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Archive for the ‘Culture’ Category

Non sono un grande appassionato di fotografia fashion ma lo sono dei video in cui si vedono lavorare fotografi che operano in questo genere.
Qui Jay McLaughlin all’opera :

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Il cerchio della saggezza

Il cerchio della saggezza - © Copyright 2009 Pega

Sempre più spesso mi capita di ricevere mail di lettori del blog che mi esprimono i loro complimenti ed incoraggiamenti. Devo dire che mi fa molto piacere, sinceramente.
Leggo con attenzione e rispondo sempre ad ogni contatto email e l’indirizzo che trovi nella pagina “about” è sempre a disposizione per contattarmi direttamente.

C’è però un invito che vorrei fare in generale a tutte le persone che leggono questo blog e che, come vedo dalle statistiche, sono sempre in aumento: le tue domande e le tue riflessioni sentiti libero o libera di postarle in un commento; lascia una traccia che anche gli altri possano apprezzare.

Non ci sono problemi o vincoli, è un blog aperto a tutti ed a qualsiasi punto di vista. E’ uno spazio nato per condividere pensieri e riflessioni sulla fotografia. 

Se lasci un commento puoi anche scegliere di essere informato automaticamente via email quando altri lettori aggiungeranno altri commenti al tuo, e la discussione sarà più viva ed interessante, anche per lungo tempo.
Può infatti succedere che qualcuno giunga su quel post grazie ad un motore di ricerca, anche dopo giorni o mesi che è stato scritto, e voglia commentare, aggiungendo il suo pensiero al tuo.

Comunque, grazie ancora per i complimenti e gli incoraggiamenti. Li apprezzo sul serio.
Ed apprezzerò moltissimo anche se mi aiuterai ad aumentare ancora il numero di persone appassionate di fotografia che leggono questo blog. Può essere semplice. Informa i tuoi amici, le persone che conosci come appassionate di foto, manda loro il link https://pegappp.wordpress.com te ne sarò davvero grato.

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The Americans by Robert FrankE’ una pietra miliare della fotografia del novecento, è “The Americans” di Robert Frank, il libro frutto di un viaggio di quasi due anni che il fotografo svizzero fece verso la metà degli anni cinquanta grazie ad una sovvenzione della fondazione Guggenheim, andando a ritrarre con la sua 35mm quella che era l’America del boom economico, con tutto quello che ciò voleva dire.
Ne venne fuori uno splendido lavoro che l’introduzione scritta da Jack Kerouac aiutò a raggiungere un meritato successo editoriale.
E’ un libro che non può mancare in casa di chi è appassionato di fotografia e ti consiglio proprio di farci un pensierino.
Le immagini sono davvero molto belle, composte in una sequenza assolutamente magistrale ed accompagnate da didascalie che arricchiscono ancor di più l’insieme di sensazioni che questo grande reportage regala.
Frank per questo progetto, usò qualcosa come 670 rullini di pellicola 35mm per un totale di oltre 20.000 fotografie.
Con questa mole di materiale avviò poi un enorme lavoro di selezione e filtraggio che lo portò a stampare circa un migliaio di provini e da questi il set finale che risulta nel libro di circa 80 foto.

Non male come sintesi eh…

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Stairway to Hell

Stairway to Hell - Copyright 2010 Pega

Con l’era del digitale ci siamo un po’ dimenticati quanto possa essere importante e bello prendere in mano una foto, guardare l’oggetto fisico “fotografia”.
Lo schermo del monitor non è in grado di dare le stesse sensazioni di una buona stampa perchè alla fine non è proprio solo nell’immagine il fascino di una foto.
E’ anche la forma, l’odore della carta, la delicatezza che ispira nel maneggiarla…

Che sia una stampa tradizionale o una a getto d’inchiostro, l’atto stesso di poter guardare da vicino ed osservare i dettagli, i riflessi, poterla girare, inclinare o disporre su un piano insieme ad altre, è un qualcosa che ha un gusto tutto particolare.

Robert Mapplethorpe disse : “I never liked photography. Not for the sake of photography. I like the object. I like the photographs when you hold them in your hand”.

Prova a stampare un po’ di più le tue foto. Prova anche solo con una comune stampante a getto d’inchiostro usando della buona carta per stampa fotografica.
E anche se la qualità non sarà sublime vedrai che apprezzerai in modo inaspettato alcuni tuoi scatti, e potrà anche succedere che cambierai il tuo giudizio su altri.

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Strand Lusetti Family

The Lusetti Family, Luzzara, Italy 1953 - Paul Strand - Copyright ©Aperture Foundation, Paul Strand Archive

Osserva con attenzione questa foto di Paul Strand.
Ad uno sguardo fugace può sembrare la stessa che avevo pubblicato in un post di qualche tempo fa, ma non è così. Non si tratta della stessa foto di cui parlavo in quell’occasione.
Se si mettono a confronto le due fotografie si ha l’impressione che qualcosa di molto simile ad un’azione di fotoritocco abbia modificato questa seconda scena: manca la persona in piedi accanto alla matriarca; il fratello maggiore.
Ma non si tratta di un intervento con Photoshop. Strand fece effettivamente più scatti, alla ricerca di quella che per lui era l’espressione più intensa di questo nucleo di persone ed evidentemente provò due diverse situazioni.
Scattò con e senza l’uomo che, con la sua posizione nell’inquadratura, rappresentava chiaramente la figura che aveva preso il posto del padre caduto durante la guerra da poco terminata.
Osservando con attenzione le altre persone si notano piccole differenze nell’espressione e nella posizione ma è come se in effetti stessero seguendo delle indicazioni di posa.
Strand stava deliberatamente facendo quella che può essere indicata come “regia fotografica”: compose la scena e posizionò i suoi soggetti fornendo loro precise indicazioni di posa esattamente come avviene in alcune tipologie di ritratto fotografico o più comunemente nel cinema.
Personalmente le trovo entrambe straordinarie, di una intensità unica.
Una forza che Strand “regista” era determinato a comunicarci.

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Red light
Red light – © Copyright 2008 Pega

C’è poco da fare, è evidente a tutti che le idee migliori, quelle più originali e creative, vengono fuori proprio quando la nostra mente è libera di galoppare e muoversi senza troppe costrizioni logiche.
E’ così che a volte ci si sveglia la mattina, con una intuizione che è maturata nel sonno o nel dormiveglia…
Per qualcuno è la soluzione ad un problema a lungo studiato, per altri è l’idea per un pezzo scritto o di musica. Per un fotografo può essere il concetto o uno spunto creativo per uno scatto. 
Il momento in cui la mente riesce a partorire questi suoi prodotti può anche essere diverso o lontano dalle fasi di sonno. Può capitare sotto la doccia, in bagno, o mentre si parla di tutt’altro.
Succede che queste intuizioni siano fugaci, quasi impalpabili. Se non le si fissano subito a volte vanno perse. Per sempre.
Basta poco. Un piccolo blocchetto per appunti, il registratore vocale sul telefonino, o qualsiasi altro metodo. L’importante è prendere subito nota di queste idee… per poi valutarle e coltivarle con calma.

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Strand_MrBennet

Mr. Bennett, Vermont - Copyright 1946 Paul Strand

Gli studiosi della nostra mente la chiamano “attivazione reticolare”. E’ il sistema che il cervello utilizza per stabilire a quali percezioni dare la priorità nel flusso continuo di informazioni e stimoli che ci raggiungono.

E’ una sorta di filtro tra il livello cosciente di ciò di cui ci rendiamo conto e quello subconscio che comunque viene raggiunto da tutte le stimolazioni sensoriali a cui siamo esposti e sensibili.

Probabilmente ti sarà capitato di approfondire un argomento o interessarti di qualcosa di nuovo ed accorgerti di notare cose a tale riguardo che probabilmente c’erano anche prima ma a cui, per scarsa attenzione su quello specifico ambito, non avevi mai fatto caso. Questo è un esempio di come può intervenire l’attivazione reticolare.

Quella sopra è una famosissima foto di Paul Strand, il ritratto di Mr. Bennett.
E’ una immagine che mi è sempre piaciuta, la trovo tra le più belle di questo grande fotografo.

Pochi giorni fa la stavo guardando e per un attimo ho provato ad immaginarmi l’istogramma di questo splendido bianco e nero ma ecco…
Non l’avevo mai notato così, ma quel bottone bianco.. è totalmente sovraesposto…

Da quel momento è come se il mio cervello avesse riclassificato l’immagine.
Non mi è più possibile non notare e dare una grande importanza a quel bottone in mezzo che forse, dirai, è la chiave per l’intensità e la vitalità dell’intera immagine.
Probabilmente è proprio quel piccolo dettaglio che ne determina la bellezza.

Ma io non ci avevo mai fatto caso.

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Curves

Curves - © Copyright 2009 Pega

C’è una frase della famosa fotografa Dorothea Lange che trovo assolutamente magnifica :

“The camera is an instrument that teaches people how to see without a camera”
[La macchina fotografica è uno strumento che insegna alle persone a vedere senza la macchina fotografica]

Buona giornata.

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Caos ciclico

Caos ciclico - © Copyright 2008 Pega

Sarà una deformazione derivata da altre mie attività, ma a volte trovo utile provare a costruire una traccia, o meglio una vera e propria checklist, che mi aiuti a fare le cose.
E’ un metodo che a volte ridicolo ma che spesso può fare la differenza tra un risultato accettabile ed un fallimento. Perchè quindi non provare con la fotografia?
Farsi delle domande prima di scattare potrebbe essere la chiave per migliorare e per fotografare in un modo che sia il più possibile attivo e creativo.
L’approccio può essere del tutto personale e bilanciato in modo variabile a seconda delle proprie inclinazioni, dando più o meno importanza agli aspetti artistici o tecnici.
Ecco un mio propotipo di checklist che sto provando a seguire prima di effettuare uno scatto…
Delle semplici domande da farsi sul momento, non tanto per cercare sempre e comunque delle risposte, quanto per approfondire le ragioni che ci spingono a fare proprio quella fotografia. 

1 – Qual’è il soggetto della foto?

2 – Mi interessa davvero questo soggetto?

3 – Questo soggetto potrà interessare a qualcun altro oltre che a me?

4 – La foto racconterà una storia? Quale?

5 – La foto mi emozionerà? Farà emozionare?

6 – La foto potrebbe offendere qualcuno?

7 – Sarà una foto che mi interesserà anche tra tanto tempo?

Non so se hai mai provato a fare qualcosa del genere. Magari lo fai già in modo istintivo, ma la mia idea è di portare a livello cosciente questa sorta di analisi.
Sicuramente è una pratica che può avere le sue controindicazioni, ad esempio ha una certa azione inibitoria… e tende a far ridurre un po’ il numero di scatti.
E’ solo un’idea. Ancora una volta si tratta di un piccolo esperimento, un semplice metodo per fare un po’ di autocritica ed uno stimolo a far foto più interessanti.

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Michael YamashitaAnche questo mese voglio segnalare il bel volumetto che viene proposto in edicola allegato alla rivista National Geographic.

E’ il secondo della serie “grandi fotografi” iniziata con il numero di Gennaio dedicato a Mc Curry di cui ho parlato in un recente post e che ho apprezzato molto.

Visto che a quanto mi è stato riferito, questi allegati sono risultati in qualche caso difficili da reperire ed esauriti in edicola, questo mese te lo segnalo con minore ritardo…

E’ un’ottima occasione (scusa) per ritagliarsi un piccolo momento nel weekend e sedersi a gustare (o degustare) delle splendide fotografie…

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