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Intervista a Nespyxel

Ed eccoci qua con un’altra breve intervista.

Come dicevo in un post precedente, Flickr è una piattaforma di foto-social-networking veramente notevole, specie perchè regala la possibilità di entrare in contatto con persone di gran talento e sensibilità fotografica.

nespyxel

Nespyxel

L’ospite di oggi è una di queste.
Nespyxel è un talento naturale. Il suo senso artistico colpisce immediatamente, la sua sensibilità nel gestire le geometrie ed i colori è affascinante.
Circa un anno fa mi sono imbattuto nel suo album e da allora non mi sono perso un suo post. Immancabilmente se ne esce quasi ogni giorno con una gran foto.
E’ veramente impossibile rimanere delusi.

Ciao Nespyxel. Il tuo album su flickr è commentatissimo, le tue foto decisamente belle, ci racconti qualcosa di te e di come hai iniziato a fotografare?
Nel mio caso l’utile al dilettevole si sono fusi in un unico abbraccio : il mio lavoro di agente immobiliare ha portato la mia passione a svilupparsi inconsciamente e, fotografando gli immobili destinati alla vendita, mi sono reso conto di avere un’indole ben specifica verso le architetture, le prospettive e le geometrie.

Il tuo approccio alla fotografia è più artistico o tecnico? Che tipo di formazione hai avuto?
L’approccio e’ sostanzialmente autodidatta e, a parte un piccolo corso fotografico da giovanissimo, mi sono trovato a cercare di risolvere da solo certe difficolta’ di ripresa e post produzione che relazionavo alle mie esigenze….la comprensione quindi dell’aspetto tecnico e’ stato quasi esclusivamente sul campo e parametrato con altri amici che avevano la stessa passione.

greeneye

The Green Eye – Nespyxel

Dal tuo lavoro sembra che ci siano dei soggetti che prediligi. Ci racconti qualcosa al riguardo?
Come accennato poc’anzi, la mia tendenza fotografica rivolta ad un certo tipo di composizioni deriva essenzialmente dal mio lavoro ed e’ stata ipersviluppata anche al di fuori.
Mi trovo attratto da tutto cio’ che e’ confluenza geometrica, dalle simmetrie( anche quelle naturali ), dai vanishing points, dai riflessi di qualsiasi natura con un’occhio particolare alle “ puddles” ed ultimamente prediligo il concetto di cattura della luce che ritengo sia lo zoccolo duro della fotografia

Una domanda che ormai è un classico per gli ospiti di questo blog : Cosa significa per te la tua fotografia?
Catturare un attimo che abbia almeno un elemento forte al suo interno.
Questo elemento deve trasmettermi una emozione di un certo spessore..qualunque essa sia : un paesaggio, uno sguardo o una certa espressione, una composizione geometrica esteticamente rilevante o un raggio di luce nel buio che crea un’atmosfera di forte impatto emotivo.
In generale sono affascinato dall’estetica e dall’armonia delle linee e delle forme..sia naturali che non

Ci dici qualcosa della tua attrezzatura?
Per ora sono abbastanza soddisfatto.
Nel mio corredo c’e’ una reflex digitale Nikon d80, un obiettivo 18-270 tutto fare, un wide spinto 10-24 che ritengo indispensabile, una lente 105 mm macro dedicata ed un’altra lente fissa ( il mitico “ cinquantino” per usare un gergo motoristico ) abbastanza luminosa per approcciare al meglio situazioni di scarsa e difficile luce.

La curiosità è sempre quella di sapere qualcosa del workflow. Ci racconti un po’ del tuo?
Il mio percorso in tal senso e’ stato graduale e relazionato alle esigenze che mano a mano crescevano.
Ho iniziato appoggiandomi a semplici programmi di apertura foto come acd see che ancora oggi uso nella versione piu’ evoluta’.
Nel tempo, la ricerca della qualita’, mi ha portato a scattare in raw e lavorare il file grezzo senza alcun tipo di compressione.
E’ davvero incredibile la differenza di informazioni di luce e colore che puo’ avere un formato del genere rispetto al comune jpeg che, sicuramente piu’ comodo e leggero per la visualizzazione, non puo’ competere in termini di qualita’ soprattutto quando si ha la necessita’ di stampare le immagini o anche solamente intervenire in post produzione con un fotoritocco.
Oggi la scelta delle case produttrici piu’ famose va proprio in questo senso ed e’ possibile trovare il formato raw anche all’interno di potentissime bridge senza avere l’obbligo, per chi non volesse, dell’acquisto di una reflex digitale professionale.
Il passaggio a programmi piu’ evoluti, nel mio caso che includessero funzioni di raddrizzamento delle linee verticali e soprattutto l’ esigenza di attutire il rumore di fondo che spesso e’ il limite del sensore ridotto di molte reflex digitali, mi ha portato all’uso di PhotoShop…lo trovo un programma molto potente, efficace e poliedrico anche se non facile da gestire e padroneggiare.
In questo senso sono sempre alla ricerca di nuove conoscenze per sfruttare il piu’ possibile le sue enormi potenzialita’.

L’ultima domanda è sempre la stessa per tutti… e tocca anche a te ( : -) ). Se tu avessi l’opportunità di incontrare un grande fotografo e ti fosse concesso di fargli una sola domanda, cosa gli chiederesti?
Difficile e quasi imbarazzante una domanda del genere…
Il desiderio principale e’ sempre quello di carpire tecniche vincenti ovviamente direttamente in fase di scatto….anche se so benissimo che il punto nevralgico del successo di un grande fotografo sta in ognuno di noi : e’ questo punto si chiama “occhio” !
Questo elemento lo considero frutto di studi ma soprattutto frutto dei geni ..ed i geni non sono riproducibili sul campo.

—————–

Grazie davvero a Nespyxel per la disponibilità e l’interesse dimostrati.
Per chi volesse approfondire la conoscenza di questo talentuoso fotografo cliccare qui per raggiungere il suo album su Flickr.

Alla prossima!

Quick lens change

Il cambio dell’obiettivo su una reflex è una di quelle operazioni che qualche volta avvicina l’attività del fotografo a quella di un giocoliere, specie se si è costretti a farla senza potersi avvalere di aiuti o appoggi.
E’ curioso vedere come ognuno sviluppi una sua tecnica e vi si abitui facendola diventare un insieme di gesti più o meno naturali con cui effettuare l’operazione…

Casualmente ho pescato su youtube un tipo che ci fa vedere una tecnica che probabilmente in molti usano quando non riescono a trovare un appoggio. Eccolo :

SanDonninobyl

SanDonninobyl

SanDonninobyl - Copyright 2009 Pega

Se percorri l’autostrada A1 in direzione sud, poco prima dell’uscita Scandicci puoi osservare sulla destra quest’altro inquietante mostro di Firenze.
Si tratta dell’inceneritore di San Donnino. Fu inaugurato nel 1973, a seguito di un periodo di polemiche ed emergenze rifiuti derivanti dallo sviluppo urbanistico e demografico della città di Firenze, che aveva fatto raggiungere l’allora ragguardevole traguardo delle 300 tonnellate giornaliere di spazzatura.
La giunta del sindaco Bausi si prodigò molto per rassicurare gli abitanti del piccolo borgo di San Donnino, destinato ad ospitare il mastodonte, e garantì che l’opera non avrebbe avuto alcun impatto dato che, grazie alle nuove tecnologie di filtraggio ed alle altissime temperature utilizzate nelle combustioni. Dalle sue alte ciminiere non sarebbero usciti gas nocivi ma solamente innocuo vapore d’acqua.

Pochissime settimane dopo l’inaugurazione però in molti si resero conto che qualcosa non quadrava. L’inceneritore sputava cenere. I primi mesi si parlò di rodaggio, ma poi si cominciò a comprendere l’amara realtà. La diossina era ora di casa anche nella piana fiorentina.
Ne seguirono anni di lotta civica, in cui si susseguirono le proteste a cui facevano eco i comunicati congiunti dei comuni che assicuravano la piena sicurezza e rispondenza alle normative dell’impianto.
Nel settembre 1986, dopo forti manifestazioni di protesta, denunce ed indagini l’inceneritore fu chiuso. Le scorie interrate nelle vicinanze, in cave di rena prossime alle falde acquifere.
Oggi la struttura è un deposito del Consorzio Quadrifoglio, l’azienda che gestisce i rifiuti per la provincia di Firenze. Si sta ancora parlando di che futuro dare a questa mostruosità in cemento.

Una ricerca sulla mortalità tra il 1981 e il 2001 nel territorio circostante l’inceneritore, a cura del Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica dell’Università di Firenze ha dato risultati terribili. In quel periodo le patologie di legate al linfoma hanno colpito ben 14 persone contro le 7,6 attese statisticamente, che in percentuale rappresenta un + 84%. Per quanto riguarda il sarcoma, l’aumento è invece del 126%.
Come già noto, molti di questi problemi sono legati alla generazione di macro, micro e nano polveri, le ultime non trattenibili da nessun sistema di filtraggio..
Recenti ricerche dimostrano come le polveri di dimensione uguale o inferiore ad un micron, quelle generate dalle combustioni ad altissima temperatura, se respirate, arrivano nel sangue in soli 60 secondi e raggiungono il fegato in un’ora. Quando si accumulano nell’organismo diventano estremamente tossiche ed è impossibile espellerle. Non sono né biocompatibili, né biodegradabili.

Ed intanto a Firenze che si fa?
E’ deciso. Si fa un nuovo inceneritore..  stavolta però si chiamerà “termovalorizzatore”.

😦

Strobist Jet-Pack

Si, si.. d’accordo, il flash per essere usato correttamente va disallineato ed allontanato dalla fotocamera…
Ma tu ci andresti in giro così ? 🙂 🙂

Continuous shooting

Polaroid _Swinger

My first one - Copyright 2007 Pega

Mio padre forse non aveva calcolato bene l’impeto “creativo” che un ragazzino poteva sviluppare con un aggeggio come quello qui a fianco… e così la mitica Polaroid Swinger scomparve solo poco tempo dopo essermi stata messa a disposizione… 
Il costoso rullino per questa popolare fotocamera istantanea terminava in breve tempo se non ci si limitava un po’ e quindi il magico aggeggio finì in un angolino nascosto. La Polaroid fu rimpiazzata da una macchinetta “normale”, una classica Kodak Instamatic.
Ancora oggi porto con me una traccia di quelle prime esperienze: è quella tendenza a centellinare gli scatti, a stare attento a non sprecare quel prezioso rotolino, a soppesare bene ogni esposizione come se ancora avesse un costo tangibile come ai tempi della pellicola. A volte avverto tutto questo come un errore, una limitazione.
In questi tempi di fotografia digitale abbiamo finalmente la libertà di produrre un gran numero di scatti, senza alcuna preoccupazione. Siamo tutti nella stessa condizione degli invidiati fotografi professionisti di un tempo: possiamo tenere quel bottone schiacciato a lungo, e sfruttare quello che per qualcuno di loro era uno dei segreti per foto fantastiche: la raffica.
Una scheda di memoria ha oggi costi inferiori a quello che era un singolo rullino della Swinger (!), gli hard disk sono economici, non esistono più costi di sviluppo e le foto si possono gustare e condividere anche senza l’obbligo della stampa, che comunque può essere sempre ottenuta a costi ben più bassi di quelli di un tempo.
Non ha davvero più alcun senso limitarsi.
E allora RAFFICA… CONTINUOUS SHOOTING… scattare a palla. Ci sono un sacco di vantaggi.
In molte situazioni la raffica moltiplica le possibilità di ottenere un buono scatto. Nei ritratti, nei gruppi, nelle foto di strada, in qualunque situazione ci sia dinamismo, lo scatto multiplo regala la cattura di istanti magici che con il frame singolo sarebbe impossibile ottenere. 
In caso di scatti con basse velocità di otturatore è inoltre possibile anche minimizzare il micromosso indotto dalla pressione del pulsante di scatto: è una differenza spesso visibile tra il primo fotogramma (quello in cui il dito ha schiacciato il bottone) ed i successivi.
Fare tanti scatti è bello, libera ed aiuta a fare foto migliori.
Provare per credere.

Heaven or Hell
Heaven or Hell (refrain) – Copyright 2009 Pega

Ieri ho inserito nel mio album Flickr questa foto.

Si, lo so che non è un capolavoro… ma appartiene ad una sorta di mio sequel fotografico che da tempo provo a mettere a fuoco, magari senza tanto successo…
Come per un altro scatto, che tempo addietro postai nell’album e che si intitolava allo stesso modo “Heaven or Hell” (http://flic.kr/p/69nfKw) , si tratta di una foto che già nel momento del click mi trasmise un insieme di sensazioni contrastanti.
E’ da questo che nasce il titolo. Un’immagine che sembra nascondere qualcosa…  Ha una sorta di “rovescio della medaglia” che per alcuni, me compreso, appare quantomeno inquietante.
Dai commenti lasciati è evidente che non per tutti è così, c’è chi ci trova un’atmosfera bucolica e rilassante ma anche chi invece ha tutta un’altra impressione… in più di un caso si parla addirittura di ansia.
Trovo tutto questo decisamente stimolante : la semplice foto di una rimessa di campagna che diviene terreno di forte interpretazione e proiezione personale.
Tu cosa ci vedi ? 

Senior portraits

In alcuni paesi, in particolare negli Stati Uniti, c’è una tradizione che da sempre è un’opportunità per i giovani fotografi. E’ il “senior portrait”, il ritratto che tutti gli studenti si fanno all’inizio dell’ultimo anno (senior year) delle scuole superiori per l’inserimento nello “yearbook”.

Con i senior portraits si sono fatti notare alcuni grandi nomi della fotografia del novecento e, sebbene in passato non ci fosse gran modo di esprimere la propria creatività dato l’obbligo di conformarsi agli standard dettati dalle scuole, ora sono sempre meno rari gli istituti che lasciano la libertà di presentare foto un po’ meno formali.

Sono nate delle vere e proprie tendenze, con ritratti non più realizzati solo in studio, com’era ferrea tradizione, ma anche in contesti urbani e con un taglio decisamente glamour.

Sicuramente si può discutere sul gusto e sui risultati ma senza dubbio è una gran palestra ed anche una discreta  opportunità di lavoro.

In questo video, una giovane fotografa di nome Apple Blossom che sceglie un contesto street per i suoi clienti.
E’ istruttivo vedere come lavora e quali interessanti condizioni di luce sceglie. Buona visione.

Soggetto concetto

R.E.M. phase - Copyright 2009 Pega

R.E.M. phase – Copyright 2009 Pega

Pochi giorni fa, parlando con amici appassionati di fotografia, esprimevo una mia personale opinione riguardo ad alcune convenzioni a cui così spesso ci rifacciamo. Provo a spiegare: visitando i siti di tanti fotografi professionisti, sfogliando gli album ed i set di talentuosi appassionati su Flickr o osservando i temi di contest e concorsi, spesso si vede come a volte si tenda a confondere il soggetto o peggio il contesto, con il vero messaggio di una fotografia.

Forse la distinzione ad altri può apparire sottile ma il mio punto di vista è questo : una foto deve parlare di qualcosa. Può essere qualunque cosa, ma deve trasmettere un messaggio, suscitare emozione; ed il filo logico con cui creare un portfolio, un set o indire un concorso dovrebbe a mio parere incentrarsi su questo qualcosa e non su qual’è il soggetto.

Insomma. Invece di classificare le foto in generi come “ritratto”, “paesaggio”, “street”, etc… non sarebbe più interessante provare a unire e mettere insieme quelle che sono accomunate dallo stesso concetto di fondo ? Il simile messaggio che portano ? Emozioni, concetti anche astratti…. “amicizia”, “odio”, “complessità”.. o anche “silenzio”, “freddo”, “profumo”… o chissà…

Potrebbe essere anche solo l’idea per un progetto personale.

Cross lighting

Un breve video con un esempio di cross lighting con flash incrociati comandati via wireless.
Setup semplice, risultati interessanti. Viene voglia di provare…

I vincoli

Yellow, green and rust reflex

Yellow, green and rust reflex - Copyright 2008 Pega

Oggi propongo un esercizio.

Nel prossimo weekend esci con la tua macchina fotografica e porta una sola lente. Intendo una focale fissa. Se hai solo zoom prendi un pezzetto di nastro e bloccalo su un valore; quello che vuoi :  grandangolo, 50mm,  100mm o  200 non è questo il punto.

Prova a fare tutti gli scatti della giornata con questa limitazione… usando i piedi al posto dello zoom, sforzandoti di comporre l’inquadratura con i vincoli che l’ottica ti impone… studia ed immagina lo scatto per renderlo interessante cambiando il punto di vista, muovendoti più vicino o lontano… alzandoti o abbassandoti. 

Prima di iniziare però decidi una quantità fissa di foto, ad esempio 10, 20, 50 o se vuoi anche un centinaio. Più alto sarà il quantitativo scelto più impegnativo sarà l’esercizio perchè una volta imposto il numero dovrai impegnarti a tornare a casa esattamente con quel numero di scatti sulla scheda di memoria (o sulla pellicola). Non di più e non di meno. E dovranno essere foto che dovrai sentire di poter stampare e far vedere, buone foto che ti soddisfano insomma… 
Se usi il digitale potrai in qualsiasi momento scegliere se cestinare una foto, ma a fine giornata il totale deve essere quello deciso all’inizio dell’esercizio.
Vuoi rendere l’esercizio ancora più stimolante ? Datti un tempo, ad esempio due o tre o quattro ore, e poi rispettalo.

Sarà forse un po’ impegnativo, ma anche divertente. E la tua parte creativa non ne rimarrà delusa.

Se vuoi, poi, fammi sapere com’è andata.