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Posts Tagged ‘silenzio’

Qual’è il suono migliore? Il più professionale? Insomma il più bello tra quello provocato dallo scatto delle nostre reflex?
Il tipico rumore della fotocamera, provocato dall’otturatore ma sopratutto dai movimenti meccanici necessari a muovere lo specchio nelle reflex, è da decenni un tratto distintivo che ogni produttore cura con un’attenzione che non sempre è nota. Ogni marchio ha il suo click, ed in questi anni anche i dispositivi per natura silenziosi, come fotocamere compatte e smartphone, si sono dovuti confrontare su questo terreno “simulando” il rumore di scatto.
Eppure emerge una tendenza fatta di fotocamere di alto livello sempre più educate e silenziose, con un click modesto e non invasivo. Forse il futuro sarà proprio nella silenziosità?
Per il momento ti propongo questo breve video in cui viene confrontato il rumore di scatto di varie macchine tra cui Pentax 645Z, Canon 5Ds, Nikon D810, Olympus OM-D E-M5 II e Sony a6000, sottolineando la modalità silenziosa della Olympus E-M5 II che è senza specchio e vanta un otturatore elettronico velocissimo.
Beh, forse il suo scatto non provocherà l’occhiata invidiosa del fotografo accanto, ma di sicuro è un passo avanti per una fotografia più educata e meno invasiva.
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[Fonte: Iso1200.com]

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Perfect Imperfection

Perfect Imperfections – © Copyright 2012 Pega

L’idea mi è venuta vedendo la miriade di visite che ha accompagnato il post di qualche giorno fa in cui proponevo il documentario sui fotografi del National Geographic. Il contatore è improvvisamente schizzato a livelli senza precedenti. Per quale motivo? Certo, il video è molto bello ed interessante ma non mi pare che giustifichi il fenomeno. L’idea che mi sono fatto è che c’entri qualcosa quell’insieme di parole che ho scritto come appunti e concetti associati al documentario che poi altro non sono che “keywords”.
In questo caso le parole chiave sono forse il veicolo di contatti e visite sul post ma poi ho pensato che possono anche essere un modo per osservare e descrivere in modo diverso le nostre foto. Un modo sintetico ma allo stesso tempo profondo.
E’ un concetto che voglio sviluppare meglio in seguito. Per il momento ti propongo un esperimento: prova a prendere una tua fotografia e ad associarci almeno una ventina di parole chiave. Fallo in modo libero e creativo, alla ricerca di concetti, emozioni ed elementi interessanti, anche “laterali”. L’obiettivo non è tanto quello di descriverla ad un motore di ricerca, quanto piuttosto analizzarla ed approfondirla, magari osservandola in un modo diverso da come ti è capitato di fare in precedenza.
Io intanto ci provo con la mia Perfect Imperfections (sopra):

Torre, cannone, lancio, spazio, proiettile, canna, rompifiamma, speranza, dal fondo del pozzo, prigione, aria, guardare in alto, umidità, la libertà è fuori, sogno, volare, rami, copriranno, luce, pioggia, sole, buio, luce, freddo, solitudine, eco, rimbombo, bagliore, rifugio, silenzio, ombre.

🙂

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Proprio questo mi ha scritto l’amico Panz Paganoni in un commento: “piglio la macchina, esco, penso e scatto“.
L’ha scritto riferendosi a ciò che aveva deciso di fare dopo aver letto un weekend assignment di qualche settimana fa. Per me è un gran bel regalo perché è una descrizione perfetta di ciò che io intendo invitare a fare con questi post e la cosa più bella è che ne è venuta fuori questa splendida foto che interpreta con grande efficacia il tema proposto.
Invitandoti a leggere le sue parole ringrazio Panz ma anche tutti gli altri che si cimentano, spero divertendosi, con i temi fotografici che ogni tanto provo a lanciare.

Panz  - Silenzio

Silenzio – © Copyright 2013 Panz Paganoni

“So di essere molto in ritardo rispondendo a questo assignment solo ora, so di essere lento, ma ho voluto fare le cose per bene. Già ho letto il tema con qualche giorno di ritardo, ma appena letto mi son detto:questo lo voglio fare ex-novo, senza pescare dall’archivio o forzando il significato di qualche scatto casuale. Ho detto: piglio la macchina, esco, penso e scatto. Ho solo voluto mantenere l’abitudine di scattare cogliendo ciò che trovo, senza “costruire” l’immagine appositamente. Così faccio: cos’è per me il silenzio? quale tipo di silenzio voglio veicolare? E’ un sentimento o una situazione? Eppoi dove posso cercare “luoghi” o “scenari” per esprimere il risultato delle mie riflessioni? Esco con questi pensieri, giro e rigiro ed alla fine il risultato è quello che mostro. Dato che non sono un maestro o un grande, non sono per nulla sicuro che il risultato sia efficace, che sappia trasmettere ciò che è mia intenzione strasmetta. Provo un esperimento: posto lo scatto su Flickr senza titolo (finora non l’avevo mai fatto) per vedere che tipo di reazioni susciti così nudo. Esperimento riuscito a metà: per non so quale motivo la foto ha avuto pochissime visite, molto meno della media-visite che ho, anche dai contatti che normalmente girano sulla mia pagina. Però il primo commento era grosso modo in sintonia con le mie intenzioni. A me lo scatto piace, evidentemente agli altri molto meno. Però credo sia comunque il primo passo su un cammino che spero mi porterà lontano.
Il titolo della foto è: silenzio”

Panz

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Once there was

Once there was – © Copyright 2010 Pega

Ed eccoci al primo weekend assignment di questo nuovo anno e come al solito l’idea è quella di provare qualche scatto “a tema”. Come sai bene se segui questo sconclusionato blog, sono convinto che fotografare con in mente una piccola missione sia davvero utile per migliorare la propria fotografia, oltre che risultare anche divertente insieme alla condivisione dei risultati di questi assignment. Per farlo non hai che da inserire il link alla tua foto in un commento a questo post.
Dunque il tema di oggi mi è venuto in mente nel cuore della notte di capodanno, sul tardi quando l’atmosfera dopo feste e botti si è calmata e pian piano è sceso il silenzio.
Si può fotografare il silenzio? Beh, probabilmente sì e ti invito a provarci in questo fine settimana perché il tema è proprio questo.
La fotografia di concetti non visuali è una piccola sfida.
Buon divertimento 🙂

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Xylo and its red C

Xylo and its red C - © Copyright 2008 Pega

 

Mozart diceva : “Non mi interessano tanto le note quanto lo spazio tra esse”.
Nella musica gli intervalli di silenzio, il niente che separa i suoni è forse ancor più importante delle note stesse. Se non ci fosse non ci sarebbe musica ma solo un rumore indistinto.

In fotografia è lo stesso. Lo spazio che separa gli elementi è spesso la chiave dell’immagine. E’ ciò che rende leggibile la foto e ne caratterizza l’armonia.
A volte questo spazio negativo è marginale, altre può anche divenire predominante.
Quel che è certo è che possiamo ringraziare Amadeus per la sua definizione e… tenerla a mente quando scattiamo.

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Backup Generator

Backup Generator - © Copyright 2010 Pega

C’è poco da fare, subisco il fascino dei luoghi decadenti, lasciati a se stessi ed in più di un caso mi è capitato di addentrarmi a fotografare qualcuno di questi posti, un esempio è il mio breve racconto sul manicomio abbandonato…

Quasi sempre si tratta di vecchi edifici in rovina, ex strutture produttive o sanitarie, più raramente abitative, comunque sempre pericolose da visitare e quindi quasi sempre l’accesso vi sarebbe vietato.
Le ragioni dei pericoli che l’esplorazione di questi luoghi comporta sono evidenti: costruzioni cadenti, non manutenute da anni che nascondono mille insidie. A questo si può aggiungere la possibilità di incontri indesiderati.

Non sono certo l’unico a subire questa attrazione ed infatti è facile trovare in rete il lavoro di molti fotografi, frutto delle loro missioni in ambienti abbandonati.
Ho addirittura trovato un decalogo del comportamento che un perfetto “fotografo-esploratore-di-luoghi-abbandonati professionista” dovrebbe avere 🙂
Diciamo che non lo condivido pienamente, ma sicuramente contiene alcuni spunti validi e quindi lo riporto integralmente come l’ho trovato : cioè in spagnolo

1ª – Lo mas importante: No ser visto ni al entrar ni al salir.
2ª – No pintamos ni dejamos nombres, con la foto basta, la intención es conservar el lugar tal y como lo abandonaron.
3ª – No desvelamos nunca la localización de los sitios, es muy importante conservar estos lugares a salvo de los vándalos, de personas que pueden destruirlo.
4ª – No nos llevamos ningún objeto de valor, los fotografiamos y los dejamos para que los que vengan detrás también lo disfruten.
5ª – Para entrar en un abandono, no rompemos nunca ni ventanas, ni puertas. Buscamos otra entrada, otra alternativa.

Beh, che dire…
Comunque PRUDENZA !

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