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Crepa

Crepa. (IPholaroid project) – © Copyright 2010 Pega

Fermarsi ad inquadrare la piccola fessura aperta in un muro , incurante dello sguardo perplesso delle persone che ti circondano. Oppure tornare, dopo mesi o anni, a fotografare quella spaccatura nella parete, quasi con la sensazione di avere a che fare con qualcosa di vivo. Forse é proprio quest’ultima idea che ogni tanto mi spinge a far foto alle crepe e magari svilupparci un qualche progettino fotografico come il Crepa Project.
Per questo weekend assignment l’invito è quindi quello di cimentarsi proprio a su questo tema.
La crepa è il vuoto che inesorabilmente riconquista il suo spazio nel pieno. È il nulla che nel tempo fa breccia e vince sulla dura materia, troppo rigida per resistere veramente a lungo all’azione del caos.
In questo fine settimana seguimi in questa folle idea, scoprirai che le crepe sono fotogeniche nella loro lentissima ma inesorabile vitalità.
Com’è ormai tradizione di questo blog ti invito poi a condividere il risultato di questi “scatti a tema” in un commento qui sotto.
Buon divertimento!

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The Magic Egg by Pega

The Magic Egg – © Copyright 2013 Pega

Ottanta weekend assignment e non sentirli… ed è pure Pasqua. Quale migliore occasione per proporti un tema come questo? Sì proprio l’UOVO dunque 🙂
L’uovo è un gran soggetto fotografico, in tutte le sue versioni. E’ una forma particolare e perfetta su cui la luce arriva senza creare segni netti, niente ombre violente, solo sfumature. E’ affascinante quanto inizi ad osservarlo.
L’uovo può essere quello classico naturale ma anche una forma creata dall’uomo, come quello pasquale in cioccolata, magari scura, ed allora ecco che la faccenda fotografica diviene ancora più difficile.
In ogni caso bando alla teoria: per questo fine settimana il tema è questo. Come al solito puoi provare ad interpretarlo con massima libertà e divertimento, con poi il classico invito a postare la tua immagine in un commento a questo post.
Con l’occasione ti ripropongo anche un interessante video, realizzato dal fotografo Joe Edelman proprio con un uovo. E’ una piccola lezione sulla luce, semplice ed elegante, un esperimento che puoi provare a fare proprio in occasione di questo weekend assignmnent. Buona Pasqua!
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Herbert Hoffmann

Herbert Hoffmann – © Copyright 2009 Pega (all rights reserved)

Sono affezionato a questo ritratto ed ogni tanto torno a guardarlo, in questo caso anche a postarlo sul blog.
Prima di fotografarlo non sapevo chi fosse questo simpatico signore. Lo incontrai all’edizione 2009 del Florence Tatoo Convention, mi affascinò ed incuriosì molto, così iniziai a cercare informazioni.
Conoscevo poco del mondo dei tatuaggi ma in rete non fu difficile trovare notizie perchè si trattava di Herbert Hoffman, il più anziano maestro tatuatore al mondo allora ancora in attivià.
Le sue opere ed il suo approccio sono stati il punto di riferimento di moltissimi artisti ed anche ora che il mondo della body art si è così trasformato, è sempre amato e rispettato.
Se n’è andato da qualche tempo, ad oltre novanta anni, mantenendo fino all’ultimo una visione semplice e genuina del mondo dei tatuaggi, che ho trovato sintetizzata in modo saggio e sincero in alcune sue parole:

Chi è estraneo al tatuaggio spesso vede solo corpi deturpati o raramente abbelliti da tatuaggi incancellabili che evocano sofferenze fisiche e rischi di infezioni…ma per chi si tatua non è così. Nessuno si tatua per diventare più brutto,nè per masochismo!Chiunque si tatua, lo fa per dare a se stesso qualcosa di più:per essere più bello, per sentirsi e apparire più forte,più sexy,per dare sfogo a un dolore, un lutto,una gioia,un amore,per scongiurare una paura,un pericolo o per gioco…Ci si tatua per esprimere i sentimenti più seri e profondi e per quelli più superficiali e frivolie…perchè no?,per rivendicare il proprio diritto al gioco. Non ho mai incontrato qualcuno che si tatuasse per farsi del male!Spesso i tatuaggi che vediamo per strada non sono proprio bellissimi,questo però dipende dalla disinformazione a dal cattivo gusto dilagante,non da un intento autolesionista.Oggi sono brutti i vestiti,la moda,le automobili,le case,la pittura..e sono brutti molti tatuaggi…solo un’informazione corretta e libera da pregiudizi e luoghi comuni può insegnare a distinguere quelli belli da quelli brutti e aiutare a capire che un bel tatuaggio è un tatuaggio che ti rende più bello.

Parole dove l’arte, la passione e l’esperienza di una vita si fondono.
Cosa c’entra con la fotografia? Chissà, forse niente. O forse… molto…
Comunque sia, ciao Herbert.

🙂

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5:32

05:32 – © Copyright 2011 Pega

Stavolta il weekend assignment è impegnativo, lo ammetto.
Ogni quindici giorni ti propongo questa idea della “missione fotografica” del fine settimana, assegnando un compito da seguire con l’idea di stimolare la creatività e fotografare con un obiettivo tematico ben preciso.
Questa volta però più che un tema è una tecnica, o meglio un particolare modo di fare sequenze di immagini.
Per questo weekend ti propongo di provare l’holter fotografico.
Cos’è? È un modo di fotografare mutuato da quella che in realtà é una tecnica di analisi medica, un approccio che tempo fa ho sinteticamente provato a spiegare in questa pagina.
Difficile? Impegnativo? Forse si, ma anche tranquillamente affrontabile. Ti assicuro che la soddisfazione è garantita.
Bene, in questo weekend prova l’holter fotografico, poi, se vuoi, mostracelo postando un commento con il link alle tue foto.

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Iphone sky

The best camera… © Copyright 2009 Pega

Strano, è un assignment che ancora non avevo proposto, o almeno non così precisamente. Si tratta di un soggetto che, quando si è appassionati di fotografia, prima o poi si affronta e così eccoci qua. Per questo fine settimana il tema è facilissimo (o forse difficilissimo): le nuvole.
Basta alzare lo sguardo e… sono quasi sempre li, pronte a farsi immortalare. Sono mutevoli, affascinanti, misteriose.
Per questo weekend assignment rendi le nubi le protagoniste assolute di qualche tuo scatto, cerca strane forme, geometrie o animali. Puoi interpretare questo tema come vuoi, sfruttando l’alba o il tramonto, il contrasto col sole o il flirt con la terra: il cielo è sempre spettacolare e sa regalare grandi immagini, addirittura anche di notte,
In questi giorni, se ti va, svolgi questo assignment realizzando qualche bella fotografia alle nuvole. Poi, come sempre propongo, pubblica in un commento a questo post, il link alla tua foto.

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Once there was

Once there was – © Copyright 2010 Pega

Ed eccoci al primo weekend assignment di questo nuovo anno e come al solito l’idea è quella di provare qualche scatto “a tema”. Come sai bene se segui questo sconclusionato blog, sono convinto che fotografare con in mente una piccola missione sia davvero utile per migliorare la propria fotografia, oltre che risultare anche divertente insieme alla condivisione dei risultati di questi assignment. Per farlo non hai che da inserire il link alla tua foto in un commento a questo post.
Dunque il tema di oggi mi è venuto in mente nel cuore della notte di capodanno, sul tardi quando l’atmosfera dopo feste e botti si è calmata e pian piano è sceso il silenzio.
Si può fotografare il silenzio? Beh, probabilmente sì e ti invito a provarci in questo fine settimana perché il tema è proprio questo.
La fotografia di concetti non visuali è una piccola sfida.
Buon divertimento 🙂

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Crepa.

Crepa. (The IPholaroid project) – © Copyright 2010 Pega

A volte il connubio tra foto e titolo può come germogliare, trasformandosi in qualcosa che si ramifica in una serie di significati che cambiano e sfumano sviluppandosi a seconda dei punti di vista soggettivi. E’ una sorta di sinergia comunicativa che si può creare tra parole, immagini e mente di chi osserva.
Ho avuto modo di sperimentarlo tempo fa postando su flickr l’immagine sopra, intitolata “Crepa.”
Tutto è iniziato con una foto fatta con l’Iphone e trattata in modo da assomigliare ad uno scatto Polaroid per il mio progettino che si chiama appunto IPholaroid project. È un muro colorato con una bella spaccatura… Un’immagine semplice, un po’ minimale, che per me ha però cominciato subito ad assumere una serie di possibili significati metaforici.

In effetti la crepa è sì un piccolo danno locale ma potrebbe risultare la manifestazione di un grave problema più generale. Può essere vera e tangibile su un muro di casa ma, visti alcuni temi di attualità, potrebbe anche rappresentare un’immagine figurata degli avvenimenti politici e sociali che stanno accadendo nel nostro paese o nel resto del mondo.
Qualcuno ci vede solo un segno, altri ci leggono un messaggio, ad esempio tra i commenti su Flickr c’è chi percepisce passione e sofferenza.
Insomma l’immagine di una crepa può trasmettere sensazioni diverse, in particolare associata alla sua descrizione che, in questo può suonare come l’espressione di constatazione cinica di fronte ad un organismo che sta giungendo alla fine della sua vita o addirittura… un minaccioso imperativo! (Con relativi gesti scaramantici di qualcuno).
Insomma… non è solo una crepa…

🙂

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Trapped man

Prigioniero – © Copyright 2012 Pega

Finalmente una porta, un passaggio. Ha una forma strana, forse è per questo che non si vede subito. Deve essere un varco segreto, una via di uscita. E’ chiusa e non c’è maniglia. Chissà se si apre verso destra o verso sinistra, magari si apre verso l’interno. Sì, deve funzionare in qualche modo. È bloccata, non si muove questa dannata porta. Spingere, provare con tutte le forze. Riprovare ancora. Niente, maledetta. Allora bisogna tirare. Sì, forse tirando. Le dita si insinuano nelle fessure tra le pietre, ma non serve, le unghie si scheggiano. Urla di dolore, disperazione. La porta non si apre, la porta non si apre. Maledizione, non si apre proprio. Cercare un congegno, una leva, un qualcosa. E’ difficile capire come e da che parte si possa aprire, non si vede. Non si capisce. Forse non può aprirsi. Non può proprio aprirsi.
Forse non è neanche una porta.

🙂

© Pega 2012

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Giulia

Marmo rovente – © Copyright 2012 Pega

Non solo le dimensioni, anche le proporzioni contano. Alcune immagini devono molto alla forma geometrica in cui sono inscritte, ma non sempre viene posta la dovuta attenzione a questo aspetto.
Quello che normalmente succede è che guardiamo la scena attraverso il mirino, la vediamo delimitata da quella forma rettangolare e realizziamo la composizione di conseguenza. In questo modo le nostre immagini nascono secondo uno schema di proporzioni che è quello impostoci dal produttore della fotocamera, oppure da quello del sensore, o della pellicola.
Ti sei mai chiesto perché proprio quella forma? Perché non altre?
L’idea per questo weekend assignment è svincolarsi dalle proporzioni tipicamente imposte dalla nostra fotocamera e realizzare una foto quadrata, alla ricerca di un risultato compositivo che si avvantaggi di questa diversa impostazione in termini di proporzioni.
Lo spirito dell’assignment è quello di vincolarti a muoverti in un ambito insolito, provare a scattare delle foto ragionando in maniera diversa, stimolando la tua creatività.
Sei invece tra coloro che abitualmente realizzano foto quadrate? Beh, in tal caso l’assignment si modifica leggermente e ti invita a realizzare foto rettangolari o magari… rotonde.
🙂

Interpreta questo tema come meglio credi, poi condividi con gli altri il tuo scatto, semplicemente mettendo in un commento a questo post il link al risultato del tuo lavoro.
Buon divertimento!

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Ruota multiexp

Ruota – © Copyright 2012 Pega

Agli albori della fotografia ogni tanto poteva succedere di fare un po’ di confusione, non ricordarsi se si era o meno sostituita la lastra, finendo per realizzare una seconda fotografia sullo stesso supporto.
E’ in questo modo, proprio come frutto di errori, che nacquero le prime esposizioni multiple. I fotografi del tempo si accorsero subito che si trattava di qualcosa utilizzabile anche in modo creativo ed iniziarono a sfruttarlo come una vera e propria tecnica.
Da allora l’esposizione multipla è stata usata in infiniti modi e, specie in tutta l’era pre-digitale, ha rappresentato una possibilità di manipolazione alla portata di tutti. Sì, perché realizzare più esposizioni sullo stesso negativo era qualcosa di molto semplice ed immediato, che non coinvolgeva il fotografo nelle più complesse fasi di sviluppo, elaborazione e stampa, tipiche del laboratorio con tutte le sue attrezzature e competenze necessarie.
Fare una multiesposizione può essere un vero e proprio atto creativo, qualcosa che è insieme realizzazione e postproduzione, che unisce in una sola immagine più momenti ed in essa li sintetizza.
Con l’avvento del digitale questa tecnica ha perso un po’ di adepti. Forse è a causa della facilità con cui si interviene a posteriori su questo tipo di immagini, dei tanti strumenti di manipolazione che oggi abbiamo a disposizione o forse anche solo perché stranamente molte fotocamere digitali non comprendono questa funzione (che nelle analogiche c’era sempre visto che bastava “non fare avanzare il rullino”).
Io ti invito a rispolverare questo modo di fotografare ed a provare qualche scatto multiplo, possono venire fuori cose davvero carine.

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