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L’angolo olandese

Dutch angleLo dico da sempre che le foto storte hanno il loro fascino.
L’idea di inclinare l’inquadratura non è però cosa nuova, si tratta infatti di una tecnica cinematografica usata per la prima volta in Germania ad inizio ‘900. Il fatto che sia chiamata angolo Olandese deriva dalla confusione che in qualche momento fu fatta dagli anglofoni tra l’espressione in tedesco “Deutsch” e la parola “Dutch”, che in inglese significa, appunto, Olandese.
Inclinare il fotogramma introduce un elemento di sbilanciamento, un senso drammaticità che sembra aumentare con l’angolo usato, ed in questo video realizzato da Jacob T. Swinney di Fandor, è possibile rivedere in questa chiave molte scene di film importanti, notando l’uso fatto della tecnica e l’angolo utilizzato.
Fanne buon uso eh! 🙂
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https://vimeo.com/138044491

[fonte: Fandor]

Wine Project

Wine Project – Copyright 2015, Marcos Alberti

Rieccoci con il weekend assignment, la mia periodica proposta di provare qualche scatto “a tema” nel fine settimana. L’idea alla base di questo appuntamento ormai tradizionale, è il fatto che fotografare secondo una missione, si rivela sempre utile nel far nascere nuovi spunti creativi.
Oggi il tema è ispirato al lavoro di Marcos Alberti, un fotografo brasiliano che ha realizzato un progetto fotografico geniale nella sua semplicità: ritratti di persone che si fanno qualche bicchiere di vino. In particolare il progetto prevede una foto da sobri e poi altri tre scatti dopo altrettanti bicchieri.
Ora, non voglio in nessun caso spingere nessuno all’alcolismo però devo dire che l’idea è fantastica perché, oltre ad essere un divertente weekend assignment, potrebbe portare a notevoli risvolti fotografici nell’ambito del ritratto.
Bene, non resta che andare al bar. Ci risentiamo lunedì (hic!)

Ah, dimenticavo; come sempre ti invito ad inserire il frutto dei tuoi sforzi in un commento perché condividere è divertente (in questo caso anche MOLTO divertente) e può permettere ad altri visitatori di apprezzare le tua foto, ma in questa occasione ti sottopongo anche una riflessione sugli effetti dell’alcool. Dal progetto di Marcos Alberti (ma forse anche dalla comune esperienza personale) appare evidente che la fase migliore sia quella dopo il secondo bicchiere, dove rilassamento, disinibizione e divertimento si incrociano in un equilibrio intrigante. Non sei d’accordo?
🙂 🙂 🙂

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Mondo, TerraC’è una bellezza incontenibile in molte delle espressioni della natura. È una forma d’arte assoluta, che a volte è necessario saper scoprire, mentre altre volte basta scattare. Un esempio di quest’ultimo caso sono le fotografie meteorologiche, immagini create da macchine automatiche senza alcuna vena creativa, che hanno solo il privilegio di trovarsi nel posto giusto.
Nelle fotografie ad alta risoluzione del nostro pianeta, scattate dai satelliti meteo, è possibile perdersi ad osservare forme e geometrie senza fine, astratti firmati Madre Natura ogni giorno diversi e solo apparentemente simili e ripetitivi.
Ho sempre trovato affascinanti le foto dallo spazio e, tempo fa, mi capitò di seguire il lancio di Himawari, un satellite dell’agenzia meteorologica Giapponese. Poco dopo la sua messa in orbita fu pubblicata la fotografia che vedi sopra e che ogni tanto torno ad ammirare, specie nella spettacolare versione ad alta risoluzione di 11.000×11.000 pixel che si può vedere qui.
Chissà cosa non avrebbero pagato alcuni grandi fotografi naturalisti del passato, per poter realizzare immagini come questa, magari andando personalmente a “piazzare il treppiede” in un punto di osservazione così in alto.
🙂

p.s. Prima o poi me la stampo a dimensioni esagerate.

LandIn questi giorni, proprio in concomitanza con la conferma della funesta decisione di Fujifilm di cessare la produzione delle pellicole istantanee a strappo, ricorre l’anniversario della nascita di Mr. Land, il padre della fotografia istantanea.
Nato in Connecticut il 7 Maggio 1909, Edwin Herbert Land presentò la sua innovativa scatoletta magica al congresso della Optical Society of America nel 1947. Era la prima fotocamera istantanea della storia: la Polaroid Land camera.
Land era un inventore vecchia maniera, esperto in ottica, aveva già messo in commercio prodotti innovativi come occhiali da sole, mirini militari ed i filtri oggi noti come polarizzatori. La fotocamera istantanea nacque quasi per gioco, concepita per soddisfare un capriccio di sua figlia che si lamentava di non poter vedere subito le fotografie scattate.
Con l’istantanea, l’azienda di Land, la Polaroid Corporation fondata nel 1937, fece il botto: nel primo giorno di lancio furono venduti quasi tutti gli esemplari (la mitica Model 95), questo nonostante il prezzo non fosse dei più abbordabili: 89 dollari del 1948.
Qualche decennio dopo, schiacciata dall’arrivo del digitale, l’azienda ha subito un progressivo ma inesorabile declino, fino ad arrivare nel 2007 all’inevitabile pensionamento del settore fotocamere istantanee e la conseguente chiusura degli stabilimenti di produzione delle pellicole.
La storia però non è giunta al termine ma continua su due strade distinte. Da un lato gli “eroi analogici” dell’Impossible Project che dal 2008 hanno intrapreso, fondando una nuova azienda, la difficile strada del riavvio della produzione e commercializzazione delle pellicole con la classica cornice bianca, dall’altro il nuovo impulso digitale di casa “madre” Polaroid.
Come scrivevo all’inizio, è poi di questi giorni la conferma, da parte di Fujifilm, della decisione di cessare la produzione delle pellicole a strappo che ancora oggi mantenevano in uso migliaia di meravigliose fotocamere della serie Land come la mia Zietta che quindi è destinata a diventare un bel soprammobile. E’ un’altra brutta cosa per il mondo degli appassionati delle istantanee ma così va il mondo…
Chissà chi riuscirà davvero a raccogliere l’eredità sostanziale di Mr. Land.

Florence Photo Friends

La Fotografia non è solo fatta di immagini, è anche e sopratutto fatta di storie e persone. Quando le persone si incontrano e condividono  esperienze e passione, il risultato è sempre interessante. Con questo spirito nasce Florence Photo Friends, un gruppo di appassionati di fotografia basato a Firenze che inaugura le sue attività il prossimo 12 maggio.
L’evento a cui ti invito è la prima iniziativa ufficiale di questo gruppo, una serata che si svilupperà con la presentazione del reportage “El Matadero Municipal” di Mirko Turatti, un progetto realizzato in Bolivia da questo giovane fotografo che, a seguire, proporrà un breve intervento dal titolo “Storytelling: come si racconta una storia“.
L’appuntamento è per le ore 21.00 presso il Polo Didattico Donatello – Piazzale Donatello, 20 – Firenze.
Naturalmente l’ingresso è gratuito ed aperto a tutti. Sarà l’occasione per incontrarsi e conoscere meglio Florence Photo Friends che presenterà la serie di eventi che verranno organizzati in seguito. Per ogni altra info rimando alla pagina Facebook del gruppo.
Io ci sarò, se pensi di venire fammelo sapere che ci becchiamo lì!

Parallelismi

Parallelismi – © Copyright 2010 Pega

Click! Ecco fatta la foto; ma è proprio così che stanno le cose?
Pensaci bene: in che momento nascono davvero le tue fotografie?
E’ forse nelll’istante in cui premi il pulsante di scatto che la tua creatività si esprime? O è in qualche momento precedente, quando percepisci il potenziale in ciò che hai davanti.
Forse, invece, sei tra quelli che solo nell’intima solitudine davanti al computer (o perché no in camera oscura) esprimono il loro estro artistico, andando ad estrarre materiale grezzo dai tanti scatti realizzati quasi in automatico, scegliendone uno speciale per lavorarlo e farne qualcosa di compiuto?
Oppure sei tra i fotografi che l’opera la concepiscono prima, molto prima dello scatto, pensandola in anticipo, pre-visualizzandola e poi adoperandosi perché l’immagine finale sia come apparsa nella mente fin dall’inizio.
Insomma quando nascono le tue foto? Ci avevi mai pensato?
Ed i tuoi titoli come nascono? Prima o dopo le foto?

Non si tratta di quella del Brunelleschi, nemmeno di San Pietro; la Cupola di cui parlo oggi è sulla IIS: la Stazione Spaziale Internazionale.
È un luogo fantastico da cui sono state scattate tra le più belle foto mai fatte al nostro pianeta ed è un posto che molti farebbero carte false per poter visitare, anche solo per un momento, ne sono sono sicuro.
Nel video qui sotto l’astronauta Jeff Williams ci mostra questa meraviglia ma anche alcuni notevoli pezzi della ricca attrezzatura fotografica usata in orbita dalla NASA.
Fa uno strano effetto vedere una pesante Nikon D4x con un enorme teleobiettivo da 800mm ruotare senza peso tra le mani di Jeff. Ho pensato: chissà, forse è anche grazie a questa “leggerezza” che le foto riescono così bene agli astronauti… O forse proprio no 🙂 🙂 🙂
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Mappamondo by Livietta

Mappamondo – © Copyright 2011, Livietta

Ogni tanto mi torna l’impulso di comprare un bel fisheye. È un’ottica di grande personalità che aiuta gli scatti creativi.
Il fisheye permette di “inquadrare tutto”, abbracciare a 180 gradi (o anche più in qualche caso) quello che vedi e portarlo sul fotogramma.
E’ una lente molto divertente da usare, magari senza abusarne.
C’è un solo problema: i fisheye sono costosi; quelli di qualità anche molto costosi.
E allora che fare? Beh, si può cercare qualche alternativa economica. Sul mercato c’è una discreta offerta di ottiche “aggiuntive” che, messe davanti ad un normale obiettivo, lo trasformano in un forte grandangolare, con risultati di inquadratura vicini a quelli di un fisheye. La qualità di questi prodotti non è sempre eccelsa, ma va detto che per questo tipo di fotografia, si può accettare anche qualche compromesso; la foto qui sopra è un ottimo esempio dell’uso di questi oggetti.

Vuoi spendere ancora meno? Beh, c’è una ulteriore possibilità: lo spioncino del portone.
Basta comprarsene uno per pochi euro, inventarsi un modo per piazzarlo davanti all’obiettivo ed ecco fatto fisheye.
Su internet ci sono decine di tutorial su come fare.
Eccotene alcuni; c’è solo l’imbarazzo della scelta.
🙂



Pinhole flickerians

Pinholed Flickerians – © Copyright 2013 Pega

Vista la coincidenza con questo fine settimana, per il centocinquantesimo Weekend Assignment colgo la concomitanza con la Giornata Mondiale della Fotografia a Foro Stenopeico e ti propongo come tema proprio: la foto stenopeica.
Parlavo di fotografia pinhole giusto nel precedente post: una tecnica fotografica che ci fa tornare alle origini, alla “camera obscura”, agli albori della Fotografia. Per fare foto stenopeiche non servono lenti ed obiettivi, le fotocamere pinhole non sono altro che scatole o barattoli con un piccolo foro.
Qualunque contenitore può essere trasformato in una macchina fotografica di questo tipo, le dimensioni non contano. Ad esempio puoi farti una pinhole con un pacchetto di fiammiferi, come nel video sotto, oppure trasformare in fotocamera un’intera stanza.
Se vuoi cimentarti eccoti un paio di tutorial, ma cercando in rete, ne troverai in quantità.
Segnalo poi ai  “digitali incalliti” che il mondo stenopeico non è riservato agli analogici e che la foto pinhole digitale è una disciplina tutta da scoprire… googolare per credere 🙂
Buon divertimento e buon fine settimana!
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Worldwide pinhole photo daySi avvicina la data della Giornata Mondiale della Fotografia a Foro Stenopeico che quest’anno sarà Domenica 24 Aprile. Si tratta di un evento internazionale creato per promuovere e celebrare l’arte della fotografia pinhole, la tecnica che non prevede uso di lenti ed obiettivi e tende ad usare come macchine fotografiche scatole e barattoli.
Lo spirito è di invitare tutti gli appassionati di Fotografia ad uscire un momento dall’universo sempre più tecnologico nel quale viviamo e partecipare creando immagini con la macchina più semplice che esiste: quella a foro stenopeico.
Costruirsi una fotocamera pinhole non è difficile e con essa si entra in una dimensione molto diversa dal solito, un’esperienza che parte proprio dalla creazione della macchina stessa: una scatola con un piccolo foro e del materiale fotosensibile all’interno; nient’altro.
Puoi trovare tutte le informazioni sul sito Worldwide Pinhole Photography Day dove è possibile cercare anche tra eventi che si terranno in Italia. Al momento sono disponibili workshop gratuiti a Milano, Roma, Perugia, Cuneo, Sarzana e Cagliari ma invito eventuali altri organizzatori a farsi avanti così posso citarli qui.
Io sicuramente il prossimo 24 aprile farò qualche scatto con la mia Pinolaroid, una pinhole istantanea che ho costruito unendo un dorso Polaroid ad una scatola in legno con un foro stenopeico fatto con l’alluminio di una lattina. È un piccolo oggetto magico, capace di fare foto strane e particolari. Ne parlai tempo fa in questo post e tutt’ora mi ci sto divertendo.
Partecipi anche tu al WPPD?