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Posts Tagged ‘photography’

Night panning

Night landing - © Copyright 2010 Pega

Il panning è una tecnica semplice e divertente. Si tratta di fotografare qualcosa che si muove (meglio se abbastanza veloce) cercando di catturarlo nitido contro uno sfondo mosso ed ottenendo un effetto che rende molto bene l’idea del dinamismo e della velocità.
Per realizzare questo tipo di immagini si allungano un po’ i tempi di esposizione e si scatta muovendo la macchina in modo da “inseguire” il soggetto, la difficoltà sta nel riuscire a mantenerlo fermo, specie con le reflex che al momento dello scatto abbassano lo specchio e abbuiano la visione nel mirino.
Non è detto che si riescano ad avere buoni risultati fin dai primi tentativi ma con la pratica in genere arrivano anche delle belle foto ed è divertente, ti consiglio di provare se non l’hai mai fatto.

A volte capita poi di osare un po’ di più e, come è successo al sottoscritto in un’umida serata in aeroporto in cui si formavano le scie di condensa generate dai vortici alari degli aeroplani in atterraggio, vien voglia di provare il panning notturno. Agli aerei.

Le difficoltà aumentano.
Il soggetto è lontano, veloce, la luce poca e le sorgenti troppo intense. Insomma non se ne infila una di foto decenti.
Allora si ricorre all’ottica stabilizzata ed allo scatto a raffica… ma sopratutto anche ad un fattore importantissimo che in fotografia non citiamo mai abbastanza…

Il Culo.

🙂

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Light daemon
Light daemon © Copyright 2011 Pega

Le giornate si accorciano ma la sera il clima è ancora gradevole ed è bello star fuori a far foto…
Quale stagione è quindi migliore di questa per fare un po’ di Light Painting?

Si, è esattamente con ciò che voglio invitarti a “giocare” per il weekend assignment n°41.

Light Painting significa semplicemente disegnare con la luce: piazza la tua fotocamera su un treppiede ed impostala per una lunga esposizione, poi dai sfogo alla tua creatività con l’ausilio  di una piccola fonte luminosa come ad esempio una lampadina tascabile.
Non ci sono limiti, puoi inventare e creare quello che ti pare, forme colori e idee… ti assicuro che è molto divertente.

Se non hai mai provato ti porto come esempio i dettagli di come è stato realizzato lo scatto qui a sopra.
Abbiamo scelto un luogo piuttosto buio, c’era solo una leggera luminosità del cielo, fotocamera impostata a 400 ISO, f:11 e 30 secondi di esposizione.
Il “modello” faceva ruotare una pallina luminosa che cambia colore mentre una seconda persona disegnava con una normale piletta tascabile i contorni della figura, le corna le ali e la coda…
Un terzo “assistente” ha poi sparato qualche colpo di flash sulla parete rocciosa sullo sfondo. Ecco fatto, tutto qui.

In questi giorni prova il light painting, divertiti a sperimentare, scatta variando i tempi di esposizione, cambia le regolazioni della macchina andando allegramente per tentativi alla ricerca del setup migliore. Vedrai che qualche bello scatto viene sempre fuori.
Poi ti invito a pubblicare, in un commento qui sotto, il link a qualche foto che avrai realizzato.
Condividere le tue immagini con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

 

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NASA Astronauts Photography ManualBeh, si lo confesso: volevo fare l’astronauta.
Mi andava a genio l’idea di essere sparato su un missile e farmi qualche giro in orbita per guardare il nostro pianetucolo da un punto di vista parecchio esclusivo…
Ma adesso che ho trovato questo, rimpiango proprio di non averci provato con più impegno! Si tratta del manuale preparato appositamente per insegnare agli astronauti a fotografare.
Accidenti: volare nello spazio e fotografare allo stesso tempo… sublime.

A parte le battute, eccoti un interessante documento che puoi scaricare qui in PDF. E’ un breve manualetto di sole 40 pagine con cui la NASA, insieme al fornitore ufficiale di fotocamere spaziali Hasselblad, insegna come si usa una macchina fotografica.
Il fatto che si tratti di fare foto nello spazio è quasi secondario, qui vengono insegnati i concetti di base (che poi sono tutto ciò che serve) e poco più, con una sintesi ed un’efficacia che solo la NASA sa avere…

In attesa di future opportunità di fare turismo spaziale è comunque una lettura preziosa per tutti: esperti e non esperti.

[fonte Universe Today]

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SanDonninobyl

Sandonninobyl - © Copyright 2009 Pega

Avere in mente lo scatto, crearlo e vederlo nella propria testa come se fosse già fatto, poi cercare di realizzarlo.
È un approccio alla fotografia tra i più classici. Si tratta di previsualizzare l’immagine costruendola nei dettagli fino a farne un qualcosa di completo, anche se ancora da fare; esattamente come avviene anche per altre arti visive.

Molti grandi maestri hanno fatto di questo modo di fotografare il loro metodo, una vera e propria filosofia della fotografia, in genere totalmente antitetica ed alternativa ai più dinamici stili documentaristi dove lo scatto avviene cogliendo l’attimo, l’emozione o l’espressione imprevista.
Non so se hai mai fotografato provando a previsualizzare ma se non l’hai mai fatto è una cosa che ti suggerisco di sperimentare.

Definisci il tuo soggetto, delinealo, immaginalo illuminato secondo il tuo gusto, definisci nella tua mente l’inquadratura, i particolari di esposizione e fuoco. Cerca di vedere la foto come dovrà risultare una volta scattata, fallo nei minimi dettagli.
Poi prendi l’attrezzatura ed inizia a cercare di rendere reale quel risultato.

Non è raro accorgersi che può essere anche molto difficile realizzare lo scatto che si ha in mente. A volte è addirittura impossibile e si deve scendere a compromessi.
Per seguire questo metodo può capitare di dover tornare più volte nello stesso luogo, magari in attesa delle condizioni giuste, o anche inventarsi soluzioni tecniche che lo rendano fattibile.

È una strada che può risultare anche impervia, ma quasi sempre affascinante.

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Non ti sei ancora iscritto o iscritta alla Photowalk di DOMENICA 2 Ottobre 2011 a Firenze!!!??? Dai, non puoi mancare !

Si tratta del più grande evento al mondo della cosiddetta “fotografia sociale” che si svolgerà nell’arco del primo weekend di Ottobre in contemporanea in più di mille città in tutti e cinque i continenti sotto forma di passeggiate fotografiche a cui potranno partecipare gratuitamente fotografi di qualunque tipo, età e livello, divertendosi, socializzando ed imparando gli uni dagli altri.

Dopo la divertente esperienza del 2010 anche quest’anno avrò il piacere di condurre la Photowalk di Firenze e quindi… ti aspetto!

Sarà l’occasione per rivedersi con chi ha già partecipato lo scorso anno ma anche di incontrarsi con i nuovi, conoscersi, ammirare insieme le bellezze di Firenze e vedere un sacco di altri appassionati di fotografia.

Per tutti i dettagli e per l’iscrizione, che dà diritto di partecipare al contest per i premi messi in palio dall’organizzazione visitare il sito della Photowalk di Firenze.

Worldwidephotowalk Firenze 2011

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Harvey Keitel

Nel film Smoke, una pellicola che forse ha ben presente chi apprezza il cinema indipendente anni novanta, Auggie, il protagonista interpretato da Harvey Keitel, ha una curiosa passione. Ogni mattina alle otto precise esce dalla sua tabaccheria, piazza la macchina sul treppiede e fotografa sempre lo stesso scorcio di Brooklyn.
Auggie esegue questa semplice operazione con costanza per anni, estate o inverno, con la pioggia o il sole, conservando e catalogando le foto in album che conserva e che con il tempo divengono una sorta di opera d’arte.

Rivedendo quelle scene ho pensato a quanto valore possano avere la costanza e la perseveranza in fotografia.
Un singolo scatto realizzato sul marciapiede di un incrocio di una grande città può non avere un gran senso, ma un lavoro come quello descritto nel film Smoke assume un valore.
È il valore dell’impegno e della passione che il fotografo può iniettare in quella che a prima vista potrebbe sembrare una sequenza di scatti simili, aggiungendoci l’ingrediente della sua quotidiana presenza fisica ma anche quella seppur piccola, appena palpabile, dose di interazione con l’ambiente e le persone immortalate.

È il valore di ciò che gli anglosassoni chiamano commitment e che non di rado caratterizza la produzione di molti artisti.

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Piccolo omaggio a Man Ray

P.O.A.M.R. – © Copyright 2011 Pega

Man Ray Dead Leaf

Dead leaf, 1942 – @ Man Ray

In testa ad un post di qualche tempo fa avevo messo una mia foto intitolata POAMR (Piccolo omaggio a Man Ray); è la foto di una foglia secca mezza accartocciata.
Mi è stato chiesto di spiegare meglio in cosa consiste questo omaggio.
E’ davvero semplice: si tratta del  timido tentativo di fare uno scatto che in qualche modo richiami la famosa fotografia di Man Ray “Dead Leaf” del 1942.

La “Foglia Secca” di Man Ray apparve insieme ad altre quattro foto dell’autore nel numero di Ottobre del 1943 della rivista Minicam Photography .
Lo stesso Man Ray aveva preparato le didascalie e per questa immagine si poteva leggere “the dying leaf would be completely gone tomorrow” un tentativo di proiettare un forte sentimento di malinconia che l’artista nutriva dopo il suo rientro in America dove non era riuscito a ritrovare il successo che aveva lasciato (insieme a molte delle sue opere per le quali nutriva la forte preoccupazione che venissero distrutte) nella Francia ormai travolta dalla guerra.

La mia POAMR è una foto che ho fatto dopo aver trovato, un piena estate Mediterranea, una solitaria foglia secca con una forma che mi ha subito ricordato quella di Man Ray.
Ho scattato quasi d’istinto, proiettandoci un mio significato tutto personale, sicuramente però influenzato dalla recente lettura a cui facevo riferimento nel post.

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Red Entrance

Red Entrance - © Copyright 2008 Pega

E rieccoci anche con i Weekend Assignment.
Qualcuno mi ha scritto chiedendomi se avessi deciso di non proporne più e perchè.
Forse qualcun’altro sperava di non vederseli più piombare addosso ogni tanto… 🙂
Ma no… Le “missioni fotografiche”, che ormai da tempo propongo ogni due settimane, erano solo in ferie.

Per questo weekend il tema è : Porte e portali.

La porta è un elemento carico di possibili significati, proiezioni e letture.
La porta è una barriera ma anche un punto di passaggio, una via d’uscita, di salvezza o anche di comunicazione. Può essere nuova e colorata o antica e suggestiva, in ogni caso la porta è fotogenica!

Trova la tua porta in questo fine settimana, cerca l’inquadratura e la composizione, poi scatta qualche fotografia cercando di darle un significato tuo.

Dopo, se vuoi, postala condividendo “il prodotto della tua missione”  in un commento qui sotto. Bando alla timidezza, non invare mail private. Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Piccolo omaggio a Man Ray

POAMR (Piccolo omaggio a Man Ray) - © Copyright 2011 Pega

È un sacco di tempo che non scrivo un post su un libro, ma oggi ho proprio voglia di condividere una lettura che ho fatto in questi giorni: Man Ray – Sulla fotografia.

Man Ray è una figura che non ha bisogno di presentazioni. Personaggio importante ed eclettico si mosse costantemente in una ricerca senza fine che lo portò tra pittura e fotografia attraverso filoni artistici tra i più importanti del novecento.

ManRay_sulla_fotografiaNato a Philadelphia il 27 agosto del 1890 (guarda caso l’anniversario della sua nascita ricade proprio in questi giorni) da una famiglia di emigranti dell’est europeo di origini ebree, Man Ray crebbe negli ambienti artistici anarchici di New York, studiando prima pittura ma poi anche fotografia nello studio di Steiglitz, che sempre continuerà a considerare suo grande maestro.
La sua irrequietezza unita ad uno spirito di continua necessità di cambiamento e ricerca lo portarono poi a trasferirsi in Europa, a Parigi, dove Man Ray si stabilì per venti anni prima del rientro negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali.

A Parigi sviluppò gran parte del suo lavoro, sperimentando e producendo idee come i suoi famosi Rayogrammi, ma anche più semplicemente lavorando come fotografo ritrattista.
Ed è proprio il riferimento a questa sua attività, che lo portò in contatto con moltissime figure spicco del mondo artistico di quegli anni, che mi è piaciuto molto in questo volumetto.

Il libro infatti, oltre a riportare appunti e riflessioni dello stesso Man Ray che ne tracciano una figura affascinante e complessa, contiene una serie di ritratti fotografici che questi realizzò per soggetti come Picasso, Ezra Pound, un giovanissimo Dalì, Bunuel, Virginia Wolf, Mirò, Matisse e molti altri.
Si tratta di foto scattate su commissione, da un fotografo il cui studio era divenuto meta di personaggi desiderosi di ottenere una propria immagine fotografica ricca di personalità e spessore.
Ogni ritratto è accompagnato da brevi note sulle impressioni scambiate con la persona fotografata. Davvero molto interessante.
Te lo consiglio proprio.

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Robert Frank restaurant

Restaurant - US1 Leaving Columbia, South Carolina - © Copyright 1958 Robert Frank

Sarà il caldo, un po’ di relax estivo o semplicemente la pigrizia dell’agosto. Forse è solo che per caso ho rivisto questa immagine su un libro.
Insomma, oggi ho deciso di riproporre un vecchio post che parla di un grande fotografo.
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Una foto apparentemente banale, un’istantanea un po’ storta ed anche poco nitida. Potrebbe averla scattata chiunque ? Forse.

E’ uno scatto di Robert Frank, tratto dal famoso libro “The Americans“, che il fotografo svizzero realizzò grazie ad una sovvenzione della fondazione Guggenheim, che lo portò per due anni in giro negli Stati uniti del boom economico del dopoguerra.

Come dicevo, ad un’osservazione distratta questa foto può apparire male eseguita, ordinaria ed insignificante.
Studiandola e cercando invece di interpretarne il simbolismo, viene fuori un’opera d’arte decisamente significativa, che pone Frank proprio tra i più grandi interpreti del concetto di messaggio simbolico in fotografia.

E’ il 1955, siamo in piena guerra fredda.
Il piccolo ristorante è vuoto, silenzioso.
Non c’è nessuno… perchè siamo nel mezzo dell’olocausto nucleare.
Il bagliore accecante che proviene dalla finestra e che ad un occhio distratto può apparire come una scadente gestione dell’esposizione è in realtà l’effetto di una bomba atomica.

Alla televisione parla un personaggio che ho un po’ faticato per identificare : si tratta di uno dei primi predicatori televisivi, un certo Oral Roberts. La sua predica, sicuramente ricca di morale e spiritualità viene impartita tecnologicamente, freddamente, attraverso l’etere.
Ad ascoltarlo c’è il deserto.

Frank nel suo viaggio trovò un’America dove era in corso un incredibile sviluppo e si stava raggiungendo un benessere mai conosciuto ma anche dove la vita appariva progressivamente sempre più superficiale e priva di valori. Un’America che spesso lo deluse e lo preoccupò.

Questa è la foto di un ristorante vuoto in mezzo al deserto nucleare.

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