Henri Cartier-Bresson andò a trovare Ezra Pound a Venezia, nel 1971.
Il poeta americano aveva ottantasei anni. Dopo aver incarnato il modernismo ed essere stato tra i protagonisti della poesia di inizio secolo, Pound aveva affrontato un periodo molto buio della sua esistenza, finendo per trascorrere parecchi anni in manicomio. Dimesso, si era stabilito in Italia.
Bresson ha raccontato in più occasioni questo particolare incontro con Ezra Pound, un incontro in cui ci furono pochi scatti ed ancor meno parole. I due si guardarono a lungo, molto a lungo, intensamente. Quasi come in una sfida, si osservarono e si studiarono per un tempo che Bresson stima intorno ad un’ora e mezza.
Un profondo e pesante silenzio. Pound non disse niente, HCB fece sette scatti tra cui scelse questo: intenso, drammatico, forse doloroso.
È una gran lezione di Fotografia.
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Bresson e il ritratto di Ezra Pound
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged Bresson, ezra, fotografia, Italia, portrait, Pound, psicologia, ritratto, storia, Venezia, Venice on 23/02/2014| 2 Comments »
International Street Photography Awards
Posted in Culture, Street Photo, tagged award, concorso, cultura, fotografia, fotoura, indipendente, street on 21/02/2014| 2 Comments »
L’International Street Photography Awards (ISPAS) è uno dei più importanti concorsi internazionali di fotografia “street” per fotografi di tutte le abilità. Organizzato dalla comunità online per il supporto alla fotografia indipendente Fotoura, ISPAS ha come obiettivo la promozione del lavoro contemporaneo ed innovativo nell’ambito della fotografia “street” a tutti i livelli e in tutto il mondo, è alla sua quarta edizione e sta crescendo ogni anno.
Il concorso è diviso in tre competizioni: il premio principale, il concorso studenti e la Street Photo dell’anno. I giudici sono di livello internazionale ed ogni competizione prevede premi interessanti.
Partecipiamo?
Qui sotto trovi due coupon che puoi usare per avere uno sconto sul costo di entrata agli ISPAS ed anche per l’iscrizione all’associazione. Trovi tutte le informazioni sul sito di Fotoura.
Signal
Posted in Culture, History of photography, Nature, Night shots, People, Street Photo, tagged fotogiornalismo, fotografia, Gibuti, migranti, National Geographic, premio, Segnale, signal on 17/02/2014| 5 Comments »
“Signal” di John Stanmeyer è la foto che, pochi giorni fa, ha vinto il World Press Photo of the Year 2013, il più importante premio mondiale di fotogiornalismo.
L’immagine, che fa parte del reportage “Il viaggio più lungo” pubblicato a Dicembre 2013 sul National Geographic, è stata scattata a Gibuti, il piccolo stato nel corno d’Africa divenuto tappa obbligata dei percorsi seguiti dai migranti provenienti dai paesi limitrofi. Si vedono alcune persone che alzano il cellulare in cerca di segnale. Sono somali, la spiaggia in cui si trovano è rivolta verso la terra da cui provengono e la speranza è di carpire un barlume di linea per entrare in contatto con i propri cari, inviare loro un messaggio rassicurante, dare un ultimo saluto prima di affrontare il vero viaggio.
Questo il commento di un membro della giuria, Jillian Edelstein: “È una foto collegata a tante altre storie e invita a discutere sui temi della tecnologia, della globalizzazione, dell’emigrazione, della povertà, della disperazione, dell’alienazione e dell’umanità. Si tratta di un’immagine molto raffinata, ricca di sfumature. È così sottilmente realizzata e in modo così poetico, sebbene sia piena di significato, da sollevare questioni di grande gravità e preoccupazione nel mondo odierno”.
A me la foto piace molto, per la sua solo apparente semplicità, ma anche per la forza che trae dal titolo, che la completa e la potenzia, dandole una gran forza evocativa. Uno dei tanti casi in cui immagine e parole ci regalano insieme un’opera d’arte di livello superiore.
Weekend assignment #101 : cappelli
Posted in Candid portraits, Culture, People, Street Photo, tagged assignment, cappello, fotografia, gatto, pega on 15/02/2014| 2 Comments »
Tanti grandi fotografi sono stati carpiti dal fascino dei cappelli. Da Jaques Henri Lartigue a Richard Avedon, passando per Henri Cartier-Bresson, sono molti gli artisti della fotografia ad aver prestato una certa attenzione ai copricapi, alle tante forme e tipologie che questo oggetto assume divenendo un simbolo che da sempre è presente nella storia umana.
E così è proprio questo il tema per l’assignment che ti propongo per questo fine settimana e l’invito è a cercare qualche scatto interessante dedicato ai cappelli.
Scegli tu se realizzare fotografie “costruite”, magari dopo aver scovato qualche intrigante copricapo in un vecchio cassetto, oppure andare in giro a caccia di loschi figuri intabarrati o ricche signore dal cappello vistoso.
In ogni caso buon divertimento e non dimenticare di aggiungere in un commento, il link a qualche tuo scatto.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.
Backstage d’epoca in Abbey Road
Posted in Candid portraits, Culture, History of photography, People, Photography portraits, Street Photo, Technique, tagged 33 giri, Abbey Road, album, anni sessanta, Beatles, fotografia, musica, pop, rock, sixties, storia, strada on 11/02/2014| 13 Comments »
Adoro le foto di backstage. Mi piace studiarle immaginando la scena nel suo dinamismo: il fotografo al lavoro, gli assistenti, i soggetti in attesa dello scatto.
Osservando con attenzione queste immagini si può imparare molto, ma a volte c’è qualcosa di più: si ha l’opportunità di assaporare il momento da cui è nata un’opera celebre.
Amo in particolare i backstage d’epoca, come questa foto dei Beatles mentre si preparano ad attraversare Abbey Road, giusto pochi istanti prima del famoso scatto che fu poi scelto come copertina dell’album; un’ immagine divenuta iconica, passata alla storia.
E’ la mattina dell’otto agosto 1969. Al fotografo Iain Macmillan sono stati concessi una decina di minuti. Un poliziotto blocca il traffico per permettergli di posizionarsi su uno sgabello in mezzo alla strada, dare qualche indicazione allo staff ed ai Beatles e poi realizzare qualche scatto.
Lennon si aggiusta i pantaloni, McCartney sistema la giacca a Ringo Starr che parla con una signora, forse una passante che prova a dargli qualche consiglio su come suonare meglio la batteria. Harrison se ne sta in disparte, il viso nascosto dalla lunga chioma.
Non ho dubbi: io avrei messo questa foto come copertina dell’album.
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🙂
Creatività e isolamento (reloaded)
Posted in Culture, Decay, tagged camera oscura, creatività, fotografia, isolamento on 09/02/2014| Leave a Comment »
Ognuno di noi ha una sua condizione creativa in cui si trova maggiormente a proprio agio. Per molti, sottoscritto compreso, è quella di isolamento. Una situazione di solitudine, anche temporanea, che aiuta a dialogare con se stessi e a tirar fuori quello che si vuole provare a trasmettere con la fotografia.
È un isolamento che in passato mi capitò di sperimentare in camera oscura.
Come tanti l’avevo allestita alla buona nel bagno di casa che saltuariamente si trasformava in laboratorio fotografico. Nonostante l’artigianalità, quel luogo permetteva di chiudere fuori tutto e tutti in modo semplice ed indiscutibile. Non c’erano distrazioni, chiacchiere o telefono, mi ritrovavo da solo nella semioscurità, con le mie idee e la possibilità di elaborare spunti e riflessioni, concentrandomi in modo assoluto su quella fase creativa che viene dopo lo scatto.
Ripensandoci mi è capitato più volte di provare una certa nostalgia per quell’ambiente tranquillo ed intimo, quell'”isola di solitudine” così ben funzionante e rispettata ma purtroppo anche scomoda ed un po’ faticosa da gestire, tanto da farne uno dei motivi che per anni ha smorzato il mio interesse per la fotografia.
Oggi, con il digitale, quella situazione di isolamento non è più un passaggio obbligato. Non ci sono più le motivazioni tecniche che ci portavano in camera oscura, ma sussistono ancora quelle creative. Eccome.
Razionalizzando tutto questo, mi sono ritrovato a sentirne la mancanza e a cercare volontariamente di ricreare quella condizione, magari sedendomi al pc al mattino presto o a notte fonda con la luce soffusa, staccando telefono e canali di comunicazione internet, ritrovandomi solamente con le mie foto. Senza distrazioni, rumori, o anche soltanto la possibilità di venire interrotto.
La camera oscura digitale insomma. Credo proprio di non essere il solo… 🙂
Molto lentamente
Posted in Black and White, Bokeh, Candid portraits, Culture, History of photography, People, Street Photo, Technique, tagged alta velocità, fotografia, high speed, metropolitana, street, tecnica on 07/02/2014| 2 Comments »
La fotografia è nata statica, la sua caratteristica primaria è catturare la realtà congelandola in una immagine fissa. Esistono però tecniche, derivate dalla fotografia, che si discostano solo di poco dal concetto originale. Sono mutazioni che per complessità realizzativa sono da considerarsi ormai lontane dalla fotografia classica, ma per quanto riguarda la fruizione, le sono vicinissime e portano un valore nuovo. È il caso delle riprese ad alta velocità. Questa tecnica era un tempo riservata solo a pochi fortunati in grado di permettersi attrezzature costose e sofisticate. Oggi però sono arrivati sul mercato dispositivi dal costo ben più abbordabile, capaci di ottime prestazioni “high speed”.
Guardare con calma un’opera come Stainless di Adam Magyar, è un’esperienza che ha un forte legame con un certo modo di “gustare” la fotografia statica. L’occhio scorre alla scoperta dell’immagine, trova dettagli, emozioni, storie e movimento. Un movimento lieve, a tratti quasi impercettibile. Se nella fotografia statica è la mente dell’osservatore a dover proiettare il dinamismo, qui questo elemento è contenuto nell’opera stessa. Viene sussurrato, quasi suggerito all’osservatore, che è comunque lasciato libero di continuare a proiettarci la sua lettura.
Chissà se questa tecnica avrà sviluppo o meno. Per il momento la trovo quantomeno interessante e dalle notevoli potenzialità.
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Prima di Photoshop c’era Jan Saudek
Posted in Culture, History of photography, People, Photography portraits, Technique, tagged "L'oscenità è spesso solo nella mente dell'osservatore", controverso, erotismo, fotografia, manipolazione, novecento, oscenità, ritratto, Saudek on 03/02/2014| 2 Comments »
La manipolazione delle fotografie non è iniziata con il digitale e già molto prima dell’avvento di Photoshop, c’era chi sperimentava e si divertiva a scoprire nuovi effetti.
Fin dall’Ottocento si erano messe a punto tecniche di alterazione e colorazione, ed in più di un caso ci furono artisti che ne fecero il loro segno distintivo.
Ma in tempi più recenti, non molti anni prima dell’avvento del digitale, c’è stato un fotografo pittore che ha esplorato in modo molto personale questo terreno: si tratta dell’artista ceco Jan Saudek.
Nato a Praga nel 1935, da bambino subì l’orrore della deportazione e, dopo la guerra, iniziò a creare le sue opere in uno scantinato dall’intonaco scrostato, nascondendosi al mondo.
Le sue sono immagini a metà strada tra realtà e sogno, surreali, bizzarre, a volte forti ed inquietanti, quasi sempre a sfondo erotico. Scatti nati in bianco e nero, che Saudek manipola colorandoli per trasformarli in immagini dallo stile inconfondibile.
Saudek o si odia o si ama. Alcune sue opere sono state scelte come copertine di album musicali, mentre in altri casi sono state accusate di oscenità ed escluse da esposizioni pubbliche, come lo scorso anno alla Foto Biennale internazionale australiana di Ballarat, dove la sua foto “Black Sheep and White Crow” è stata rimossa a seguito di accuse di incitamento alla prostituzione minorile.
Saudek è tuttora in attività e questo é il suo sito ufficiale.
Weekend assignment #100 : manichini
Posted in Black and White, Culture, History of photography, tagged 100, assignment, cento, esercizio, fotografia, manichini, missione, pega on 01/02/2014| 9 Comments »
Mi fa uno strano effetto notare che siamo al centesimo Weekend Assignment. Cento spunti fotografici su cui provare ad esprimerci e confrontarci, cento occasioni per cimentarsi, magari con un genere che non si era mai affrontato. Del resto sono solo cento delle migliaia di “missioni” che si potrebbero inventare e l’idea di fondo è rimasta la stessa che proposi ormai quasi quattro anni fa con il primo assignment: uscire con un compito preciso, provando a tornare a casa con almeno uno scatto rispondente a quanto assegnato. Semplice ma non sempre facile.
Ed eccoci dunque al tema di questo centesimo weekend assignment, in cui ti propongo di fotografare i: manichini.
I manichini sono un soggetto formidabile: sembianze umane o quantomeno antropomorfe, posizioni rigide e spesso curiose, sguardi assenti o volti addirittura indefiniti. Attendono pazienti lo scorrere del tempo, in vetrine in cui si formano incredibili giochi di luce e riflessi che si intrecciano con i capi o gli oggetti in mostra.
Il manichino è poi il modello perfetto. Può posare per sempre, senza lamentarsi, senza trasmettere al fotografo inquietudine o ansia, non protesterà né giudicherà il risultato.
Fotografare un manichino è qualcosa a metà strada tra il ritratto e lo still life, un terreno su cui non tutti si trovano a proprio agio, ed è forse per questo che non sono molti i fotografi che amano questo genere. Ce n’è però uno celebre: è Elliott Erwin, che più volte dedicò i suoi scatti a quelle strane ed inquietanti creature imprigionate nelle vetrine della Parigi degli anni cinquanta.
Insomma, in questo weekend prova a misurarti con questo tema, poi, com’è tradizione del blog, ti invito a condividere il risultato inserendo un commento con il link alla tua immagine.
Sarà divertente confrontare i nostri scatti e far vedere la tua foto ai visitatori.
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La bambina ed il nonno
Posted in Black and White, Candid portraits, Culture, People, tagged fotografia, generazionale, generazioni, Inversione, pega, storiella on 30/01/2014| 4 Comments »
Il nonno era andato a riprenderla a scuola. Viaggiavano in macchina per quel breve tratto verso casa. Lei avrebbe di gran lunga preferito andare a piedi ma il nonno era un uomo gentile e buono che le voleva così tanto bene da eccedere in tutte le attenzioni che le riservava. La bambina mangiò la merenda che lui le aveva portato e poi gli porse la cartaccia. Questi subito aprì il finestrino e la buttò fuori.
“Nonno ma che fai? Non si butta la spazzatura dalla macchina!”.
“Dai… che vuoi che sia. Qualcuno la raccoglierà.”
“Nonno non si fa! Non va bene sporcare il mondo, perché è anche degli altri. Per punizione starai per tre giorni senza baci!”
La bambina mantenne la sua promessa e successivamente inflisse anche altre punizioni, tra cui una di due giorni per aver sputato la gomma da masticare per strada.
Il nonno non gettò più sporcizia dal finestrino ed acconsentì ad andare a riprenderla a piedi nei giorni di bel tempo.
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P.s. Ai bambini oggi capita di educare i genitori o i nonni. L’inversione generazionale non è solo economica.
P.p.s. Ogni tanto mi diverto ad inventare una storia partendo da una mia foto. Prometto di non farlo troppo spesso 🙂
E tu ci hai mai provato?















