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Archive for the ‘Culture’ Category

Beach no more

Beach no more – © Copyright 2009 Pega

Siamo ancora in pieno agosto, è la stagione del caldo e del sole ma anche degli acquazzoni estivi. Perché non approfittarne per qualche scatto a tema, magari mettendo alla prova le capacità “ognitempo” della nostra fida macchina fotografica?
Ecco dunque il tema per questo fine settimana: pioggia e vento, anche attraverso i segni che li anticipano o le tracce che lasciano passando.

L’idea dei weekend assignment è semplice: io ti propongo un tema fotografico da svolgere e tu, se vuoi, puoi partecipare scattando qualche foto. Lo spirito è quello di fotografare seguendo un soggetto o un argomento stabilito a priori. È un esercizio che stimola la creatività e spesso provoca risultati interessanti.
Per questa occasione prova a realizzare qualche scatto secondo il tema che ho proposto. La pioggia ed il vento sono manifestazioni ricche di fascino, e lo sono anche i segni ad essi riconducibili, come quelli che li annunciano. Lo stesso vale anche per le tracce del loro passaggio ed i loro effetti a posteriori, come ad esempio, una pietra levigata da millenni di burrasche.
Paradossalmente però, anche una foto ad un terreno arido per la mancanza di precipitazioni può essere uno scatto che parla della pioggia, senza mostrarla direttamente.
In questo weekend dedica insomma qualche tuo scatto a questa idea fotografica e poi, se vuoi, condividi una tua foto in un commento qui.
Buon divertimento!

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Adoro i timelapse, i video fatti con lunghe sequenze di fotogrammi scattati in un intervallo di tempo che spesso è di notevole durata. Sono una specialità in cui alcuni fotografi sono diventati dei veri maestri, tanto che spesso li cito per i loro lavori straordinari realizzati con grande abilità, pazienza ed attrezzature a volte sofisticate.
Ma l’evoluzione è sempre dietro l’angolo e, quasi per caso, mi sono imbattuto in una sorta di novità tecnologica: Plotagraph Pro, un software che trasforma in timelapse anche una singola foto, attraverso un processo di morphing digitale controllabile tramite vettori, che trasforma anche un solo JPG in un’immagine in movimento ricca di quel soffice dinamismo tipico dei timelapse.
Si tratta di un prodotto che potrebbe aprire la strada ad un intero filone tutto nuovo e modificare l’approccio a vari tipi di fotografia, lanciando addirittura un modo diverso di proporre e vedere le immagini.
Come per i cinemagraph, la questione è controversa e sicuramente rigettata dai puristi. Di certo la ricerca di nuove modalità espressive può passare anche attraverso queste forme di evoluzione che, in qualche caso, si rivelano poi dirompenti.
Qui sotto un esempio di “timelapse artificiale”, un video realizzato dal fotografo Ron Risman partendo da soli 12 scatti (!).

https://vimeo.com/176909293

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Sortilegio

Sortilegio – © Copyright 2012 Pega

Oggi ti ripropongo un gioco divertente dove gli ingredienti sono semplici: un movimento regolare ed una lunga esposizione.
Non ci vuole molto altro per cimentarsi con l’astratto dinamico, un genere che può dare dipendenza perché basta davvero poco per rendersi conto di quante possibilità si possono sperimentare.
In genere si comincia per caso, provando a “vedere che effetto fa” muovere la fotocamera ad otturatore aperto, scovando effetti curiosi. Il passo successivo è cercare maggior qualità, ottimizzando i tempi di esposizione e migliorando la precisione del movimento, magari montando la macchina su un treppiede. Poi si arriva alla fase finale e si cerca di comporre tra loro più movimenti, in genere combinati con l’uso dello zoom.
Ci si può divertire molto con questa storia degli astratti dinamici. Se non hai mai provato inizia con un’esposizione di almeno mezzo secondo ed un preciso movimento lineare (orizzontale o verticale) che esalti i tratti tipici dello scenario che hai a disposizione. Un classico è quello di muovere verticalmente la fotocamera mentre si fotografano alberi, ma anche uno spostamento orizzontale può dare risultati interessanti, specie di fronte a scenari dominati da linee stratificate; l’importante è la fluidità del movimento.
Tra le possibili tecniche sono da tenere poi in considerazione le rotazioni e quindi l’avvicinamento (o allontanamento) dal soggetto, facilmente ottenibile con ottiche zoom.
In genere si va per tentativi, arrivando a trovare una combinazione di movimenti che risulta più o meno armoniosa.
Il mio scatto sopra è uno zoom-out combinato con una rotazione. Tempo di esposizione circa un secondo.
Buon divertimento!

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Dedico questo breve video a tutti i duri e puri, quelli che “io solo a pellicola”. Lo dedico però anche a tutti quei “geek” malati di tecnologia e così attratti solo dagli ultimi ritrovati che il mercato offre, da dimenticare qual è la vera natura della Fotografia.
“La tecnologia non è un problema” dice Oliviero Toscani in questa breve intervista ed io sottoscrivo ogni parola che dice.
E’ grazie alla tecnologia che oggi possiamo realizzare immagini che i fotografi del passato potevano solo sognare, ma non dimentichiamoci che la macchina rimane solo uno strumento e sta solo al fotografo “fare la foto”.
Buona visione.
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In una sua intervista su Photofocus l’ottantacinqenne Jay Maisel, leggenda vivente della Fotografia e vincitore di un’infinità di riconoscimenti, disse una cosa che mi è sempre rimasta impressa:

“Ci sono solo due tipi di fotografie:
quelle che scatti a ciò che che vedi per poterlo condividere,
e quelle che fai per tenerle solo per te”

Secondo questo punto di vista, il primo tipo di immagini è quello in cui tutto ruota intorno al soggetto, all’importanza che il fotografo gli assegna ed alle sensazioni che questi confida possano nascere nell’osservatore. L’obiettivo del fotografo è orientato alle emozioni di chi guarderà l’immagine.
Nel secondo caso lo scenario cambia, o meglio può cambiare. Le fotografie che scattiamo solo per noi possono contenere anche elementi diversi. Se la destinazione è solo personale, si è liberi di andare alla ricerca di aspetti che sappiamo potrebbero non avere senso per altri, cose che non vogliamo o possiamo condividere o che sentiamo non destinate ad essere fruite, forse nemmeno capite da osservatori terzi.
E le tue foto? Quanto ricadono nell’una o l’altra categoria?
Comunque sia, eccoti uno splendido breve documentario su Jay Maisel. Sono sette minuti ben spesi.
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Ok, ma poi... ti dovrò uccidere - Va bene - Photo by Pega

Ok, ma poi… ti dovrò uccidere — ©Copyright 2013, Pega

Da tanto tempo propongo periodicamente una “missione fotografica” da svolgere nel fine settimana, una sorta di incarico simile a quello che può ricevere un fotografo professionista inviato ad approfondire un tema secondo la sua visione e creatività.
Se puoi cimentarti in questo esperimento, l’invito è poi a condividere i risultati dell’assignment, inserendo il link alla tua immagine in un commento a questo post.
L’idea è uscire con già in mente un argomento da svolgere, una missione da compiere, qualcosa di diverso dal solito fotografare solo per sé ed agire invece seguendo un tema assegnato da altri.
Il tema di questo weekend  è molto compatibile con la stagione e l’ampia esposizione delle parti del corpo umano disponibile quando fa più caldo, ed è’ un argomento che tutti possono svolgere facilmente. In questo fine settimana ti invito a fotografare: la body art.

Con questo termine si indica qualunque forma di intervento artistico sul corpo, dai tatuaggi al piercing, passando per le modificazioni, un tema intrigante che può essere svolto in molti modi, sia andando in giro in caccia di ignare “prede” che cimentandosi con qualcuno che vorrà prestarsi ad un set fotografico.
Sta a te decidere se sfruttare la parte del corpo colorata o modificata come dettaglio della foto oppure come protagonista. Potrebbe essere anche molto interessante andare a scattare dove la body art nasce, magari lo studio di un tatuatore.

Buon divertimento e buon weekend!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Sellino sfondato

Sellino sfondato – © Copyright 2008, Pega

Perché fai fotografie? E’ una domanda forse solo apparentemente banale.
Pensaci un attimo: qual è la vera ragione di fondo che ti spinge ad interessarti di fotografia, a spendere tempo e denaro per questa passione? Cos’è che c’è davvero alla base?
Non sto parlando di “cosa significa  per te la tua fotografia” , una domanda che, fatta in un post di qualche tempo fa risultò in un curioso elenco di interessanti ed originali “significati”. Qui sto parlando di un livello più profondo, quello a cui si trovano le motivazioni di base di una passione.
A volte non è facile autoesaminarsi dato che per farlo si devono sfiorare i limiti del nostro essere razionale e cercare di scrutare nel nostro inconscio.
Ci hai mai provato?

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Laundromat at Night

Laundromat at Night – Copyright Nix+Gerber

Lori Nix and Kathleen Gerber, note anche come duo Nix+Gerber, sono specializzate nella creazione di miniature ultra realistiche. Il loro progetto “The City” consiste nella realizzazione di varie scene a carattere post-apocalittico in cui ogni dettaglio è curato alla perfezione, tanto che in foto si ha l’impressione di osservare situazioni reale.
Lori e Kathleen lavorano a questo progetto dal 2005, dedicando molta attenzione alla componente fotografica dato che Lori è un fotografa professionista, ma riescono ad aggiungere solo un paio di scenari all’anno dato che questa non è la loro principale attività.
Ti invito a vedere l’interessante documentario creato da Drawing Room, a proposito del lavoro di queste menti creative.
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Guitar 2 by PPP

Guitar 2 – © Copyright 2008, Pega

Un tipo dalla carnagione chiara alza il volume dello stereo mentre guida la macchina ed un bel suono di chitarra rock emerge dagli altoparlanti.
“Hey! Che roba è?” chiede l’amico afroamericano dal sedile posteriore.
“È Jimi Hendrix”
“No! Lo so chi è, ma perché tu metti Jimi?”
“Mi piace ascoltarlo.”
“Oh, ti piace ascoltarlo. Ecco, è qui che sta il problema. Voi lo ascoltate.”
“Che cosa dovrei fare? Mangiarlo?” chiede il tipo alla guida.
“No, no, dovresti provare a sentirlo” insiste il passeggero.
“Ma sei scemo? Ti ho appena detto che mi piace ascoltarlo!”
“Lo so, ma c’è una bella differenza tra sentire ed ascoltare. Voi bianchi non lo potete sentire Jimi. Voi lo potete soltanto ascoltare“.

È uno scambio di battute tratto dal film “Chi non salta bianco è” del 1992. Ricordando questo dialogo non ho potuto fare a meno di pensare a quanto possa sussistere lo stesso anche in fotografia, dato che con alcune immagini si può rischiare la stessa cosa: ci si può limitare a vederle.
Ovvio, non è una questione di razza ma di atteggiamento.
Con certe fotografie è solo provando ad entrarci in sintonia, “cambiando pelle”, immedesimandosi con il fotografo ed il suo soggetto che si può andare oltre ed iniziare a guardarle davvero, arrivando magari fino a sentirle.

Sarebbe un peccato rimanere nei panni dei bianchi che, nel video sotto sembrano proprio ascoltare senza assolutamente “sentire” la musica di Jimi Hendrix, non trovi?
🙂

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master of photography su SKYLo dico subito: non mi è affatto dispiaciuto il primo impatto con questo nuovo appuntamento televisivo dedicato alla fotografia. Master of Photography è una serie realizzata da Sky con la prima puntata andata in onda lo scorso giovedì 21 Luglio.
Il format è quello del classico talent show con concorrenti che vengono valutati e progressivamente “filtrati” (leggi falciati) dalla giuria di esperti che li elimina nel procedere delle puntate, fino a proclamare un unico vincitore.
E’ un approccio televisivo già visto e rivisto, con le stesse peculiarità abbondantemente sfruttate in una miriade di altri show similari, tutta roba che in genere trovo pesante, spesso stucchevole, con quei ritmi lenti e le odiose finte suspance. In questo caso c’è pure l’elemento del doppiaggio che rende il tutto stranamente artefatto. Però… si parla di fotografia, e lo si fa in un modo abbastanza serio. Quindi, alla fine, lo show si salva.
La puntata che ho visto si lascia guardare, e questo è forse grazie al tentativo di trattare di fotografia in modo non dozzinale ma anzi, sotto alcuni aspetti, quasi professionale. Di sicuro ha il suo peso la presenza di personaggi validi: c’è una giuria autorevole in cui spicca Oliviero Toscani come membro fisso, ed in questa prima puntata c’era pure il membro dell’Agenzia Magnum Alex Webb come “ospite d’onore”; gente seria insomma.
All’inizio i concorrenti ricevono un “assignmemt”, un tema fotografico da svolgere, e se ne vanno in giro per qualche ora a cercare di realizzare la foto da sottoporre alla giuria. Passano poi alla fase di selezione delle immagini ed infine c’è la parte conclusiva in cui la giuria esamina i lavori e decreta chi viene escluso.
Devo dire che mi sono piuttosto piaciuti alcuni scatti realizzati dai concorrenti, ma anche il modo in cui si sono posti di fronte all’assignment e come hanno cercato di affrontarlo. Ho trovato poi interessante lo svolgimento all’esterno (per altro documentato con un certo stile, anche fotografico) e le fasi successive, compresa quella con le considerazioni della giuria sul valore degli scatti selezionati.
Insomma, penso che giovedì prossimo seguirò la seconda puntata di Master of Photography.
🙂

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