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Archive for the ‘Nature’ Category

Troll's tongue
Non mi dispiacerebbe affatto emulare spudoratamente questo scatto fantastico, realizzato sulla “Lingua del Troll”, una inquietante formazione rocciosa che si trova vicino ad Odda, in Norvegia.
Trolltunga, come la chiamano i locali, si formò durante l’era glaciale, quando un intero pezzo di montagna fu sgretolato dall’azione espansiva del ghiaccio.
Il posto è stato lasciato intatto, senza alcuna protezione o barriera, per preservarne la bellezza; è protetto solo dall’impegnativo percorso di quattro ore che sono necessarie per raggiungerlo.
Trovo affascinanti le foto realizzate andando alla scoperta di luoghi come questo; luoghi difficili ed impegnativi da raggiungere, dove studiare con calma l’inquadratura, piazzare il treppiede ed attendere con pazienza il momento giusto.
Luoghi dove anche un banale selfie può assumere il valore di una Gran Fotografia.

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Bananas Edward Weston

Bananas – Copyright 1930, Edward Weston

Tutti conoscono “Peperone numero trenta“, uno dei capolavori del grande Edward Weston, ma chi ricorda le sue banane?
È un po’ strano che alcune scelte vegetali del grande fotografo americano abbiano goduto di molta più popolarità di altre, eppure è così. Weston si appassionò al filone ortofrutticolo negli anni trenta e lavorò molto a questi soggetti, i numeri che accompagnano le opere parlano chiaro: il peperone passato alla storia era il trentesimo tentativo, le banane si fermarono a diciotto, chissà perché.
Va bene, la banana è più equivoca, forse anche meno fotogenica, eppure è un frutto che vanta una interessante molteplicità di caratteristiche metaforiche, tanto da renderla da sempre protagonista di idee e progetti creativi di molti artisti.
La banana è insomma un bel soggetto che, proprio come la Fotografia, necessita di essere studiato ed approfondito (sbucciato) per poter essere gustato a dovere: un piccolo sforzo per poterne assaporare la vera essenza.
Le analogie non finiscono qui e questo frutto ci ricorda poi che è importante la conservazione in luogo fresco ed asciutto (consiglio particolarmente valido per gli analogici) ed è anche buona norma fare attenzione alle estremità che, come il bianco ed il nero assoluti di un’immagine fotografica, in genere vengono tagliati ed è meglio non farci troppo affidamento.
Ci sono sicuramente un sacco di altre fantasiose relazioni metaforiche tra la banana e la Fotografia, come del resto si potrebbero trovare anche con altri frutti o oggetti. Alla fine è solo un piccolo e divertente esercizio che può aiutare a stimolare la nostra creatività, se vuoi puoi darmi anche tu qualche altro suggerimento scrivendolo in un commento.

Per oggi mi fermo qui. Mi sono appena accorto che questo è il millesimo post. Niente male per un blog che parla di frutta 😀 😀 😀

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La sua denominazione scientifica è Selaginella lepidophylla ed è una pianta incredibile.
La Rosa di Gerico può sopravvivere a mesi o anche anni di completa siccità; si ripiega su se stessa fino a diventare una palla secca, apparentemente morta. E’ un essere resiliente.
Ma se la si bagna succede una sorta di miracolo. E’ quello che il fotografo Sean Steininger ha catturato con uno splendido time lapse che copre le ore che la pianta impiega per tornare alla vita.
Lo trovo ipnotico.

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Snake perspective

A snake point of view – Copyright 2014, Pega

Come vede il mondo chi è minuscolo? Chi è costretto a guardare dal basso?
La prospettiva con cui si guardano le cose ne può cambiare molto l’importanza ed il significato. E’ questo il tema per la missione fotografica che ti propongo per il fine settimana: fotografare con gli occhi di un Lillipuziano.
L’idea non si limita a cercare di fare qualche fotografia dal basso, il senso di questo weekend assignment è di provare a mettersi nei passi di una piccola creatura ed immortalare il mondo dal suo punto di vista.
Essere piccoli non significa solo vedere grandi le cose, ma sopratutto percepirle da un altro angolo, notare dettagli insinuandosi dove ai grandi è impossibile, trovare ostacoli insormontabili, scoprire giardini meravigliosi o minacce inimmaginabili.
E’ un bell’esercizio per la creatività di un fotografo quello di mettersi nei panni di qualcun’altro, o di qualcos’altro, e per svolgere questa missione puoi far ricorso a tutti i sistemi che riterrai necessari: dal banale strisciare per terra (come ho fatto io per lo scatto sopra) all’uso di prospettive inusuali o obiettivi macro.
Immagina di essere un insetto, un piccolo animale o anche un bambino. Il mondo può essere davvero enorme e strano per chi è piccolo. Se ci vorrai provare, ti propongo poi, come al solito, di condividere qui il tuo scatto inserendolo in un commento.

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Morning haze by Pega

Morning haze – © Copyright 2013, Pega

Il bianco è affascinante: rappresenta il niente ma anche il tutto. E’ il foglio su cui scrivere, la tela su cui dipingere, un vuoto da riempire, ma allo stesso tempo è anche già completo. Il bianco è infatti ciò che scaturisce dalla somma di tutti i colori ed è la carenza di uno o più di questi a far emergere altre tonalità.
Il bianco in fotografia è fondamentale e “critico”: tanto più ti ci avvicini, tanto più rischi di perdere tutto perché nel “troppo bianco” si volatilizzano forme e dettagli, lo sanno bene tutti i fotografi, specie i digitali.
Il bianco è delicato, sensibile al tempo ed ha la caratteristica di lasciare spazio alle sensazioni che possono essere legate al materiale su cui è riportata l’immagine, come ad esempio la grana della carta fotografica.
Il bianco è importante, importantissimo. Abbine cura e mantienilo vivo nelle tue Fotografie.

🙂

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nuclear blast by Pega

Nuclear blast – © Copyright 2008, Pega

Che ci vuole a fotografare il tramonto?
Beh, intanto bisogna essere con una macchina fotografica in mano al momento in cui tramonta il sole; magari trovarsi in un posto giusto.
Può sembrare una banalità ma parte da qui l’idea della fotografia attiva, quella che si presuppone scaturire da un’idea del fotografo in quanto “creativo che vuole realizzare un’immagine”. Fotografia artistica insomma, indipendentemente dalla qualità dei risultati che si ottengono.
Certo che può anche capitare di trovarsi davanti ad un bel tramonto e decidere per caso di fare una foto, ma converrai con me che si tratta di due cose ben distinte. Il risultato potrebbe anche essere molto simile ma per il fotografo si tratta di esperienze completamente diverse. Due approcci opposti.
Il weekend assignment è pensato proprio per spingerti ad esplorare la fotografia attiva, un terreno che per molti fotoamatori non è abituale mentre è pane quotidiano per i professionisti ed anche per gli artisti.
In questo fine settimana tieni d’occhio l’orologio e, al tramonto, riservati qualche momento per sfruttare la magnifica luce di quegli istanti. Se proprio vuoi non è necessario che sia esattamente il tramonto stesso il soggetto della tua foto, potrebbe essere anche un panorama, uno scorcio architettonico o perché no,  il volto di una persona. L’importante è partire dall’idea di fotografare il tramonto.
Nello spirito del weekend assignment  ti invito poi ad aggiungere, in un commento, il link all’immagine che avrai realizzato. E’ interessante condividere le proprie foto con gli altri lettori del blog.

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“Signal” di John StanmeyerSignal” di John Stanmeyer è la foto che, pochi giorni fa, ha vinto il World Press Photo of the Year 2013, il più importante premio mondiale di fotogiornalismo.
L’immagine, che fa parte del reportage “Il viaggio più lungo” pubblicato a Dicembre 2013 sul National Geographic, è stata scattata a Gibuti, il piccolo stato nel corno d’Africa divenuto tappa obbligata dei percorsi seguiti dai migranti provenienti dai paesi limitrofi. Si vedono alcune persone che alzano il cellulare in cerca di segnale. Sono somali, la spiaggia in cui si trovano è rivolta verso la terra da cui provengono e la speranza è di carpire un barlume di linea per entrare in contatto con i propri cari, inviare loro un messaggio rassicurante, dare un ultimo saluto prima di affrontare il vero viaggio.
Questo il commento di un membro della giuria, Jillian Edelstein: “È una foto collegata a tante altre storie e invita a discutere sui temi della tecnologia, della globalizzazione, dell’emigrazione, della povertà, della disperazione, dell’alienazione e dell’umanità. Si tratta di un’immagine molto raffinata, ricca di sfumature. È così sottilmente realizzata e in modo così poetico, sebbene sia piena di significato, da sollevare questioni di grande gravità e preoccupazione nel mondo odierno”.

A me la foto piace molto, per la sua solo apparente semplicità, ma anche per la forza che trae dal titolo, che la completa e la potenzia, dandole una gran forza evocativa. Uno dei tanti casi in cui immagine e parole ci regalano insieme un’opera d’arte di livello superiore.

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Paul Strand - Toadstool-and-grasses-1928

Toadstool and Grasses – Georgetown, Maine 1928 – Paul Strand

In questa fotografia che Paul Strand realizzò nel 1928, c’è la sintesi di una delle sue affermazioni più importanti. Strand diceva che per usare onestamente la fotografia si deve avere un reale rispetto per ciò che ci si trova davanti ed esprimerlo attraverso un insieme di valori tonali quasi infinito.
Se la seconda parte della frase si riferisce ad aspetti tecnici ed estetici, la prima è invece dedicata a qualcosa che può essere definito come “moralità fotografica”. È il rispetto che trasforma il soggetto da occasione a ragione di una fotografia ed era questo il concetto alla base del movimento a cui Strand apparteneva, denominato straight photography.
Il grande fotografo riuscì solo nella fase matura della sua carriera ad essere davvero coerente con questa visione ed in questa fase, abbandonata ogni sperimentazione, si dedicò davvero ad una fotografia calma e naturale.
Questa famosa foto del fungo rimane uno degli scatti più importanti di questo periodo. Non si tratta, come potrebbe  apparire a prima vista, della descrizione fredda e scientifica un soggetto botanico ma piuttosto della realizzazione di un panorama in miniatura.
L’immagine è composta rigorosamente, con quell’attenzione alla luce ed agli spazi, che in precedenza i fotografi dedicavano alla rappresentazione delle grandi viste naturali o dei panorami. Il riferimento è a quella fotografia naturalistica e di paesaggio che, specie nella seconda metà dell’ottocento, era stata realizzata dai grandi maestri che avevano scoperto (visualmente) il nuovo continente.
Esauriti i grandi spazi, quella di Strand era una nuova forma di esplorazione, matura, intima ed attenta, completamente dedicata il microcosmo naturale.

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A fleeting quilibrium

A fleeting equilibrium – Copyright 2012, Pega

Fare o non fare. Non c’è provare“: è questo uno dei più importanti insegnamenti di un grande maestro.
No, stavolta non parlo di un fotografo, ma di un Maestro Jedi.
Quante volte ti sei detto “ci proverò”?
Provare è una scusa per non fare, è un ostacolo. Provare è aprire la porta al “non riuscire”. Provare serve solo a lenire l’ansia.
Hai in mente uno scatto difficile? Vorresti realizzare un nuovo progetto? Allestire una tua mostra personale? Iniziare ad esplorare una nuova tecnica?
Decidi, vai e FAI. Non provare.
(E che la Forza sia con te)

🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

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Go Pro

Copyright Axel Tritton

Ci sono situazioni in cui non basta appoggiare la macchina da qualche parte per farsi un autoscatto. Ad Axel Tritton, qui sopra, non sarebbe stato sufficiente nemmeno un buon treppiede e neanche un passante disponibile a premere il pulsante di scatto. Forse un palloncino ad elio con appesa la fotocamera avrebbe potuto fare al suo caso ma, in effetti, un buon bastone telescopico era la soluzione più semplice.
Axel ed il suo collega avevano appena passato la notte appesi alla parete di El Capitan, nel parco Yosemite ed un autoscatto proprio ci stava bene.
A volte farsi un bel “self” è un ottimo modo per documentare un’esperienza personale e, anche quando non si tratta di una scalata di tre giorni su una parete a picco in California, realizzare autonomamente una foto che documenti un momento memorabile, è un’opportunità che ogni buon fotografo non dovrebbe mai lasciarsi sfuggire.
E così, pensando a qualche tua prossima avventura, valuta quale potrebbe essere l’accessorio ideale per un autoscatto memorabile. Sì, ok, il bastone telescopico è carino, ma sai quale sarebbe un’altra idea? Un drone volante radiocomandato!
😀 😀 😀
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