Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘fotografia’

Pega's backpack

Weekend assignment #92 – © Copyright 2013, Pega

Tempo di ferie (forse), magari occasione di qualche viaggio o escursione, e così riecco le discussioni su che attrezzatura portare, che borsa usare e quali accessori includere.
Ogni volta capita di doverci un po’ riflettere. In qualche caso si è nella condizione di poter portare tutto ciò che ci pare, altre volte ci sono di mezzo i limiti di peso dei viaggi aerei, oppure si è optato per una escursione “zaino in spalla”, dove ogni grammo è qualcosa in più da trascinarsi dietro.
Trovo sempre divertente questa fase di valutazione, e forse è per questo che oggi mi ritrovo con tre o quattro borse/zaini fotografici diversi ed un sacco di aggeggi che ogni volta devo soppesare.
Tu con cosa viaggi, fotograficamente parlando? Scegli un set leggero, minimale ed agile, od opti per avere sempre e comunque tutto l’occorrente per non lasciarti sfuggire nessuna opportunità?
Personalmente ho iniziato a cercare sempre maggior leggerezza: pochi elementi fondamentali, a volte anche una sola lente, ma sempre e comunque un buon flash. In tante occasioni mi piacerebbe avere con me un treppiede ma… molte volte vince la pigrizia e lo lascio a casa 🙂

Qui sotto un esempio di qualcuno che la pensa un po’ come me: David Hobby, mitico blogger e guru del mondo del flash (www.strobist.com) che racconta cosa porta con sé nei brevi viaggi.
.

Read Full Post »

outerbridge untitled 1922

Paul Outerbridge – untitled, 1922

Paul Outerbridge divenne famoso negli anni trenta per una sua speciale tecnica che permetteva di creare immagini a colori di altissima qualità usando un processo complesso ed innovativo chiamato “tri-color carbro print” che fu molto utilizzato nel campo della moda.
Questo suo successo professionale forse non avrebbe però lasciato alcun segno rilevante nella storia della fotografia perché come tutte le nuove tecnologie, il clamore suscitato al loro arrivo è proporzionale all’oblio che segue quando vengono superate. Anche il carbro print fu presto dimenticato e reso un ricordo dall’avvento, negli anni quaranta, di nuove e più semplici tecniche di fotografia a colori.
E così non è per questo che Paul Outerbridge si è meritato un posto tra i grandi della fotografia del novecento.
Il suo vero talento era in realtà già emerso ancor prima dei successi commerciali, quando era un giovane studente alla scuola di fotografia di Clarence White alla Columbia University.

Erano i primi anni venti e le fotografie di Outerbridge di quel periodo mostrano uno straordinario gusto nella ricerca di forme astratte create dall’intreccio di elementi solidi ed ombre. Sono immagini da contemplare a lungo e degustare lentamente, come questa sopra, raffigurante un solido (probabilmente un mattone) appoggiato su un piano. Nient’altro.
L’oggetto tridimensionale si fonde con le forme bidimensionali create dalla luce, in un meraviglioso intreccio di ombre, creando quello che ai nostri occhi appare quasi come un puzzle.
E’ un lavoro raffinato e di gran talento, che racconta la passione e la ricerca fotografica di un giovane artista. Un’immagine in cui la luce che cade sull’oggetto è studiata in modo così magistrale da farne un capolavoro della storia della fotografia.

Read Full Post »

Bandiera italianaLo so, lo so che è una questione stupida. Eppure è una domanda che ogni tanto mi rimbalza in testa. Una domanda che so bene non avere molto senso e non meritare nemmeno un tentativo di risposta, eppure a volte ritorna.
Non amo le classifiche né credo possa servire paragonare tra loro gli artisti, devo però dire che questa domanda stupida ha una sua pur modesta ragione di esistere, un piccolo merito: mi ha spinto in più di una occasione a conoscere meglio i fotografi che hanno contribuito a fare la storia della Fotografia del nostro paese.
Nasce così questo post, per girare anche a te la domanda stupida. Non tanto per ottenere una risposta (che se comunque ti senti di darmi, accetterò volentieri a patto che sia adeguatamente motivata) quanto per rubarti un attimo, chiedendoti di indirizzare per un breve momento la tua attenzione a quelle che sono, secondo te, le figure di riferimento della Fotografia Italiana, passata e presente.
Insomma, se tu fossi davanti alla scelta obbligata di dover scegliere uno solo tra i grandi fotografi italiani, per salvarlo dall’oblio ed essere l’unico a poter davvero rimanere nella storia della Fotografia mondiale, chi indicheresti?
Opteresti per uno Scianna, un Berengo Gardin, un Cappellini o un Fontana? Oppure il Toscani? Magari preferiresti salvare un illustre sconosciuto, un genio incompreso che tu personalmente reputi la vera figura emblematica della nostra storia fotografica. O invece prenderesti in considerazione la grande Tina, considerandola a tutti gli effetti compaesana anche se sviluppò tutta la sua arte altrove?
Una cosa la possiamo dire: molti splendidi talenti hanno fatto la storia della Fotografia italiana.
🙂

Read Full Post »

Robert Cornelius

Ed eccolo qua il primo selfie mai realizzato, il capostipite degli autoritratti.
Fu realizzato nell’Ottobre del 1839 da Robert Cornelius.
Robert era un esperto di chimica e metallurgia che lavorava al servizio di Joseph Saxton e Paul Beck Goddard, imprenditori americani nel neonato e promettente settore della fotografia.
Negli Stati Uniti si stava spandendo a macchia d’olio il metodo inventato dal francese Daguerre ed importato oltreoceano da Samuel Morse (sì, quello del codice telegrafico) ma uno dei maggiori limiti di questa nuova industria era la lentezza del processo. Il dagherrotipo infatti, oltre a richiedere una lunga e laboriosa preparazione della lastra ed una serie di attente operazioni per lo sviluppo, necessitava anche di esposizioni lunghissime. Ciò limitava le possibilità di sfruttamento dell’idea a fini ritrattistici perché era davvero difficile far stare perfettamente immobili i soggetti per decine di minuti.
Per questo, come molti altri in contemporanea, i datori di lavoro di Cornelius stavano cercando una strada per abbreviare questi tempi, sfruttando tecniche meccaniche, fisiche e chimiche.
Fu così che durante una serie di esperimenti che combinavano una particolare tecnica di lucidatura della lastra con l’uso di un accelerante chimico, Cornelius decise di effettuare un autoritratto.
Tolse il tappo all’obiettivo e si piazzò davanti alla fotocamera per poco più di un minuto.
Il risultato non fu niente male visto il brevissimo tempo di esposizione utilizzato e fu così che la sua tecnica fu perfezionata e contribuì significativamente allo sviluppo di questo settore.

Ma quel che forse più conta è che questo fu sicuramente il primo autoritratto della storia della fotografia, il primo “selfie”.
E’ un’immagine in cui appare  un giovane un po’ scapigliato ma molto attento e concentrato sul suo lavoro. Alcuni studiosi considerano questa lastra addirittura come il primo vero ritratto ravvicinato di una persona eseguito con una tecnica fotografica.
Il “self” di Robert Cornelius fa parte dell’archivio Daguerreotype collection della Library of Congress, consultabile anche online.

Read Full Post »

https://i0.wp.com/farm3.static.flickr.com/2665/3700494172_598ed0705f.jpg

Ipotiposi – © Copyright 2009 Pega

Hai mai provato a porgere una tua foto ad una persona chiedendo apertamente di dare un parere su quel tuo lavoro? Intendo un parere approfondito, una lettura, non solo un “mi piace” o “non mi piace”.
La cosa in genere si dimostra interessante, in particolare se si tratta di foto realizzate con intento creativo, quando insomma le immagini hanno una certa velleità artistica tesa a trasmettere un qualche messaggio.

Quello che succede è un fenomeno curioso: l’osservatore tende, indipendentemente dalla sua propensione o meno all’atteggiamento critico, ad iniziare a proiettare emozioni e contenuti sulla tua fotografia.
Il risultato di queste proiezioni è poco prevedibile ma sempre molto legato a quello che è l’Io dell’osservatore stesso, alle sue esperienze, alla sua cultura ed al suo stato d’animo in quel momento.
La persona, in sintesi, proietta se stessa nella tua foto e la foto si comporta come uno specchio in cui essa si studia, in genere senza nemmeno accorgersene.

E’ un esperimento interessante, specie se si ha l’opportunità di farlo con persone dalle esperienze, età e culture diverse dalle proprie.
Provaci o raccontami se hai già sperimentato in proposito.

Read Full Post »

The Red Flag (IPholaroid project) – © Copyright 2010 Pega

In più occasioni mi è capitato di parlare di ciò che chiamo “degustazione fotografica”.
L’osservazione approfondita di un’immagine intesa come opera creativa ha varie definizioni, quella più tradizionale, chiamata comunemente “lettura” è ciò che viene proposto ed insegnato più classicamente. La lettura fotografica è una vera e propria disciplina da imparare, acquisire e perfezionare attraverso un proprio percorso critico da osservatore.
La degustazione di cui parlo sopra è, a dire il vero, qualcosa di simile alla lettura, ma io la definisco una “deviazione”, un modo più rilassato, informale e meno accademico di osservare un’opera fotografica, più alla ricerca di sensazioni libere e proiezioni personali proprie. Non si tratta quindi di un esercizio volto solo alla lettura critica dell’opera dell’autore ma piuttosto un modo per gustare una fotografia facendo emergere emozioni personali e pensieri paralleli, un po’ come si vanno a cercare aromi esotici ed apparentemente slegati in un sorso di buon vino.
Già in passato mi è capitato di pubblicare esempi di questo processo, anche applicati a foto di lettori del blog. Oggi ti ripropongo questo esperimento.
Vuoi farti degustare? Ti piacerebbe vedere “fotodegustata” una tua immagine?
Bene, inviami una tua opera fotografica o il link alla stessa scrivendo a pegaphotography@gmail.com, la pubblicherò volentieri con un mio tentativo di degustazione aperto ai contributi di chi vorrà partecipare con commenti ed osservazioni.
Ti piace l’idea? Coraggio ti aspetto.

🙂

Read Full Post »

Pega mosaicLa quantità non fa la qualità, è un vecchio discorso che ogni tanto capita di sentire e che suscita opinioni diverse.
Di certo è facile rendersi conto e riconoscere che tutti i grandi hanno realizzato enormi quantità di fotografie. Per ogni scatto famoso di un Bresson, Weston, Stieglitz o qualunque altro, ce ne sono centinaia, forse migliaia completamente sconosciuti, ignorati perché bruttini, sbagliati, imperfetti o semplicemente poco significativi.
Ogni fotografo si confronta con il volume del proprio lavoro ed è innegabile che anche in fotografia, come per tutte le discipline, la costanza, l’esperienza ed anche l’allenamento, abbiano il loro peso.
E così ecco che a volte nasce la curiosità per un numero: quello totale delle foto che abbiamo scattato. Non sarà così importante la precisione, ma bisogna ammettere che può essere positivo averne una percezione.
Come fare per avere un’idea del numero di foto che si sono fatte nella nostra “carriera”?
Non facile se si è iniziato ai tempi della pellicola, dipende da quanto si è stati ordinati e meticolosi nel conservare ed archiviare i propri negativi, più semplice adesso col digitale. Non è difficile sapere infatti quanti scatti ha fatto una macchina digitale: ogni foto lo dichiara nei propri dati exif.
Puoi ottenere questa informazione aprendo una tua foto con un programma di fotoritocco che permetta di visualizzare i dati exif e vedere il numero progressivo che contraddistingue l’immagine. Anche alcuni servizi online permettono di avere questa informazione, come ad esempio lo stesso Flickr o siti come questo.
E tu quante foto hai fatto in vita tua?

🙂

Read Full Post »

Morning haze by Pega

Morning haze – © Copyright 2013, Pega

Il bianco è affascinante: rappresenta il niente ma anche il tutto. E’ il foglio su cui scrivere, la tela su cui dipingere, un vuoto da riempire, ma allo stesso tempo è anche già completo. Il bianco è infatti ciò che scaturisce dalla somma di tutti i colori ed è la carenza di uno o più di questi a far emergere altre tonalità.
Il bianco in fotografia è fondamentale e “critico”: tanto più ti ci avvicini, tanto più rischi di perdere tutto perché nel “troppo bianco” si volatilizzano forme e dettagli, lo sanno bene tutti i fotografi, specie i digitali.
Il bianco è delicato, sensibile al tempo ed ha la caratteristica di lasciare spazio alle sensazioni che possono essere legate al materiale su cui è riportata l’immagine, come ad esempio la grana della carta fotografica.
Il bianco è importante, importantissimo. Abbine cura e mantienilo vivo nelle tue Fotografie.

🙂

Read Full Post »

NuucoNuuco è un fotografo italiano che vive a Londra. Mi ha scritto per farmi conoscere il suo progetto “BE Free”, un esperimento creativo e divertente dove l’estro dell’artista si contamina con quello del suo pubblico.
Tutto nasce da una singola foto, un suo autoritratto che Nuuco invia per posta ad amici, conoscenti ed anche completi sconosciuti, chiedendo loro di manipolarlo, modificarlo, di intervenire creativamente e poi rispedirglielo.
Nuuco Be Free ProjectIn questo modo Nuuco si trasforma in una sorta di cavia artistica, allo stesso tempo artefice e vittima di un esperimento sul processo creativo sociale.
Scrive di lui Valentina Cocco: “L’artista mette in gioco la propria identità e facendo confrontare gli “altri” con la propria immagine (e per trasposto con l’immagine dell’artista contemporaneo in generale) diventa egli stesso un ready made, dando la possibilità a chiunque di uscire dal ruolo di spettatore passivo dell’arte e di diventare attore attivo a tutti gli effetti, partecipando al processo creativo che sta alla base dell’opera finita, e permettendo così anche la comprensione delle idee e dei progetti che fanno nascere un’opera d’arte contemporanea, tacciata spesso di distanza dallo spettatore, notoriamente ultimo anello della “catena alimentare” del sistema dell’arte.
Puoi dare un’occhiata più approfondita al lavoro di questo giovane artista sul suo sito: www.nuucoart.com

Read Full Post »

Sostituzione

Sostituzione – © Copyright 2013, Pega

Ci sono alcune foto che sembrano nascondere qualcosa, danno l’impressione di portare un messaggio cifrato, sotterraneo, da scovare e decodificare.
L’idea di divertirsi a sperimentare il legame che può esistere tra fotografia e rebus è dell’amica Monica Dragoni, fotografa e lettrice del blog, che qualche tempo fa mi ha scritto proponendo una lettura enigmistica della mia foto “Sostituzione”.
È un approccio originale, stimolante, che può portare il fotografo ad un modo diverso di fare fotografia, ma anche ad un coinvolgimento molto maggiore dell’osservatore.
Guardare una foto è una cosa, ma studiarla attentamente per carpirne l’enigma che sottende è tutt’altra esperienza e può trasformare completamente il modo di “gustare” una fotografia.
Insomma, lo spunto di Monica è davvero formidabile e credo che possa rappresentare l’inizio di un filone molto interessante, tutto da scoprire, sia nel ruolo di fotografi che di osservatori di fotografie altrui.
Ecco dunque l’esempio, la sua lettura “rebussistica” della mia foto:

manichino = dall’olandese piccolo uomo
riflesso = c’è un uomo riflesso nella vetrina, o comunque c’è il riflesso che gioca sul tutto
col neon = colonne —- col – (onne -> anagramma neon, che tra l’altro è accceso alle spalle del manichino)

Soluzione: “Piccolo uomo riflesso col neon acceso”
(ma potrebbe essere anche essere: “Chi non riflette rimane in ombra“)

Geniale! 🙂
Grazie Monica! 🙂

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »