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Archive for the ‘Street Photo’ Category

Benz Thanachart

© Copyright Benz Thanachart

Lo spunto per il compito fotografico assegnato questo fine settimana nasce da uno scatto del fotografo Thailandese Benz Thanachart. Fa parte del progetto “Surprised Reaction” dedicato alle reazioni umane che Benz ottiene urlando qualcosa di sconclusionato agli ignari passeggeri della metro.
Ed è proprio il tema della sorpresa che ti propongo di esplorare in questo ennesimo weekend assignment.
Aggiungo solo una precisazione: la reazione che ti sto invitando ad immortalare non è detto che debba essere solo di persone ritratte. Sorpresa può anche essere quella indotta nell’osservatore oppure quella provata dal fotografo al momento dello scatto. La fotografia non sempre parla di ciò che si vede nell’immagine.
Insomma, come al solito ti lascio libera interpretazione dell’assignment; fai come più ti piace, l’idea di fondo è sempre la stessa: nutrire la nostra creatività fotografica e poi, eventualmente, condividerne qui il prodotto mettendo il link in un commento.
Buon divertimento!

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Minutero - Afghan CameraE’ facile tirar fuori lo smartphone, inquadrare al volo, scattare e vedere subito il risultato, tutto facilmente e senza fatica. L’immediatezza del digitale è fantastica: un sogno inseguito per tutta la storia della fotografia.
Il bisogno di un risultato in tempi rapidi è esistito fin dai primordi e fu Frederick Scott Archer nel 1853 il primo a realizzare una fotocamera “istantanea”. Da allora (quindi ben prima della parentesi rappresentata dal costoso e complesso mondo Polaroid) sono sempre esistiti fotografi specializzati in risultati immediati “sul campo”. E’ emblematico il caso della tradizione dei fotografi ambulanti in Afghanistan, dove per generazioni è stata mantenuta viva una tecnica ritrattistica basata su macchine-laboratorio completamente autonome.
Afghan cameraQueste fotocamere, chiamate kamra-e-faoree (che più o meno significa macchina fotografica istantanea), sono grosse scatole in legno e tutto il processo avviene all’interno: dall’esposizione allo sviluppo, fino alla stampa finale.
Dopo la messa a fuoco, effettuata sotto una cappa nera in modo simile a come avviene con il grande formato, la fotocamera viene caricata con un foglio di carta fotosensibile che il fotografo, infilando una mano attraverso un manicotto a tenuta di luce, estrae “alla cieca” da una scatola posta all’interno della macchina stessa.
Una volta piazzato il foglio sul piano focale, viene effettuata l’esposizione. Si passa quindi allo sviluppo, che il fotografo effettua immergendo il foglio in vaschette con normali reagenti, poste sempre all’interno della fotocamera.
Si arriva così al risultato intermedio: un’immagine negativa che, a questo punto, viene estratta dalla macchina e ri-fotografata piazzandola su un apposito sostegno. Ripetendo una seconda volta l’intero processo si arriva quindi al prodotto finale: una Fotografia.
La tradizione delle Afghan Camera e di altre fotocamere a sviluppo istantaneo simili, come le Minutero spagnole, è esistita in molte parti del mondo ma adesso è in prevedibile declino. Esistono però alcuni eroici appassionati decisi a tener vivo questo bellissimo modo di fotografare, così semplice ed affascinante.
Tra di loro c’è un signore che seguo da tempo: si chiama Pier Giorgio Cadeddu. Ha chiamato “Sardinian Camera” la sua stupenda macchina fotografica a sviluppo istantaneo costruita a Càbras e sul suo sito puoi trovare molte informazioni al riguardo, comprese spiegazioni di funzionamento, costruzione e “filosofia fotografica”. Un gran bel lavoro.

P.s. Per chi volesse approfondire il funzionamento delle Afghan Camera, ecco qui un interessante video.
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Aranci

Aranci aranci! Cu avi i guai s’i chiànci! – © Copyright 2009, Pega

E’ possibile intrappolare un profumo in una Fotografia?
Beh, sta proprio qui lo spunto per la missione fotografica di questo fine settimana.
Come sempre l’idea è quella di svolgere un piccolo compito durante il weekend, provando a confrontarsi con un tema fotografico assegnato. E’ un esercizio semplice ma efficacissimo per tenere in allenamento e coltivare la creatività.
Non c’è molto altro che posso aggiungere per chiarire meglio questo tema. Trasportare una sensazione propria ed esclusiva dell’olfatto sul terreno di un altro senso può sembrare arduo, ma la Fotografia ha dei grandi poteri e risorse che vengono in aiuto.
Anticipo la tua domanda: “vale anche un odore che non sia un profumo?”.
No, non vale, sarà (forse) tema di un altro assignment… 🙂
Dai, in questo weekend prova a misurarti con questo tema, cerca di portare una piacevole sensazione olfattiva in una tua foto, poi, com’è tradizione di questo blog, ti invito a condividere il risultato in un commento sotto.

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“Don’t forget to say hello”.
In estrema sintesi è questo il pensiero che ci trasmette Steve McCurry in questi brevi video che ogni tanto torno a vedere e che fanno parte del progetto “One-Minute Masterclass” realizzato da Phaidon.
McCurry è uno dei fotogiornalisti e fotografi di strada più famosi al mondo. Membro dell’agenzia Magnum è l’autore del famosissimo ritratto della Ragazza Afgana reso celebre molti anni fa dal National Geographic, rivista con cui ha sempre lavorato.
Per McCurry la fotografia di strada è il terreno su cui cogliere le opportunità più varie per entrare in contatto con persone di ogni angolo del mondo e realizzare ritratti suggestivi attraverso la creazione di un rapporto sincero tra fotografo e soggetto.
L’elemento del saluto è quindi per lui il biglietto da visita, la chiave per aprire la prima porta in modo rispettoso, cercando di porsi in modo il più possibile paritetico nei confronti della persona davanti all’obiettivo.
E’ un approccio alla fotografia di strada diverso da chi la interpreta alla ricerca di scatti rubati e situazioni spontanee dove il soggetto è totalmente inconsapevole. McCurry al contrario cerca il contatto e tenta di stabilire un dialogo con gli esseri umani che ha di fronte, quasi indipendentemente dalle barriere linguistiche che possono esistere.
Trovo molto bello questo punto di vista e ti consiglio questo minuto con Steve.
Il video è in inglese. A chi non è del tutto a suo agio con questa lingua consiglio comunque la visione… magari proprio immaginando di avere davanti questo signore con i baffi che racconta la sua storia a noi che con la nostra fotocamera siamo lì davanti, non comprendiamo bene la sua lingua ma… vogliamo fargli un ritratto.
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Parallelismi

Parallelismi – © Copyright 2010 Pega

Click! Ecco nata la foto.
Ma è proprio così? O le cose stanno in modo un po’ diverso?
Pensaci un attimo: in che momento nascono le tue fotografie?
E’ l’istante in cui premi il pulsante di scatto quello dove la tua creatività si esprime? O è l’attimo precedente, quando percepisci qualcosa di interessante in ciò che ti si presenta davanti.
Forse, invece, sei tra quelli che solo nell’intima solitudine davanti al computer (o perché no in camera oscura) esprimono il loro estro artistico, andando ad estrarre materiale grezzo dai tanti scatti realizzati, scegliendone uno per lavorarlo e farne qualcosa di compiuto?
Oppure sei tra i fotografi che l’opera la concepiscono prima, molto prima dello scatto, pensandola in anticipo, pre-visualizzandola e poi adoperandosi perché l’immagine finale sia com’era apparsa nella mente fin dall’inizio.
Insomma quando nascono le tue foto? Ci avevi mai pensato?

p.s. E i titoli?

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Antonio Ancarola by Pega

Antonio – © Copyright 2012, Pega

Rieccomi con la tradizionale missione fotografica del fine settimana.
Oggi ti propongo un assignment un po’ diverso dal solito, una sorta di spin-off da uno dei temi che ogni tanto ricorrono sul blog: quello del cortocircuito fotografico, ovvero il fotografo fotografato.
Immortalare chi scatta è una piccola sfida: lo si può fare nella maniera più classica realizzando un ritratto che cerca di rappresentare l’artista nel suo atto creativo oppure in molti altri modi, magari piazzandosi defilati a cogliere chi assume pose curiose o azzarda contorsioni improbabili. Si possono fotografare fotografi di tutti i tipi: dal gruppo di turisti con la compatta al professionista al lavoro e si può perfino finire con l’essere a propria volta fotografati.
Insomma, in questo weekend ti invito a fotografare i fotografi e prendere lo spunto da questa idea per fare qualche scatto “a tema”.
Se ti va di provare, come al solito ti invito poi a condividere “il prodotto della tua missione” inserendo in un commento il link alla foto che avrai realizzato.
Buon fine settimana!

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Diane Arbus by M.E.Mark

Diane Arbus – Copyright 1969, Mary Ellen Mark


Eccola Diane Arbus, fotografata a New York nel 1969 da Mary Ellen Mark.
La Arbus è stata una delle più originali ed influenti fotografe del novecento. Nata nel 1923 a New York, studiò con Berenice Abbott e per alcuni anni si occupò di fotografia commerciale insieme al marito. La pubblicità e la moda non facevano per lei e tra il 1957 ed il 1960 iniziò a frequentare un baraccone situato tra la 42esima e Broadway, dove si esibivano figure bizzarre. Iniziò così un percorso che la portò sempre più ad occuparsi dei “diversi”, di quell’umanità atipica e disprezzata descritta nel film cult di Tod Browning “Freaks” (1932) che la Arbus considerava una sua fonte di ispirazione.
Definita superficialmente come la “fotografa dei mostri”, la Arbus non esitava ad entrare in contatto con figure grottesche ed emarginate. Fotografò prostitute, reduci dal Vietnam, fenomeni da circo ed ermafroditi. Insomma, una moltitudine di personaggi difficili e controversi, che la Arbus ritrasse sempre con uno stile personale molto intenso.
Tra i suoi scatti più famosi ci sono il bambino con la bomba a mano “Child with Toy Hand Grenade in Central Park, New York” (1962) e “Identical Twins”, del 1967: uno scatto inquietante che ritrae due bimbe gemelle a cui pare si sia direttamente ispirato Stanley Kubrick per i personaggi delle gemelle Grady in Shining.
È proprio guardando immagini come quest’ultima che si intuisce il disagio della fotografa. Diane Arbus soffriva di depressione e forse di un disturbo bipolare che la portò fino alle estreme conseguenze. Si tolse la vita due anni dopo questo scatto, tagliandosi le vene il 26 luglio del 1971 dopo aver assunto una forte dose di barbiturici.
Rimane impressa una delle sue affermazioni più famose:

La cosa che preferisco è andare dove non sono mai stata“.

Mary Ellen Mark, come la Arbus, è una fotografa impegnata nella documentazione sociale. In questo suo ritratto la Arbus sembra uno dei suoi “strani” personaggi emarginati. Le mani e la testa sono sproporzionati, è deformata, l’espressione tesa con lo sguardo nell’obiettivo, proprio come anche lei chiedeva ai suoi soggetti.

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I precedenti cortocircuiti fotografici:

#1: Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott
#2: Berenice Abbott fotografata da Hank O’Neal
#3: Edward Weston fotografato da Tina Modotti
#4: Tina Modotti fotografata da Edward Weston
#5: Alfred Stieglitz fotografato da Gertrude Käsebier
#6: Steve McCurry fotografato da Tim Mantoani
#7: Robert Capa fotografato da Gerda Taro
#8: Gerda Taro fotografata da Robert Capa
#9: Robert Mapplethorpe (con Patti Smith) fotografati da Norman Seef
#10: Szarkowski fotografato da Winogrand fotografato da Friedlander
#11: Andy Warhol fotografato da Robert Mapplethorpe
#12: Henri Cartier-Bresson fotografato da René Burri
#13: Dennis Stock fotografato da Andreas Feininger

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The morning after

The morning after – © Copyright 2008, Pega


La luce del mattino può avere sapori e significati diversi. A volte arriva violenta e dolorosa come una fucilata, altre è una mano amica che ti sfila dal buio della notte, altre ancora è la sicurezza del tempo che scorre regolare.
Il mattino dopo è il tema fotografico che ti propongo per questo fine settimana.
Difficile? No. E’ solo una piccola sfida fotografica: provare a trasformare in immagini le sensazioni personali che accompagnano il risveglio dopo qualcosa.
Insomma, fotografare l’atmosfera o un dettaglio che caratterizza l’inizio di quelle giornate che seguono le notti diverse dal solito, belle o brutte che siano state.
In questo weekend prova a focalizzarti su questo tema, prova a creare uno scatto che trasmetta all’osservatore il concetto di “morning after”.
Come al solito ti invito poi a condividere il link alla tua immagine in un commento qui sotto.
Buon fine settimana!

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L’International Street Photography Awards (ISPAS) è uno dei più importanti concorsi internazionali di fotografia “street” per fotografi di tutte le abilità. Organizzato dalla comunità online per il supporto alla fotografia indipendente Fotoura, ISPAS ha come obiettivo la promozione del lavoro contemporaneo ed innovativo nell’ambito della fotografia “street” a tutti i livelli e in tutto il mondo, è alla sua quarta edizione e sta crescendo ogni anno.
Il concorso è diviso in tre competizioni: il premio principale, il concorso studenti e la Street Photo dell’anno. I giudici sono di livello internazionale ed ogni competizione prevede premi interessanti.
Partecipiamo?
Qui sotto trovi due coupon che puoi usare per avere uno sconto sul costo di entrata agli ISPAS ed anche per l’iscrizione all’associazione. Trovi tutte le informazioni sul sito di Fotoura.

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