Ne sono certo, non hanno ucciso l’Uomo Ragno: io l’ho incontrato al Lucca Comics.
Era quasi l’imbrunire, lui prima si era appostato sotto un cornicione a guardare da lontano i tanti partecipanti che sciamavano per le strade, poi ha capito che era tra amici, che poteva mescolarsi con la folla, libero.
Nessuno voleva ucciderlo e così l’Uomo Ragno è sceso ed ha iniziato a divertirsi, parlare con le persone e girare tranquillo per la città di Lucca che, come ogni anno ospita una bellissima manifestazione. Migliaia di cosplay provenienti da tutta Italia ma anche dal resto d’Europa e del mondo con i loro bellissimi costumi che sembrano uscire dalle dimensioni parallele dei loro personaggi: fantasy, fumetti, fiabe, videogiochi, saghe cinematografiche o televisive. E’ un universo culturale vastissimo, fatto di immaginario, passione, fantasia e divertimento.
L’Uomo Ragno mi ha detto di sentirsi davvero a casa al Lucca Comics, perché durante i giorni di questa festa si può vagare per le strade incarnando un eroe o un mostro, un carnefice o una vittima, un personaggio reale o di fantasia, senza dover sottostare a regole o vincoli di età.
Al Comics nessuno ti giudica, al contrario c’è un’aria di condivisione ed ammirazione gli uni degli altri, rispetto e curiosità reciproca. Una gran bella atmosfera.
Insomma l’Uomo Ragno era proprio contento, così ho colto la palla al balzo e gli ho chiesto se potevo fargli un ritratto. Non se lo è fatto dire due volte: con un salto si è appeso a testa in giù e senza farsi troppo notare si è messo in posa.
Ciao Lucca!
🙂
Archive for the ‘People’ Category
Non hanno ucciso l’Uomo Ragno
Posted in Culture, Flash shots, People, Photography portraits, Technique, tagged Comics, Cosplay, costume, fotografia, imbrunire, Lucca. ragnatela, luce, spiderman, supereroe, Uomo Ragno on 04/11/2012| 4 Comments »
E tu come impari?
Posted in Black and White, Candid portraits, People, tagged apprendere, fotografia, imparare, metodo, pega, sondaggio on 07/10/2012| 10 Comments »
C’è chi ha bisogno di imparare iniziando dalle basi: “questa è una fotocamera”, “clicca qui”, “cos’è l’otturatore”, “come funziona il diaframma”, etc, etc…
Altri invece partono dai risultati: vedono una foto, ne rimangono affascinati ed iniziano a studiare come si fa per ottenere quell’effetto… un percorso al rovescio.
Che si tratti o meno di fotografia c’è poi la questione di quale “canale” si predilige per imparare. C’è chi sceglie un insegnante che guidi e trasmetta conoscenze, chi preferisce leggere libri, riviste o comunque fonti scritte, chi ancora si trova meglio sperimentando, sbagliando ed imparando dall’esperienza.
Esistono molti modi di apprendere ed il bello è che non ce n’è uno migliore degli altri. Sono tutti validi perché ognuno di noi trova il metodo che più gli si addice. L’importante è arrivare, capendo qual’è il percorso che ci è più congeniale.
Ogni strada per l’apprendimento ha i suoi pregi ed i suoi difetti. Ad esempio partendo dai risultati e lavorando al contrario, per scoprire come ottenerli, si rischia di perdersi interi filoni della materia, mentre seguendo la via classica, che parte dalle basi, ci si può perdere e magari annoiarsi prima di trovare quei primi risultati che fanno scoccare la scintilla di una vera passione.
E’ importante cercare di rendersi conto di qual’è il proprio modo di imparare. Ciò può aiutare moltissimo nel riuscire ad evitare percorsi faticosi o addirittura inutili e regala tempo prezioso.
E tu come impari?
Dennis Stock e Pablo Inirio
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged arte, Audrey Hepburn, Billy Wilder, camera oscura, darkroom, Dennis Stock, fotografia, maestria, magnum, New York, pablo inirio, post produzione, postproduzione, printer, stampatore, talento on 25/09/2012| 7 Comments »
Tempo fa, in un post presi spunto da una foto di Dennis Stock per parlare di postproduzione, citando lo stretto rapporto che esisteva tra fotografo e stampatore ai tempi della camera oscura, in particolare con Pablo Inirio, storico “printer” dell’agenzia Magnum e quindi tra i più importanti personaggi questo campo. La foto qui a fianco è tra i prodotti più noti della coppia Stock-Inirio. New York 1954, una giovane Audrey Hepburn viene splendidamente immortalata da Stock durante le riprese del film “Sabrina” di Billy Wilder, il tocco da maestro della gelatina di argento di Inirio fa tutto il resto.
Dennis Stock, classe 1928, a vent’anni fu apprendista fotografo presso la rivista Life e nel 1951 entrò nell’agenzia Magnum. Noto per la sua abilità nel cercare e catturare lo spirito americano attraverso le sue figure più iconiche, realizzò alcuni ritratti che tutti conosciamo anche se non sempre gli attribuiamo. Tra questi gli scatti a James Dean in Times Square ed alla Hepburn, ma anche quelli a Louis Armstrong, Billie Holiday e Duke Ellington. Negli anni successivi si dedicò ad un’attività più orientata alla documentaristica e sul finire degli anni sessanta si focalizzò sul mondo degli hippies e sul loro tentativo di cambiare la società. Poi, negli anni settanta, proseguì questa sua ricerca orientandosi sulla natura, realizzando splendidi lavori sul paesaggio e sulla natura.
Su Pablo Inirio si trova invece molto poco. Sarà perché gli stampatori sono sempre stati considerati figure di secondo piano e forse anche schive per loro indole. Forse non a caso sceglievano di esprimere il loro talento nel buio della camera oscura. Può anche darsi che su Inirio sia stato detto poco perché si tratta di una persona ancora in attività. Quel che è certo è che è una figura storica dell’agenzia Magnum e che anche il suo contributo servì a rendere memorabile questa fotografia. Ecco qui a fianco le annotazioni di stampa, prese da Inirio stesso, sul provino della foto alla Hepburn scattata da Stock. Sono note su tempi di esposizione per enfatizzare o meno le varie zone della fotografia. Prova ad immaginarteli: fotografo e stampatore curvi sul tavolo che guardano la stampa di prova e discutono insieme sul risultato desiderato. Tecnica e gusto. Voglia di massimizzare il risultato, talento e misura. Un altro documento all’insegna del lavoro di completamento dell’opera, importante e necessario, da sempre assegnato ad una attenta e sapiente fase di post produzione.
Batteriografia
Posted in Culture, People, Technique, video, tagged batteri, biofotografia, coltura, DNA, Einstein, fotografia, meduse, processo, ultravioletto, Zachary Copfer on 19/09/2012| 4 Comments »

Zachary Copfer è un microbiologo che ha sviluppato una tecnica di stampa fotografica decisamente originale, qualcosa di mai visto prima.
Mixando le sue competenze scientifiche con la passione per la fotografia, Copfer ha messo a punto un processo battezzato “batteriografia” che consiste nello sfruttare il controllo della crescita di batteri per la formazione di immagini.
Non c’è uso di carta fotosensibile, niente inchiostro nè reagenti chimici ma ricorda comunque quello che avveniva in camera oscura. Come funziona?
Si prende una lastra di un materiale plastico e la si ricopre di uno strato batterico, ad esempio una coltura di batteri tipo E.Coli geneticamente modificata con parti di DNA di medusa. Questo supporto “sensibile” così costituito viene quindi “esposto”, irraggiandolo con un fascio di ultravioletti mascherato da una superficie raffigurante il negativo dell’immagine che si vuole realizzare.
Poi c’è lo sviluppo, che consiste semplicemente nell’attendere la crescita della colonia batterica che avviene nelle zone non irraggiate. Quindi il fissaggio, che Copfer ottiene raffreddando la lastra per fermare il processo di crescita e poi stendendo una mano di vernice acrilica.
Ecco fatto: il primo processo biofotografico della storia; una sorta di fotografia vivente.
Copfer si diverte a realizzare con questa tecnica “stampe” di immagini famose, dall’iconico ritratto di Einstein alle foto del telescopio Hubble, ponendosi come anello mancante tra scienziati ed artisti visuali.
Trovo molto interessante il suo punto di vista. Copfer sostiene che in realtà non c’è separazione tra arte e scienza e che questa dicotomia è solo frutto di ignoranza. L’eleganza delle teorie scientifiche che descrivono la natura rendono la scienza un luogo ricco di poesia e terreno fertile per visioni artistiche.
Le sue opere sono in mostra presso la galleria dell’Università di Cincinnati dove Zachary lavora ed ha sviluppato questa curiosa tecnica.
Da provare a casa? Anche no.
🙂
(Fonte: Xatakafoto)
La creatività è remix
Posted in Black and White, Culture, People, video, tagged arte, aspettativa, creatività, critica, fotografia, originale, originalità, Pablo Picasso, remix, rielaborazione, rimozione, TED (conference) on 13/09/2012| 7 Comments »
Pablo Picasso diceva “i buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano“.
Quello della creatività, intesa come “capacità di creare” è un processo che, come tutti i fenomeni naturali, non è discontinuo: niente si crea dal nulla.
La nostra immaginazione lavora sulle basi di ciò che conosciamo, portando qualunque creazione artistica ad essere, in sostanza, una rielaborazione di qualcosa di già esistente.
Anche le creature più fantasiose create dalla mente altro non sono che incroci di esseri reali ed accettare tutto questo è un passo di consapevolezza che Picasso espresse in modo perfetto.
Il copiare-prendere in prestito-rubare in genere avviene in modo inconsapevole; l’artista semplicemente percepisce ed osserva ciò che incontra, ad esempio la natura o il lavoro di altri, assorbe come una spugna, poi introietta, magari rimuove e dimentica.
La fase successiva è rielaborazione e trasformazione, un’opera di remix che risulta nel parto di qualcosa che può essere percepito come originale e nuovo.
Ho trovato molto interessante il video che trovi sotto, tratto da una conferenza TED a proposito di tutto ciò. E’ una lezione tenuta da Kirby Ferguson, scrittore e regista, che ci prende per mano in un viaggio affascinante nei percorsi della creatività.
Sono riflessioni che possono scuotere quello che è il concetto stesso di “originalità”, in particolare se applicati al mondo della fotografia, dove la questione è tabù e spesso fonte di grandi polemiche.
La creatività viene da fuori e non da dentro, dipendiamo gli uni dagli altri, scrittori e cuochi l’hanno capito da secoli. Per molti fotografi accettare questo non è un atto di mediocrità ma una liberazione.
Per chi mastica poco l’inglese questo è il link alla versione sottotitolata del video.
Prenditi 10 minuti e guardatelo tutto, con calma, fino in fondo, ne vale la pena.
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L’antica arte della postproduzione
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, Street Photo, Technique, tagged arte, bianco e nero, cultura, Dennis Stock, fotografia, gusto, James Dean, magnum, New York, note, postproduzione, stampa, stampatore, storia, sviluppo on 09/09/2012| 30 Comments »
E’ stata definita come “L’indimenticabile immagine di James Dean, curvo nel suo soprabito scuro, come quasi avesse il peso di una intera generazione sulle spalle.”
Questa emblematica foto fu scattata nel 1955 in Times Square da Dennis Stock, famoso membro dell’agenzia Magnum.
James Dean cammina nella pioggia, sigaretta in bocca, i chiaroscuri della New York degli anni cinquanta espressi in modo magistrale con un bianco e nero stupendo, impreziosito dall’atmosfera nebbiosa.
Un grande scatto, con un gran soggetto, la composizione perfetta, l’atmosfera ideale… o forse… quasi.
Non tutti sanno, in particolare non lo sanno i tanti profeti del “Io la postproduzione mai“, che in realtà ben prima dell’avvento del digitale, tutti i grandi fotografi lavoravano insieme ad una figura che era in pratica la loro metà: lo stampatore.
Come nel caso che citavo in un vecchio post, anche qui la foto famosa beneficiò del lavoro di colui che spesso restava nell’ombra, in questo caso Pablo Inirio, uno dei più grandi maestri di camera oscura della storia della fotografia.
Ecco qui sotto il bozzetto con le istruzioni di stampa, un trattamento che adesso possiamo facilmente fare su Photoshop o deleghiamo alla nostra fotocamera (quando scattiamo in jpg). Con la pellicola ci voleva gran manualità ed esperienza, così si lavorava prima dell’avvento del digitale. Un bel documento per chi spesso discute sul tema della postproduzione, che fa capire come la questione stia tutta nel gusto e nella misura, non nel principio o nella tecnica.
Pensaci la prossima volta che giudichi i tuoi scatti senza prima averli “processati”.















I commenti alle tue foto
Posted in Candid portraits, People, Street Photo, tagged commenti, critica, emozioni, fotografia, idee, pega on 23/10/2012| 10 Comments »
Sharp shadow on worker – © Copyright 2009 Pega
Spesso si rimane delusi quando un commento ad una nostra foto è semplicemente qualcosa del tipo “bella”, “brutta”, “mi piace”, “non mi piace”….
Non parlo solo di ciò che avviene su social tipo Flickr o Facebook, dove l’agglomerarsi di commenti più o meno sinceri è parte del gioco, parlo soprattutto di quello che ci viene detto “dal vivo”, dalle persone a cui mostriamo una foto.
A volte un commento di questo tipo, anche se apparentemente positivo può proprio deprimere. Come fare per cambiare questa situazione in un’occasione di riscontro costruttivo?
Una possibile strada può essere quella di provare capire meglio ed approfondire le impressioni che la persona che abbiamo davanti ha realmente ricavato dalla foto. Ad esempio potremo chiedergli: “Che cos’è in particolare che ti piace/non ti piace in questa foto?”, “Che sensazioni o emozioni ti trasmette?”, “A cosa ti fa pensare?”.
Sono domande che dovrebbero spingere ad esprimere meglio i motivi del giudizio ed aiutarci a capire se e quanto poter far tesoro di una critica o gioire di un complimento.
Non è comunque un qualcosa di facile, anche perché la verita è che spesso i commenti ci raccontano molto di più su chi sono i nostri commentatori che non sul reale valore della nostra fotografia.
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