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Rose e rusco

Rose & Rusco – © Copyright 2009, Pega

Visto che la situazione non sembra certo migliorare, ripropongo queste vecchie riflessioni. Chissà che qualcuno non ci si ritrovi…

Se gli fotografi la casa si preoccupano che tu sia lì per documentare il loro abuso edilizio…

Se inquadri un luogo di lavoro qualcuno si insospettisce che si tratti di una indagine che gli scovi violazioni di norme sulla sicurezza o lavoratori in nero…

Se piazzi il cavalletto ti vengono a chiedere che tipo di rilievi stai facendo e perché.

Se fotografi un bambino ti prendono per pedofilo…

Se inquadri un campo incolto ti accusano di progettarci la costruzione di un centro commerciale.

A qualche manifestazione ti guardano storto che magari sei dei “servizi”…

Se fai una foto ad una ragazza ti dice che non sei autorizzato a sfruttarle l’immagine.

Ad alcuni gli violi la privacy.

Sulla spiaggia con la reflex ti fanno cenno di “no che tanto poi la foto non la compro”.

In alcuni luoghi pubblici si preoccupano che tu stia preparando un attentato.

Se scatti al gruppo sbagliato: “scappa che non è il primo che menano!”

Nei musei “non si può: ci vuole l’autorizzazione”.

Se scatti alle macchine che passano e ti prendono per un autovelox…

Ma come ci siamo ridotti?
Beh, MENOMALE almeno nessuno teme più che se gli fai una foto gli rubi l’anima.

Capa D-Day

Ti è mai capitato che le tue foto non ti soddisfino guardandole dopo esser tornato a casa? Che una serie di scatti che pensavi riusciti, si sia rivelata una delusione, magari per qualche stupida ragione tecnica? È stata un’esperienza negativa?
Beh, la prossima volta che scopri che le tue foto non sono venute bene perché qualcosa é andato storto, pensa a Robert Capa.
Il 6 giugno del 1944, giorno dello sbarco degli Alleati in Normandia, il fotografo era fra i soldati che arrancavano tra le pallottole dei tedeschi. Capa sbarcò con le truppe e sfidò seriamente la morte per arrivare sulla spiaggia. Era già stato in zone di guerra, con Gerda Taro aveva vissuto la prima linea della guerra civile spagnola dove aveva scattato la controversa foto del miliziano colpito a morte, ma in Normandia era diverso, molto diverso. Una carneficina oltre ogni immaginazione.
Riuscì ad arrivare all’asciutto e dietro un piccolo riparo iniziò a fotografare. Scattò tre rullini nell’infuriare della battaglia: 106 immagini. Poi strisciò indietro tra i cadaveri e riuscì a risalire su un mezzo da sbarco che tornava verso la nave.
Cosa successe dopo? Il tecnico della camera oscura, forse troppo ansioso di vedere le immagini dello sbarco, sbagliò il bagno di sviluppo e distrusse gran parte di quel prezioso lavoro. Solo 10 immagini sopravvissero, e nemmeno queste possono essere considerate buone, vista la mediocre qualità addebitata allo stesso errore. C’è anche chi sostiene che il tecnico fosse innocente ed il problema causato in realtà da acqua di mare entrata nella fotocamera.
Comunque sia andata, Capa resta una figura unica e per molti aspetti controversa nella storia della fotografia. Definì quelle immagini come “leggermente fuori fuoco” (slightly out of focus) e queste parole divennero il titolo di uno dei suoi più importanti libri fotografici, il documento del suo lavoro durante tutto l’arco della seconda guerra mondiale.

Wash machine by night

Wash machine by night – © Copyright 2009 Pega

Se il precedente weekend assignment era facile, cosa dire di questo? Cosa c’è di più semplice di fare qualche foto con il flash? O forse no.
In effetti, per molti, il flash rimane ancora un aggeggio misterioso, nonostante tutte le tecnologie (TTL e simili) che ci hanno semplificato la vita, risparmiandoci i calcoli che servivano ai vecchi tempi.
Eppure non dovrebbe essere così. Oggi, col digitale, è tutto molto più semplice: si vedono subito i risultati e si possono usare con facilità flash multipli, mixarli con luce ambientale, giocare con i rimbalzi… si possono azzardare soluzioni ed idee creative regolando anche tutto in manuale, con attrezzature e costi limitatissimi.
Insomma col flash ci si può proprio divertire, senza timori. Hai mai provato?
Per questo weekend assignment ti propongo quindi proprio di giocare col flash, ma attenzione, è pericoloso…. Perchè? Perché dà dipendenza.

😀 😀 😀

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Il duello

Il duello – © Copyright 2011 Pega

E’ passato un po’ di tempo da quando proposi una piccola riflessione e, dato che la trovo una questione piuttosto stimolate, ho deciso che è il momento di riproporla.
E’ una domanda che nasce da un vecchio post in cui scrivevo a proposito delle motivazioni che ognuno di noi trova nella fotografia e della spinta di base che ci spinge a dedicare energie e risorse a questa passione.
Non a tutti viene naturale di interrogarsi su questo e cercare di capire cosa c’è davvero sotto, che cosa crea questo interesse e tutto ciò che ne deriva, ma partendo dalle risposte che possiamo soggettivamente dare a quella domanda, oggi passo a fartene un’altra: stai facendo davvero quello che ti è possibile per raggiungere l’obiettivo di quella motivazione?
Cerco di spiegarmi meglio, magari banalizzando.
Supponiamo che io abbia come forte motivazione di fondo fare della fotografia il mio modo di contribuire al miglioramento della condizione umana e magari l’aspirazione a divenire un fotografo di una rivista importante tipo il National Geographic. Potrei sperare di arrivare a questo risultato senza cominciare prima o poi a sottoporre i miei lavori a qualche giornale, a propormi come collaboratore o assistente per qualche progetto? Avrei qualche chance a tal proposito rimanendomene a casa a far foto ai gatti?
Se la mia vera aspirazione fosse invece fare i soldi con la fotografia di moda potrei sperare di sfondare senza tentare di entrare nel settore, anche come competenze e conoscenze, magari frequentando qualche workshop di fashion?
Pensaci un attimo e chiediti se stai davvero facendo quello che il motore della tua passione ti chiede per arrivare a quell’obiettivo che, anche se a volte sembra non esserci… in realtà c’è.
E’ una domanda che può rivelare cose interessanti su noi stessi.

Kodak_Uomo_che_legge

Uomo seduto che legge, 1888. Collezione del National Media Museum/Kodak Museum

“You Press the Button, We Do the Rest”
(tu premi il bottone, noi facciamo il resto).
E’ uno slogan che forse non ricordi perché risale a centoventicinque anni fa. Lo inventò George Eastman per il lancio della prima macchina fotografica Kodak destinata al grande pubblico.
Era un modello rudimentale ma innovativo e fu messo sul mercato al prezzo di 25 dollari, una cifra allora considerata abbordabile dalla classe media americana, più o meno equivalente a 600$ di oggi.
Quello sopra è uno scatto realizzato nel 1888 da uno dei tanti comuni acquirenti di questa semplice fotocamera che, sebbene paragonata alle nostre di oggi appaia come poco più di una scatola, rappresenta un fondamentale punto di svolta e un importante cambiamento. Con questa idea Kodak fu capace di portare la macchina fotografica in migliaia di case, ma anche in un terreno che allora era ancora da esplorare, quello della fotografia per tutti.

Polaroid 250

“The question is not what you look at, but what you see”
(Il punto non è cosa guardi, ma cosa vedi).
Dopo averne parlato in un vecchio post ed averla tenuta in bella vista sotto al monitor per un po’ di tempo, ho deciso di stampare questa frase di Henry David Thoureau su una piccola etichetta adesiva ed appiccicarla sul dorso di una macchina fotografica. La voglio in bella vista ogni volta che mi appresto a guardare nel mirino.
E’ una scemenza, forse, ma l’ho fatto perché credo che proprio in questo concetto ci sia molto della Fotografia, della capacità di realizzarla ed anche apprezzarla.
Vedere è il risultato di un processo dove il guardare è solo l’input. A questo flusso in ingresso si applica tutta l’elaborazione razionale ed emotiva di cui siamo individualmente capaci.
Per me sta tutta qui l’enorme differenza che corre tra una qualsiasi delle tante immagini che si possono realizzare premendo il bottone di scatto ed una Fotografia.

Giulia

Giulia – © Copyright 2009 pega

Non solo panorami, bei ritratti, fashion o street photo. Fino dai primordi, la fotografia ha visto svilupparsi un numero sempre maggiore di nicchie specialistiche, con caratteristiche che servono a soddisfare le necessità di particolari discipline.
E’ così per la food photography, la fotografia astronomica o quella odontoiatrica. Si tratta di ambiti tipicamente professionali, dove le immagini sono funzionali ad una certa attività e le fanno da supporto: un ausilio che è spesso fondamentale.
Ci sono una miriade di queste nicchie, in cui si sono definiti standard, modalità, tecniche ed attrezzature specifiche. Un mondo insomma, dove spesso sono nate figure professionali specializzate.
Ieri ho incontrato uno di questi casi. Un ragazzo che per tutto il giorno fotografa automobili usate. Le ritrae come se fossero modelle, inquadrandole da tutti i lati ed anche dentro, cercando di coglierle nei loro aspetti migliori. Lavora per pubblicarle online, spesso smanettando un po’ anche in postproduzione per migliorare ed ottimizzare le immagini, togliere elementi indesiderati o modificare sfondi inadatti.
Mi ha fatto capire che era un grande appassionato di foto ed all’inizio si divertiva, ma ora dopo un po’ di tempo non ne può più e non si sogna nemmeno di prendere in mano una fotocamera nel suo tempo libero. Che dire… anche questa però è fotografia.
Pensaci quando sei in giro a scattare a quello che ti pare, in tutta libertà 🙂

Photolux
Nasce dalle ceneri del Lucca Photo Festival una nuova manifestazione, che aprirà il prossimo 23 novembre in questa splendida città toscana.
Il Photolux avrà cadenza biennale e si propone come un importante evento di incontro per tutti gli appassionati di fotografia.
Oltre al consueto World Press Photo ci saranno in mostra nomi come Jonas Bendiksen, Sara Munari, Boris Mikhailov, Joel Meyerowitz, Maurizio Galimberti e Irene Kung, ma anche interessanti proposte di workshop. Tra questi, quelli con Stanley Green (agenzia Noor), Francesco Cito, Maurizio Galimberti, Daphné Anglès (photo editor del New York Times a Parigi) e Rick Shaw (direttore del Photo of the Year International).
Insomma un bell’evento a cui non sarà male dare un’occhiata.
Io ci vado. Vieni?

Il retrò avanza

New Classic Mini 90 Instax FujifilmLa Instax Mini 90 Neo Classic è la nuova creatura di Fujifilm, una piccola fotocamera analogica istantanea che il marchio giapponese lancia sul mercato ad inseguire una nicchia, sempre più rilevante: i fotografi nostalgici.
Il suo look è decisamente retrò, con dettagli che ricordano apertamente le fotocamere di un po’ di tempo fa.
Come le ben più colorate e coccolose sorelle della serie Instax, la Mini 90 produce piccole istantanee della dimensione di un biglietto da visita, ma insieme al suo stile vintage porta anche alcune funzioni che strizzano l’occhio ai fotografi un po’ più esigenti, tra cui la doppia esposizione e la modalità “bulb”.
Per me non c’è dubbio: in questi tempi di digitale usa e getta, il retrò avanza e si fa strada. Eccome.
E per la Fotografia non è per niente un male.

Pega's backpack

Weekend assignment #92 – © Copyright 2013, Pega

Questo novantaduesimo weekend assignment è davvero semplice ed è dedicato ad un contenitore: quello con cui di solito porti la tua attrezzatura fotografica. Che si tratti di una borsa a tracolla, uno zaino o anche di una semplice custodia, ecco il soggetto proposto per questo fine settimana.
Niente di concettuale o artistico stavolta, solo la pura e semplice realtà che sta insieme (o dietro se è uno zaino) alle tue foto 🙂
In questo esercizio still life di ciò che usi quando vai in giro a fotografare, ti puoi sbizzarrire con location, sfondi o altro, ma non dimenticare di fare una bella composizione comprendente anche i tanti accessori che, in genere, popolano tasche ed anfratti delle nostre borse fotografiche!
Con le loro personalità e varietà di contenuto, i contenitori con cui portiamo la nostra attrezzatura sono un soggetto di tutto rispetto, che incuriosisce e dice qualcosa sul fotografo che li usa. In questo weekend trova quindi un attimo per dare importanza ai tuoi strumenti e dedica qualche scatto a questo tema. Dopo, se ti va, posta in un commento qui sotto la tua foto condividendo magari anche qualche dettaglio su cos’è che hai in borsa.

Ovviamente non posso esimermi dall’iniziare io, con l’ormai consunto zainetto che da anni mi segue. È abituato ad ampie variazioni di contenuto, ma al momento di questo scatto ospitava:

– Fotocamera Nikon D90 con obiettivo Sigma 10-20
– Obiettivo Nikkor 50mm F/1.4
– Fotocamera analogica 35mm Ferrania Condor I
– Fotocamera stenopeica Pinola I
– Rullini 35mm e 120
– Flash Yongnuo YN460-II
– Grid
– Micro stampante Polaroid PoGo
– Batterie e schede SD
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