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Arco lamp - Copyright 2009 Pega

Arco lamp – Copyright 2009 Pega 

Attraversare periodi di scarsa ispirazione e produttività è un’esperienza che accomuna praticamente tutti gli appassionati di fotografia, condivisa con gran parte di coloro che producono forme d’arte.
Ti ripropongo un semplice esercizio, che ritengo sempre valido per cercare di reagire a questa situazione.
Prenditi un’ora libera. Sessanta minuti di orologio in cui scattare esattamente 30 fotografie; non una di più né una di meno. Il luogo sarà a tua scelta ma è importante che sia di ridotta estensione: tipo una stanza. Se vuoi stare all’aperto va bene un piccolo giardino, l’orto o anche un angolo del tuo quartiere, ma molto circoscritto.
I soggetti saranno gli oggetti o le persone presenti nel luogo scelto. Ogni soggetto potrà essere fotografato come vuoi, con massima libertà, a patto che un osservatore possa sempre e comunque capire di cosa si tratta.
Pensa e studia ogni foto come se fosse destinata alla pubblicazione o all’esposizione… “Sei un artista e questo è il tuo modo di realizzare capolavori”. Non fotografare un soggetto per più di una volta.
Ecco, tutto qua. E’ un semplice esercizio stimolante, una specie di piccolo booster della creatività. Provare per credere.
🙂

Lucius Cyrano

Lucius/Cyrano – © Copyright 2008, Pega

Piccolo e delicato o grande ed importante, oppure dritto, storto, con gobba o narici dilatate, l’importante è che sia umano.
Sì, hai capito, il compito fotografico di questo fine settimana è facilissimo e piuttosto comune a trovarsi: è il naso.
Ma attenzione, non basta un semplice ritratto, bisogna che il naso sia il vero protagonista incontrastato della foto.
Puoi scegliere il tuo soggetto per strada o tra le persone che conosci, dichiara le tue intenzioni e mettili a proprio agio, spiega che stai eseguendo un compito assegnato, e poi, se i nasi che avrai trovato non dovessero soddisfarti, prova con qualche inquadratura strana o anche ad esagerare le linee sfruttando le caratteristiche di un’ottica grandangolare 🙂
Insomma, alla fine non è altro che un weekend assignment che vuole spingerti al ritratto, magari meglio se scherzoso o ironico ma comunque sempre con lo stesso spirito: cercare di fotografare seguendo una missione, un compito. È un esercizio per divertirsi un po’ ed avere una scusa per coltivare le nostre capacità creative.
Interpreta questo tema come più ti piace, poi se vuoi, condividi qui il tuo scatto mettendo il link in un commento.
Buon divertimento!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

DaniAdoro chi si ingegna con il fai da te, specie chi fa sul serio. Tra questi c’è un certo Dani Diamond, un fotografo che si è costruito un enorme ring light.
Il ring light è un tipo di illuminatore fatto da un anello di fonti luminose costanti che, in genere, viene usato per applicazioni particolari.
Nato per la macro, è sfruttato nel campo della fotografia odontoiatrica ma anche più comunemente per il ritratto dato che regala una splendida diffusione della luce sul volto e magnifici riflessi circolari (catchlights) negli occhi.
Rispetto all’illuminazione con flash, il ring light aiuta a mettere maggiormente a proprio agio i soggetti evitando di inondarli di lampi, inoltre permette di operare con livelli di luce più bassi e quindi aperture maggiori con conseguenti profondità di campo ridotte.
Le normali dimensioni dei ring light in genere non superano qualche decina di centimetri di diametro, ma quello di Dani è veramente un gigante: quasi un metro e mezzo.
Una struttura in legno con ventisette lampade ad alta efficienza è un illuminatore a luce costante un po’ goffo ed utilizzabile solo in studio, ma i risultati sono notevoli, tanto che il progetto di questo fotografo è stato sponsorizzato dal produttore di lampade Sunlite.
Nel video sotto Dani ci racconta la sua idea e mostra sia le fasi di costruzione che alcuni scatti di esempio, davvero notevoli. Fai particolare attenzione ai riflessi negli occhi delle persone ritratte: sono fantastici.
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[Fonte: Fstoppers]

Le banane di Weston

Bananas Edward Weston

Bananas – Copyright 1930, Edward Weston

Tutti conoscono “Peperone numero trenta“, uno dei capolavori del grande Edward Weston, ma chi ricorda le sue banane?
È un po’ strano che alcune scelte vegetali del grande fotografo americano abbiano goduto di molta più popolarità di altre, eppure è così. Weston si appassionò al filone ortofrutticolo negli anni trenta e lavorò molto a questi soggetti, i numeri che accompagnano le opere parlano chiaro: il peperone passato alla storia era il trentesimo tentativo, le banane si fermarono a diciotto, chissà perché.
Va bene, la banana è più equivoca, forse anche meno fotogenica, eppure è un frutto che vanta una interessante molteplicità di caratteristiche metaforiche, tanto da renderla da sempre protagonista di idee e progetti creativi di molti artisti.
La banana è insomma un bel soggetto che, proprio come la Fotografia, necessita di essere studiato ed approfondito (sbucciato) per poter essere gustato a dovere: un piccolo sforzo per poterne assaporare la vera essenza.
Le analogie non finiscono qui e questo frutto ci ricorda poi che è importante la conservazione in luogo fresco ed asciutto (consiglio particolarmente valido per gli analogici) ed è anche buona norma fare attenzione alle estremità che, come il bianco ed il nero assoluti di un’immagine fotografica, in genere vengono tagliati ed è meglio non farci troppo affidamento.
Ci sono sicuramente un sacco di altre fantasiose relazioni metaforiche tra la banana e la Fotografia, come del resto si potrebbero trovare anche con altri frutti o oggetti. Alla fine è solo un piccolo e divertente esercizio che può aiutare a stimolare la nostra creatività, se vuoi puoi darmi anche tu qualche altro suggerimento scrivendolo in un commento.

Per oggi mi fermo qui. Mi sono appena accorto che questo è il millesimo post. Niente male per un blog che parla di frutta 😀 😀 😀

È una mia personale missione: parlarne almeno una volta all’anno, ripubblicando le considerazioni che ogni fotografo dovrebbe fare prima di abbandonare al fato il suo prezioso archivio di immagini, specie se digitali.
Quanto saresti disposto a pagare per riavere l’intero insieme di tutte le tue foto a seguito di un’ipotetica perdita totale? Pensaci bene. Prova a tirar fuori un valore. Cento euro? Duecento, cinquecento, mille? Sii sincero con te stesso e scrivi questa cifra.
E’ bene che si tratti solo di un’ipotesi perché in alcuni casi di perdita dati, questi non tornano disponibili nemmeno per tutto l’oro del mondo.
Magari è deformazione professionale o forse è l’effetto dell’aver visto lo sconforto negli occhi di chi ha perso il suo archivio. È per questo che tra i miei propositi c’è di tornare a parlare di backup ogni tanto.

Sadness

Sadness – © Copyright 2008 Pega

E tu lo fai (vero?) un sano e regolare backup delle tue foto? Lo fai in modo automatico o saltuariamente in manuale? Ne hai una o più copie di sicurezza?
Lo dico perché ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perché gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva il suo intero archivio. Roba da mettersi a piangere.
Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel è aumentato anche il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

Copie su Hard Disk esterni

Il prezzo dei piccoli hard disk esterni removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la replica dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi interessanti e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è facile associare al NAS una o più  unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.

Copie su DVD

Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi di questa tecnologia, per certi aspetti un po’ datata, sono il ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di copia che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.

Copie su nastro (DAT)

E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è molto adatta a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono costose.

Storage su Internet

Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa, che sembrerebbe essere la soluzione ideale, sono i lunghi tempi di trasferimento dei dati ed anche i costi, anche se alcune recenti novità come quella di Flickr che regala un terabyte di spazio o garantisce spazio illimitato per un paio di decine di euro all’anno, fanno ben sperare su questo fronte.

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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.

E non dimenticare di:

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio. Meglio se in modo automatico.

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati!

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte della cifra (quella che ti invitavo a scrivere all’inizio del post) proprio nel tuo sistema di backup.

Ah, dimenticavo: se vuoi fare una buona azione… DILLO ANCHE AI TUOI AMICI. Magari condividendo proprio questo articolo.

🙂

AriasC’è chi ancora pensa che sia importante tenersi stretti i segreti del mestiere, custodirli come i trucchi da prestigiatore, mantenerli riservati e chiusi nel proprio cassettino.
Ma i tempi sono cambiati e ci sono fotografi che hanno voltato pagina, dando finalmente importanza al valore della condivisione. In passato questo comportamento era raro ma oggi, nella società connessa, ciò concorre sempre più alla maturazione ed all’autorevolezza di artisti e professionisti. È così che fotografi del calibro di Chase Jarvis e Zack Arias (ma anche molti altri devo dire) si sono spinti su questo terreno, iniziando a raccontare nei dettagli il loro modo di lavorare, svelando i loro metodi e workflow, esponendosi anche a dubbi e critiche.
Il video qui sotto è un bell’esempio di come si fa. Zack Arias l’ha realizzato coprendo dall’inizio alla fine una sua sessione di ritratto dedicata al progetto Inside Out. Guardarlo è un po’ come trascorrere una giornata con questo fotografo, partendo dalla scelta dell’attrezzatura, passando poi alla fase di incontro con il soggetto e lo shooting vero e proprio, per finire con la post produzione una volta tornato in studio.
Non è tra i video più brevi che mi è capitato di proporre ma ti invito a sederti e gustarlo con calma per intero, ne vale la pena.
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Nero in Fotografia

Presenza

Presenza – © Copyright 2013, Pega

Nero. Nero profondo, profondissimo; abissale.
Quel nero solido, pesante e vertiginoso che si trova in certe fotografie, come ad esempio le stampe di alta qualità che si possono vedere in qualche mostra, ha qualcosa di speciale.
L’impatto del nero che si percepisce in alcune delle più belle tecniche di stampa si descrive difficilmente a parole, ma senza dubbio dona una grande potenza all’immagine. Niente a che vedere con lo sbiadito “scuro” che si trova in molti libri e riviste o peggio ancora nelle immagini viste sui monitor.
Del resto il nero è stato la dannazione degli stampatori per lunghissimo tempo e molte tecniche sono state sviluppate nel corso della storia della fotografia proprio per cercare di dare forza e profondità alle ombre: dal costosissimo platino/palladio di un tempo, al duotone inventato per l’editoria degli anni cinquanta, alla odierna stampa inkjet evoluta, il tutto per cercare di assicurare un risultato paradossale: la perfetta e fedele riproduzione del niente.
Sì, perché in effetti il nero è il niente, l’assenza di luce e colore. Il nero è il vuoto assoluto.
Insomma, tutti questi sforzi per “nulla”.

🙂

La Rosa di Jericho

La sua denominazione scientifica è Selaginella lepidophylla ed è una pianta incredibile.
La Rosa di Gerico può sopravvivere a mesi o anche anni di completa siccità; si ripiega su se stessa fino a diventare una palla secca, apparentemente morta. E’ un essere resiliente.
Ma se la si bagna succede una sorta di miracolo. E’ quello che il fotografo Sean Steininger ha catturato con uno splendido time lapse che copre le ore che la pianta impiega per tornare alla vita.
Lo trovo ipnotico.

Sharko

Capitan Sharko – © Copyright 2011, Pega

Barbe, barbe ovunque. Ormai da qualche anno, la barba è riuscita a riconquistare un suo onorevole posto nei costumi occidentali ed è un tema di tutto rispetto per il weekend assignment.

E così, per questo fine settimana, ti invito a dedicare un po’ di “attenzione fotografica” alla barba, per farne la protagonista di qualche tuo scatto; non dovrebbe essere difficile 🙂

Come sempre l’assignment è all’insegna di una assoluta libertà di interpretazione e puoi affrontare questo tema come più ti piace: un ritratto, un dettaglio, uno scatto concettuale o pareidolico, l’importante è divertirsi cercando di fotografare seguendo un tema assegnato.

Se ci vorrai provare, ti propongo, come al solito, di condividere la tua foto inserendola in un commento qui sotto.

Buon fine settimana!

P.s

Solcava le onde con sguardo fiero e minaccioso,

la nave scivolava docile al suo comando e la ciurma eseguiva in silenzio i suoi ordini secchi e severi.

Il mare non era un posto sicuro quando il suo vascello incrociava in cerca di prede.

D’un tratto nessuna imbarcazione si vide più all’orizzonte.

Tutti si erano dileguati… anche il vento.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

20:00
20:00 (Winter Holter) – © 2011 Pega

Ogni anno arriva un giorno che lo vedo sconsolato, semivuoto e mezzo abbandonato. È il povero frigorifero di casa che, nel periodo di vacanze, è lì che mi guarda, sperando in una bella e corposa “spesa”.
Il frigo rimane immobile in quel suo vibrante ronzio, una melanconica compagnia che, nei mesi estivi ospita in genere poche cose, tra cui qualche immancabile bevanda fresca ed un po’ di frutta.
Certo che un compagno così fedele e tranquillo qualche ritratto lo meriterebbe 🙂
Sì, il frigo è una risorsa interessante, anche dal punto di vista fotografico, e si presta ad essere immortalato in molti modi.
Puoi fotografarlo chiuso come un forziere, magari con i classici magneti attaccati sopra, oppure scegliere di aprirlo e lavorare con quella luce fredda che proviene dall’interno… Puoi celebrarne l’opulenza cogliendolo subito dopo una bella spesa al supermercato o, come dicevo, fissandolo triste e vuoto in un caldo pomeriggio d’estate al ritorno dalle vacanze.
Insomma: che sia nuovo o vecchio, congelato o sbrinato, il frigo ha il suo fascino fotografico. Sarà forse perché è così legato ai concetti di “pieno” e “vuoto” e racchiude quello che mangeremo e quindi ciò che saremo domani, o forse perchè sbirciando tra i suoi contenuti ci si può divertire ad immaginare i gusti e le abitudini di chi lo possiede.
Questa estate fai qualche ritratto al tuo caro frigo: se lo merita.

🙂