Quello che per molti anni è stato un vero e proprio conflitto tra analogico e digitale è ormai, per molti fotografi, una sinergia tra tecnologie, un modo per realizzare al meglio ciò che si vuole.
Sono molti i fotografi che scelgono di scattare su pellicola, sviluppare in proprio e poi continuare il processo in digitale, scansionando il negativo e processando su computer.
Andrew Jamieson è uno di questi ed ha realizzato un delizioso video in cui ci accompagna in tutte le fasi del suo workflow, permettendoci di vedere i semplici ma importanti dettagli delle sue azioni. Si parte dal caricamento della pellicola Tri-X film nella sua Hasselblad, per passare alla fase di scatto anticipata dalle opportune misure per la valutazione dell’esposizione, poi c’è lo sviluppo del negativo ed infine si arriva alla scansione per poi completare l’elaborazione in Photoshop.
Quattro minuti che mostrano un caso di perfetta simbiosi tra fotografia digitale ed analogica.
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Oggi ti ripropongo una sorta di esercizio, un piccolo esperimento.
Prenditi una mezz’ora di tempo tutto per te ed in questi trenta minuti prova a ripercorrere le fasi e le esperienze della tua passione fotografica attraverso le immagini da te create nel corso del tempo.
Guarda indietro, sfoglia le vecchie stampe, le cartelle sul pc o il tuo album online, ritrova le tue prime foto e studiale insieme alle successive. Racconta a te stesso la storia di quegli scatti, segui il flusso fino ad arrivare ad oggi.
Mezz’ora per ripercorrere le tappe della tua Fotografia, quasi come un documentario della durata di trenta minuti, un tempo fisso e ben definito, per rivedere la tua produzione: ricca o scarna che sia.
Non avrai difficoltà a vedere il cambiamento, un’evoluzione nel tuo modo di fotografare.
Troverai banalità ed errori, ma anche piccoli gioiellini che non ricordavi. Troverai foto che forse oggi non faresti più, o qualcun’altra non più realizzabile oggi.
È un’esperienza interessante ed introspettiva, che se non hai già fatto ti invito a provare.
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Come un angelo custode un drone ci seguirà, ci osserverà e ci fotograferà. È questo il futuro che prospetta Lily, l’ultimissima novità per chi è selfie dipendente e vuol condividere tutto. Proprio Tutto.
Lily è pronto per osservarci mentre passeggiamo, sulle piste da sci, in bici o in chissà quali altre attività… (e qui la fantasia può “librarsi” senza limiti), realizzando selfie e riprese video. Roba che fino a poco tempo fa avrebbe richiesto attrezzature degne di una produzione hollywoodiana.
Forse la vista del cielo ci verrà a breve negata da sciami di questi aggeggi?
Li vedremo in vendita ad ogni incrocio?
Confidando che la tecnologia abbia anche già pensato a come non farli collidere tra loro, iniziamo a dare degna sepoltura al selfie stick (evvai! 🙂 ).
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In una recente intervista su Photofocus all’ottantaquatrenne Jay Maisel, leggenda vivente della Fotografia e vincitore di un’infinità di riconoscimenti, ho letto una sua frase:
“Ci sono solo due tipi di fotografie:
quelle che scatti a ciò che che vedi per poterlo condividere,
e quelle che fai per tenerle solo per te”
Se si accetta questa classificazione, si realizza che nel primo caso tutto ruota intorno al soggetto, all’importanza che il fotografo gli assegna ed alle sensazioni che questi confida possano nascere nell’osservatore. C’entrano poco tecnica ed attrezzature, le emozioni dominano.
Nel secondo caso lo scenario cambia, o meglio può cambiare. Le fotografie che scattiamo solo per noi possono contenere anche elementi diversi. In effetti, se la destinazione è solo personale, si è liberi di andare alla ricerca di aspetti particolari che sappiamo potrebbero non avere senso per altri. Cose che non vogliamo o possiamo condividere e che sentiamo non destinate ad essere fruite o capite da osservatori terzi.
E le tue foto? Quanto ricadono nell’una o l’altra categoria?
Comunque sia, eccoti uno splendido breve documentario su Jay Maisel. Sono sette minuti ben spesi.
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Mi sono imbattuto in una serie di fotografie pubblicate da Lensculture, con immagini di una mostra del 2008 a Parigi, dedicata alla passione per la fotografia di questa figura cardine della rivoluzione rock anni settanta.
La mostra si intitolava “Land 250”, in onore al modello Polaroid che Patti ha sempre usato. La 250 è classico dei modelli “folding” a telemetro, una macchina a soffietto con corpo in metallo che Polaroid produsse in più versioni per circa un decennio, proprio lo stesso in cui la musica cambiò il mondo.
Essendo anch’io felice possessore di una di queste “vecchie signore” non ho potuto fare a meno di notare, negli scatti di Patti, l’abbondanza di alcuni attributi artistici (non intendo chiamarli difetti eh 🙂 ) che anche a me capita di ricevere in dono. La mia “Zietta” sovente me li propone senza inibizioni sotto forma di mosso e sfuocato proprio come nelle foto di Patti Smith ed io, a volte, tendo ad imputarli alla sua salute precaria. La mia vecchia Polaroid 250 ha subito infatti più di un intervento chirurgico e richiede un uso accorto, pena risultati molto scadenti, ma forse è proprio qui il suo fascino.
Un fascino particolare che caratterizza in modo unico la fotografia istantanea.
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Nei prossimi giorni si terrà a Morro d’Alba, nelle Marche, un interessante evento, una sorta di esperimento su quanto la notorietà dell’autore influisce sulle nostre capacità di apprezzare un’opera d’arte.
Tra l’8 ed il dieci maggio prossimi, nell’ambito dell’evento Giornate di Fotografia, sarà allestita una mostra intitolata “Senza autore, senza valore?” realizzata con opere di importanti fotografi italiani esposte senza alcun riferimento agli autori, che verranno rivelati solo alla fine dell’evento durante un dibattito.
L’idea delle organizzatrici Simona Guerra e Lisa Calabrese, nata dal voler indagare sulle capacità critiche dell’osservatore, è descritta così nella presentazione:
E’ giusto valutare una fotografia tenendo conto solo dell’autore che l’ha creata? Crediamo di no. Al contrario pensiamo che troppo spesso è il “nome” a decretare l’affluenza a una mostra.
Per tale motivo, in questa insolita esposizione, non ci saranno didascalie né nomi, ma solo fotografie originali di autori italiani più o meno conosciuti.
Solo e soltanto le opere saranno dunque vere protagoniste di questa mostra.
Quello del rapporto tra arte e fama è un gran bel tema, non è un caso il fatto che mi sia già più volte capitato di parlarne. A questa mostra di Morro d’Alba sarebbe proprio bello andarci…
🙂
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C’era un tempo in cui ne trovavi uno ad ogni angolo, ma adesso sono davvero una specie in via di estinzione.
I negozi dotati di laboratorio di sviluppo e stampa in un’ora (o anche 30 minuti) si diffusero velocemente negli anni ottanta grazie alle macchine automatiche “minilab” introdotte da Kodak e Fujifilm, che permettevano di coprire la grande richiesta che la diffusione della fotografia a pellicola aveva in quegli anni. La qualità non era certo eccelsa, ma la velocità con cui si potevano avere in mano i risultati dei nostri scatti era forse più importante. Un inequivocabile segno dei tempi.
Con l’avvento del digitale, queste attività hanno perso il loro ruolo e subito un forte declino.
Negli Stati Uniti questo risulta come questo il business a peggior decrescita negli ultimi quindici anni ed in tutti gli USA sono rimasti meno di 100 negozi di questo tipo, quando a fine anni novanta erano più di tremila.
Da noi la situazione credo sia simile, nonostante i tentativi di queste piccole strutture di convertirsi alle nuove tecnologie, offrendo servizi di stampa dal digitale.
Cambiamenti inesorabili, estinzioni inevitabili…
Comunque scommetto che anche tu ne avevi uno nei paraggi di casa. No?
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Ti piacerebbe fare un po’ di macrofotografia ma il tuo budget non consiglia l’acquisto di una lente specifica?
Esistono varie alternative a basso costo agli obiettivi macro, tra queste ci sono i tubi prolunga, i soffietti, le lenti addizionali ed anche una soluzione a bassissimo costo che consiste nell’usare un normale obiettivo ma montato al contrario.
Sì hai letto bene: al contrario.
Qualsiasi ottica può essere usata, e con pochi euro è possibile acquistare un anello adattatore che consente di montare al contrario una delle ottiche già in nostro possesso. È possibile fare macro notevoli anche con un obiettivo base come il 18-55 venduto di serie con molte reflex entry level.
Non ci credi? Dai un’occhiata a questo tutorial.
E buon divertimento!
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Cosa significa per te fotografare? Che motivazioni e che rapporto hai con essa?
Con la TUA Fotografia intendo. Sono domande che ogni appassionato dovrebbe farsi, ed anche ri-farsi regolarmente.
Comprendere le motivazioni che spingono ad imparare e migliorare è un modo per conoscere meglio se stessi e contribuire alla passione che spinge a fotografare. Del resto sono domande che ne sottintendono altre… Perché fotografi? Cosa provi? Cosa cerchi? Cosa ti piace veramente e quali risultati vorresti ottenere?
Facendo le stesse domanda a dieci fotografi, si ottengono dieci risposte diverse.
Ed è proprio questo il bello.
E tu?
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