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Archive for the ‘Culture’ Category

Florence Worldwide Photowalk 2012SAVE THE DATE!
Non prendere impegni per la mattina di Sabato 13 Ottobre 2012 perchè ti invito a partecipare all’edizione di quest’anno della Scott Kelby’s Worldwide Photowalk a Firenze.

E’ il più grande evento al mondo della cosiddetta “fotografia sociale” e si svolgerà in contemporanea in oltre mille città, sotto forma di passeggiate fotografiche a cui può partecipare gratuitamente chiunque sia interessato alla fotografia, non importa a che livello, divertendosi e socializzando. L’unico requisito necessario è avere una qualsiasi macchina fotografica. Va bene tutto, persino una usa e getta.
Dopo averlo fatto nel 2010 e nel 2011 , ho il piacere di guidare la Photowalk di Firenze anche quest’anno e quindi… ti aspetto!
Un’occasione per incontrarsi, conoscersi, ammirare insieme le bellezze di questa meravigliosa città e vedere un sacco di altri appassionati di fotografia.

Quest’anno partiremo da Piazzale Michelangelo ed attraverso un bel percorso arriveremo fin nel quartiere di San Niccolò, dove ti invito ad uno spuntino insieme a chi vorrà trattenersi.
Per tutti i dettagli e l’iscrizione, che ti consiglio di non dimenticare di fare perchè dà diritto a partecipare al contest per i premi messi in palio dall’organizzazione, visitare il sito ufficiale.

(max 50 partecipanti – ancora alcuni posti disponibili)

p.s. Sei un po’ distante da Firenze? Considera che per le scorse edizioni abbiamo avuto chi ha preso un aereo per venire a partecipare proprio nella nostra splendida città. Se comunque sei proprio molto distante e non consideri fattibile venire a visitare Firenze in occasione di questo evento, puoi sempre provare a verificare se vicino a dove ti trovi sia in fase di organizzazione un’altra photowalk. Lo puoi fare sul sito ufficiale della Worldwide Photowalk o anche sottoporre la tua candidatura per organizzarne una!

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Freedom

Fuochi fatui – © Copyright 2009 Pega

Proprio in questi giorni, lo scorso anno, qualcuno mi disse: “Con i blog non c’è due senza tre”. Aveva ragione.
Un altro intero anno è passato da quel primo post dell’inizio di settembre 2009. Tre anni divertenti, in cui ho scoperto ed imparato molte cose nuove grazie alla scusa di scrivere sul blog; è questa, insieme all’opportunità di condividere con altre persone la passione per la fotografia, la ragione che mi spinge a portare avanti questo progetto.
Voglio ringraziare tutti coloro che ogni tanto passano da qui a leggere qualche post, ma sopratutto chi interviene attivamente, inviando le sue foto o partecipando alle iniziative nel mondo reale come gli Sharing Workshop e le varie uscite come la Light Painting Photowalk o la Film Gang.

Insomma, grazie davvero a tutti, in particolare a chi segue regolarmente e commenta gli articoli fornendo il prezioso contributo del proprio punto di vista e delle proprie esperienze, ma anche a chi sovente non esita a cliccare su quei magici (e gratuiti :-)) pulsanti condividendo i post su Twitter o sul suo profilo Facebook, aiutandomi molto a far conoscere il blog a nuovi appassionati.

Bene. Spero di poter continuare ad averti tra i lettori e ti invito ad intervenire ogni volta che vorrai per esprimere la tua opinione o critica.

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White stones

White stones – © Copyright 2009 Pega

Trame, dettagli che si ripetono, moduli e forme fatte di vuoti e pieni che si bilanciano…
Da secoli esiste l’arte di creare idee grafiche per caratterizzare i tessuti e dare un’alternativa ai colori uniti, mentre in tempi recenti le textures sono diventate l’elemento fondamentale per dare solidità alle superfici create nella computer grafica.
Ma di textures si può parlare anche in fotografia, possono essere un elemento scelto per rendere più interessante lo sfondo o una superficie, ma anche un vero e proprio soggetto fotografici.
Ed è proprio su questo tema che ti invito a realizzare qualche immagine per il sessantacinquesimo weekend assignment che appunto si intitola: textures.
In questo fine settimana prova a dedicare attenzione alle superfici che normalmente ti circondano, osservale quando la luce le raggiunge in modo radente e scopri quali nascondono forme e trame interessanti.
Crea qualche astratto sfruttando questi dettagli perché proprio questo è lo spirito dell’assignment, poi, se ti va, posta in un commento qui sotto la tua foto condividendo “il prodotto della tua missione”. Confrontarsi è divertente e può aiutarti a scoprire persone che apprezzano le tue immagini.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Carl Kleiner

A volte è semplice, non servono attrezzature speciali o tecniche complicate. A volte basta un’idea e la voglia di sperimentare.
È il caso di Carl Kleiner, un fotografo creativo reso famoso da alcuni suoi lavori per Ikea. Carl si diverte realizzando immagini curiose basate sul creare composizioni minimali di oggetti che sembrano sfidare la gravità.
Carl KleinerL’esercizio consiste nel posizionare gli elementi in un modo che risulti anomalo, magari aiutandosi con nastro adesivo e fili, ma sopratutto nello sfruttare una tecnica così semplice da poter essere definita addirittura banale: capovolgere la fotocamera.
La rotazione del punto di vista disorienta l’osservatore e costringe la mente a costruire una spiegazione a ciò che viene visualizzato, creando l’impressione di situazioni paradossali.
È qualcosa che tutti possiamo provare a fare, magari scoprendo che ottenere risultati apprezzabili è più facile del previsto.
Io ho l’impressione che sia molto divertente ed intendo provarci. Tu?
🙂

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20120827-230952.jpg

Solo pochi mesi fa una fotocamera Leica è stata venduta all’asta ad una cifra che l’ha resa la macchina fotografica più costosa del mondo ed ecco che adesso si apprende che anche l’ottica “consumer” più costosa mai costruita è della stessa marca.
Il 1600mm Leica APO-Telyt-R 1:5.6 che vedi sopra è l’obiettivo più grosso e pesante mai realizzato da questa azienda.
Lungo 1.2 metri e pesante circa sessanta chili, è stato creato su ordinazione per uno tra i fotoamatori più ricchi al mondo, il principe del Qatar, che per averlo ha sborsato qualcosa come due milioni di dollari.
Un interessante dettaglio aggiuntivo è che il facoltoso cliente, per l’occasione, ha acquistato anche una Mercedes a trazione integrale appositamente allestita per “trasportare l’obiettivo”. Niente male eh? Non proprio un caso di attrezzatura leggera…

Non ci sono molte informazioni tecniche su questo peculiare oggetto nè scatti dimostrativi, si sa solo che ne esiste un’altra copia esposta nello show-room Leica a Solms, in Germania.

(Fonte: Geek)

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Daguerre

Louis Jacques Mande Daguerre

Erano gli albori della fotografia quando nel 1839 Louis Daguerre annunciò al mondo la sua invenzione denominata molto “modestamente” Dagherrotipo.

Si trattava in realtà del prodotto degli studi e delle prove che da alcuni anni stava conducendo insieme al suo socio Nicèphore Niepce, scienziato ed inventore, che però morì proprio poco prima del raggiungimento del successo finale: l’invenzione di una macchina che poteva catturare immagini.
Daguerre si prese tutto il merito ed anche tutti proventi di un brevetto che non esitò a registrare a suo nome.
In pochi mesi il manuale di istruzioni che accompagnava la macchina fu tradotto in ben 23 lingue ed il Dagherrotipo iniziò ad essere acquistato in ogni parte del globo da persone che volevano fare della fotografia la loro fonte di ricchezza. Sì ricchezza, perchè una vera e propria sete di ritratti di qualità divorava le borghesie e le piccole aristocrazie dei paesi che si stavano industrializzando, una gran quantità di persone poteva ora finalmente esaudire un desiderio che fino a pochi anni prima era riservato solo ai più facoltosi in grado di permettersi di pagare un bravo pittore.
DagherrotipoIl costo delle fotografie con il Dagherrotipo non era proprio alla portata di tutti ma questo non impedì il fiorire di questo business che faceva completamente capo a Daguerre, sia in termini di produzione delle macchine che di fornitura di tutto il necessario per utilizzarle.
Negli Stati Uniti il successo fu strepitoso e dagli archivi di Daguerre risulta che nel 1845 nel solo stato del Massachussets furono realizzate oltre 500.000 fotografie.
Sono numeri che oggi si consumano in un secondo ma che allora erano da capogiro, tanto che alla fine lo stesso Daguerre finì per andare in difficoltà e non riuscire più a gestire questo meccanismo vorticoso, scegliendo quindi di renderlo pubblico, donandolo allo stato francese che in cambio gli riconobbe un vitalizio.
Il funzionamento del Dagherrotipo era abbastanza complesso e si basava sulla preparazione di una lastra di rame su cui era steso un sottile strato di argento. Una volta perfettamente lucidata, la lastra veniva esposta a vapori di iodio che combinandosi con l’argento la rendevano sensibile alla luce e pronta per l’esposizione che tipicamente durava dai 3 ai 10 minuti.
Dopo si doveva passare subito alla fase di sviluppo che avveniva esponendo la lastra a dei vapori di mercurio.
Il prodotto finale era un’immagine positiva, quindi non riproducibile, ma di qualità altissima, talmente elevata da potersi considerare ancora insuperata.

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Sarà perché è estate, fa un po’ caldo e si tende a volersi alleggerire, il fatto è che in questi giorni ho una lieve tendenza minimalista, anche per ciò che riguarda la fotografia.
Oggi però non mi riferisco alle immagini che realizziamo, già lo feci in un vecchio post, ora voglio solo fare una breve riflessione sull’attrezzatura.
La fotografia è un’attività strettamente connessa con l’attrezzatura. Non ci sono dubbi: a parte situazioni davvero particolari “senza fotocamera è impossibile realizzare delle fotografie” ed avere quindi con sè questo oggetto è condizione necessaria per poter fotografare. Ma ci sono momenti in cui l’attrezzatura diviene al tempo stesso necessità ed ostacolo. La tecnica con le relative scelte e decisioni che ci chiede, frena ed imbriglia la nostra creatività, limitando il nostro raggio di azione.
E allora perché ogni tanto non fare una scelta minimalista semplificando al massimo l’attrezzatura per focalizzarsi solo sulle immagini ed i messaggi?
L’esempio più classico di questo passo, che a seconda dei punti di vista può essere considerato in avanti o indietro, è l’uso di una vecchia fotocamera analogica economica a focale fissa.
Scegliendo di andare a far foto con un’attrezzatura di questo tipo ci liberiamo, oltre che dal peso, anche da un sacco di decisioni che qualche volta rischiano di assorbire parte delle nostre energie creative. La focale fissa e le poche o assenti regolazioni ci permetteranno di concentrarci sul vero soggetto della fotografia. Il suo scarso valore ci libererà dalla preoccupazione di perderla o farcela sottrarre, la fotografia su pellicola limiterà in modo naturale il numero di scatti ed azzererà il tempo speso in scelte di postproduzione.
Quasi sempre “meno è di più” ed in genere anche “meglio”.
Ogni tanto vale la pena di ricordarcelo.
🙂

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Tempo fa avevo postato e condiviso sul blog questa inquietante foto di Scott McClellan intitolato “Inexplicable occurrence”:

Scott McClennan

Può piacere o meno ma è senz’altro uno scatto che incuriosisce, specie se si prova a pensare a come può essere stato realizzato.
Come si fa a fare una foto così nella propria cucina?
Ecco, c’è il backstage, basta darci un’occhiata e poi… provare.
🙂
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Porchettae

Porchetta – © Copyright 2011 Pega

Mani giovani, mani anziane, mani che lavorano o riposano, che litigano o accarezzano. Eh si, per questo sessantaquattresimo weekend assignment il tema che ti propongo è un super classico: le mani.

È affascinante fotografare le mani. Sanno parlare ed esprimere emozioni, trasmettendo all’osservatore delle sensazioni molto dirette ed intense. Sono una parte del nostro essere che partecipa alla comunicazione, anzi, possiamo dire che sono proprio uno degli strumenti principali del nostro modo di esprimerci quando ci troviamo di fronte ad un nostro simile.
In questo weekend dedica qualche tuo scatto a questo tema. Dopo, se ti va, posta in un commento qui sotto la tua foto condividendo “il prodotto della tua missione”. Confrontarsi è divertente e può aiutarti a scoprire persone che apprezzano le tue immagini.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Araki Yakuza 1994

Yakuza – © Copyright 1994 Nobuyoshi Araki

Nobuyoshi Araki è uno dei più conosciuti e controversi fotografi giapponesi viventi. La sua fotografia si insinua nei vicoli malfamati di Tokyo per documentare il vuoto emotivo dei quartieri a luci rosse, l’oscenità di luoghi e situazioni ai bordi della legalità con scatti carichi di grande energia.
E’ un fotografo borderline ed è per questo che lo trovo interessante.
Per il contenuto delle sue immagini è stato più volte arrestato per violazione delle leggi giapponesi sull’oscenità ed indicato come misogino, in particolare per alcuni suoi scatti degli anni ’80 riguardanti l’industria del sesso nel distretto di Kabukicho, poi pubblicati nel libro “Tokyo Lucky Hole”.
Sebbene anche il curatore di un museo ospitante le sue opere sia stato arrestato per averle esposte, Araki in realtà non ha mai subito condanne ed il suo inquietante lavoro alla fine è sempre stato riconosciuto come di notevole valore artistico.

Incredibilmente prolifico, Araki ha al suo attivo oltre 350 pubblicazioni ed è considerato il più produttivo artista Giapponese mai esistito.
Tra le persone che ne sostengono il lavoro c’è Björk, l’eclettica musicista islandese che ha scelto Araki per le copertine di alcuni suoi album.
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