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Posts Tagged ‘fotografia’

Downhill riders

Downhill riders – © Copyright 2009 Pega

Per questo weekend ti propongo un nuovo “assignment”: silhouettes.
La luce illumina ma le ombre definiscono; la silhouette è sfruttare all’estremo questo concetto, fino a rendere l’ombra la protagonista dell’immagine.
In questo fine settimana prova a fotografare con in mente questa missione. Cerca di realizzare qualche scatto in cui una silhouette diviene l’elemento principale. Sfrutta luce ed ombra per trasformarla nella protagonista di qualche scatto.
Poi, come propongo sempre, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto.
E’ divertente ed interessante condividere e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
Ciao e buon weekend.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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picassoEsiste forse una forma d’arte dove non c’è almeno un aspetto tecnico di cui l’artista si deve impadronire per potersi davvero esprimere?
E’ possibile essere poeti senza saper scrivere? Si può dipingere senza essere in grado di gestire il tratto? Comporre musica senza saper maneggiare nemmeno uno strumento?
La conoscenza di almeno gli aspetti tecnici di base è necessaria per tutte le forme espressive, quindi anche per la fotografia.
Questo elemento tecnico non deve però schiacciare tutto, non deve prendere il sopravvento e assorbire tutta l’attenzione, altrimenti la creatività rimane come intrappolata.
La tecnica è importante, ma deve essere al servizio dell’estro.
C’è questa frase famosa di Picasso che esprime perfettamente questa necessità e documenta in modo sintetico la ricerca che questo compromesso tra tecnica e creatività può richiedere:

“Ho impiegato molti anni ad imparare a dipingere come un bambino”.

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Sharp shadow on worker

Sharp shadow on worker – © Copyright 2009 Pega

Spesso si rimane delusi quando un commento ad una nostra foto è semplicemente qualcosa del tipo “bella”, “brutta”, “mi piace”, “non mi piace”….
Non parlo solo di ciò che avviene su social tipo Flickr o Facebook, dove l’agglomerarsi di commenti più o meno sinceri è parte del gioco, parlo soprattutto di quello che ci viene detto “dal vivo”, dalle persone a cui mostriamo una foto.
A volte un commento di questo tipo, anche se apparentemente positivo può proprio deprimere. Come fare per cambiare questa situazione in un’occasione di riscontro costruttivo?
Una possibile strada può essere quella di provare capire meglio ed approfondire le impressioni che la persona che abbiamo davanti ha realmente ricavato dalla foto. Ad esempio potremo chiedergli: “Che cos’è in particolare che ti piace/non ti piace in questa foto?”, “Che sensazioni o emozioni ti trasmette?”, “A cosa ti fa pensare?”.
Sono domande che dovrebbero spingere ad esprimere meglio i motivi del giudizio ed aiutarci a capire se e quanto poter far tesoro di una critica o gioire di un complimento.
Non è comunque un qualcosa di facile, anche perché la verita è che spesso i commenti ci raccontano molto di più su chi sono i nostri commentatori che non sul reale valore della nostra fotografia.

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Alba o tramonto. Sono questi i momenti in cui il fotografo David Orias piazza il suo treppiede sulle spiaggie della California ed inizia a scattare.
Il suo progetto intitolato “Waves” è fatto di immagini fantastiche: scatti realizzati con un bel teleobiettivo e tempi di esposizione magistralmente scelti per essere abbastanza lunghi ma non troppo. L’effetto è quello di un dipinto, colori saturi e sfumature dorate che sembrano uscire da pennello e tavolozza.
Non c’è trucco, solo un’accurata ricerca delle giuste impostazioni, tanta perseveranza ed un pizzico di fortuna. David afferma che gli ingredienti base delle sue opere sono l’oceano e la stagione degli incendi in California che, con la presenza di grandi quantità di fumo e pulviscolo nell’aria, creano insoliti e curiosi effetti di colore, difficilmente percepibili ad occhio nudo.
Che dire, non resta che provare. Anche dalle nostre parti gli ingredienti non dovrebbero mancare.

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Red Moon

Red Moon – Copyright 2008 Pega

Lo so che qualche volta hai provato, del resto chi non ha mai tentato di fare qualche scatto al nostro bel satellite?
In genere ai primi tentativi si rimane delusi. La Luna non è un soggetto difficile, ma senza qualche accorgimento non si riesce a farle una foto decente. Come per i fulmini, di cui parlavo qualche post fa, anche con la Luna è divertente provare a cimentarsi.
Una delle cose da tenere presente è che la luminosità di questo corpo celeste è notevole, spesso inaspettata. Specialmente se intendi fotografare la Luna piena, considera un’impostazione di esposizione molto simile a quella di un soggetto in piena luce diurna. Del resto la Luna è davvero in piena luce solare diretta.
Gli esposimetri delle nostre fotocamere vengono facilmente ingannati da una situazione come quella di una abbagliante Luna che si staglia nel cielo notturno, quindi conviene calibrare l’esposizione impostando una modalità spot, pena la totale sovraesposizone della stessa.
Ovvio che i migliori risultati si avranno potendo disporre di un buon tele ma non sono da sottovalutare le notevoli capacità di crop delle moderne fotocamere digitali che, anche con un 200mm permettono risultati accettabili.
Altro elemento da non trascurare è che la Luna si muove, lo fa più velocemente di quanto non ci si aspetti. Piazzando la fotocamera su un treppiede ed osservando il nostro satellite nell’oculare (o nel display), è evidente il movimento orbitale che, senza la scelta di un tempo di esposizione adeguatamente rapido, causerà un sicuro mosso. In genere comunque questo non è un problema, vista la discreta quantità di luce che si ha a disposizione e normalmente si riesce a scattare con tempi intorno a 1/1000 o più a seconda della luminosità della serata (e dell’obiettivo).

Il resto lo farà la fortuna, o la perseveranza di trovare il momento ed il luogo adatto, per godere di un cielo limpido e privo di foschie che renderebbero vani i tentativi di fare qualche bello scatto.

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Only Men

Men Only – © Copyright 2012 Pega

L’immagine si è già formata da sola nella mia testa. E’ colpa di quel muro di piccole piastrelle quadrate, poste secondo uno schema almeno apparentemente casuale, da rendere l’effetto dei pixel su uno schermo. Piccole mattonelle come quelle di una vecchia piscina in cui nuotavo da bambino. E poi la forma originale di quei candidi pezzi di ceramica da bagno, ognuno sovrastato da un massiccio ed affascinante pulsante di scarico in acciaio inossidabile.
Una foto un po’ folle ma è uno di quegli scatti che sento di voler fare, perché ci sono casi in cui se non trasformo in reale la foto mentale, questa poi mi insegue come un fantasma.
C’è solo un problema: un uomo, un ignaro “utilizzatore”, si attarda nella scena.
Faccio qualche passo indietro mentre monto il flash e regolo le impostazioni, poi mi fermo. Traccheggio, attendo.
L’uomo si sente osservato, lo vedo mentre ruota leggermente la testa cercandomi con la coda dell’occhio.
Penso che forse è il caso di lasciar perdere, sono in un bagno pubblico con reflex al collo ed un atteggiamento da maniaco. Potrei uscirne malconcio. Ma decido di resistere.
L’uomo termina la sua attività, si sistema e se ne va veloce senza nemmeno lavarsi le mani. Magari gli ha messo fretta la mia inquietante presenza, o forse no.
Comunque ci sono. Inquadro e scatto. Il colpo di flash mi aiuta ad ottenere l’effetto spot che volevo.
Esco pensando al potere della fotografia, alla capacità che ha di descrivere ed al tempo stesso distorcere la realtà, alla sua caratteristica di indurre un modo diverso di guardarsi intorno e farsi affascinare da dettagli insignificanti. Ma penso anche ad uno dei suoi ruoli più antichi che da sempre è il poter mostrare ciò che sarebbe precluso, in questo caso all’intero genere femminile: l’interno di un bagno per uomini.
🙂

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Florence Photowalk 2012

In barba a previsioni pessime e minacce di acquazzoni terribili, anche l’edizione di quest’anno della Firenze Photowalk è stata un successo. Voglio quindi subito ringraziare e salutare tutti i partecipanti che sabato 13 Ottobre 2012, sono venuti all’appuntamento a Piazzale Michelangelo (dove ho, nell’occasione, anche sperimentato la realizzazione artigianale di un breve filmatino timelapse delle prime fasi dell’incontro, che puoi vedere in fondo a questo post).
Gruppo Valigia FolonNe è seguita una piacevole passeggiata, in compagnia di un bel gruppone di persone accomunate da passione per la fotografia e voglia di stare insieme a caccia di qualche scatto interessante. Dal Piazzale siamo saliti verso la stupenda basilica di San Miniato per poi ridiscendere attraverso il Giardino delle Rose con le sue statue di Folon e terminare la photowalk davanti ad un bicchiere di vino nel quartiere di San Niccolò.

Eravamo solo una delle oltre milletrecento photowalk svoltesi nell’ambito dell’iniziativa “Scott Kelby’s Worldwide Photowalk” che rappresenta il più grande evento al mondo della cosiddetta “fotografia sociale”.
Nella stessa data si sono svolte passeggiate fotografiche in tutti e cinque i continenti, con la partecipazione di circa trentaduemila fotografi di qualunque tipo e livello, che si sono divertiti, hanno socializzato ed imparato gli uni dagli altri.
Tutti i partecipanti registrati possono inserire una loro foto sul sito della Photowalk di Firenze e partecipare ad un contest fotografico a livello mondiale.
Ho inoltre creato un apposito gruppo su Flickr in cui tutti i presenti alla photowalk possono postare le loro foto che vorranno condividere.

Infine ecco il breve video timelapse che ho realizzato nelle primissime fasi della photowalk, mentre i partecipanti stavano arrivando. Sono alle prime esperienze con questa tecnica. Vorranno perdonarmi gli esperti…
🙂

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Beach no more

Beach no more – © Copyright 2009 Pega

Sarà che le previsioni meteo per la nostra photowalk a Firenze non sono proprio incoraggianti e quindi un po’ di scaramanzia non guasta, oppure è solo la stagione che lo suggerisce… quel che è certo è che non posso resistere a proporre come tema per questo weekend assignment: i segni della pioggia.

L’idea dei weekend assignment è semplice: io ti propongo un tema fotografico da svolgere durante il fine settimana e tu, se vuoi, puoi partecipare scattando qualche foto.
Lo spirito è quello di fotografare seguendo un soggetto o un argomento stabilito a priori. È un esercizio che stimola la creatività ed oltre a risultare divertente, non di rado provoca risultati interessanti.
Per questo sessantottesimo weekend assignment prova a realizzare qualche scatto secondo il tema che ho proposto. La pioggia è ricca di fascino ma forse lo sono ancor di piu i segni riconducibili ad essa. Ė questa la sfida per il fine settimana: rappresentare la pioggia in modo indiretto, fotografando i segni che la annunciano, oppure le tracce del suo passaggio, o i suoi effetti, ma anche anche qualsiasi altro richiamo ad essa.
Paradossalmente anche una foto ad un terreno arido per la mancanza di precipitazioni può essere uno scatto che parla della pioggia, ma senza mostrarla direttamente.
In questo weekend dedica qualche tuo scatto a questa idea fotografica e poi, se vuoi, condividi una tua foto in un commento a questo articolo, mettendo il link al risultato del tuo lavoro.
Buon divertimento!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Pensi che musica e fotografia non abbiano niente a comune?
Beh, vuol dire che devi proprio vedere questo video, anzi, devi ascoltarlo!
Fu realizzato per l’edizione 2010 del Fotofestival ed è dedicato ai cultori, o forse meglio dire ai “malati”, del click.
🙂

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Stairway to Hell

Stairway to Hell – Copyright 2010 Pega

Ad un’asta di fotografie i cui proventi andavano a favore di un’associazione, mi sono trovato ad osservare le persone che guardavano le foto esposte. Le stampe erano di tipo e dimensioni diverse, alcune appese con solo un passepartout, altre in una semplice cornice. Quello che le caratterizzava tutte era il fatto che fossero oggetti fisici.
I visitatori le osservavano con attenzione, in qualche caso spostandosi o inclinando la testa per cambiare angolazione, il tutto con un’attenzione diversa da quella che solitamente è riservata alle immagini su schermo.
Già, perché con l’era del digitale e la relativa facilità di visualizzazione su monitor, ci siamo un po’ dimenticati quanto sia bello in sè l’oggetto “fotografia”.
Il fascino di una “fotografia” non sta solo nell’immagine, c’è anche la forma, l’odore della carta, i riflessi che produce, la delicatezza che richiede nel maneggiarla…
Che sia una stampa tradizionale o una a getto d’inchiostro, l’atto stesso di poter guardare da vicino ed osservare i dettagli, i riflessi, poterla girare, inclinare o disporre su un piano insieme ad altre, è un qualcosa che dà un gusto tutto particolare.
Robert Mapplethorpe disse: “I never liked photography. Not for the sake of photography. I like the object. I like the photographs when you hold them in your hand”.
Stampa un po’ di più le tue foto. Prova anche solo con una comune stampante a getto d’inchiostro, usando della buona carta per stampa fotografica.
Anche se la qualità non sarà sublime vedrai le tue immagini in modo diverso, scoprendo inaspettatamente di apprezzarne alcune e magari cambiando il tuo giudizio su altre.

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