Una fotocamera digitale posta in modalità automatica è in grado di prendere decisioni autonome, impostarsi e realizzare ottimi scatti; a chi preme il bottone rimane ben poco.
La scelta creativa e personale delle impostazioni di esposizione è un aspetto che però rimane ricco di fascino e che, forse, rappresenta uno dei primi veri stimoli gratificanti che un fotografo conosce quando, da principiante, inizia ad approfondire la Fotografia. Sono però scelte che è possibile fare solo se si esce dalla modalità automatica di una fotocamera e si decide di scattare in manuale, così ecco che diviene fondamentale conoscere le basi.
Canon ha realizzato un magnifico strumento, un sito web che si chiama Outside of Auto, che in pratica è un simulatore di fotocamera manuale.
E’ una bella risorsa per chi inizia e vuole provare un approccio pratico e guidato, ma anche uno strumento interessante per chi già conosce i fondamentali, perché ripassare non fa mai male, magari approfittando della sezione “challenge” dove è possibile mettersi alla prova verificando le proprie capacità di regolare velocemente la fotocamera.
Archive for the ‘Technique’ Category
Solidi fondamentali: “Outside of Auto”
Posted in Culture, Technique, tagged basi, Canon, fondamentali, fotografia, imparare on 09/10/2014| 10 Comments »
Neutral Density (reloaded)
Posted in Black and White, Nature, Technique, video, tagged esposizione, filtro, ND, neutral density, reloaded, tecnica, video on 07/10/2014| 2 Comments »
Trovi il soggetto giusto, magari un bel paesaggio oppure una scena con cose e persone, prepari il treppiede, piazzi la fotocamera ed inizi a valutare inquadratura e composizione. Hai in testa di fare una lunga esposizione, qualcosa tipo almeno mezzo secondo, ma anche più, così le presenze umane si trasformeranno in strani fantasmi, le cose in movimento disegneranno strane scie e l’acqua assumerà un aspetto strano e fiabesco…
È questo il fascino della fotografia long-exp: divertente ed un po’ meditativa.
Ma spesso c’è un dettaglio di cui tener conto: la luce. Se vuoi fare una lunga esposizione in condizioni diurne è probabile che ce ne sia troppa, anche con diaframma tutto chiuso e tempi minimi.
E allora, in attesa che i produttori di macchine fotografiche si decidano ad integrare una funzione di riduzione della sensibilità nelle caratteristiche della fotocamera (non ci vorrebbe poi molto), ecco che ci vengono in aiuto i filtri Neutral Density (ND).
I filtri ND esistono dagli albori della fotografia e si trovano tutt’ora facilmente in commercio perché il loro effetto non sempre è ottenibile in postproduzione dato che consentono di abbattere la luminosità che arriva nell’ottica senza alterare troppo la qualità dell’immagine. Si possono trovare filtri che tolgono due, quattro, ma anche otto o più stop di esposizione. Ne esistono anche di graduali, molto utili nel caso ci si trovi con soggetti a forte differenza di luminosità come succede spesso con cielo e panorama.
Gli ND sono tipicamente impilabili in modo da moltiplicare l’effetto montando davanti all’obiettivo più filtri sovrapposti.
Provaci, è interessante. Basta solo un po’ di attenzione al bilanciamento del bianco ed ai riflessi in caso di controluce.
Intanto, se non conosci bene questa specialità, ti consiglio di dare un’occhiata a questo video in cui Gavin Hoey spiega come si fa, portando anche alcuni esempi di impostazione tempo/diaframma.
Buon divertimento!
Fotocamera/scanner steampunk
Posted in Culture, Technique, tagged DIY, fai da te, nastro adesivo, scanner, Steampunk on 03/10/2014| 3 Comments »

Ci ho pensato varie volte, ma non mi sono mai deciso. C’è invece chi ha provato, tra questi un certo Joe Barone che l’ha costruita ed usata: una rudimentale macchina fotografica basata su uno scanner piano.
Joe è un giovane fotografo cresciuto nella ferramenta dei genitori in Michigan. Da sempre affascinato dal fai da te, ha deciso di prendere un vecchio scanner A4 ed usarlo come dorso di una fotocamera artigianale che usa una lente di ingrandimento come obiettivo ed è tenuta insieme con del nastro adesivo.
È un progetto semplicissimo, alla portata di tutti, dove oltre al divertimento dell’assemblaggio, c’è la componente di una tecnica fotografica stile retrò. Lo scanner infatti acquisisce l’immagine lentamente ed in modo progressivo da sinistra verso destra, questo rende l’esposizione prolungata e sensibile ad eventuali spostamenti che provocano strane e curiose distorsioni. Certo che anche l’aspetto della macchina ha la sua parte, e l’abbondante uso fatto da Joe, di nastro dorato, dona all’opera un certo carattere steampunk. Devo proprio decidermi a provare a realizzare un accrocchio del genere.
🙂
[Fonte SLR LOUNGE]
La “Condorina” (reloaded)
Posted in Culture, Technique, tagged analogica, artigiano, condor, ferrania, guasta, otturatore, riparazione, rotta, vintage on 29/09/2014| 2 Comments »
Un giorno l’avevo ritrovata, quasi “riesumata”, come si fa con un reperto archeologico e mi era dispiaciuto scoprire che fosse inutilizzabile: la leva di ricarica dell’otturatore rotta, probabilmente divelta da un maldestro cuginetto chissà quanto tempo prima. C’era poco da fare e così era rimasta, per qualche anno, tristemente appoggiata su una mensola in salotto.
La piccola Ferrania Condor I di mio padre è stata la prima “vera” macchina fotografica con cui da ragazzino ho potuto scattare qualche scatola di “veri rullini” 35mm.
Dopo gli inizi con le macchinette giocattolo e la Polaroid, mi trovai finalmente con una fotocamera vera, completamente regolabile, anche se tutta manuale e senza esposimetro.
Copia spudorata della mitica Leika, fu progettata e costruita dalle Officine Galileo di Firenze. Era semplice ma efficacissima, sebbene decisamente superata quando me la trovai tra le mani. Furono i tempi dell’ingranditore fai-da-te e del bagno di casa trasformato in una mefitica camera oscura dove sperimentare ogni sorta di tecnica di “postproduzione” analogica. La Condor fu lo strumento ideale per cercare di imparare e divertirmi con la fotografia.
Poi l’oblio fino all’era del digitale quando, appunto, l’ho ritrovata.
Dopo alcuni tentativi di riparazione presso vari laboratori che a turno gettano la spugna a causa dell’impossibilità di trovare il pezzo di ricambio, approdo da qualcuno che a cui dedico questo post.
È stato l’amico Martino ad indicarmelo: “prova ad andare dal Cambi, vedrai che lui te la sistema”. E così è stato.
Appena entrato nel suo laboratorio ho subito capito che sarebbe stata solo una questione di tempo…
Sì, un po’ c’è voluto, ma alla fine Sergio Cambi, usando come “modella” un’altra Condor I (per inciso gentilmente prestatami per questa operazione dal mitico Branzino) è riuscito nientemeno che a ricostruire la piccola levetta ricavandola da un pezzo di acciaio grezzo, saldandola poi al meccanismo di ricarica dell’otturatore.
Un vero e proprio intervento di microchirurgia 🙂
Adesso la nonnina è di nuovo operativa: l’otturatore scatta che è una meraviglia, il suo 50mm regala foto ricche di contrasti e gran nitidezza.
E’ davvero un piacere riaverla tra le mani. Grazie Sergio!
Anche se non sei proprio di queste parti o sei “prevalentemente digitale”, segnati comunque il suo indirizzo. Può sempre servire…
Diesse Sas Di Cambi Sergio & C. Riparazione Materiale Fotocine.
Via Norvegia 2 – 50126 Firenze – Tel : 0556532212
—- Aggiornamento 08/01/2016 —-
Purtroppo mi giunge la triste notizia che Sergio Cambi ci ha lasciato.
E’ una brutta perdita per la comunità fotografica locale, in particolare per chi ama l’analogico e le macchine più datate.
Sergio lascia una lacuna di competenza e disponibilità che non sarà possibile colmare.
Lo saluto con il link ad un suo ritratto fatto da Martino Meli proprio nel suo negozio.
La “prova” (reloaded)
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Technique, tagged cavallo, fotografia, istante, occhio, pittura, prova, sequenza on 15/09/2014| 4 Comments »
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Prima del 1878 era convinzione comune che nel galoppo del cavallo, fosse l’istante di massima estensione quello in cui tutte le zampe dell’animale sono sollevate da terra. Ne sono prova moltissimi dipinti come l’esempio sopra, il noto Le derby d’Epsom, realizzato nel 1821 dal pittore francese Théodore Géricault.
Ma nel 1872 un ricco signore, che per inciso era anche il governatore della California, aveva ingaggiato una scommessa con alcuni facoltosi amici: sosteneva che il cavallo rimanesse totalmente sospeso in un momento diverso da quello di massima estensione.
L’incarico di cercare una prova “inconfutabile” fu affidato al fotografo Eadweard Muybridge, al tempo già noto per le sue immagini naturalistiche scattate nel Parco Nazionale di Yosemite.
Fu solo nel 1878, dopo molti tentativi, che Muybridge riuscì finalmente a fotografare con successo un cavallo in corsa e, per ottenere questo risultato, utilizzò una serie di 24 fotocamere poste lungo un tracciato rettilineo ed otturatori singolarmente attivati da fili tesi sul percorso del cavallo.
Ottenne una rivoluzionaria sequenza fotografica chiamata The Horse in motion che mostrava come gli zoccoli si sollevassero dal terreno contemporaneamente solo nel momento di compressione.
Il lavoro di Muybridge non rappresentò solo la vincita di una sostanziosa scommessa e nemmeno solo una pietra miliare nella storia della fotografia (e poi del cinema), fu anche il consolidamento del concetto, tuttora riconosciuto, che la fotografia ha un vero e proprio valore di prova.
Fu anche un avvenimento che sconvolse la pittura. L’idea che esistesse uno strumento in grado di provare l’errore dell’occhio umano e rendere in un sol colpo superate alcune visioni pittoriche secolari, influenzò seriamente l’attività di molti artisti che iniziarono ad affidarsi sempre più al mezzo fotografico come base di partenza per il loro lavoro.
Lo stesso Degas, proprio basandosi sulle foto di Muybridge sviluppò un approfondito lavoro sul movimento e le posizioni dinamiche del cavallo.
Il rapporto tra pittura e fotografia aveva raggiunto una nuova fase.
Incredibile, l’hai già stampata!
Posted in Culture, History of photography, Technique, tagged colore, fotografia, immediatezza, istantanea, odore, pega, Polaroid, stampa on 09/09/2014| 5 Comments »
Un vecchio detto recita che “la meraviglia è figlia dell’ignoranza e madre del sapere“. Ci penso spesso quando sento le esclamazioni che accompagnano lo svelarsi di una stampa Polaroid poco dopo lo scatto.
È vero che il digitale ci ha portato un’immediatezza senza precedenti, eppure le immagini che siamo abituati a vedere subito sul piccolo display della fotocamera digitale, mancano di qualcosa: sono come incomplete, immateriali, non “maneggiabili”.
La fotografia stampata, quel piccolo oggetto che puoi tenere tra le dita, avvicinare, annusare, appendere o passare ad un’altra persona, continua ad essere qualcosa di differente, delicato e prezioso, anche nell’era digitale.
Nonostante esistano da tempo piccole stampanti digitali portatili, nessuno le usa ed in genere sono state dei flop commerciali. E così capita che lo “sbucciare” un’istantanea fatta con la vecchia Zietta Polaroid, divenga un piccolo evento, un’esperienza che molti nativi digitali hanno solo sentito raccontare.
“Così veloce?”, “come funziona?”, “ma è bellissima!”, “dentro c’è una stampante ad inchiostro?”, “davvero esistono ancora?”, il repertorio è lunghissimo.
La Polaroid, con la sua totale immediatezza, continua a rappresentare una cosa a sé, quasi una tecnologia ferma in una bolla temporale e culturale, ed in qualche caso è bello sentirsi raccontare gli sforzi fatti per entrare in possesso ed imparare a conoscere queste meravigliose macchinette dopo averne vista una all’opera.
🙂
Challenge fotografica (reloaded)
Posted in Culture, Technique, tagged challenge, creatività, esercizio, fotografia, sfida, stimolo on 01/09/2014| 10 Comments »
Attraversare periodi di scarsa ispirazione e produttività è un’esperienza che accomuna praticamente tutti gli appassionati di fotografia, condivisa con gran parte di coloro che producono forme d’arte.
Ti ripropongo un semplice esercizio, che ritengo sempre valido per cercare di reagire a questa situazione.
Prenditi un’ora libera. Sessanta minuti di orologio in cui scattare esattamente 30 fotografie; non una di più né una di meno. Il luogo sarà a tua scelta ma è importante che sia di ridotta estensione: tipo una stanza. Se vuoi stare all’aperto va bene un piccolo giardino, l’orto o anche un angolo del tuo quartiere, ma molto circoscritto.
I soggetti saranno gli oggetti o le persone presenti nel luogo scelto. Ogni soggetto potrà essere fotografato come vuoi, con massima libertà, a patto che un osservatore possa sempre e comunque capire di cosa si tratta.
Pensa e studia ogni foto come se fosse destinata alla pubblicazione o all’esposizione… “Sei un artista e questo è il tuo modo di realizzare capolavori”. Non fotografare un soggetto per più di una volta.
Ecco, tutto qua. E’ un semplice esercizio stimolante, una specie di piccolo booster della creatività. Provare per credere.
🙂
L’enorme ring light di Dani
Posted in Culture, Flash shots, People, Photography portraits, Technique, video, tagged anello, bricolage, catchlight, DIY, fotografia, illuminazione, light, luce, occhi, riflesso, ring, ritratto on 28/08/2014| 4 Comments »
Adoro chi si ingegna con il fai da te, specie chi fa sul serio. Tra questi c’è un certo Dani Diamond, un fotografo che si è costruito un enorme ring light.
Il ring light è un tipo di illuminatore fatto da un anello di fonti luminose costanti che, in genere, viene usato per applicazioni particolari.
Nato per la macro, è sfruttato nel campo della fotografia odontoiatrica ma anche più comunemente per il ritratto dato che regala una splendida diffusione della luce sul volto e magnifici riflessi circolari (catchlights) negli occhi.
Rispetto all’illuminazione con flash, il ring light aiuta a mettere maggiormente a proprio agio i soggetti evitando di inondarli di lampi, inoltre permette di operare con livelli di luce più bassi e quindi aperture maggiori con conseguenti profondità di campo ridotte.
Le normali dimensioni dei ring light in genere non superano qualche decina di centimetri di diametro, ma quello di Dani è veramente un gigante: quasi un metro e mezzo.
Una struttura in legno con ventisette lampade ad alta efficienza è un illuminatore a luce costante un po’ goffo ed utilizzabile solo in studio, ma i risultati sono notevoli, tanto che il progetto di questo fotografo è stato sponsorizzato dal produttore di lampade Sunlite.
Nel video sotto Dani ci racconta la sua idea e mostra sia le fasi di costruzione che alcuni scatti di esempio, davvero notevoli. Fai particolare attenzione ai riflessi negli occhi delle persone ritratte: sono fantastici.
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[Fonte: Fstoppers]
Parecchio reloaded ma sempre attuale: il backup!
Posted in Black and White, Candid portraits, Culture, People, Technique, Uncategorized, tagged archivio, backup, dati, irrevocabile, perdita, salvataggio, sicurezza, tragedia, valore on 24/08/2014| 4 Comments »
È una mia personale missione: parlarne almeno una volta all’anno, ripubblicando le considerazioni che ogni fotografo dovrebbe fare prima di abbandonare al fato il suo prezioso archivio di immagini, specie se digitali.
Quanto saresti disposto a pagare per riavere l’intero insieme di tutte le tue foto a seguito di un’ipotetica perdita totale? Pensaci bene. Prova a tirar fuori un valore. Cento euro? Duecento, cinquecento, mille? Sii sincero con te stesso e scrivi questa cifra.
E’ bene che si tratti solo di un’ipotesi perché in alcuni casi di perdita dati, questi non tornano disponibili nemmeno per tutto l’oro del mondo.
Magari è deformazione professionale o forse è l’effetto dell’aver visto lo sconforto negli occhi di chi ha perso il suo archivio. È per questo che tra i miei propositi c’è di tornare a parlare di backup ogni tanto.
Lo dico perché ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perché gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva il suo intero archivio. Roba da mettersi a piangere.
Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel è aumentato anche il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.
– Copie su Hard Disk esterni
Il prezzo dei piccoli hard disk esterni removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la replica dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi interessanti e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è facile associare al NAS una o più unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.
– Copie su DVD
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi di questa tecnologia, per certi aspetti un po’ datata, sono il ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di copia che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.
– Copie su nastro (DAT)
E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è molto adatta a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono costose.
– Storage su Internet
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa, che sembrerebbe essere la soluzione ideale, sono i lunghi tempi di trasferimento dei dati ed anche i costi, anche se alcune recenti novità come quella di Flickr che regala un terabyte di spazio o garantisce spazio illimitato per un paio di decine di euro all’anno, fanno ben sperare su questo fronte.
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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.
E non dimenticare di:
– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.
– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…
– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio. Meglio se in modo automatico.
– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati!
Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte della cifra (quella che ti invitavo a scrivere all’inizio del post) proprio nel tuo sistema di backup.
Ah, dimenticavo: se vuoi fare una buona azione… DILLO ANCHE AI TUOI AMICI. Magari condividendo proprio questo articolo.
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Condividere così non è da tutti
Posted in Culture, People, Photography portraits, Technique, video, tagged Arias, backstage, condivisione, fotografia, metodo, share, sharing, sharing workshop, workflow on 22/08/2014| 8 Comments »
C’è chi ancora pensa che sia importante tenersi stretti i segreti del mestiere, custodirli come i trucchi da prestigiatore, mantenerli riservati e chiusi nel proprio cassettino.
Ma i tempi sono cambiati e ci sono fotografi che hanno voltato pagina, dando finalmente importanza al valore della condivisione. In passato questo comportamento era raro ma oggi, nella società connessa, ciò concorre sempre più alla maturazione ed all’autorevolezza di artisti e professionisti. È così che fotografi del calibro di Chase Jarvis e Zack Arias (ma anche molti altri devo dire) si sono spinti su questo terreno, iniziando a raccontare nei dettagli il loro modo di lavorare, svelando i loro metodi e workflow, esponendosi anche a dubbi e critiche.
Il video qui sotto è un bell’esempio di come si fa. Zack Arias l’ha realizzato coprendo dall’inizio alla fine una sua sessione di ritratto dedicata al progetto Inside Out. Guardarlo è un po’ come trascorrere una giornata con questo fotografo, partendo dalla scelta dell’attrezzatura, passando poi alla fase di incontro con il soggetto e lo shooting vero e proprio, per finire con la post produzione una volta tornato in studio.
Non è tra i video più brevi che mi è capitato di proporre ma ti invito a sederti e gustarlo con calma per intero, ne vale la pena.
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