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Villa Petraia

La Villa La Petraia di Firenze è una delle più affascinanti e belle ville medicee, collocata in una splendida posizione panoramica che domina sulla città, è famosa per il bellissimo giardino, il grande parco e le magnifiche decorazioni pittoriche.
La struttura, precedentemente solo una residenza signorile fortificata appartenuta a varie famiglie nobili fiorentine, fu acquistata da Cosimo dei Medici e donata a suo figlio il cardinale Ferdinando nel 1568 che, una volta divenuto Granduca di Toscana nel 1587, avviò dei notevoli lavori di ristrutturazione ed ampliamento, trasformandola in una residenza principesca dotata di una favoloso giardino.
I lavori durarono circa un decennio e con poderosi sbancamenti la natura "pietrosa" del luogo (da cui in nome Petraia, cioè piena di pietre) in una scenografica sequenza di terrazzamenti dominata dalla solida mole dell’edificio principale.
Il cortile è il vero e proprio fulcro dell’edificio, completamente affrescato in periodo mediceo, fu successivamente modificato dai Savoia che realizzarono una copertura in ferro e vetro trasformandolo in un magnifico grande salone per le feste.

African Queen

African Queen

It is the passive resistance from the helm that steers the boat.
 (African proverb)

Share to grow

Archivio

Archivio - © Copytight 2009 Pega

Share to grow.

Che sia la fotografia, di cui per inciso non mi considero un gran esperto, o qualsiasi altra disciplina, condividere con gli altri la propria conoscenza è il segreto per la crescita.

Qualcuno ha scritto “se vuoi diventare un vero esperto di qualcosa scrivici un libro a proposito”. E’ una pura verità. L’appassionamento necessario a condividere con gli altri una conoscenza ed a trasmetterla comprensibilmente costringe ad imparare ed approfondire. Di segreti di cui rimanere gelosi detentori alla fine non ne esistono ed una disciplina che dovesse chiudersi nelle mani di persone che non la condividono sarebbe destinata alla sterlilità.

Share more to grow more !

Lightning shot


Il temporale si avvicinava minaccioso e così ho voluto provare a catturare qualche fulmine. Chi ci si è già cimentato sa bene quanto la cosa non sia così facile. Di sicuro c’è gente molto brava a farlo, su internet si trovano foto di fulmini veramente straordinarie.
Non avendo purtroppo a disposizione il treppiede, mi sono piazzato con la macchina fotografica ben appoggiata su un corrimano e dopo qualche prova ho deciso di impostare un ISO 400, che sulla mia D90 è un ottimo compromesso tra sensibilità e rumore.
Con lo zoom regolato a 26mm (39mm equivalenti) ho poi scelto un’apertura di f/7.1 che, con questa focale, garantisce allo stesso tempo buona nitidezza e grande profondità di campo da circa 450m fino all’infinito.
La scelta per la velocità di scatto è caduta su 1/60 sottoesponendo così di circa 2, alla ricerca di quell’atmosfera cupa che vedevo nella realtà. Con questo tempo non ci sono problemi di mosso anche considerando la condizione non perfetta di posizionamento della fotocamera, credo comunque che in eventuali futuri esperimenti non disdegnerò di scendere ancora, magari a 1/25, sfruttando al massimo quella che è la durata; del fenomeno del fulmine e magari abbassando gli ISO per avere ancora meno rumore.

Il resto è stata una serie di circa una cinquantina di scatti, una specie di “test dei riflessi” da cui sono uscito con solo tre o quattro foto decenti.
La foto qui sopra è quella più luminosa, le altre sono praticamente degli scatti notturni, molto cupi.
Qualcuno si chiederà perchè non ho optato per una tecnica che prevedesse una lunga esposizione. Il temporale era molto minaccioso ma con pochi e rari lampi, la luce bellissima. Mi è piaciuto provare a catturare l’atmosfera che vedevano i miei occhi, cercando anche di non sovraesporre troppo i lampi. Follia?

Come postproduzione ho applicato una leggera riduzione del rumore, croppato per eliminare un edificio e regolato molto moderatamente luminosità e contrasto.
Non sono soddisfattissimo ma tutto sommato mi piace. Ci ritrovo l’atmosfera minacciosa di quel temporale a cui ho assistito, compresa l’affascinante e temibile essenza del fulmine.

A spasso con gli amici

Cosa c’è di meglio di una tranquilla passeggiata con gli amici ?

Rose & rusco

Rose e rusco

Se gli fotografi la casa si preoccupano che tu sia lì per documentare il loro abuso edilizio…

Se inquadri un luogo di lavoro qualcuno si insospettisce che si tratti di una indagine che gli trova i lavoratori in nero…

Se piazzi il cavalletto ti vengono a chiedere che tipo di rilievi stai facendo e perché…

Se fotografi un bambino ti prendono per pedofilo…

Se inquadri un campo incolto ti accusano di progettarci la costruzione di un centro commerciale…

A qualche manifestazione ti guardano storto che magari sei dei “servizi”…

Se fai una foto ad una bella ragazza ti dice che non sei autorizzato a sfruttarle l’immagine…

Ad alcuni gli violi la privacy…

Sulla spiaggia con la reflex ti fanno cenno di “no che tanto poi la foto non la compro“…

In alcuni luoghi pubblici si preoccupano che tu stia preparando un attentato…

Se scatti al gruppo sbagliato… “scappa che non è il primo che menano“…

Nei musei “non si può: ci vuole l’autorizzazione“…

Se scatti alle macchine che passano ti prendono per un autovelox

C’è forse un pochino di paranoia in giro?
Come ci siamo ridotti?

Però MENOMALE,  nessuno teme più che se gli fai una foto gli rubi l’anima…

tutto e niente

Uno dei miei primi esperimenti di “light painting”.

Per chi non la conosce, si tratta di una interessante tecnica tipicamente utilizzata per ottenere un particolare effetto di illuminazione “selettiva” in foto di soggetti statici, in particolare still life.

Ci sono infiniti modi di eseguire questo tipo di scatti ma generalmente si posiziona l’oggetto da fotografare in un ambiente sostanzialmente buio e si procede a realizzare una foto a lunga esposizione (tipicamente 10 secondi o più) durante la quale si effettua una delicata illuminazione del soggetto attraverso una fonte luminosa mobile, tipicamente una piccola torcia tascabile.

L’obiettivo è ottenere una illuminazione molto selettiva che escluda il piano di appoggio ed altri elementi esterni, nel contempo  si cerca di “dipingere” (light painting appunto) il soggetto con la luce, illuminandolo da angolazioni diverse ed ottenendo un effetto altrimenti quasi irrealizzabile con altri sistemi.

Ovviamente si deve porre la massima attenzione a non diffondere troppa luce e sopratutto a non dirigere nemmeno minime parti del fascio luminoso verso l’obiettivo.

Vi consiglio di provare. Vengono fuori immagini molto interessanti.

Per chi mel’ha chiesto, il riferimento del titolo di questa foto è al concetto di “tutto e niente” espresso nella mia personale opinione dal coltellino multiuso. C’è tutto: dalla lama affilata al cavatappi ma se un giorno capita di doverne avere davvero bisogno ci si accorge che non vale proprio un bel niente… L’idea della foto e della tecnica usata era poi quella di sottolineare questo dualismo tutto/niente con il contrasto luce e buio. 

Chiedo umilmente perdono ai produttori di coltellini multiuso…

Fuochi fatui

Fuochi fatui

It is theory that decides what can be observed.
(Albert Einstein)

Trovo sia una frase su cui riflettere. Decisamente non banale, e non solo per quanto concerne la fisica…

No ?

amore per un albero

La manutenzione… Un concetto decisamente fuori moda. 

Non sempre però. Mi affascinano i mondi dove il “trend” ed il “brand” non sempre la fanno da padrone, ed uno di questi è il mare.

Su una nave, come su una barca, manutenere e curare sono imperativi dettati non solo dall’ecomincità di esercizio. Da un piccolo pezzo potrebbe dipendere un giorno la sicurezza di chi affida a quella barca o nave la sua vita. E’ stato così per secoli ed ancora lo è.

E curando e manutenendo qualcosa per anni, magari per decenni,  si sviluppa un rapporto di intimità con le cose, fino a sentirle quasi parte di sè… quasi delle creature con cui si è sviluppato un’affinità o una parentela… 

Osserva la persona al centro. Guardando la sua espressione si può provare a condividerne i sentimenti e capire come un albero in legno con sessanta anni di mare possa ancora esistere, dando vita ed energia ad una meravigliosa barca a vela del dopoguerra.

Resumed !

resumed

“Every time I see an adult on a bicycle, I no longer despair for the future of the human race.”
(H.G. Wells)