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Posts Tagged ‘passione’

Ian Ruther

Ian Ruhter è un fotografo di Los Angeles che ha trasformato il suo furgone in una fotocamera (gigante).
Sì, hai letto bene. Ian ha deciso di ripercorrere i passi dei pionieri della fotografia americana che, nell’ottocento, si muovevano con carri pieni di attrezzature enormi e pesanti, ad immortalare gli spazi incontaminati del nuovo continente.
Ian si sposta alla ricerca di immagini che cattura con la vecchia tecnica della lastra umida al collodio, usando come supporto enormi fogli metallici che prepara personalmente per l’esposizione con il classico bagno di sali d’argento.
Il furgone funge da corpo della fotocamera ed ogni scatto è complesso e costoso, sicuramente unico.
Nella foto sopra eccolo con una sua foto 90×60 realizzata sul lago Mammoth in California costata ben due anni di tentativi.
Se ti affascina l’argomento ti consiglio di dare un’occhiata all’interessante video sotto ed anche alla sua galleria di immagini.

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Theory and practice

Theory and practice – © Copyright 2010 Pega

Non ricordo il motivo per cui entrai in casa sua, è passato un bel po’ di tempo.
Era solo un conoscente e tra noi non c’era molta confidenza ma sapevamo della rispettiva passione per la fotografia.
L’appartamento era ordinario sotto molti punti di vista ma straordinario per un aspetto particolare: era disseminato di fotografie. Non solo stampe incorniciate e diligentenente appese ma sopratutto foto appoggiate sui mobili, alcune montate su semplici supporti in legno, altre con passepartout, moltissime semplicemente poste quasi a casaccio su mensole, scaffali e librerie.
C’erano centinaia di fotografie, di tutti i tipi e dimensioni, dalle stampe di evidente qualità, a quelle sbagliate, dai provini alle istantanee Polaroid. Una casa piena zeppa di immagini prodotte da questo fotografo. Persino in bagno c’erano foto.
Rimasi parecchio sorpreso e chiedendo con curiosità il motivo di quella massiccia produzione mi sentii rispondere che ero libero di prenderne alcune a mio piacimento dato che erano lì apposta per quello.
Non ricordo di averne prese ma ricordo la sensazione che provai, quasi di contrarietà per quello che in quel momento considerai un vero e proprio spreco.

E invece no. Adesso mi dispiace di non aver approfittato, di non aver capito che si trattava di un modo bello ed intelligente di far vivere le proprie fotografie dando a molte di loro una forma materiale e tangibile, di farle uscire dal loro stato di immagini potenziali e solo “teoriche” spesso racchiuse per sempre in un formato non pienamente fruibile da nessuno.
Era un modo personale ed originale di portare un lavoro a compimento: di fare fotografia in pratica.

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pluto's realm

© Copyright Elena Filatova – http://www.elenafilatova.com

Il plutonio prende il suo nome da Plutone, dio dei morti che regna sul mondo degli inferi. E’ estremamente tossico e pericoloso, l’emivita del suo isotopo 239 è oltre 24.000 anni.
Ma non è tra gli inferi che si sposta con la sua motocicletta una fotografa di nome Elena Filatova, ma tra le rovine abbandonate di una tra le zone più avvelenate da materie radioattive: la cosiddetta “dead zone”, l’area a nord di Kiev che si estende per molti chilometri intorno alla centrale di Chernobyl.
Elena, saggiamente munita di un dosimetro per monitorare la sua contaminazione, visita ormai da anni questa area rurale cosparsa di piccoli centri urbani abbandonati dopo il devastante incidente nucleare del 1986, lavorando ad un progetto fotografico che ha condensato in un libro dal titolo Pluto’s Realm (Il regno di Plutone).
Sul suo sito www.elenafilatova.com si possono trovare molte sue foto insieme ad  alcune informazioni su questo progetto piuttosto particolare e non privo di rischi. E’ un tema fotografico che personalmente trovo affascinante, specie quando descrive la capacità della natura di riappropriarsi degli spazi, nonostante le avversità e l’ostilità delle condizioni.
Chi fosse interessato al libro può scrivere a elena@elenafilatova.com per ordinarlo e riceverlo facendo una piccola donazione.

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Una passeggiata con gli amici

Una passeggiata con gli amici – © Copyright 2008 Pega

Obiettivi, flash, treppiedi ed aggeggi vari. Quanto di frequente capita di parlare con amici e colleghi di quali elementi siano i più indispensabili nella borsa del fotografo?
Sebbene non venga considerato molto spesso ce n’è uno che è forse il più importante, anche se non tutti se ne rendono conto. E’ l’accessorio (o forse sarebbe tecnicamente più corretto chiamarlo “il consumabile”) più prezioso per il fotografo: è il tempo.
C’è qualcuno fortunato che ne ha in abbondanza ma per tutti gli altri invece scarseggia. Il bello è che il tempo è qualcosa di intimamente legato alla fotografia perché è addirittura uno degli elementi di impostazione della foto stessa, pensaci bene.
Lo scatto ha proprio nel tempo di esposizione un parametro chiave che influisce direttamente non solo sull’immagine realizzata ma anche sull’atteggiamento del fotografo.
Cerco di spiegarmi meglio. Pensa a quanto è diverso scattare al volo una raffica da 1/1000 oppure piazzare il treppiede per una lunga esposizione, magari di minuti o ore con una macchina grande formato, una pinhole o la tua digitale con i filtri ND. Pensa all’importanza che ha il concetto del tempo nella fotografia di eventi che vanno colti con precisione e che magari non si ripeteranno facilmente.

Prendersi il tempo necessario è importante per il fotografo. Prepararsi, posizionarsi, comporre e scattare facendo attenzione ai dettagli, tutto questo anche quando poi l’esposizione dura solo una frazione di secondo.
E poi il tempo per valutare il proprio lavoro, per la postproduzione in camera oscura o digitale, il tempo per portare all’attenzione degli altri le proprie foto o anche il tempo necessario a raggiungere i luoghi o le persone che si vogliono fotografare.

Non so se avevi mai considerato il tempo come un accessorio o un prezioso consumabile in fotografia, ma a pensarci bene è proprio un po’ così.

🙂

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Era il 2 Febbraio del 1947.
Una curiosa scatoletta magica veniva presentata al congresso della Optical Society of America, si trattava della prima macchina fotografica istantanea: la Polaroid Land camera.
Nata dal genio di Hedwin Herbert Land, fisico ed inventore specializzato in filtri ottici (a lui dobbiamo i filtri polarizzatori), la Polaroid nacque quasi per gioco dato che fu inizialmente ideata per soddisfare un capriccio della piccola Jennifer, figlioletta di Hedwin, che si lamentava di non poter subito vedere le fotografie scattate.
L’azienda di Land, Polaroid Corporation, esisteva già dal 1937 con all’attivo numerosi prodotti interessanti: dai mirini militari agli occhiali da sole, ma la fotocamera istantanea divenne subito il prodotto di punta.
Nel primo giorno di lancio sul mercato furono venduti quasi tutti gli esemplari (la mitica Model 95) sebbene il prezzo non fosse dei più abbordabili: 89 dollari del 1948.
Sessantacinque anni non sono tanti per la quasi bicentenaria storia della fotografia ma sicuramente la Polaroid ha lasciato un segno importante.
Schiacciata dall’arrivo del digitale, ha subito l’avvento di una tecnologia che le ha tolto proprio il primato su cui si era basato il suo successo: la possibilità di vedere immediatamente il risultato dello scatto e così il progressivo ma inesorabile calo che nel 2007 arriva all’inevitabile pensionamento del settore delle fotocamere istantanee, con la conseguente chiusura degli stabilimenti di produzione delle pellicole.
Ma la storia di questa affascinante invenzione non sembra giunta al termine e continua, birforcandosi in due strade distinte. Da un lato il manipolo di “eroi analogici” dell’Impossible Project che dal 2008 hanno intrapreso, fondando una nuova azienda, la difficile strada del riavvio della produzione e commercializzazione delle pellicole, dall’altro il nuovo impulso digitale di casa Polaroid che, investendo nel marketing ed assoldando addirittura Lady Gaga come “direttore creativo”, ha presentato una nuova macchina istantanea (digitale): la GL30.
Non so chi riuscirà a raccogliere l’eredità sostanziale di questo grande marchio, quel che è certo è che un bell'”in bocca al lupo” la vecchia Polaroid se lo merita proprio.

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Banked turn - © Copyright 2011 Pega

INNANZITUTTO BUON 2012!
Quasi come per tradizione mi ritrovo a scrivere il primo post dell’anno sulle idee ed i progetti fotografici che intendo “provare” a realizzare nel corso dei prossimi dodici mesi. E’ un piccolo stratagemma che ha come scopo, oltre a quello di condividere queste intenzioni, di aiutarmi a prendere un certo impegno per tutto il 2012, stimolandomi a portarlo a termine.
Dico subito che se vuoi provare a fare lo stesso ed accompagnarmi in questo esperimento, non hai che da scrivere anche tu, in un commento, quali sono i tuoi progetti fotografici per l’anno appena iniziato; potrebbe essere divertente trovarsi alla fine a vedere insieme che cosa abbiamo combinato o meno…

Dunque ecco qua: per quanto riguarda il 2012 fotografico tra le mie intenzioni c’è quella di realizzare alcune sequenze che ho deciso di intitolare “The indecisive moment project”, apertamente ispirate al lavoro di Duane Michals, il fotografo di cui parlavo in un recente post. Diciamo che vorrei riuscire a scattare almeno una sequenza al mese ma so che non mi sarà facile e considererò un buon risultato anche una produzione minore, specie se di qualità.
Credo che predeterminare una “quantità” desiderata per questi progetti fotografici sia molto importante per riuscire a costruire qualcosa di consistente ma è anche vero che non voglio trasformare tutto questo in un assillo. Del resto, come successo anche per progetti precedenti, sono tranquillamente soddisfatto anche con produzioni minori di quelle inizialmente dichiarate.

Un altro filone su cui vorrei insistere è quello degli holter fotografici. Lo scorso anno avevo iniziato il “Season Holter” , in cui mi prefissavo di realizzare un holter a stagione ma sono riuscito a produrne solo due e così ho deciso di trasformare il progetto in biennale e cercare di completarlo nel 2012 (furbo eh!).
Gli holter fotografici sono una serie di immagini fatte ad intervalli molto regolari (ad esempio una ogni mezz’ora) durante tutto l’arco di una giornata, proprio come accade con lo strumento diagnostico che porta lo stesso nome. Ne parlai in un vecchio post qui.

E poi c’è poi il blog, per me una costante fonte di soddisfazione e di sempre nuovi stimoli, grazie ai tanti contributi di visitatori e  partecipanti in continua crescita, ma ci sono anche le altre iniziative come gli Sharing Workshop  che continueranno a breve ed anche le varie serate e photowalk che intendo proporre ancora, come già fatto in passato.

Insomma anche quest’anno probabilmente troppa roba… 🙂 ma va bene così.

Ciao ed ancora auguri di un ottimo 2012!

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La scorsa estate il fotografo Christoph Malin ha piazzato la sua attrezzatura sull’isola di La Palma alle Canarie e, passando  qualche notte all’aperto in questo luogo caratterizzato da un bassisimo inquinamento luminoso, ha realizzato un video che ho trovato stupendo.
E’ un time lapse molto ben fatto che coglie gli scenari suggestivi del posto ma anche, e sopratutto, il cielo stellato con la Via Lattea in tutto il suo splendore.
Una settimana di lavoro ed oltre 13.000 immagini, scattate con l’ausilio di vari accessori per la fotografia astronomica ed anche un dolly per ottenere il movimento, caratteristica che ormai è un must per i time lapse professionali.
Bel lavoro Christoph!

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Lucca Comics 2011

Evil? - © Copyright 2011 Pega

Anche quest’anno sono riuscito a fare un salto al Lucca Comics, l’evento che ogni anno invade la città toscana con una spettacolare moltidudine di appassionati provenienti da tutta Italia.
Come da tradizione, le strade ed il bellissimo percorso tra i bastioni erano popolati da un gran numero di cosplayer con i loro fantastici costumi. Sembravano arrivare direttamente dalle dimensioni parallele dei loro personaggi : fantasy, fumetti, fiabe, videogiochi, saghe cinematografiche o televisive. E’ un universo culturale molto vasto, fatto di immaginario, passione, fantasia e divertimento.

Durante questi giorni vagando per le vie, puoi incarnare un eroe o un mostro, un carnefice o una vittima, un personaggio reale o di fantasia. Non ci sono regole, nemmeno vincoli di età: c’è l’adolescente con il suo personaggio di un videogioco, come l’over 50 che con la sua testa brizzolata spunta togliendosi l’elmetto da guardia imperiale di Guerre Stellari. Nessuno è lì per giudicare, al contrario c’è un’aria di condivisione ed ammirazione gli uni degli altri, rispetto e curiosità reciproca.

A Lucca c’era insomma una gran bella atmosfera. L’ho iniziata a respirare appena arrivato quando, quasi con meraviglia, ho visto la coda ordinata di persone che nonostante i look irreali, trucco e parrucche colorate, attendevano con flemma anglosassone il loro turno per salire sulla piccola navetta-bus che dal parcheggio portava in centro.
Un senso di civiltà che duettava con i costumi e l’aspetto stravagante di molti, confermandosi nell’atteggiamento ed il comportamento generale, tranquillo ed ordinato, di così tante persone con cui diviene davvero facile sentire qualcosa in comune.

Io di cosplay non ci capisco molto, anzi diciamo pure che non ci capisco nulla, ma una cosa è certa: al Lucca Comics mi sono sentito come a casa mia, tra vecchi amici, con gente che ha il mio rispetto ed in molti casi anche la mia ammirazione. Concittadini.
E poi devo proprio dirlo: qui nessuno ti guarda male se hai una fotocamera, nessuno ha paura o sospetto se lo inquadri per uno scatto, anzi, fioccano i sorrisi.

Grazie ragazzi.
Ci vediamo al Lucca Comics 2012.

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23:00

23:00 (Winter Holter) - © Copyright 2011 Pega

Te ne accorgi quando cominci a far foto a scene ed oggetti che gli altri nemmeno notano, o quando ti scopri ad apprezzare il suono dello scatto di una fotocamera.
Te ne accorgi quando vedi quasi ovunque situazioni che reputi degne di essere fotografate, o quando inizi ad assumere strane posizioni in pubblico, alla ricerca di qualche interessante inquadratura.
Te ne accorgi quando ti indispongono i complimenti alla tua macchina fotografica invece che a te, o quando ti sorprendi a leggere regolarmente blog fotografici folli come questo.

Ma sopratutto, te ne accorgi quando nell’archivio delle tue foto… Non ci sei mai.

Benvenuto (benvenuta).
🙂

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