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Archive for the ‘Technique’ Category

Sostituzione by Pega

Sostituzione – © Copyright 2013, Pega

Ti stuzzica l’idea di cimentarti in una piccola missione fotografica? Che ne pensi di dedicare qualche momento a scattare secondo un tema assegnato?
Il weekend assignment è una piccola tradizione di questo blog e quello di questo fine settimana è dedicato agli specchi ed ai riflessi.
Spesso i riflessi sono un cruccio per i fotografi, subdoli ed indesiderati possono rovinare la tua inquadratura, ma se sfruttati e colti nel modo giusto, tutto cambia. Cercare i riflessi e catturarli con la macchina fotografica è per qualcuno una vera e propria specialità, un esercizio che all’inizio richiede pratica, ma che poi può anche diventare una passione.
Certi riflessi non sono ovunque… vanno scovati, magari su una superficie lucida, metallo o acqua, ma si possono anche sapientemente creare, come fanno alcuni fotografi appassionati di specchi.
In questi giorni prova a dedicare qualche tuo scatto ai riflessi e rendili l’elemento chiave di qualche tua foto.
Come sempre ti invito poi ad aggiungere il link alla tua immagine in commento. Bando alla timidezza, non inviare mail private; condividere con tutti i lettori del blog è divertente e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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TachiharaC’erano una volta fotografi che usavano dorsi Polaroid per ottenere l’anteprima dello scatto che stavano per realizzare. Erano i tempi del medio o grande formato, degli Avedon in studio con personaggi famosi o degli Ansel Adams nei grandi parchi americani, in ogni caso il “preview” con la pellicola istantanea era il modo per accertarsi di non aver sbagliato qualcosa ed evitare un doloroso fallimento.
Era solo una “foto di servizio”, di qualità modesta, la foto “vera” era quella che veniva realizzata subito dopo, magari su lastra o pellicola di alta qualità, quella che però veniva sviluppata e stampata solo dopo.
La rivoluzione digitale ha reso inutile ed obsoleta questa tecnica, tutti siamo abituati a vedere subito il risultato e non c’è più alcuna preoccupazione di “come sarà venuta” la fotografia.
Eppure sembra essersi perso qualcosa, e così riaffiorano dal passato oggetti e tecniche che sembrano atavici. Si riaffacciano con un fascino tutto loro, un sapore “cool” un po’ steampunk che non sfugge ai più giovani, e quella “foto di servizio” può tornare interessante proprio nell’era dei megapixel.
L’esempio è questo video di Stefan Lister, che si aggira per le strade con la sua fotocamera 4×5 ed un dorso per pellicole istantanee. E’ un modo davvero divertente di fotografare ed interagire in modo quasi rituale con i propri soggetti, una piccola magia analogica che si compie ogni volta che si svela lo scatto appena realizzato.
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Canon capC’è sempre spazio per l’inventiva e non conviene tenere nel cassetto le buone idee perché qualcun’altro potrebbe brevettarle.
Ad esempio, anche un oggetto innocente ed apparentemente marginale come il tappo del corpo macchina è terreno di conquista. Ne è una prova un brevetto appena registrato da Canon per un tappo con funzione di pulizia dei contatti elettrici, ottenuta nel gesto di applicazione del tappo stesso al corpo della fotocamera.

Patent Publication No. 2014-219568
– Published 2014.11.20
– Filing date 2013.5.8
– Canon patent
– Body cap with a cleaning member for rubbing the contact

In un colpo solo si protegge il sensore e, grazie ad un “membro in gomma” si puliscono i contatti mentre si avvita il tappo.
Un oggetto ed un brevetto apparentemente banale, ma forse non così tanto. Una funzione parallela che è un po’ come un secondo punto di interesse applicato alla progettazione ed all’utilizzo di un oggetto. Meditare…
In bocca al lupo a tutti gli inventori ingegnosi!

🙂 🙂 🙂

[Fonte: Canonwatch]

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Just Big Feets

© Copyright 2011, Just Big Feets

Come tutti, ho amici a cui piace correre. Ho provato più volte a fotografare gente che corre ma non sono mai soddisfatto dei risultati e così ho iniziato a cercare qualche idea creativa, imbattendomi nel profilo Flickr di Justin (Just Big Feet), che ha fotografato la London Marathon con una tecnica semplicissima ma creativa: la lunga esposizione con filtro ND.
Trovo il risultato fantastico, le sue foto rendono l’idea di folla in movimento in modo molto più emozionale e intenso di tanti altri scatti che ho potuto vedere sul genere.
Il filtro ND (neutral density) è la chiave per poter fare lunghe esposizioni anche in piena luce diurna e non è certo una novità, viene spesso usato per “impastare” la superficie dell’acqua o abbassare il contrasto ma a questo utilizzo non avevo pensato.
Bravo Justin, uno spunto creativo da provare. Subito.

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Nikkor fisheye 6mm 2.8Ho il vizio di mantenere sempre alcune ricerche attive su Ebay, tra queste una per un obiettivo fisheye a basso costo, un tipo di lente che mi affascina ma che vorrei trovare d’occasione visto l’uso limitato che ne farei.
È così che paradossalmente mi sono imbattuto nel “MOSTRO”: il Nikkor 6mm f/2.8.
Si tratta di un gioiello raro, un fisheye luminoso e capace di un angolo di campo di ben 220 gradi, in pratica vede dietro se stesso. È una lente professionale di altissima fascia, dotata di filtri incorporati, che ogni tanto “spunta” su Ebay con offerte non proprio adatte a tutte le tasche, in genere tra i 50.000 ed i 100.000 Euro.
Stavolta è un negozio danese a proporlo, con un annuncio ricco di immagini ed anche di un bel video che dimostra le potenzialità di questo fantastico obiettivo che però, per quanto mi riguarda, rimarrà un sogno 😀
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SnapJetUno degli aspetti più controversi della fotografia digitale è che è immediata ma non istantanea.
Non pochi ricordano con nostalgia la piacevole esperienza di sfogliare, toccare, annusare, scambiare e regalare le fotografie stampate. Erano l’effettivo prodotto finale del processo fotografico ed avevano una tangibilità che le immagini di oggi, spesso relegate a rimanere solo dei pixel, non sempre hanno.
Il bisogno della foto stampata non è morto, come non è assolutamente morto il fascino della stampa istantanea. La geniale tecnica che Polaroid aveva introdotto rimane ancora oggi, nonostante qualche tentativo, uno dei metodi più validi per avere la foto in mano dopo solo qualche minuto dallo scatto.
Adesso qualcuno prova ad incrociare vecchio con nuovo. Ad esempio c’è Snapjet, una sorta di ibrido tra scanner e fotocamera istantanea, che con un’idea “open source” propone il trasferimento su supporto fotografico istantaneo delle immagini catturate con lo smartphone. Senza cavi, senza wifi o bluetooth: da digitale ad analogico in un click.
E’ un progetto che a breve sarà lanciato su Kickstarter, la nota piattaforma di crowfunding su cui è possibile sostenere il lancio di prodotti innovativi.
Chissà se torneremo ad abituarci alle “istantanee”.
🙂

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The witness

The Witness – © Copyright 2009 Pega


Continuo sul terreno dell’autocritica e degli strumenti che possiamo usare per autovalutare le nostre fotografie, riproponendoti la questione del secondo punto di interesse.
Viene chiamato in questo modo un soggetto secondario, più o meno defilato, che il fotografo decide di inserire nell’inquadratura.
Il secondo punto di interesse può essere posto ovunque, tipicamente su una delle linee della regola dei terzi, a fuoco o sfuocato, dipende tutto dalle scelte dell’autore, che stabilisce come farlo dialogare o addirittura competere con il soggetto principale.
Piazzare un secondo punto di interesse è una scelta compositiva del tutto artistica: un’aggiunta che, se da un lato arricchisce e può contribuire a completare l’immagine, dall’altro la complica, rischiando di mettere a repentaglio la concentrazione dell’osservatore sul soggetto principale.
Il nostro occhio è naturalmente portato a muoversi nelle immagini ed il passaggio tra primo e secondo punto di interesse è qualcosa che può dare molto ad una fotografia, rafforzando il tema o la prospettiva e facilitando l’osservatore a proiettarci una storia.
La prossima volta che scatti pensa ad un secondo punto di interesse, e perché no, magari ad un terzo? Del resto, visti i post precedenti, è sempre tre il numero perfetto!
🙂

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Stampa e Regime

Stampa e Regime – © Copyright 2013, Pega

Dopo averti tediato con “i tre punti di vista” del precedente post, eccomi con un’altra personale riflessione, che di nuovo coinvolge il magico numero tre ed ancora riguarda i vari modi con cui possiamo cercare di valutare una nostra fotografia. Se vuoi è anche un esperimento che ti invito a fare, con una tua foto, dopo aver provato a seguirmi in questa sconclusionato tentativo di spiegazione.
Il ragionamento parte dal notare che in molte foto interessanti (definizione del tutto soggettiva), si possono rilevare tre elementi chiave. Sono tre elementi estetici dell’immagine che contribuiscono in modo rilevante alla sua capacità di colpire l’attenzione dell’osservatore. Togliendone uno, la foto risulterebbe degradata e molto meno interessante, se non addirittura banale.

Uso come esempio di questa farneticazione la mia foto sopra. E’ un caso molto semplice dove l’uomo col giornale è il primo elemento, la finestra con le sbarre incrociate è il secondo, mentre la lunga ombra che si proietta sul terreno è il terzo. Tutto il resto non contribuisce granché ed è senza dubbio questa la terna chiave chiave della foto. Se eliminassimo uno dei tre elementi, la foto perderebbe gran parte del suo senso.

I tre elementi possono essere qualunque componente dell’immagine, soggetti principali o secondari, dettagli compositivi o aspetti cromatici, come ad esempio un colore, una luce particolare che investe una parete, un riflesso o una forma indistinta visibile attraverso una finestra. Deve essere l’effetto della loro ipotetica eliminazione a farne capire l’importanza.
Nel caso della mia foto, tra i tre elementi chiave è possibile leggere anche una relazione logica, oltre che estetica. E’ un passo ulteriore, non necessario per quello che volevo proporti oggi.

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Usare una macchina grossa, goffa e senza automatismi, rende il processo più faticoso e lento, tutto viene visto sotto una luce diversa e si pensa di più perchè si ha più tempo per pensare. È questo il fascino della Fotografia grande formato: macchine semplici che però richiedono maestria e competenza; strumenti che costringono il fotografo a ragionare e dare massima attenzione alla composizione ed a tutti i dettagli del processo di “costruzione” dell’immagine.
In questo video il fotografo Simon Roberts ci mostra l’uso di una macchina 4×5: dalla preparazione della fotocamera fino alla stampa.
Ho sempre subito il fascino di questo modo di fotografare, adesso ancora di più.
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Il light painting è divertente, l’ho potuto sperimentare varie volte in prima persona. C’è però un’applicazione di questa tecnica che può essere considerata una frontiera tutta da esplorare: l’animazione.
In rete ho trovato alcuni esempi di cosa si può fare creando sequenze animate basate sul light painting. Si tratta in genere di brevi video realizzati in modo amatoriale e sono rimasto sorpreso dell’assenza di opere più lunghe e complesse, forse semplicemente non le ho trovate o forse siamo solo all’inizio di un possibile nuovo filone creativo ancora inesplorato.
Fare un’animazione con il light painting non è banale ed in ogni caso si tratta di mettersi d’impegno e pianificare una lunga serie di esposizioni finalizzate a creare un video in stop motion.
Sarebbe da provare ma temo sia molto più facile a dirsi…
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