

13 – Il prete aveva detto “niente foto durante la cerimonia”. Come facevo a sapere che lui intendeva “niente flash”.

14 – Ero in bagno.

15 – Non è il mio genere di fotografia.

16 – La mia fotocamera non ha abbastanza megapixel per quel tipo di foto.

17 – C’era poca luce e la mia macchina arriva solo a ISO3200!

18 – Sono troppo basso/alto per i ritratti e le mie foto vengono sempre da una prospettiva sbagliata.

19 – Da quando ho l’IPhone non so più fotografare bene come prima.

20 – C’era troppo rumore e non riuscivo a concentrarmi sulle foto.

Avere sempre delle buone scuse può essere utile.
Hai da suggerirmene qualcun’altra da aggiungere a questo utilissimo elenco?

🙂 🙂 🙂

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Attesa contemplativa

Attesa contemplativa – © Copyright 2011 Pega


Hehehe, ma che hai pensato? Dai, non è ad una sostanza psichedelica che mi riferisco nel titolo di questo post, ma alla luce fantastica che c’è in questi giorni: la

Luce del Solstizio D’inverno
🙂 🙂 🙂

È questo il tema per la tradizionale missione fotografica del fine settimana, fotografia di base insomma, niente di concettuale, anche se… non è mai detto.
Il punto è che siamo in uno dei periodi più “fotogenici” dell’anno, una fase in cui il sole descrive una traiettoria così bassa da garantirci ombre lunghe e colori caldi per buona parte delle giornate. È una luce che nel resto dell’anno ci viene regalata solo per un paio di ore al giorno. Un tema proprio facile che, come sempre, puoi interpretare come vuoi.
Sì, è vero, per molti questo è un periodo un po’ troppo buio, con giornate così corte che all’uscita dal lavoro è già notte, ma… ora c’è il weekend e la luce dorata (a volte “stupefacente”) del solstizio d’inverno è a disposizione della tua fotocamera.
Goditela.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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