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Posts Tagged ‘tecnica’

La prima foto della storiaOgni tanto torno a rivedermela e la trovo sempre più affascinante. E’ una delle prime fotografie della storia, alcuni sostengono sia la prima in assoluto. Fu realizzata nel 1826 da Nicèphore Nièpce a Le Gras in Francia e mostra ciò che questo pioniere della “scrittura con la luce” aveva a disposizione: la vista dalla finestra della sua stanza.
Non si è sicuri che si tratti della prima foto in assoluto perché pare siano esistite almeno un paio di immagini appena precedenti a questa, andate però distrutte. Poco importa.
Per realizzare queste prime fotografie Nièpce utilizzò lastre di peltro cosparse di un derivato del petrolio denominato “bitume di giudea”. Si trattava di un materiale con la caratteristica di indurirsi alla luce e permettere così la successiva eliminazione delle parti non indurite, poi c’era l’inchiostrazione e la stampa finale su carta.
La sensibilità di questa primordiale tecnologia era bassissima e ciò costringeva ad esposizioni molto lunghe, come nel caso della foto sopra, realizzata in circa otto ore.
Che meraviglia eh?
La lastra originale è oggi conservata presso la University of Texas ad Austin.

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Polaroid 250

Polaroid Automatic 250 – Copyright 2013 Pega

Dopo l’incauto acquisto della Colorpack, ho fatto la scemenza di continuare a curiosare su Ebay in cerca di altre Polaroid. Del resto non è difficile trovare fotocamere “a strappo” di classe superiore, qualitativamente migliori, più belle e pratiche da portare in giro poiché pieghevoli: i modelli che furono definiti “folding”, appunto. E così è andata a finire che non ho saputo resistere al fascino di una di queste e mi sono aggiudicato una splendida Polaroid Land Automatic 250.
È arrivata dagli Stati Uniti, dove si scovano con una certa facilità ed in buone condizioni. La 250 è un modello che ai suoi tempi era considerato top di gamma: lenti in vetro, chassis in metallo e telemetro Zeiss, insomma un gioiellino.
Trattandosi di un oggetto del 1968, non mancano i grattacapi e la mia non ne era esente. La batteria originale da 4,5v è introvabile ed ho dovuto fare una piccola modifica per alloggiarci tre pile mini stilo, un lavoretto senza intoppi. Di ben altro impegno invece é stato “il doppio intervento a cuore aperto” per risaldare una pista interrotta nel circuito dell’otturatore (che non funzionava) e procedere poi a ricalibrare l’esposizione automatica usando dettagliate istruzioni trovate su un manuale tecnico US Army dedicato a questa macchina fotografica.
Adesso la Zietta è in piena forma, si apre e si chiude allegramente, la qualità delle immagini è splendida ed è un piacere usarla in giro per fare qualche scatto a strappo che assecondi la mia Polaroid Addiction.
Credo che non potrò fare a meno di metterla in borsa e portarmela dietro in occasione della prossima Film Gang.

🙂

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Large format camera by Imre Becsi

Copyright Imre Becsi

Tra i miei contatti su Flickr c’è un certo Imre Becsi, cineasta Ungherese che costruisce fotocamere assemblandole con parti eterogenee. Pezzi di varia natura, non solo di origine fotografica, che monta con sapienza per farne oggetti affascinanti, vere e proprie creature a metà tra il classico e lo steampunk che trovo originali e molto belle.

Homemade pinhole camera by Imre BecsiAlcune di queste macchine fotografiche sono studiate per il grande formato, con tanto di slitte per il basculaggio, ottiche ed otturatori di alta qualità, ma c’è anche posto per oggetti più semplici come le fotocamere stenopeiche.
Ne è un esempio il gioiellino qui a fianco: una fotocamera pinhole basata su un portavaso in legno made in IKEA a cui Becsi ha aggiunto un dorso modulare, paraluce, un mirino Mamiya ed altri componenti autocostruiti.
Il risultato è un pezzo unico, una macchina da 85mm con un foro stenopeico da 0.35 ed un diaframma risultante di f/243 che usata con pellicola in bianco e nero produce immagini decisamente ricche di fascino, come quelle che puoi trovare in questo set di Imre.
E tu ci andresti in giro con un mostriciattolo del genere? Io sì!

😀 😀 😀

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photo attackTi segnalo una bella iniziativa di Camera Oscura che si svolgerà a Roma tra giugno ed ottobre. In questo periodo ci saranno alcuni interessanti eventi fotografici dedicati a riscoprire (o anche effettivamente scoprire per la prima volta) il valore e la semplicità della fotografia analogica di base.
L’iniziativa è divisa in fasi: prima alla luce del sole, poi con sorgenti artificiali, compresa la lampada rossa della camera oscura e per concludere l’atto finale con la mostra di tutti i risultati.

La prima giornata sarà “La facciamo Ciano” dedicata alla cianografia, si terrà il primo giugno presso Castel Sant’Angelo per sperimentare tecniche “antiche” ma capaci di realizzare stampe enormi, addirittura di venti metri!
Ritratti a portar via”, si articolerà invece in due serate (22 e 27 giugno) dedicate al ritratto con banco ottico 20X25 e stampa immediata.
Vedo Positivo” sarà quindi il 14 settembre presso la sede di Camera Oscura con una serata dedicata alla stampa. I partecipanti vengono invitati a portare il negativo da sempre tenuto nel cassetto per portarlo finalmente alla vita su carta.
Alla fine di tutto la mostra con il risultato dei quattro “attacchi”.
Per tutte le informazioni, oltre al volantino qui riportato, puoi visitare il sito www.cameraoscura.org.

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The Magic Egg by Pega

The Magic Egg – © Copyright 2013 Pega

Ottanta weekend assignment e non sentirli… ed è pure Pasqua. Quale migliore occasione per proporti un tema come questo? Sì proprio l’UOVO dunque 🙂
L’uovo è un gran soggetto fotografico, in tutte le sue versioni. E’ una forma particolare e perfetta su cui la luce arriva senza creare segni netti, niente ombre violente, solo sfumature. E’ affascinante quanto inizi ad osservarlo.
L’uovo può essere quello classico naturale ma anche una forma creata dall’uomo, come quello pasquale in cioccolata, magari scura, ed allora ecco che la faccenda fotografica diviene ancora più difficile.
In ogni caso bando alla teoria: per questo fine settimana il tema è questo. Come al solito puoi provare ad interpretarlo con massima libertà e divertimento, con poi il classico invito a postare la tua immagine in un commento a questo post.
Con l’occasione ti ripropongo anche un interessante video, realizzato dal fotografo Joe Edelman proprio con un uovo. E’ una piccola lezione sulla luce, semplice ed elegante, un esperimento che puoi provare a fare proprio in occasione di questo weekend assignmnent. Buona Pasqua!
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Stenopeica IlfordQualche tempo fa Ilford provò a commercializzare un kit per fotografia stenopeica, un prodotto decisamente in controtendenza visto lo sviluppo sempre piu digitale della fotografia, ma al tempo stesso, teso a conquistare quella nicchia di appassionati che in numero sempre maggiore si interessano agli aspetti più basilari e tradizionali di questa arte.
L’idea non ebbe un gran successo, di certo anche perchè il costo del kit era davvero esagerato (270€).
Ma ecco che Ilford ci riprova. Pare infatti che il prossimo aprile sarà presentata una nuova macchina stenopeica, basica ma di buona qualità, ad un prezzo decisamente più accessibile.
La scatoletta avrà una struttura molto semplice, pensata per essere usata con negativi o carta fotografica 4×5, un foro stenopeico di 0,3mm realizzato ad alta tecnologia ed alcuni accessori tra cui un calcolatore di tempi di esposizione.
Sembra che il prezzo sarà tra gli ottanta ed i novanta euro, compresa una piccola fornitura di materiale sensibile sia negativo che positivo.
Staremo a vedere, intanto io sto pensando di fare qualche tentativo di autocostruzione di una semplice macchinetta stenopeica. Chissà che ne viene fuori…
😀

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Mentre sempre più fotografi oggi si affannano a cercare l’effetto ed il fascino del passato, scattando in analogico o addirittura trasformando in bianco e nero le immagini che i sensori digitali catturano a colori, c’è chi fa qualcosa di completamente opposto.
Sanna Dullaway colora vecchie fotografie che di colore non ne hanno. Lo fa con grande maestria, applicando ad immagini famose una tecnica che ci regala un punto di vista nuovo e particolare, quello di un passato molto reale, quasi tangibile.
Già nell’ottocento si era fatto uso di pigmenti e sostanze coloranti per arricchire di cromatismi le fotografie di allora, cercando un realismo che si riteneva insufficiente, ma il risultato era spesso poco interessante, troppo evidentemente artificioso.
La tecnica della Dullaway è invece efficacissima, l’inganno è perfetto e lo sguardo di Churchill sembra catturato con la qualità Kodachrome mentre la “Migrant Mother” di Dorothea Lange appare come immortalata con i megapixel di una moderna digitale.
E’ un percorso inverso rispetto ad alcune tendenze retrò tanto in voga adesso, un processo che ci mostra un “passato aumentato” o forse meglio dire reinterpretato.
Io lo trovo un interessante esempio di come si possa essere creativi rielaborando la realtà per inventarne una parallela.

(Via Mashkulture.net)

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Giusto pochi giorni fa, in un post, parlavo di esposizioni multiple ed a questo proposito voglio segnalarti un bel progetto che si basa proprio su questa tecnica.
Si tratta dei ritratti realizzati da Christoffer Relander per il suo lavoro intitolato We Are Nature, una serie di immagini interamente realizzata con la tecnica della doppia o tripla esposizione.
Sono scatti in bianco e nero che Christoffer produce con un metodo semplice ed antico, scegliendo opportunamente soggetti e condizioni di luce per esporre più volte lo stesso fotogramma con la sua reflex.

Sebbene Relander faccia uso di una macchina digitale, che di fatto “miscela a posteriori” le immagini, il procedimento ed anche l’atteggiamento artistico sono gli stessi che verrebbero usati con una fotocamera a pellicola che impressiona più volte lo stesso fotogramma sul negativo.
Relander dichiara che non c’è lavoro di postproduzione se non un normale aggiustamento di luminosità e contrasto, insomma qualcosa che tutti possiamo provare ad emulare o da cui magari anche prendere spunto per nuove idee.

Image credits: Photographs by Christoffer Relander

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picassoEsiste forse una forma d’arte dove non c’è almeno un aspetto tecnico di cui l’artista si deve impadronire per potersi davvero esprimere?
E’ possibile essere poeti senza saper scrivere? Si può dipingere senza essere in grado di gestire il tratto? Comporre musica senza saper maneggiare nemmeno uno strumento?
La conoscenza di almeno gli aspetti tecnici di base è necessaria per tutte le forme espressive, quindi anche per la fotografia.
Questo elemento tecnico non deve però schiacciare tutto, non deve prendere il sopravvento e assorbire tutta l’attenzione, altrimenti la creatività rimane come intrappolata.
La tecnica è importante, ma deve essere al servizio dell’estro.
C’è questa frase famosa di Picasso che esprime perfettamente questa necessità e documenta in modo sintetico la ricerca che questo compromesso tra tecnica e creatività può richiedere:

“Ho impiegato molti anni ad imparare a dipingere come un bambino”.

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Anuschka Blommers and Niels Schumm sono due creativi olandesi specializzati in un genere piuttosto originale che mescola elementi fashion con la pura fotografia artistica. Le loro immagini sono state pubblicate su riviste come il NY Times Magazine, Purple ed Interview.
Ho trovato questi scatti nel portfolio sul loro sito. Si tratta di still life piuttosto originali in cui oggetti normali sono immortalati in modo da apparire erotici.
Sono foto che trovo geniali nella loro efficacia e semplicità.
Un esempio di cosa sia possibile fare con giusto un pizzico di tecnica e tanta creatività.

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