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Archive for the ‘Photography portraits’ Category

Nude Portraits

Nude Portrait – © Copyright 2014, Trevor Christensen

Non vedi alcun nudo? Guarda bene.
In questa foto in realtà il nudo c’è, ma è solo negli occhi e nella reazione della ragazza ritratta. Il nudo è il fotografo.
La creatività è anche, e sopratutto, pensare fuori dagli schemi. E’ così che Trevor Christensen ha impostato il suo progetto Nude Portraits girando la frittata e focalizzandosi su soggetti vestiti, posti di fronte ad un fotografo che si presenta nudo come un bebè.

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Nude Portrait – © Copyright 2014 Trevor Christensen

Trevor descrive questo suo esperimento come un tentativo di esplorare il rapporto che si sviluppa tra fotografo e persona fotografata dove, almeno nel ritratto classico, la seconda tende a sentirsi in una posizione svantaggiata.
Christensen ribalta la situazione: prima informa accuratamente i soggetti descrivendo il suo progetto, in modo che la reazione non sia di pura sorpresa, poi procede presentandosi completamente nudo, armato solo di macchina fotografica.
I suoi ritratti vanno alla ricerca di quell’espressione che, per qualche prezioso istante, le persone mostrano in questa situazione.
Per il momento Trevor ha sviluppato il suo progetto solo con fidanzate, amici e parenti, ma l’obiettivo più ambizioso che dichiara sul sito, è passare ad una fase pubblica.
Genio, esibizionista o entrambe le cose, Trevor Christensen è davvero forte 🙂

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Lucius Cyrano

Lucius/Cyrano – © Copyright 2008, Pega

Piccolo e delicato o grande ed importante, oppure dritto, storto, con gobba o narici dilatate, l’importante è che sia umano.
Sì, hai capito, il compito fotografico di questo fine settimana è facilissimo e piuttosto comune a trovarsi: è il naso.
Ma attenzione, non basta un semplice ritratto, bisogna che il naso sia il vero protagonista incontrastato della foto.
Puoi scegliere il tuo soggetto per strada o tra le persone che conosci, dichiara le tue intenzioni e mettili a proprio agio, spiega che stai eseguendo un compito assegnato, e poi, se i nasi che avrai trovato non dovessero soddisfarti, prova con qualche inquadratura strana o anche ad esagerare le linee sfruttando le caratteristiche di un’ottica grandangolare 🙂
Insomma, alla fine non è altro che un weekend assignment che vuole spingerti al ritratto, magari meglio se scherzoso o ironico ma comunque sempre con lo stesso spirito: cercare di fotografare seguendo una missione, un compito. È un esercizio per divertirsi un po’ ed avere una scusa per coltivare le nostre capacità creative.
Interpreta questo tema come più ti piace, poi se vuoi, condividi qui il tuo scatto mettendo il link in un commento.
Buon divertimento!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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DaniAdoro chi si ingegna con il fai da te, specie chi fa sul serio. Tra questi c’è un certo Dani Diamond, un fotografo che si è costruito un enorme ring light.
Il ring light è un tipo di illuminatore fatto da un anello di fonti luminose costanti che, in genere, viene usato per applicazioni particolari.
Nato per la macro, è sfruttato nel campo della fotografia odontoiatrica ma anche più comunemente per il ritratto dato che regala una splendida diffusione della luce sul volto e magnifici riflessi circolari (catchlights) negli occhi.
Rispetto all’illuminazione con flash, il ring light aiuta a mettere maggiormente a proprio agio i soggetti evitando di inondarli di lampi, inoltre permette di operare con livelli di luce più bassi e quindi aperture maggiori con conseguenti profondità di campo ridotte.
Le normali dimensioni dei ring light in genere non superano qualche decina di centimetri di diametro, ma quello di Dani è veramente un gigante: quasi un metro e mezzo.
Una struttura in legno con ventisette lampade ad alta efficienza è un illuminatore a luce costante un po’ goffo ed utilizzabile solo in studio, ma i risultati sono notevoli, tanto che il progetto di questo fotografo è stato sponsorizzato dal produttore di lampade Sunlite.
Nel video sotto Dani ci racconta la sua idea e mostra sia le fasi di costruzione che alcuni scatti di esempio, davvero notevoli. Fai particolare attenzione ai riflessi negli occhi delle persone ritratte: sono fantastici.
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[Fonte: Fstoppers]

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AriasC’è chi ancora pensa che sia importante tenersi stretti i segreti del mestiere, custodirli come i trucchi da prestigiatore, mantenerli riservati e chiusi nel proprio cassettino.
Ma i tempi sono cambiati e ci sono fotografi che hanno voltato pagina, dando finalmente importanza al valore della condivisione. In passato questo comportamento era raro ma oggi, nella società connessa, ciò concorre sempre più alla maturazione ed all’autorevolezza di artisti e professionisti. È così che fotografi del calibro di Chase Jarvis e Zack Arias (ma anche molti altri devo dire) si sono spinti su questo terreno, iniziando a raccontare nei dettagli il loro modo di lavorare, svelando i loro metodi e workflow, esponendosi anche a dubbi e critiche.
Il video qui sotto è un bell’esempio di come si fa. Zack Arias l’ha realizzato coprendo dall’inizio alla fine una sua sessione di ritratto dedicata al progetto Inside Out. Guardarlo è un po’ come trascorrere una giornata con questo fotografo, partendo dalla scelta dell’attrezzatura, passando poi alla fase di incontro con il soggetto e lo shooting vero e proprio, per finire con la post produzione una volta tornato in studio.
Non è tra i video più brevi che mi è capitato di proporre ma ti invito a sederti e gustarlo con calma per intero, ne vale la pena.
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Sharko

Capitan Sharko – © Copyright 2011, Pega

Barbe, barbe ovunque. Ormai da qualche anno, la barba è riuscita a riconquistare un suo onorevole posto nei costumi occidentali ed è un tema di tutto rispetto per il weekend assignment.

E così, per questo fine settimana, ti invito a dedicare un po’ di “attenzione fotografica” alla barba, per farne la protagonista di qualche tuo scatto; non dovrebbe essere difficile 🙂

Come sempre l’assignment è all’insegna di una assoluta libertà di interpretazione e puoi affrontare questo tema come più ti piace: un ritratto, un dettaglio, uno scatto concettuale o pareidolico, l’importante è divertirsi cercando di fotografare seguendo un tema assegnato.

Se ci vorrai provare, ti propongo, come al solito, di condividere la tua foto inserendola in un commento qui sotto.

Buon fine settimana!

P.s

Solcava le onde con sguardo fiero e minaccioso,

la nave scivolava docile al suo comando e la ciurma eseguiva in silenzio i suoi ordini secchi e severi.

Il mare non era un posto sicuro quando il suo vascello incrociava in cerca di prede.

D’un tratto nessuna imbarcazione si vide più all’orizzonte.

Tutti si erano dileguati… anche il vento.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Buzzer the catIl fotografo Arnold Genthe visse a cavallo tra ottocento e novecento. Divenne celebre per i suoi scatti che descrivevano la Chinatown di San Francisco ed anche il reportage sul devastante terremoto che colpì questa città nel 1906. Nella sua carriera si occupò anche di figure dello spettacolo e uomini politici, ma in pochi sanno della sua vera passione fotografica: il suo amato gatto Buzzer, che fotografò molte volte, da solo o in compagnia di persone più o meno importanti.
È proprio Buzzer quello ritratto nella foto sopra, anzi uno dei Buzzer. Sì, perchè in realtà Genthe ebbe vari gatti tutti chiamati con lo stesso nome!
🙂

BuzzerBuzzerBuzzer

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Avedon & LorenEd eccoci alla seconda proposta di questa serie dedicata agli autoscatti dei grandi fotografi.
E’ un autoritratto realizzato da un giovane Richard Avedon, che si inquadra riflesso in uno specchio del suo studio fotografico. La macchina è una splendida Rolliflex ed ancor più splendida è Sofia Loren, poco dietro, che si aggiusta i capelli, sembrando quasi inconsapevole dello scatto.
È una foto apparentemente semplice, analoga a quella che chissà quanti fotografi in situazioni simili non hanno resistito a farsi.
C’è qualcosa che mi affascina in questo scatto. Forse sono le storie di due grandi nomi che si incrociano, due carriere che in quel momento stavano sbocciando. O forse semplicemente un fotografo che vuole partecipare ed esserci, posando insieme alla sua bellissima modella.
Se ti piace Avedon e vuoi approfondire la sua conoscenza sfogliando nel suo album ti consiglio un click al sito della Avedon Foundation.

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Robert Cornelius

Ed eccolo qua il primo selfie mai realizzato, il capostipite degli autoritratti.
Fu realizzato nell’Ottobre del 1839 da Robert Cornelius.
Robert era un esperto di chimica e metallurgia che lavorava al servizio di Joseph Saxton e Paul Beck Goddard, imprenditori americani nel neonato e promettente settore della fotografia.
Negli Stati Uniti si stava spandendo a macchia d’olio il metodo inventato dal francese Daguerre ed importato oltreoceano da Samuel Morse (sì, quello del codice telegrafico) ma uno dei maggiori limiti di questa nuova industria era la lentezza del processo. Il dagherrotipo infatti, oltre a richiedere una lunga e laboriosa preparazione della lastra ed una serie di attente operazioni per lo sviluppo, necessitava anche di esposizioni lunghissime. Ciò limitava le possibilità di sfruttamento dell’idea a fini ritrattistici perché era davvero difficile far stare perfettamente immobili i soggetti per decine di minuti.
Per questo, come molti altri in contemporanea, i datori di lavoro di Cornelius stavano cercando una strada per abbreviare questi tempi, sfruttando tecniche meccaniche, fisiche e chimiche.
Fu così che durante una serie di esperimenti che combinavano una particolare tecnica di lucidatura della lastra con l’uso di un accelerante chimico, Cornelius decise di effettuare un autoritratto.
Tolse il tappo all’obiettivo e si piazzò davanti alla fotocamera per poco più di un minuto.
Il risultato non fu niente male visto il brevissimo tempo di esposizione utilizzato e fu così che la sua tecnica fu perfezionata e contribuì significativamente allo sviluppo di questo settore.

Ma quel che forse più conta è che questo fu sicuramente il primo autoritratto della storia della fotografia, il primo “selfie”.
E’ un’immagine in cui appare  un giovane un po’ scapigliato ma molto attento e concentrato sul suo lavoro. Alcuni studiosi considerano questa lastra addirittura come il primo vero ritratto ravvicinato di una persona eseguito con una tecnica fotografica.
Il “self” di Robert Cornelius fa parte dell’archivio Daguerreotype collection della Library of Congress, consultabile anche online.

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Wreck of the GlenesslinPosare con alle spalle il relitto di una nave appena naufragata non è una moda recente.
Era il primo ottobre del 1913 quando il Glenesslin si andò ad incagliare contro le rocce del Monte Neath-Kah-Nie, sulla costa dell’Oregon.
La nave si stava dirigendo verso la foce del fiume Columbia per un carico di grano, i testimoni dissero di averla vista navigare a vele spiegate in acque tranquille e visibilità perfetta sebbene molto vicina alla costa. Se ne andò diretta a sbattere contro gli scogli, senza un apparente tentativo di cambiare rotta.
Gli abitanti della zona riuscirono ad aiutare l’equipaggio a mettersi in salvo e nessuno si fece male ma non fu data alcuna spiegazione accettabile dell’incidente. Corse voce che la nave stesse manovrando per “salutare” qualcuno… Ti ricorda qualcosa?
Incredibilmente nei paraggi c’era pure un fotografo che non mancò di immortalare l’accaduto.

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Helmut Newton selfieChe il selfie, solo fino a poco tempo fa generalmente conosciuto come autoritratto, non sia una gran novità, è evidente. La storia della fotografia è piena di fotografi che si sono auto-immortalati con la loro fotocamera e, sebbene non tutti abbiano raggiunto le vette di originalità di Meret Oppenheim, quasi tutti i grandi hanno prima o poi ceduto al potere egocentrico dell’autoscatto.
Avvio quella che proverò a far diventare una piccola serie, con la foto qui a fianco: il mitico Helmut Newton, stranamente abbigliato con un impermeabile da esibizionista, che si ritrae con la sua statuaria modella e… la moglie, Alice Springs, seduta ai bordi del set.
È un selfie davvero fantastico, non trovi?

🙂

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