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Less is more – Copyright 2010 Martino Meli

In un precedente post ho proposto un altro dei miei “assignment” del fine settimana. Il tema era: il minimalismo.
Mi ha fatto molto piacere ricevere nei commenti al post varie immagini, davvero notevoli, riferite a questo genere di fotografia e ringrazio i partecipanti per aver interpretato con il giusto spirito di sperimentazione e condivisione questa sorta di “missione fotografica settimanale”.
Questa sopra è l’interpretazione di Martino Meli, un’immagine che personalmente trovo straordinaria.
Minimalismo allo stato puro, formato da una terna di tonalità di base.
E’ una composizione astratta in cui le tre zone si sfiorano con una geometria compositiva intrigante.
C’è il grigio, c’è il nero, c’è il bianco.
C’è una linea di divisione netta e c’è un confine sfuocato…
Probabilmente, anzi sicuramente c’è anche molto di più…
Io ne sono rimasto semplicemente affascinato.

Complimenti a Martino ma anche a Willa ed a Guido Masi per i loro contributi.
Al prossimo “weekend assignment”!

nautilus_shell

Nautilus shell – Copyright 1927 Edward Weston

In un precedente post parlavo del peperone di Weston, oggi della conchiglia.
Torno su Weston perchè ho letto la notizia della vendita all’asta di questa fotografia.
Weston l’ha scattata nel 1927 e la stampa firmata dall’autore fu acquistata nello stesso anno da un giovane fotografo di nome Bernice Lovett che la pagò 10$.
Tempo fa l’opera è stata venduta attraverso un’asta da Sotheby’s a New York  per qualcosa come un milione di dollari ed entra a pieno titolo a far parte delle foto più costose della storia.
Come sarebbe appenderla in salotto eh… 🙂

pepper_n30

Pepper number 30 – Copyright 1930 Edward Weston

“Peperone numero trenta” di Edward Weston. Forse una tra le opere più famose di un grande maestro della fotografia del novecento.
Ogni volta che osservo questa immagine non posso fare a meno di rimanere ammirato, ed è forse per questo che è una tra le mie foto preferite in assoluto.
Non è solo la perfezione del bianco e nero, la sensualità delle forme cercate e trovate dal fotografo, non è solo la luce perfetta con quel buio dietro ed i dettagli che risaltano sulla superficie morbida. C’è qualcosa che mi affascina in particolare…
E’ quel “numero trenta”.
Il numero racconta la storia di questa foto, dei vari tentativi dell’artista di trovare lo scatto perfetto.
Peperone numero trenta significa che ci sono come minimo almeno altri ventinove peperoni che Weston fotografò nel percorso che portò a questo capolavoro.
Insomma, l’opera non è frutto di un isolato colpo di genio o di uno scatto fortunato. E’ il risultato di un lavoro di ricerca e tentativi, è impegno e fatica.
Mi diverte provare ad immaginare Edward Weston che nel 1930 si concentra su questo progetto di still life e magari incassa anche qualche battuta ironica di qualcuno che lo deride, o semplicemente scherza su un fotografo che si ostina ad immortalare peperoni… Ma Weston sa cosa vuole e continua a fotografare…
Il numero trenta è per me il tassello chiave di quest’opera.
E’ uno dei tanti casi in cui il titolo integra e completa un capolavoro, raccontando una storia che aiuta ad avvicinarci all’autore e a capire la passione, il talento ed anche la determinazione di un grande artista.

Ed ora… non ci resta che fare un salto al mercato, a vedere che cosa c’è di interessante e sensuale tra i prodotti di stagione…

🙂

Solo uno zoom?

Zoom Sigma 200-500mm_f28
Lo zoom Sigma 200-500 f/2.8 (!) – $ 38.000,00

Ricordi il sondaggio di qualche tempo fa sulle lenti fisse?
Ebbene, com’era forse prevedibile ha vinto il cosiddetto “cinquantino”.
Una lente classica, luminosa, versatile, tipicamente molto nitida ed anche piuttosto economica.

Certo che doverne scegliere una sola è apparsa a molti una limitazione davvero notevole, ed in realtà è così, anche se forse proprio l’imporsi un’unica focale fissa può essere la chiave per un divertente esercizio di stimolazione della nostra creatività.

Oggi però, come promesso in uno dei commenti, ecco subito il “controsondaggio”.

Dalle lenti sempici e primarie, passiamo a quelle a cui tutti ci siamo abituati negli ultimi anni: gli zoom.

Lo zoom è una lente tecnologica, “lussuosa”, difficile da costruire, è un compromesso di prestazioni e caratteristiche, è costosa ma… è comosiddima.
Con lo zoom si cambia inquadratura e composizione senza movere un passo, si riempie il fotogramma a proprio piacimento con un lieve movimento del polso… Un sogno per i fotografi di solo qualche decennio fa.
Oggi ci sono degli zoom che veramente potrebbero essere l’unica lente da poter usare, senza scherzi.

Un sondaggio sugli zoom è una cosa un po’ più difficile da fare perchè in realtà la classificazione di queste lenti è molto variegata. Si possono avere zoom con limitata estensione della focale e zoom che invece tendono ad estendersi su gamme molto ampie, ci sono zoom a luminosità variabile ed altri che la mantengono su tutto l’arco dell’escursione, ci sono poi quelli stabilizzati, etc…

Le risposte possibili al sondaggio sono quindi molte di più di quelle indicate sotto… e proprio per questo è possibile anche aggiungere risposte non previste.

Possiamo sbizzarrirci!
Quale zoom sarebbe la tua scelta ideale?
Partecipa al sondaggio qui sotto. Basta un click.

Flash e matematica

Power Metal

Power Metal - Copyright 2010 Pega

C’è stato un tempo in cui usare il flash voleva dire fare dei bei calcoli.
Matematica seria. Numeri guida, distanze, tempi, tabelle, shutter dragging…

Poi sono arrivate le tecnologie TTL (through the lens) che hanno semplificato la vita a noi poveri mortali.
Ma il vero cambiamento, è stato anche per quest’aspetto della fotografia, il digitale.

La possibilità di rivedere subito sul display il risultato dello scatto è impareggiabile. Altro che elettronica ed automatismi!
Oggi si possono usare con facilità flash multipli, mixarli con la luce ambientale, giocare con i rimbalzi… si può provare ad azzardare soluzioni ed idee creative regolando anche tutto in manuale, con attrezzature e costi limitatissimi.

Hai mai provato a giocare con i flash?
Prova, ma attenzione è pericoloso….
Perchè?

Perchè dà dipendenza.

🙂

Pixelpeepers

L'autunno nel cuore

L'autunno nel cuore (Ipholaroid project) - © Copyright 2009 Pega

Rimango interdetto ogni volta che mi capita di osservare e commentare una foto insieme a qualcuno che appartiene alla categoria dei “pixelpeepers”.
Vengono chiamati così quelli che si focalizzano totalmente sulle caratteristiche di qualità dell’immagine nel senso della nitidezza, della definizione, dell’assenza di imperfezioni o aberrazioni cromatiche. Sono quelli che come prima cosa vanno a vedere una foto ingrandita al 100%, a volte addirittura al 200%, alla ricerca di difetti.
Spesso non si preoccupano del soggetto, dell’inquadratura, della composizione… non notano problemi di esposizione o bilanciamento del bianco… non parliamo poi di messaggio, riferimenti o emozioni…

Non che io non apprezzi la nitidezza, ci mancherebbe altro, ma trovo questo approccio “pixelpeeper” piuttosto superficiale, decisamente limitativo, o forse solo un po’ nerd, povero e forse succube delle spinte di marketing dei produttori di attrezzature fotografiche.

Che senso ha preoccuparsi così tanto della qualità microscopica di una foto? E sopratutto ha senso preoccuparsene così tanto osservandola solo sul monitor di un pc? Sarà il caso di stamparle queste foto ed osservarle ad uno stadio “completo” dell’opera? Dalla distanza giusta ad esempio?

Solo un decennio fa i professionisti si preoccupavano della qualità andando a studiare le stampe 10×15 (se non addirittura i provini) con la lente di ingrandimento.
Oggi osservare una foto al 100% è come guardare con la lente una stampa di un paio di metri quadrati.

Che dire… Avrebbe senso ascoltare un assolo di Jimmy Hendrix concentrandosi solo sul ronzio di fondo della sua chitarra?

Beh, se ogni tanto leggi questo blog sai quanto io ami le connessioni tra musica e fotografia… In questi anni ho cestinato vari CD di pessima musica registrata magistralmente, ma tengo ben stretto qualche vecchio disco… in cui abbondano ronzii, fruscii ed incredibilmente addirittura qualche piccola stecca, ma dove la qualità dell’opera è semplicemente sufficiente a far subito dimenticare tutto il resto.

Gustiamoci le foto che ci capita di vedere, guardiamole nel loro complesso, “degustiamole“, cerchiamo di apprezzarne a fondo le qualità ed il messaggio.
Se poi saranno anche perfettamente nitide… tanto meglio.

🙂

Il profilo del cormorano

Il profilo del cormorano – © Copyright 2009 Pega

Ormai sta diventando una piccola tradizione. Il sabato provo a sottoporti un’idea, una missione fotografica… un “assignment”.
Questa settimana si tratta di un vero e proprio filone : la foto minimalista.

Il minimalismo è l’arte del levare, del riuscire a non aggiungere, del messaggio attraverso un minimo di elementi… è anche molto altro, è un vero e proprio stile.
Personalmente ammiro molto chi riesce bene in questo genere e quindi… perchè non provarci?
In questi giorni prova anche tu a fotografare “pensando minimale”. Cerca i segni, le geometrie, i piccoli dettagli isolati.
Prova qualche scatto minimalista.
Poi, come ormai propongo sempre, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
E’ divertente ed interessante condividere. E può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

VitasSono passati un po’ di anni da quella primavera del 1982.
Ero appena sceso dagli spalti che circondavano il campo da tennis dove pochi minuti prima si era concluso un incontro di un torneo internazionale. Ne era uscito vincitore un personaggio che probabilmente pochi ricordano ma che al tempo era tra i primi dieci al mondo ed anche tra i miei preferiti : l’americano Vitas Gerulaitis.

Non ricordo nemmeno chi fosse stato il suo avversario, quel che conta è che la partita si era rivelata piuttosto dura per lo statunitense, ormai non più giovanissimo. Lo vidi allontanarsi un po’ stanco, con un asciugamano sulla testa, accompagnato dal suo coach. Imboccarono un vialetto del circolo che non portava agli spogliatoi, la cosa mi incuriosì e decisi di andare a vedere.

In breve mi ritrovai, un po’ allibito insieme a molti altri spettatori, sul bordo di un altro campo da tennis, un normale campo da allenamento, senza spalti nè gradinate.
Gerulaitis stava palleggiando con il suo coach.
Stava facendo pratica.

Era il giocatore più forte del torneo, tra i primi della classifica mondiale, aveva appena concluso un incontro da vincitore ma evidentemente c’era qualcosa che andava sistemato. Doveva far pratica. Doveva far pratica del rovescio.
Il coach gli porse un’infinità di palle, tutte per il rovescio. Gerulaitis colpì rovesci per un’ora buona. Tutti uguali, sembrava una macchina.
Rimanemmo in molti a vedere. Zitti ed a bocca aperta.

So che per per molti probabilmente questa storia non ha un gran significato. E’ un po’ come quando si fanno vedere le foto delle proprie avventure o vacanze a chi non c’era… difficile che possano trasmettere pienamente le sensazioni che si sono provate. E poi mi chiederai cosa c’entra tutto questo con la fotografia?

Beh, credo ci sia una lezione in questa storia ed è l’importanza di una pratica costante se si vuole essere in grado di ottenere dei risultati interessanti.
Un campione, un professionista, decide nel bel mezzo di un torneo di fare pratica, di esercitarsi nel rovescio come un principiante. Un fotografo può avere un atteggiamento diverso? Oppure è anche per noi la pratica la chiave per essere in grado di esprimersi al meglio, di cogliere quel momento, quella luce, senza pasticciare con tappi di obiettivi, treppiedi e comandi della macchina fotografica?

Ah, Gerulaitis superò gli incontri successivi, arrivò in finale e vinse il torneo.

🙂

Lensculture

Lensculture

Oggi voglio segnalare un gran bel sito per chi è appassionato di fotografia, in particolare quella contemporanea.
Si tratta di LensCulture, una rivista web ricca di contenuti ed informazioni, molto ben fatta e costantemente aggiornata che puoi trovare all’indirizzo www.lensculture.com

Tante le sezioni interessanti, a partire dall’archivio dei profili e delle gallery di un folto gruppo di bravi fotografi, passando per un’area, che personalmente trovo molto importante, contenente una serie di interviste audio.
Non mancano un bel blog e numerosi approfondimenti, saggi, critiche e recensioni di esposizioni e libri.

Insomma un sito da visitare, anche per chi non ha totale dimestichezza con l’inglese perchè… si sa… le immagini abbattono ogni barriera.

Solo una lente

Leaving the shore

Leaving the shore - © Copyright 2009 Pega

Non sai quale sarà la destinazione finale, sai solo che stai per partire per un viaggio.

Potrebbe essere una città vicina o all’altro capo del mondo, magari una zona metropolitana ricca di spunti fotografici oppure una cosa completamente diversa: un’area incontaminata degna dei sogni di un fotografo naturalista.
Ma potrebbe invece essere un luogo ricco di bellissime persone da ritrarre o anche un fantastico itinerario tra grandi spazi con panorami mozzafiato.

Non lo sai.
Sai solo che puoi portare un solo obiettivo. Niente zoom. Solo una lente fissa.

Cosa porteresti?