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Archive for the ‘Photography portraits’ Category

Nimoy photoIn questi giorni seguenti la sua scomparsa all’età di ottantatrè anni, molti ne hanno scritto e lo hanno salutato, ma non tutti sanno che Leonard Nimoy, il Mr.Spock vulcaniano di Star Trek, era anche un notevole fotografo.
La passione per la macchina fotografica Nimoy ce l’aveva fin da ragazzino e la sua carriera di artista ha raggiunto un livello ragguardevole, con pubblicazioni e mostre piuttosto importanti.
La sua fotografia è una sorta di ricerca espressiva sulla figura umana, in particolare su quella femminile, un approccio puramente artistico che coinvolge l’osservatore in storie che vengono sintetizzate in un’unica immagine. Ne puoi trovare qualche esempio qui.
Ho trovato molto significativo un breve estratto di un’intervista a Nimoy, in cui, raccontando un aneddoto, l’attore spiega il suo punto di vista sulla fotografia artistica, e di come questa si differenzia dal fotogiornalismo.
In sintesi Nimoy dice che “se fotografi un soggetto perchè dice qualcosa, perchè ti mette in contatto con ciò che va oltre l’immagine, allora stai facendo fotografia artistica, ma se fotografi qualcosa solo perchè sta accadendo, allora è fotogiornalismo“.Live long and prosper
Una visione che condivido totalmente, che sottolinea l’idea della fotografia come mezzo di creazione, introspezione o ricerca, e non solo mero strumento di descrizione della realtà.
Ciao Mr.Spock. Lunga vita e prosperità.

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provini John Lennon

John Lennon, 1974 – Copyright Bob Gruen

 

C’è un gusto particolare nel guardare i provini da cui sono state selezionate foto famose divenute poi iconiche.
Nel 1974 John Lennon si era separato da Yoko Ono, ed in California stava lavorando ad un nuovo disco dopo i due fiaschi commerciali che avevano seguito l’enorme successo di Imagine.
In agosto si spostò a New York per entrare in studio di registrazione e, visto che serviva qualche immagine per le interviste e la copertina del disco, un giorno fu organizzata una sessione di scatti con Bob Gruen, un fotografo ventinovenne che Lennon conosceva.
Gruen propose di sfruttare l’attico di Lennon ed una volta sulla terrazza, gli fece indossare una maglietta da pochi dollari che aveva appena preso per strada ed a cui aveva grossolanamente tagliato le maniche.
Lennon non era in gran forma, nelle foto appare stanco e svogliato. Non è sicuramente nel suo periodo più smagliante. Dalla numerazione dei fotogrammi si vede che dopo aver indossato la maglietta proposta da Gruen, propende per il suo giubbotto di jeans.
Sei anni dopo Lennon fu ucciso poco lontano dal luogo dello scatto. La foto con la maglietta, in cui appare serio ed un po’ impenetrabile dietro ai suoi occhiali scuri, divenne l’icona della sua veglia funebre.

John Lennon ritratto da Bob Gruen

John Lennon – Copyright 1974, Bob Gruen

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Pen, Brush, Camera with Henri Cartier-BressonIl blog è un media “mordi e fuggi”. Trovi un post, leggi il titolo ed in una frazione di secondo valuti se l’argomento ti interessa (ergo, guai ai titoli sbagliati!).
Se decidi di proseguire, ti aspetti un contenuto di rapida lettura, al massimo un paio di minuti, meglio se con qualche immagine. Quando ci sono di mezzo i video, il ritmo deve essere rapido come un clip musicale.
Detto questo, oggi vado completamente fuori standard e ti propongo un intero documentario: un magnifico video integrale su Henri Cartier-Bresson, il leggendario fotografo del “momento decisivo”, uno dei più celebrati maestri della fotografia del novecento, considerato tra i padri del fotogiornalismo.
E’ un documento di ben cinquanta minuti che probabilmente ben pochi guarderanno integralmente, eppure è un grande regalo che ci arriva dall’era della rete.
Se avrai la pazienza di gustarlo con calma, magari sorseggiando qualcosa di buono dopo un adeguato addivanamento, troverai in questo documentario/intervista del 1998, un Bresson novantenne che ripercorre la sua lunga carriera, fin dal suo primo contatto con la fotografia, incontrata da giovanissimo nel 1930 mentre studiava pittura.
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Pablo PicassoPablo Picasso diceva “i buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano“.
Ripropongo questo argomento perchè quello della creatività è un tema davvero centrale. La “capacità di creare” è un processo che, come tutti i fenomeni naturali, non è discontinuo: niente si crea dal nulla.
La nostra immaginazione lavora sulle basi di ciò che conosciamo, portando qualunque creazione artistica ad essere, in sostanza, una rielaborazione di qualcosa di già esistente.

Anche le creature più fantasiose create dalla mente altro non sono che incroci di esseri reali ed accettare tutto questo è un passo di consapevolezza che Picasso espresse in modo perfetto.
Il copiare-prendere in prestito-rubare in genere avviene in modo inconsapevole; l’artista semplicemente percepisce ed osserva ciò che incontra, ad esempio la natura o il lavoro di altri, assorbe come una spugna, poi introietta, magari rimuove e dimentica.
La fase successiva è rielaborazione e trasformazione, un’opera di remix che risulta nel parto di qualcosa che può essere percepito come originale e nuovo.

Ho trovato molto interessante il video che trovi sotto, tratto da una conferenza TED a proposito di tutto ciò. E’ una lezione tenuta da Kirby Ferguson, scrittore e regista, che ci prende per mano in un viaggio affascinante nei percorsi della creatività.
Sono riflessioni che possono scuotere quello che è il concetto stesso di “originalità”, in particolare se applicati al mondo della fotografia, dove la questione è tabù e spesso fonte di grandi polemiche.
La creatività viene da fuori e non da dentro, dipendiamo gli uni dagli altri, scrittori e cuochi l’hanno capito da secoli. Per molti fotografi accettare questo non è un atto di mediocrità ma una liberazione.

Per chi mastica poco l’inglese questo è il link alla versione sottotitolata del video.
Prenditi 10 minuti e guardatelo tutto, con calma, fino in fondo, ne vale la pena.
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TachiharaC’erano una volta fotografi che usavano dorsi Polaroid per ottenere l’anteprima dello scatto che stavano per realizzare. Erano i tempi del medio o grande formato, degli Avedon in studio con personaggi famosi o degli Ansel Adams nei grandi parchi americani, in ogni caso il “preview” con la pellicola istantanea era il modo per accertarsi di non aver sbagliato qualcosa ed evitare un doloroso fallimento.
Era solo una “foto di servizio”, di qualità modesta, la foto “vera” era quella che veniva realizzata subito dopo, magari su lastra o pellicola di alta qualità, quella che però veniva sviluppata e stampata solo dopo.
La rivoluzione digitale ha reso inutile ed obsoleta questa tecnica, tutti siamo abituati a vedere subito il risultato e non c’è più alcuna preoccupazione di “come sarà venuta” la fotografia.
Eppure sembra essersi perso qualcosa, e così riaffiorano dal passato oggetti e tecniche che sembrano atavici. Si riaffacciano con un fascino tutto loro, un sapore “cool” un po’ steampunk che non sfugge ai più giovani, e quella “foto di servizio” può tornare interessante proprio nell’era dei megapixel.
L’esempio è questo video di Stefan Lister, che si aggira per le strade con la sua fotocamera 4×5 ed un dorso per pellicole istantanee. E’ un modo davvero divertente di fotografare ed interagire in modo quasi rituale con i propri soggetti, una piccola magia analogica che si compie ogni volta che si svela lo scatto appena realizzato.
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Imogen Cunningham

Imogen Cunningham (1883-1976)

C’è un aspetto che accomuna molti grandi fotografi del novecento: una certa longevità.
Da Henri Cartier-Bresson ad Ansel Adams, passando per Imogen Cunningham, Andre Kertesz e tanti altri, si nota che in tanti hanno superato agevolmente gli ottant’anni continuando tranquilli a lavorare fino all’ultimo.
Tutti questi grandi personaggi erano soliti far foto ogni santo giorno, uscendo quotidianamente con la loro fotocamera in cerca di immagini e praticando la Fotografia come una disciplina continua, una sorta di costante sempre presente tutti i giorni della loro vita.
Trovo ci sia qualcosa di significativo in questo. La Fotografia non solo come forma d’arte, come lavoro o professione, ma anche come modo di vivere. La Fotografia come spunto di un costante esercizio fisico e mentale, sempre percorribile in qualunque situazione personale, uno stimolo ad esprimersi ed una ragione per continuare a vivere con passione e scopo. La longevità dei grandi maestri è forse un insegnamento ad essere sempre aperti ed osservatori di ciò che ci circonda, del mondo e della vita che abbiamo intorno.

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Non amo gli eccessi del fotoritocco e l’imperante smania di cercare la perfezione attraverso la manipolazione digitale delle immagini. Devo però riconoscere che c’è chi eccelle davvero in questa disciplina, e non posso far altro che ammirare.
Su YouTube c’è un canale, che si chiama Real Retouch, dove sono mostrati notevoli lavori di “pesante ritocco” a base di Photoshop. Tra questi c’è un poderoso esempio di dieta dimagrante digitale applicata al ritratto di Matsuko Deluxe, un famoso personaggio TV giapponese.
Secondo te quanti chili vengono digitalmente sottratti?
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Uomo Ragno by Pega

Non hanno ucciso l’Uomo Ragno – Copyright 2012, Pega

Il prossimo Lucca Comics è tra meno di una settimana e sto pensando di tornarci insieme alla fida Zietta Polaroid con una sola cartuccia da dieci esposizioni. Solo dieci foto analogiche istantanee mentre intorno turbineranno migliaia di scatti digitali. Forse cercherò di immortalare qualche supereroe ed è per questo motivo che ti propongo, anche se con una settimana di anticipo rispetto a Lucca, il tema per questo weekend assignment.
Sì, lo so che non è facile, i SUPEREROI non si trovano ad ogni angolo, ma è proprio così, con sfide ardue, che si stimola la creatività 🙂
Se non hai un supereroe disponibile a mettersi in posa, puoi sempre inventarlo, costruire una metafora, fare uno scatto pareidolico o… cercare di acquisire dei superpoteri!
Buon weekend!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Proprio in questi giorni ricorre l’anniversario della morte di James Dean, un’icona del novecento ormai un po’ dimenticata ma sempre affascinante. Questa sua famosa immagine fu realizzata nel 1955 in Times Square da Dennis Stock, fotografo personale di Dean e membro dell’agenzia Magnum.
L’attore cammina nella pioggia, sigaretta in bocca, i chiaroscuri della New York degli anni cinquanta sono espressi in modo magistrale con un bianco e nero stupendo, impreziosito dall’atmosfera nebbiosa. Una foto emblematica che è stata definita come “L’indimenticabile immagine di James Dean, curvo nel suo soprabito scuro, come quasi avesse il peso di una intera generazione sulle spalle.
Un grande scatto, un gran soggetto, composizione perfetta, atmosfera ideale… o forse… quasi.
Non tutti sanno, in particolare non lo sanno i tanti profeti del “Io la postproduzione mai“, che in realtà ben prima dell’avvento del digitale, tutti i grandi fotografi lavoravano insieme ad una figura che era in pratica la loro metà: lo stampatore.
Come nel caso che citavo in un vecchio post, anche qui la foto famosa beneficiò del lavoro di colui che spesso restava nell’ombra, in questo caso Pablo Inirio, uno dei più grandi maestri di camera oscura della storia della fotografia.
Ecco qui sotto il bozzetto con le istruzioni di stampa, un trattamento che adesso possiamo facilmente fare su Photoshop o deleghiamo agli automatismi elettronici della nostra fotocamera (quando scattiamo in jpg). Con la pellicola ci voleva gran manualità ed esperienza, così si lavorava prima dell’avvento del digitale. Un bel documento per chi spesso discute sul tema della postproduzione, che fa capire come la questione stia tutta nel gusto e nella misura, non nel principio o nella tecnica.
Pensaci la prossima volta che giudichi i tuoi scatti senza prima averli “processati”.

James Dean by Dennis Stock - Printing notations by Pablo Inirio

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Elinor Carucci inizio a fotografare da ragazzina, ben prima del suo diploma all’accademia d’arte nel 1995. È sempre stata ispirata dall’intimità e, dopo essersi stabilità a New York, si è fatta una reputazione grazie alla sua abilità di cogliere, con le sue fotografie, istanti delicati e molto personali.
Ho sempre fotografato la mia vita, le persone che mi stanno vicino. I miei genitori, mio marito, me stessa attraverso il tempo, nel bene è nel male“.
Un bel tocco quello di Elinor, una fotografa da conoscere meglio, capace di una sintesi semplice e di grande intensità, che ho incontrato grazie a questo breve video.
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