A smile is a curve that can set a lot of things straight.
Have you ever noticed how easily puppies make human friends?
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Questo è uno dei miei primi scatti con un obiettivo di una tipologia che fino a poco tempo fa non conoscevo ma che trovo interessante. Si tratta di un 500mm catadiottrico, cioè in pratica un piccolo telescopio Cassegrain a riflessione, montato su una normale reflex digitale. A differenza dei “normali” obiettivi che funzionano secondo uno schema a lenti refrattive, questo sviluppa l’ingrandimento facendo rimbalzare la luce tra due specchi realizzati con grande precisione. Questo tipo di ottica è praticamente immune all’aberrazione cromatica, uno dei principali punti critici dei teleobiettivi a lenti, inoltre questi obiettivi sono compatti e leggeri rispetto alle prestazioni che forniscono. Anche il costo è contenuto.
Per contro hanno alcune grosse limitazioni d’uso. La prima, forse la più importante, è che si tratta di ottiche “senza diaframma” e quindi l’apertura è fissa (nel mio caso a f/6.3). La conseguenza di questo è che non c’è gestione della profondità di campo.
La seconda limitazione è che il fuoco è completamente manuale, ed almeno nel caso dell’obiettivo che ho per le mani, estremamente sensibile e delicata…. direi quasi micrometrica
Con quest’ottica la foto si scatta gestendo solo tempi ed ISO, eventualmente anche inserendo filtri neutri. In qualche caso… non si scatta proprio… 🙂
Sviluppati in origine per scopi militari (in particolare nella variante Maksutov come nel caso del mio 500 F/6.3), questo tipo di ottiche fu anche prodotto e commerciaizzato da grandi marchi come Nikon e Canon (ma anche Sigma e Tamron) negli anni ’60 e ’70, ma le difficoltà di utilizzo specie ai tempi della pellicola con cui non era possibile come adesso cambiare gli ISO tra un’inquadratura e l’altra, decretarono la limitazione di queste ottiche a solo alcune applicazioni di nicchia. Anche con la digitale rimane un’ottica di uso non banalissimo (almeno per me) e sto cercando di impratichirmi…
Lo scatto al piccione è stato effettuato con una macchina dotata di sensore DX, che tenuto conto del fattore di crop di circa 1.5, ci porta ad avere a che fare con prestazioni dell’ottica equivalenti a quelle di un 750mm… il che lo rende quasi impossibile da utilizzare senza un treppiede… La profondità di campo è veramente ridotta.
In questo scatto, effettuato a mano libera ad un piccione distante circa 50 metri con un tempo di 1/800, ci sono circa 10 cm di zona a fuoco. Si nota che già la testa del piccione è leggermente sfuocata ed è la coda che invece è venuta perfetta. Molto difficile stabilire nel mirino la giusta messa a fuoco.
Un’ultima particolarità di questa tipologia di obiettivi: notare che le piccole sorgenti di luce sfuocate, che con i normali obiettivi divengono delle palline, qui diventano delle ciambelle (donuts !). Se ci fate caso non è infrequente vedere questo effetto in qualche particolare immagine pubblicitaria… evidentemente scattata con questo tipo di ottiche…
Altre info sulle lenti catadiottriche :
http://en.wikipedia.org/wiki/Catadioptric”>en.wikipedia.org/wiki/Catadioptric
http://ixbtlabs.com/articles2/rubinar/”>ixbtlabs.com/articles2/rubinar
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Uno scatto a cui sono affezionato. A Cuba, diversi anni fa, con la vecchia Nikon da 2 Mpixel appena acquistata… Sembra un secolo…
Lo so, mica è un capolavoro, ma ogni volta che la rivedo mi fa pensare a quanto in fotografia alla fine conti poco l’attrezzatura e quanto invece siano davvero importanti la visione, un po’ di tecnica e, sopratutto, un pizzico di fortuna.
Una breve nota sul soggetto di questa foto.
A Cuba circolano moltissime di queste auto degli anni ’30 e ’40 che furono “abbandonate” degli americani in fuga durante la rivoluzione castrista. Questi “gioiellini” sono stati manutenuti e curati maniacalmente per decenni e continuano tranquillamente a marciare ed a far bella mostra di se per le strade delle città dell’isola. Vengono usate sia per attività del tutto ordinarie (moltissime sono dei taxi) che per occasioni gioiose come in questo caso in cui la Pontiac era stata “addobbata” per la festa di ingresso in società di una giovane quindicenne. Un evento folcloristico ma tradizionale ed importante per i cubani, nella cui occasione si festeggia con grande allegria e gioia, ma anche con una certa solennità, il momento in cui le ragazze compiono quindici anni e simbolicamente si lasciano alle spalle l’infanzia per affacciarsi alla vita da adulte.
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Matasse di “lucchetti d’amore”…. se ne trovano ormai ovunque… e a volte ci si diverte a fotografarli…
Fino a pochi giorni fa ero convinto che questa moda dei lucchetti fosse una cosa veramente folle…. oltre che una piccola grana per la problematica ed il costo di doverli, ogni tanto, andare a rimuovere… dato che si accumulano a ritmi incredibili…
Poi ho conosciuto una persona che vede la cosa da un’altra prospettiva.
Mi limiterò a dire solo che vive a Firenze ed ha un negozio di ferramenta in centro. Inutile aggiungere che… vende centinaia di lucchetti alla settimana. A volte anche grossi, robusti e costosi… magari difficili da segare o aprire… E… beh… lui ne è ben felice…
Questione di punti di vista… di inquadratura insomma….
🙂
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Cos’è per te la TUA fotografia?
Una domanda che ogni appassionato di foto dovrebbe farsi, ed anche ri-farsi regolarmente.
Comprendere le motivazioni che spingono ad imparare e migliorare in questa affascinante arte può contribuire moltissimo al piacere ed alla passione che spinge a fotografare. La domanda ne sottintende infinite altre… Perché fotografi? Cosa provi? Cosa significa per te? Cosa ti piace o ti piacerebbe ottenere?
Probabilmente facendo questa stessa domanda a 10 fotografi diversi, che siano professionisti, semi pro, o semplici amatori, si ottengono 10 risposte diverse. Ed è proprio questo il bello.
E tu? What does your photography mean to you?
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Ti segnalo un volumetto che, a mio avviso, è un must per qualunque appassionato di arti visive.
Si tratta di “Fotografia del XX secolo” edito da Taschen, un bel libro che raccoglie una completa carrellata dei più importanti artisti del secolo da poco trascorso.
E’ ricco di foto, brevi biografie ed annotazioni. Il prezzo è piuttosto contenuto in rapporto al materiale che viene proposto. Da non perdere.
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Ancora a proposito di visione… vedere, osservare, notare…
In un precedente post paragonavo la visione di una foto alla degustazione di un sapore o all’ascolto di musica…
La possibilità di apprezzare un’immagine è in parte frutto di predisposizione naturale ed in parte (forse preponderante) conseguenza di un processo di apprendimento. Imparare ad osservare e collegare quello che si vede ad altre sensazioni e conoscenze regala la possibilità di godere di un’esperienza notevolmente diversa… e non parlo solo di fotografia.
L’immagine qui sopra è ovviamente poco più che un gioco, un esempio molto riduttivo ma simpatico, che trovo in qualche modo trovo collegato con quello di cui sto parlando.
Che animale è rappresentato nell’immagine sopra, oltre alla rana naturalmente ?
Lo vedi ?
Se si, per favore non postare la risposta in un commento qua sotto ma eventualmente indica solo il tempo che ti è stato necessario per scovare l’altro animale… lasciando a tutti il “gusto” di scoprirlo da soli.
Per chi volesse contattarmi mi trovate via flickr : http://www.flickr.com/people/30389326@N05/
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Se è vero che gli occhi vedono solo ciò che la mente è preparata a comprendere, questo è ancora più vero quando la visione è attraverso l’obiettivo di una fotocamera.
Il processo creativo, specie in fotografia, è una questione da cui sono affascinato e spesso mi capita di trovarmi ad ragionare su come questo avviene. Avere l’opportunità di parlare con fotografi creativi e scambiarsi opinioni è una delle vie principali ed in questo senso un ambiente di social networking come flickr è veramente eccezionale.
Su Flickr si ha la possibilità di entrare in contatto con persone il cui album è semplicemente meraviglioso. Si va dal professionista al totale principiante: migliaia persone, molte con grande talento, appassionate ed incredibilmente disponibili alla discussione ed al confronto costruttivo.
Ma non sempre è possibile relazionarsi direttamente con chi si vorrebbe, perchè magari si tratta di persone difficilmente contattabili o a volte dei veri e propri guru. E così anche solo leggere ciò che alcuni scrivono è interessante, anzi molto interessante.
Tra le fonti di maggior valore con cui ho avuto a che fare di recente vi è uno splendido libro di un bravissimo fotografo. Si tratta di “Within The Frame (The journey of Photographic Vision)” di David de Chemin.
Ci sono un sacco di libri che parlano di attrezzatura o tecnica, obiettivi, esposizione, composizione etc, etc… ma per quanto ne so c’è ne sono veramente pochi che parlano di come ottenere quel qualcosa in più… insomma quella sorta di ingrediente segreto ( : -) ) che ti fa provare una vera emozione di fronte ad una foto.
Questo libro è uno di quelli.
E’ disponbile solo in inglese ma, credetemi, vale la pena leggerselo.
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Hai mai sentito parlare di “camera toss”?
E’ una tecnica fotografica… cioè volevo dire, è pura follia.
Si tratta di effettuare scatti a lunga esposizione, solo che durante questa esposizione la fotocamera deve “volare libera in aria”. Si hai capito bene, va lanciata in aria, facendole possibilmente inquadrare qualcosa e magari facendole fare una traiettoria rotatoria che in qualche modo realizzi un’immagine interessante.
A parte analizzarne gli aspetti psichiatrici, la tecnica è divertente. Inutile dire che l’unica possibilità di “non farsi veramente male” è quella di utilizzare una fotocamera di basso valore ed a cui non siamo affezionati perchè le probabilità che dopo il “decollo” l’atterraggio non sia proprio perfetto non sono da trascurare.
Dunque. Si prende la macchina e la si imposta in modo che il tempo di esposizione sia di almeno mezzo secondo/un secondo. Questa cosa può essere di qualche difficoltà se la vostra povera macchinetta-volante è di basso livello ed ovviamente tutta automatica. In genere è comunque presente qualche regolazione per fare foto negli interni, in caso scegliete quella. Poi va stabilito il soggetto che è meglio abbia una buona caratterizzazione luminosa su sfondo il più scuro possibile. Evidentemente condizioni di scarsa illuminazione aiutano anche ad ottenere tempi di posa un po’ più lunghi su macchine automatiche.
Non resta che impostare l’autoscatto e prendere il tempo… la macchinetta va lanciata cercando di sincronizzarsi in modo che l’esposizione avvenga durante il volo. Inutile dire che l’abilità sta nel dare la giusta “impostazione” al volo, in modo che l’obiettivo non perda di vista il soggetto. L’arte poi sta tutta nel dare la giusta “rotazione”, il giusto movimento insomma per fare un vero scatto d’autore….
Eccovi la mia perosnale versione di questa follia. Lo scatto del cruscotto della mia auto. La macchinetta una Canon Powershot impostata in manuale a mezzo secondo di esposizione…
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