Mi è capitato uno strano dialogo. La persona con cui sto parlando di macchine fotografiche ad un certo punto mi dice “Sai, mi piacerebbe molto fare della fotografia il mio lavoro”
“Bello!”, dico io, “Ed in che tipo di attività intenderesti impegnarti?”
“Non so di preciso. Sicuramente non i matrimoni, piuttosto qualcosa tipo giornalista o forse anche fotografia artistica pura“.
Comincio ad avere dei dubbi e chiedo “A chi ti ispiri? Ci sono figure di grandi fotografi a cui fai riferimento?”
“No, non mi interessa il passato o la storia della fotografia, io voglio fare qualcosa di nuovo”
“Ma se non conosci niente di cosa è già stato fatto e di come si è evoluta questa forma d’arte, come pensi di fare?”
“Non lo so, ma non mi interessa leggere libri o stare a sentire storie. Io voglio seguire la mia ispirazione.”
Dopo una pausa imbarazzata sono riuscito solo a dire “Beh, in bocca al lupo”.
Non mi sono sentito di dare altri incoraggiamenti e sono rimasto piuttosto perplesso, nonostante l’iniziale entusiasmo provocato dal sentire qualcuno che dichiara così decise intenzioni sul proprio futuro.
Che ne pensi? Io di una cosa sola sono sicuro: riportando qui le sue parole ma non il suo nome, non credo di aver mancato di rispetto a questa persona.
E comunque mi ha anche assicurato che non legge mai alcun blog…
🙂
Daido Moriyama è un fotografo giapponese molto noto a livello internazionale. Il suo lavoro è considerato tra i più interessanti ed innovativi degli ultimi anni perché introduce una visione che è una sorta di ibrido tra la fotografia documentaristica e quella puramente artistica.
Nato ad Osaka nel 1938 è stato prima allievo di Takeji Iwamiya e poi assistente di Eikoh Hosoe, nomi che non a tutti diranno qualcosa, ma che sono quelli di due grandi maestri della fotografia giapponese del ventesimo secolo.
Negli anni sessanta e settanta sviluppa una importante collaborazione con Provoke (periodico cult di contestazione) producendo i suoi lavori fotografici più famosi: “Japan: a photo theater”, “Scandal”, “Pantomime”, “Accident”, “Farewell photography”, “Hunter”. Ma è negli anni novanta che diviene famoso a livello internazionale esponendo i suoi lavori dallo stile crudo e decadente, in musei e gallerie di tutto il mondo.
Moriyama realizzava e realizza ancora gran parte dei suoi scatti per le strade di Tokio, alla ricerca di istanti dal forte impatto.
Sono immagini spesso imperfette, in un bianco e nero dai forti contrasti, con strade e vicoli, scorci bui ed interni malfamati che il fotografo giapponese documenta con poca o nulla attenzione all’estetica, in modo quasi brutale.
Come sempre accade, è interessante sentire come egli stesso descrive il suo modo di fotografare:
“La superficie esteriore che appare ai miei occhi costituisce uno stimolo che scatena un impulso, una reazione. Io cammino per le strade della città con la mia macchina fotografica costantemente bombardato da questi stimoli. Con la mia macchina riesco a produrre una reazione a questa molteplicità di sollecitazioni e a rispondere a loro”.
Quella di Moriyama è una fotografia che, specie nella fase più intensa della sua carriera, si fece portavoce del punto di vista della generazione della contestazione, contro l’ipocrisia della società, mostrando un Giappone che il resto del mondo non conosceva.
.
Ed eccomi con il quarto ed ultimo post di questa mini serie in cui ho proposto il mio personale decalogo che vorrei sempre tenere presente per favorire la fortuna in fotografia.
Sono le ultime due regole. Le ho lasciate alla fine perché per molti aspetti le considero le più importanti, ma probabilmente anche le meno semplici da seguire.
9) Provare continuamente cose nuove. Credo che esplorare nuove idee e tecniche sia fondamentale. Anche se strane o apparentemente stupide, se permettiamo alla nostra creatività di esplorarne di nuove, non è difficile che nel passare tra queste idee possa venir fuori qualcosa di interessante.
Magari la prima non sarà buona ma forse la seconda o la terza si.
Con tutto questo non voglio dire che non va bene continuare ad approfondire quelli che sono i filoni che si preferiscono ed a cui siamo affezionati, però forse è bello lasciare un piccolo spicchio di attenzione e di tempo per le novità.
Esplorare, cercare, imparare. Poi, se l’idea non vale la pena, anche lasciar perdere, ma intanto aver fatto nuove esperienze ed alimentato la nostra creatività.
10) Pubblicare, esporre, mostrare e condividere. Se scattiamo e lasciamo nel cassetto (o nell’hard disk del nostro computer) le nostre immagini non daremo loro alcuna possibilità. Nessun colpo di fortuna potrà mai aiutare una nostra fotografia se ce la teniamo tutta per noi, neanche se si dovesse trattare del più grande capolavoro della storia. Solo condividendo e lasciando “uscire dal nido” le nostre foto avremo fatto tutti i passi necessari per permettere alla fortuna di darci davvero una mano.
Non c’è molto da spiegare per il tema di questo fine settimana. Un bacio è un bacio.
Può essere quello appassionato tra due amanti, quello rituale tra persone che si salutano o quello di mille altre situazioni.
Come fotografi possiamo decidere se rubarlo da lontano con il teleobiettivo, chiederlo ad un soggetto consapevole o magari partecipare in un autoscatto. Sta a noi la scelta.
Puoi interpretare come più ti piace questo weekend assignment, rendendo il bacio il protagonista assoluto della tua immagine o anche solo un dettaglio in una tua fotografia.
Insomma, in questo fine settimana prova a realizzare qualche scatto su questo tema. Far fotografie avendo in mente un assignment ci può aiutare molto a coltivare la nostra creatività.
Come al solito, ti invito poi a condividere i risultati di questa tradizionale missione del fine settimana, e per farlo non hai che da inserire in un commento qui sotto, il link alle tue foto.
Ian Ruhter è un fotografo di Los Angeles che ha trasformato il suo furgone in una fotocamera (gigante).
Sì, hai letto bene. Ian ha deciso di ripercorrere i passi dei pionieri della fotografia americana che, nell’ottocento, si muovevano con carri pieni di attrezzature enormi e pesanti, ad immortalare gli spazi incontaminati del nuovo continente.
Ian si sposta alla ricerca di immagini che cattura con la vecchia tecnica della lastra umida al collodio, usando come supporto enormi fogli metallici che prepara personalmente per l’esposizione con il classico bagno di sali d’argento.
Il furgone funge da corpo della fotocamera ed ogni scatto è complesso e costoso, sicuramente unico.
Nella foto sopra eccolo con una sua foto 90×60 realizzata sul lago Mammoth in California costata ben due anni di tentativi.
Se ti affascina l’argomento ti consiglio di dare un’occhiata all’interessante video sotto ed anche alla sua galleria di immagini.
Come promesso, eccomi con qualche altro punto del mio personale decalogo per aiutare la “Fortuna” in fotografia.
Dopo quelli elencati nei post precedenti, oggi provo a descriverne altri che sempre vorrei provare a tenere a mente per favorire un più frequente presentarsi della suddetta…
6) Devo rallentare, quando possibile fermarmi. Troppo spesso mi accorgo di avere un ritmo che è semplicemente troppo rapido per la fotografia. Voglio provare ad assumere un atteggiamento più contemplativo ed aprirmi alle sensazioni, magari mettendo giù la macchina fotografica ed aspettando, oppure anche piazzandola su un treppiede. Usare un treppiede è un grande aiuto, me ne sono reso conto parecchie volte, ma fa sempre troppa fatica portarlo. Vero? 🙂
7) Concepire e lavorare su progetti. Non c’è alcun dubbio: avere un obiettivo chiaro aiuta moltissimo la fortuna! Credo che questa sia una delle regole più importanti in assoluto, in grado di portare la nostra fotografia ad un livello superiore.
8) Ogni tanto devo comprarmi un nuovo “giocattolo”. Imparare ad usare qualcosa di nuovo aiuta a vedere in modo diverso. Non importa necessariamente spendere molto, anche un piccolo accessorio a volte può aprire nuovi orizzonti.
Provare per credere.
E’ la fotografia un’arte?
Possibile che sia un artista colui che si sporge da dietro un angolo o inquadra da lontano il suo soggetto inconsapevole e poi, semplicemente schiacciando un bottone, con un’azione che non richiede particolari abilità, crea in un attimo la sua opera?
E’ arte il cogliere casualmente, o quasi, momenti di vita altrui o eventi imprevedibili?
E’ arte creare immagini perfette grazie agli automatismi ed alla qualità di un oggetto di raffinata tecnologia?
Dico subito che non lo so, però ho l’impressione che quando fotografiamo senza un’idea in testa, senza quella voglia di creare qualcosa partendo da un concetto, senza prepararci e magari solo pretendendo di produrre un’opera saltando quello che è il processo che tutti gli altri artisti percorrono, allora la fotografia non è un’arte nel vero senso della parola.
L’arte non può essere frutto del caso. Può forse contenerne una minima componente, ma di base deve essere qualcosa che nasce dalla visione dell’artista.
Insomma, forse quando il da poco scomparso Ando Gilardi diceva “meglio ladro che fotografo“, probabilmente non aveva preso in considerazione che in qualche caso potrebbe trattarsi dello stesso mestiere.
🙂
Hai impegni per il weekend del 12 e 13 Maggio? Se ami la fotografia di paesaggio e gli splendidi scenari che in questo periodo dell’anno regala quest’angolo di Toscana, ti segnalo la due giorni in Val d’Orcia proposta dagli amici di Photoexperience.
Si tratta di qualcosa a metà tra un workshop ed una breve vacanza, alla scoperta di angoli suggestivi ma anche location particolari, in linea con lo stile di questi eventi, sempre alla ricerca di spunti interessanti adatti sia a fotografi principianti che esperti.
In questo caso gli organizzatori accompagneranno i partecipanti verso affascinanti scorci fotografici ed anche luoghi resi famosi da scene cinematografiche di film come “Il Gladiatore” o “Il Paziente Inglese”, il tutto in un weekend adatto anche ad eventuali accompagnatori non totalmente dediti alla fotografia.
Lo scorso anno ho partecipato ad uno di questi eventi divertendomi molto, posso raccomandartelo in tutta tranquillità. Qui il breve resoconto postato sul blog.
Per informazioni ed iscrizioni ti invito a visitare il sito di Photoexperience dove potrai trovare tutti i dettagli ed anche il link all’agenzia che segue la parte relativa alla sistemazione in agriturismo per il weekend. Mi risulta che ci siano ancora posti disponibili ma ti invito ad affrettarti in caso di interesse.
Questa foto di Donald Weber fa parte del reportage dal titolo “Interrogations” che ha vinto la seconda edizione del World Report Award. | Premio Italiano di Fotogiornalismo, una manifestazione a cui hanno partecipato oltre 300 fotografi di fama internazionale con i loro lavori provenienti da tutti i continenti. Sono stati esaminati da una giuria formata da componenti dello staff del Festival della Fotografia Etica, con la collaborazione esterna di Sandro Iovine.
Alla fine è stato premiato questo lavoro fotogiornalistico molto drammatico che descrive la situazione degli interrogatori nel sistema giuridico russo. Un reportage fatto di immagini realizzate in stanze piccole e claustrofobiche, con colori che le rendono molto potenti. Le espressioni delle persone ritratte trasmettono paure ed angoscia ed appartengono ad una realtà dura dove la giustizia ha dinamiche inquietanti. Ne risulta un lavoro che con le parole dell’autore “interroga gli interrogatori“.
Puoi trovare alcune altre immagini di questo reportage ed anche la nota della giuria sul sito del Festival della Fotografia Etica a cui ti consiglio di dare un’occhiata.
Rieccomi, come promesso, con un altro post a proposito della Fortuna in fotografia.
È il seguito del mio personale decalogo a cui accennavo alcuni giorni fa, che vorrei provare a tenere a mente per favorire il presentarsi della suddetta.
Dunque dopo i primi due punti eccone altri:
3) Devo ricordare più spesso di guardarmi intorno. Osservare quello che c’è oltre al soggetto che abbiamo deciso di immortalare è spesso fonte di grandi spunti. Una cosa di cui mi sono accorto è poi che non di rado c’è qualcosa di interessante proprio nella direzione opposta a quella in cui sto fotografando. Insomma conviene sempre voltarsi di centottanta gradi e dare un’occhiata alle proprie spalle.
4) Girarci intorno, letteralmente. Questo è quasi un corollario del precedente. L’idea è che un soggetto a volte può apparire straordinario proprio grazie ad una inquadratura particolare. E non è detto che questa sia la prima che ci si presenta…
5) Provare a fotografare le cose nelle 24 ore, con luce diversa. Tutti tendiamo troppo a “fare con comodo” e far fotografie nei momenti piu confortevoli. È importante provare ad abbandonare l’idea di guardare (e fotografare) il mondo sempre alla stessa ora perché potrebbe essere QUELLA SBAGLIATA.
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