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Posts Tagged ‘fotografia’

Helmut Newton selfieL’ormai onnipresente selfie, prima noto come “autoritratto”, non è una gran novità. La storia della fotografia è piena di fotografi che si sono auto-immortalati con la loro fotocamera e, sebbene non tutti abbiano raggiunto le vette di originalità di Meret Oppenheim, quasi tutti i grandi hanno prima o poi ceduto al potere egocentrico dell’autoscatto.
Oggi ti ripropongo un famoso scatto che tempo fa usai per dare il via alla rubrica dedicata ai selfie d’autore, che puoi trovare su questo blog.
In questa foto il mitico Helmut Newton, stranamente abbigliato con un impermeabile da esibizionista, si ritrae con la sua statuaria modella e… la moglie, Alice Springs, seduta ai bordi del set.
È un selfie davvero fantastico, non trovi?

🙂

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The Magic Egg by Pega

The Magic Egg – © Copyright 2013 Pega

È inevitabile: a Pasqua c’è sempre qualche uovo che si piazza spavaldo davanti all’obiettivo e vuole farsi fotografare. Del resto l’uovo è un soggetto particolare, in tutte le sue versioni: una forma perfetta su cui la luce si distribuisce con armonia, senza creare segni netti, niente ombre violente, solo sfumature. E’ un oggetto affascinante quanto inizi ad osservarlo con l’occhio da fotografo, ed ecco quindi l’ovvio spunto per questo weekend assignment.
L’uovo può essere quello classico naturale ma anche una forma creata dall’uomo, come quello pasquale in cioccolata, magari scura, ed allora ecco che la faccenda fotografica diviene più difficile ma anche stimolante.
Come al solito puoi provare ad interpretare questo tema del fine settimana con massima libertà e divertimento, con l’invito sempre valido a postare la tua immagine in un commento.
Con l’occasione ti ripropongo anche un interessante video, realizzato dal fotografo Joe Edelman, proprio con un uovo. E’ una lezione sulla luce, semplice ed elegante, un esperimento che puoi provare a fare proprio in occasione di questo weekend assignment.
Buona Pasqua!
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cane fotografoPerché comprare un telecomando per lo scatto remoto? Se hai un cane puoi insegnargli a fare foto!
PhoDOGrapher è il nome dato ad un simpatico esperimento condotto in Giappone in cui sono state prese alcune famiglie amanti degli animali, insomma gente che adora far foto al proprio quattrozampe peloso, ed invitate in sala posa per uno scatto di gruppo. Quello che non sapevano era che il loro piccolo amico era stato addestrato a schiacciare il bottone di scatto di una splendida fotocamera Hasselblad medio formato.
Ecco, nel breve video sotto, il risultato.
Mi chiedo se l’idea non sia affrontabile anche con gli altrettanto fotografati e sempre mitici… gattini 😀
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[Fonte: Bokeh]

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La cella

La cella – © Copyright 2010 Pega

Che rapporto c’è tra fotografia ed olfatto? Può il fotografo, in qualche modo, coinvolgere l’osservatore a tal punto da fargli immaginare odori?
Beh, non è una cosa facile ma sta proprio qui lo spunto per la missione fotografica di questo fine settimana.
Come al solito l’idea è di svolgere un piccolo compito durante il weekend, provando a confrontarci con un tema fotografico preassegnato e tenere in allenamento la nostra creatività.
Non c’è molto da aggiungere per chiarire questo tema; trasferire una sensazione propria dell’olfatto nel dominio di un altro senso può sembrare arduo, ma la Fotografia ha grandi poteri.
Immagino già la tua domanda: “valgono anche gli odori sgradevoli?” La risposta penso di averla già data con la mia foto sopra: l’immagine di un ambiente chiuso da anni dove (almeno dal vivo) regnava un mix di odori decisamente poco piacevoli…
Bene, allora dai, nel weekend prova a misurarti con questo tema. Poi, com’è tradizione di questo blog, ti invito a condividere il risultato in un commento.

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Martin

Capitan M|artin von Melik – Copyright 2012 Pega

Il capitano Martin von Melik è un uomo di mare. Si imbarcò da giovanissimo sui piccoli bastimenti fuorilegge che, mettendo ogni giorno a rischio la vita dei propri equipaggi, facevano la spola tra le coste britanniche e la Francia occupata portando vitali risorse ed informazioni alla resistenza analogica.
Dopo la guerra accettò per alcuni anni il comando di una lenta ma solida unità mercantile che lo vide solcare i mari di mezzo mondo trasportando merci di varia natura e provenienza, probabilmente anche di contrabbando, tra cui pellicole scadute e apparecchi fotografici ormai obsoleti ma ancora efficaci, di cui lui stesso era utilizzatore.
Ora naviga con una grossa imbarcazione da pesca d’altura alla ricerca di quella che considera la vera missione della sua vita: catturare un carangide di straordinarie dimensioni che si narra viva nelle profonde e fredde acque invernali dei litorali Toscani.
Più di una volta ha incrociato la sua lenza con l’enorme bestia, mai riuscendo a trattenerlo nè fotografarlo, è stato quindi costretto a ricorrere a tecniche ed attrezzature di dimensioni progressivamente maggiori nel tentativo di vincere la devastante forza dell’animale. Lenze in acciaio ed esche artificiali a misura di capodoglio sono il suo normale corredo insieme ad agili apparecchi fotografici impermeabili usa e getta, rigorosamente analogici.
Forte e leggendaria, tra gli uomini che hanno navigato con lui, è la sua fiducia nelle tradizionali metodologie di pesca, fotografia e navigazione, che sempre lo hanno tratto d’impaccio nelle situazioni più difficili e tempestose.
In questa foto è ritratto al tavolo da carteggio del suo bastimento. Qui opera studiando il mare e le rotte di pesca, ricorrendo esclusivamente a compasso e squadrette analogiche in barba ad ogni forma di moderna tecnologia digitale.
😀 😀 😀

[Ogni tanto mi diverto ad inventare una storia scema partendo da una mia foto. Ho promesso di non farlo spesso ma oggi non ho resistito a riproporti questa 🙂 E tu ci hai mai provato?]

Altre “storie da una foto”:
La porta
Alieni
Viva Viva, La Befana!
Il viaggio di Fotone
La discendenza di Fotone

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Fuji FP-100CGira da qualche giorno una notizia per niente bella: a breve FujiFilm cesserà la produzione della pellicola FP-100C.
In effetti è una pessima notizia, ma a dire il vero riguarda un numero esiguo di fotografi. Questo prodotto era l’ultimo baluardo della tecnologia “peel apart“, quella delle fotografie che si estraggono a strappo dalla macchina per poi separare a mano il negativo dalla stampa dopo qualche minuto in attesa dello sviluppo istantaneo; l’unica possibilità rimasta per poter ancora usare le vecchie e meravigliose “folding” Polaroid, come la mia Zietta 250, dopo la scomparsa delle pellicole ufficiali.
E’ un gran peccato, ma è una di quelle cose a cui è davvero difficile porre rimedio. Temo che saranno vani i tentativi dei siti, blog e gruppi Facebook che in questi giorni stanno provando a lanciare varie petizioni per cercare mantenere la produzione, ma il fatto è che si tratta di business e se FujiFilm con FP-100C è ormai da anni in perdita, la fine diventa inevitabile. Accadde esattamente lo stesso con FP-3000B in bianco e nero ed ancora prima con Polaroid, quando fu cessata la fabbricazione delle pellicole originali delle serie 100/600 a cui erano “ispirate” le stesse FP FujiFilm.
La realtà è che siamo un numero troppo piccolo di persone ad usare questa roba e personalmente ho toccato con mano i limiti dell’interesse verso questa nicchia. Ho infatti visto ben pochi amici fotografi concretamente interessati ad avvicinarsi a questo settore della fotografia, nonostante le tante occasioni in cui mi sia capitato di mostrare, far provare, parlare ed anche scrivere delle meraviglie di questo tipo di fotocamere, pellicole e risultati fotografici.
Fotografia per pochi quindi, sempre meno, fino all’estinzione. Chissà se i superstiti si rivolgeranno all’istantanea digitale, filone tutto da esplorare, oppure un giorno qualcuno rischierà i propri denari per riportare in vita questi prodotti; magari potrebbero essere gli stessi di “Impossible project” già impegnati sul fronte pellicole Polaroid serie SX-70, oppure altre aziende operanti nella fotografia istantanea analogica.
Che dire… resta comunque tutto il resto: l’universo sconfinato della foto digitale ed il mondo, ancora vivacissimo, dell’analogico.
La storia rimane, la vita continua.

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Beach no more

Beach no more – © Copyright 2009 Pega

La fotografia è nata con esposizioni lunghe, lunghissime. I primi fotografi si confrontavano con esposizioni di ore, poi i tempi diminuirono ma per interi decenni quella che oggi chiamiamo lunga esposizione era la normalità ed interi minuti erano la prassi anche per un ritratto.
Adesso ci troviamo a poter scattare a velocità di otturatore altissime e possiamo congelare il battito d’ali di un colibrì, ma la lunga esposizione rimane una tecnica affascinante, utilizzabile da tutti in modo creativo.
E così, per questo weekend assignment, ti propongo proprio la “longexp”. Imposta il tuo otturatore su una velocità che risulti lenta rispetto al contesto e prova a fare qualche scatto sfruttando il movimento.
Puoi fotografare qualcosa che lascia una scia luminosa oppure fare un “panning”, puoi muovere la macchina creando effetti strani o anche miscelare varie tecniche, a te la scelta.
Dal light painting alle foto notturne, la lunga esposizione è una tecnica che ogni fotografo dovrebbe imparare a conoscere e padroneggiare, proprio perché è semplice e proviene direttamente dagli albori della fotografia. Forse proprio per questo motivo è così potente e capace di darci così ampie possibilità creative.
In questo fine settimana ti invito insomma a cimentarti secondo questo approccio. Dopo, se ti va, posta in un commento la tua foto condividendo “il prodotto della tua missione”; condividere e confrontarsi è divertente.
Buon weekend!
🙂
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Leaving the shore

Leaving the shore – © Copyright 2009 Pega

Che differenza c’è tra fotografia amatoriale e d’autore? Dove finisce una ed inizia l’altra? Esiste davvero la possibilità di distinguerle?
Ebbene la mia opinione è netta: “autori” ed “amatori” sono in sostanza la stessa cosa ed ogni autore è, o è stato, un amatore, come ogni amatore è intrinsecamente anche autore.
Il mio personale punto di vista sulla questione si fonda quindi su una classificazione diversa: quella tra “fotografia casuale” e Fotografia (la maiuscola non è un refuso).
Se decidiamo di realizzare un’immagine con l’intento di comunicare qualcosa, mettendoci creatività, estro personale e magari anche un po’ di ingegno, allora è Fotografia. Chiunque può fare Fotografia, non importa il livello, la tecnica o il background; se crea immagini in modo consapevole, seguendo una sua vena comunicativa che si esprime attraverso di esse, questo chiunque è un artista. Con ciò non voglio dire che il suo lavoro sarà automaticamente apprezzabile o memorabile, forse farà pena, ma resta comunque un’espressione artistica.
Tutt’altra faccenda è la foto casuale “inquadra e scatta”, l’istantanea fatta senza pensare veramente a cosa si vuole realizzare; la foto ricordo, turistica o meno, anche quando stupenda, non è propriamente arte.
Ed in tutto ciò come si inseriscono i critici? Davvero un bel tema… ma è un’altra storia…
🙂

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Ribelle dissidente by Pega

Il ribelle dissidente (IPholaroid project) – © Copyright 2010, Pega


Oggi ti ripropongo alcune considerazioni su una delle ragioni che forse contribuisce a rendere la fotografia affascinante per così tante persone di tutte le età in tutto il mondo: “inquadrare e scattare è un po’ come indicare“.
Il gesto del fotografare è istintivo, semplice e naturale, incredibilmente affine a ciò che tutti facciamo fin da bambini; è analogo a puntare il dito verso un oggetto o una persona ed è un messaggio universale, un segnale che va oltre le differenze di età o di lingua.
Dunque una persona che fotografa in qualche modo indica ciò che sta fotografando e lo si può constatare ogni volta che ci capita di indirizzare la nostra fotocamera verso qualcosa di un po’ insolito, notando come lo sguardo delle persone vicine, vada inevitabilmente a cercare l’oggetto dell’inquadratura.
Io questa cosa la sperimento spesso e so di condividere tutto ciò con chi, come me, ama fotografare cose insolite o apparentemente insignificanti come lo sono, in particolare, i soggetti pareidolici.
Non di rado penso a quanto sia intenso il potere “suggestivo” del fotografare quando, chino su qualche pezzo di qualcosa, sento lo sguardo curioso dei passanti che si chiedono “che cavolo fotografa quello”?

🙂

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MOMA corso gratisIo mi sono appena iscritto: è il primo corso online gratuito proposto dal Museo di Arte Moderna di New York ed è intitolato nientemeno che “Seeing Through Photographs” (Vedere attraverso le Fotografie).
La descrizione del corso recita: “Sebbene scattare, condividere e guardare fotografie sia divenuta una seconda natura per molti di noi, il nostro costante rapporto con le immagini non ci rende visualmente colti.
Il corso mira a colmare il vuoto tra il semplice vedere e la vera comprensione delle fotografie, introducendo una diversità di idee, approcci e tecnologie.”
Attraverso sei lezioni, contenenti video, interviste e slideshow, visite virtuali a vari studi di artisti oltre a molto altro materiale, questa iniziativa ci propone una prospettiva diversa sfruttando la ricchezza della collezione del MOMA.
Il corso è condotto da Sarah Meister, curatrice del Dipartimento di Fotografia del museo. Puoi iscriverti gratuitamente da questo link sulla piattaforma di e-learning Coursera e frequentarlo con il ritmo che più ti è congeniale.
Favoloso no?

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