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Qual’è la prima regola, la più importante per ogni fotografo, specie se digitale?
Sì, è il backup, il backup!
È la seconda regola? “Ricordarsi di aver seguito la prima regola“.
Ebbene, giusto ieri ho parlato con una persona che ha perso TUTTO con la rottura dell’hard disk del PC su cui aveva l’intera collezione delle sue foto, tutte le sue foto (oltre ad un sacco di altra roba). E così eccomi nel 2015 a reiterare la mia personale missione che prevede di parlarne almeno una volta all’anno, ripubblicando le considerazioni su ciò che ogni fotografo dovrebbe valutare prima di abbandonare al fato il suo prezioso archivio di immagini. Forse sarò noioso, ma lo considero un dovere.

Ebbene, quanto saresti disposto a pagare per riavere l’intero insieme di tutte le tue foto a seguito di un’ipotetica perdita totale? Pensaci bene. Prova a tirar fuori un valore. Cento euro? Duecento, cinquecento, mille? Sii sincero con te stesso e scrivi questa cifra.
E’ bene che si tratti solo di un’ipotesi perché in alcuni casi di perdita dati, questi non tornano disponibili nemmeno per tutto l’oro del mondo.

Sadness

Sadness – © Copyright 2008 Pega

Lo fai (vero?) un sano e regolare backup delle tue foto? Lo fai in modo automatico o saltuariamente in manuale? Ne hai una o più copie di sicurezza?
Ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte, se non tutte, le proprie foto digitali,. È roba da mettersi a piangere.
Per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel è aumentato anche il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

Copie su Hard Disk esterni

Il prezzo dei piccoli hard disk esterni removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la replica dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi molto abbordabili e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è facile associare al NAS una o più  unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.

Copie su DVD

Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi di questa tecnologia, per certi aspetti un po’ datata, sono il ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di copia che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.

Copie su nastro (DAT)

E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è molto adatta a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono costose.

Storage su Internet

Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa, che sembrerebbe essere la soluzione ideale, sono i lunghi tempi di trasferimento dei dati ed anche i costi, anche se alcune recenti novità come quella di Flickr che regala un terabyte di spazio o garantisce spazio illimitato per un paio di decine di euro all’anno, fanno ben sperare su questo fronte.

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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.

E non dimenticare di:

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio. Meglio se in modo automatico.

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati!

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte della cifra (quella che ti invitavo a scrivere all’inizio del post) proprio nel tuo sistema di backup.

Ah, dimenticavo: se vuoi fare una buona azione… DILLO ANCHE AI TUOI AMICI. Magari condividendo proprio questo articolo.

🙂

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Foto di gruppo by Livietta

Foto di gruppo – @ Copyright 2013 Livietta

Ebbene sì, mi trovo da tempo nel tunnel della Polaroid a strappo e devo metterti in guardia visto che più passano i mesi e più mi convinco che si tratti di una cosa pericolosa e da sconsigliare perché dà dipendenza 🙂
Il fatto è che con la Polaroid si entra di colpo in un universo parallelo. La fotografia istantanea è un po’ passato ma anche presente, forse anche futuro, il tutto arricchito dalla percezione che ogni foto è un pezzo unico, un po’ imprevedibile, di sicuro irripetibile.
Anche il costo vivo (circa 1,2€) di ogni scatto diviene un elemento del gioco, secondo me addirittura un valore aggiunto che, oltre a far meglio percepire il “peso” della foto che alla fine si ha in mano, porta il fotografo a valutare con maggior attenzione ogni click e lo costringe a fare considerazioni che con il digitale sono spesso ormai dimenticate.
Specie con il formato “peel apart”, in cui mi sono imbattuto, si tratta poi di fotografare su negativi di notevoli dimensioni. Il fotogramma del Pack 100 è infatti 3,25×4,25 pollici, non un grande formato a tutti gli effetti ma sicuramente una dimensione notevole rispetto ai sensori APC ed anche al 35mm. Questo si lega con il fascino classico ed immutabile della stampa a contatto che avviene proprio nelle nostre mani, quando si estrae la busta dalla fotocamera ed inizia il processo di sviluppo e stampa, seguito poi dalla gustosa operazione di separazione della fotografia finale dal suo negativo.
Ed è proprio in queste fasi, dopo l’esposizione, che ci si trova con in mano un mini laboratorio fotografico mobile. Qui il fotografo è ancora parte del processo, interagisce e può influire con le sue decisioni sui tempi di sviluppo o anche intervenire con un suo contributo creativo, alterando o addirittura stravolgendo il risultato finale. Mi riferisco, ad esempio, alla possibilità data dalla pellicola “peel apart”, di completare la stampa su un supporto diverso dalla sua carta, trasferendo l’immagine su cartoncino, legno o stoffa.
E non è tutto: anche il negativo è sfruttabile. Non è il caso di buttarlo come indicato nelle istruzioni, ci si può divertire a recuperarlo sciogliendo con la candeggina la patina nera che lo copre sul retro della busta.
Insomma: un piccolo universo di possibilità creative
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Tempismo perfetto

Tempismo perfetto – Autore sconosciuto – fonte: Internet

Altro che “decisive moment” di Cartier-Bresson… Questo weekend voglio sfidarti con un tema che più che da fotografi è da pistoleri. Hai il grilletto abbastanza rapido? I riflessi veloci?
Il compito fotografico di questo fine settimana è dedicato al tempismo, ancor meglio se perfetto 🙂
Tutti abbiamo qualche foto, spesso scattata con l’aiuto di un colpo di fortuna, in cui abbiamo catturato un istante magico, un momento sospeso nel tempo, una frazione prima del poi. Stavolta però ti invito a provarci appositamente durante il weekend: vai in cerca di una situazione e cerca di cogliere l’istante di frontiera, il momento perfetto!
Può essere un gesto, un momento sportivo, un fulmine o… un tuffo come quello sopra, che ho scovato online. Insieme alle capacità di colpo d’occhio, sono ammessi tutti i trucchi disponibili con le nostre moderne fotocamere: dai lampi flash alle raffiche, ma per favore lasciamo perdere Photoshop.
Se ci riesci, o anche solo se ci vai vicino, non dimenticare di postare qui la tua foto!
Difficile eh? Sì!
🙂

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AppleA volte, ad inizio anno, parlo dei progetti che intendo provare a sviluppare per i mesi a venire, ma per il 2015 non l’ho fatto. Capita infatti di avere solo spunti vaghi, non maturi per diventare veri progetti su cui impegnarsi sul serio.
C’è però una cosa che ho iniziato a fare dall’inizio di quest’anno, non è un progetto fotografico nel senso tradizionale, ma visto che ci sto prendendo gusto, ho deciso di condividerne il principio e, chissà, forse alla fine anche i risultati.
L’idea parte da una riflessione sulle difficoltà che incontriamo nello sviluppare le nostre attività cretive, nel trovare il tempo e le giuste energie per la nostra passione.
Per molti di noi c’è una sorta di separazione tra le tipiche attività quotidiane e la fotografia: si finisce per fotografare solo nel tempo libero, nei momenti che stabiliamo di dedicare a questo aspetto creativo della nostra vita. In questo modo la fotografia diviene un’attività segregata, quasi chiusa in un compartimento stagno, fatto di momenti predeterminati in cui non è detto che la nostra vena creativa sia disposta ad esprimersi.
Ecco allora il progetto 365/2015 che, come idea in sè, non ha niente di nuovo: una creazione fotografica al giorno, ogni giorno per un anno. Trecentosessantacinque foto, ma anche altro. Fare tutti i giorni qualcosa di creativo, farlo nel momento in cui si presenta, quindi pienamente integrato con la vita di tutti i giorni. Può essere uno scatto con lo smartphone, l’elaborazione di una vecchia foto, un nuovo post per il blog o qualsiasi altro tipo di espressione creativa, magari un collage di polaroid o un ritaglio di negativi.
Semplice o complessa, l’importante è che questa creazione sia fatta nel momento in cui l’ispirazione ce la suggerisce, fresca e genuina come una mela colta dall’albero.
🙂

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Un bacio in S.Croce

A kiss in Santa Croce – © Copyright 2009 Pega

Non c’è molto da spiegare per il tema di questo fine settimana.
Può essere quello appassionato tra due amanti, quello rituale tra persone che si salutano o qualsiasi altro abbraccio. E questo il tema fotografico assegnato per questo fine settimana.
Puoi decidere se rubarlo da lontano, chiederlo a soggetti consapevoli o magari anche partecipare da protagonista in un autoscatto, sta a te la scelta. Puoi interpretare l’assignment come più ti piace, l’importante è che la foto contenga questo elemento chiave.
Insomma, in questi giorni, prova qualche scatto seguendo questa idea. Far fotografie con in mente un compito assegnato ci può aiutare molto a coltivare la creatività. Come al solito, ti invito a condividere i risultati di questa tradizionale missione e per farlo non hai che da inserire in un commento qui sotto, il link alla tua foto.

Buon divertimento!

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Incontro by Pega

Incontro – © Copyright 2013, Pega

Quanti messaggi si erano scambiati, quanti momenti passati davanti allo schermo immaginandosi a vicenda.
Era stato bello conoscersi poco per volta, all’inizio con parole prudenti, giocando per mostrarsi in positivo, curiosi di sapere, ogni giorno che passava, sempre di più su quella persona all’altra tastiera.
Da tutto quel “chattare” era pian piano nato qualcosa. Un’attrazione che li aveva coinvolti in modo tangibile, lasciandoli sorpresi che tale intensità potesse nascere da un rapporto telematico.
E così avevano deciso di incontrarsi…

[Come sarà andata? Sta a te, alla fantasia dell’osservatore, continuare il racconto. La magia della Fotografia è anche questo, l’interazione tra intenzione del fotografo e proiezione creativa di chi guarda l’immagine.
E’ per questo che ogni tanto mi diverto ad inventare una storia scema partendo da una mia foto. Prometto di non farlo spesso 🙂 E tu ci hai mai provato?]

Altre “storie da una foto”:
Alieni
La porta
Capitan M|artin von Melik
Viva Viva, La Befana!
Il viaggio di Fotone
La discendenza di Fotone

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Saint-Cloud, Paris 1921

Saint-Cloud, Paris 1921 – Eugene Atget

Ci sono domande che tornano con regolarità, domande che specie durante una serata tra amici è sempre possibile che qualcuno proponga.
Insomma “esiste davvero la Befana?”, o anche: “quand’è che si diventa grandi?”
Se nel gruppo ci sono appassionati di fotografia, una domanda ad alta probabilità sarà: “quand’è che è arte?”
A parte gli scherzi, è una domanda dalla storia millenaria, fiumi di parole ed opinioni al proposito. Ma io oggi, la ripropongo a te, e sono piuttosto sicuro che te la sei già posta in passato.
Ti invito a scrivere il tuo punto di vista in un commento qui sotto, oppure anche solo a meditare in privato sulla tua personalissima risposta. È una domanda a cui credo che l’importante sia provare a dare comunque un’interpretazione propria.
Ovvio che io non posso esimermi dall’esprimere per primo il mio pensiero, cercando di sintetizzare al massimo e forse banalizzando un po’, ma lasciando aperta la porta a qualsiasi approfondimento.
Il mio è un punto di vista semplice e classico, per niente originale: l’arte è l’incrocio tra il gesto creativo (consapevole) di una persona e la proiezione dell’osservatore. È quest’ultimo l’unico vero giudice e sono il suo modo di vedere le cose, la sua cultura e le sue esperienze che determinano la percezione che trae dall’opera, insieme alle emozioni che ne riceve.
Quindi, se per te è arte, anche se non lo è per il resto del mondo, allora è arte!

Art is in the eye of the beholder“.

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Black Ice

Black Ice - © Copyright 2009 Pega

Come resistere a proporre il freddo come tema per questo fine settimana?
Quasi ovunque é arrivato l’inverno, in molti casi accompagnato anche da un po’ di neve, ed è quindi il momento di dedicare qualche scatto creativo a questo soggetto.
Il freddo in sè non è fotografabile ma lo sono i suoi effetti ed è proprio questo il bello: l’obiettivo cattura i riflessi, le proiezioni, le ombre di quella caverna di Platone che è la realtà fotografica.
In questi giorni fai del freddo il protagonista di qualche tua immagine, cogli un volto infreddolito o qualsiasi altro dettaglio inequivocabile, umano o meno. L’importante è stuzzicare la tua vena creativa partendo da un tema assegnato.
Come al solito ti invito ad interpretare liberamente questa idea, lo spirito è sempre lo stesso: allenare la nostra inventiva fotografica condividendone poi il risultato.
Buon fine settimana e… non dimenticare a casa guanti e cappello!

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Cartier-Bresson Parigi 1968

Parigi, 1968 – Copyright Henri Cartier-Bresson


Quest’anno voglio augurarti il Buon Natale con una foto scattata da un maestro, un’immagine suggestiva e di incredibile attualità, con un impatto come solo pochi grandi hanno saputo creare.
E’ una foto dove la nostra società è tutta sintetizzata negli sguardi di queste persone. Prova a guardarli con calma uno ad uno, in quel gruppetto ci troverai l’umanità intera.
Cartier-Bresson la realizzò a Parigi nel 1968. Altri tempi ma stesso periodo e… solite facce.
🙂

Buon Natale!

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Ok, ma poi... By Pega

Ok, ma poi… – © Copyright 2013, Pega

Una volta il grande fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto disse: “However fake the subject, once photographed, it’s as good as real” (per quanto falso possa essere un soggetto, una volta fotografato sarà come reale).
La fotografia è inganno, la sua natura puramente visiva ma priva della terza dimensione, rende grande il margine per errori ed incomprensioni, la fantasia è libera di proiettare e gli equivoci sono sempre possibili.
Il fotografo può giocare con l’equivoco, divertirsi a cercarlo ed usarlo a suo piacimento, ma può anche caderne vittima.
È dunque l’equivoco il tema che ti propongo per questo weekend assignment. In questi giorni prova ad usare la tua fotocamera sfruttandone le capacità ingannatrici, provando però ad andare oltre. Sfrutta, ad esempio, un gioco di luce per trasformare un soggetto in un altro, scegli un’inquadratura parziale per far credere ciò che non è, oppure scegli una metafora visiva che sviluppi un equivoco.
Divertiti ad ingannare non solo l’occhio ma anche la mente dell’osservatore, perché la fotografia è anche questo.
Come al solito ti invito poi a condividere qui, inserendolo in un commento, il link alla tua versione di “equivoco”.
🙂
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