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Archive for the ‘Closeups’ Category

Porchettae

Porchetta – © Copyright 2011 Pega

Mani giovani, mani anziane, mani che lavorano o riposano, che litigano o accarezzano. Eh si, per questo sessantaquattresimo weekend assignment il tema che ti propongo è un super classico: le mani.

È affascinante fotografare le mani. Sanno parlare ed esprimere emozioni, trasmettendo all’osservatore delle sensazioni molto dirette ed intense. Sono una parte del nostro essere che partecipa alla comunicazione, anzi, possiamo dire che sono proprio uno degli strumenti principali del nostro modo di esprimerci quando ci troviamo di fronte ad un nostro simile.
In questo weekend dedica qualche tuo scatto a questo tema. Dopo, se ti va, posta in un commento qui sotto la tua foto condividendo “il prodotto della tua missione”. Confrontarsi è divertente e può aiutarti a scoprire persone che apprezzano le tue immagini.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Ancora timelapse dirai…
Si, e stavolta ho scovato ciò che trovo sempre parecchio gustoso: un backstage.
A dire il vero questo è più un tutorial che un backstage. Realizzato per la serie The Slanted Lens da Jay P. Morgan, ci fa vedere come impostare il setup, gestire la luce, il movimento della macchina ed il fuoco per un timelapse casalingo. Sempre interessante vedere “come si fa” ma preferisco astenermi da commenti sui dettagli del giardino e sopratutto sull’orlo dei pantaloni di Jay 🙂
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Flawed Sphere

Flawed sphere – Copyright 2011 Pega

“I never have taken a picture I’ve intended. They’re always better or worse.”

E’ una frase di Diane Arbus, la grande fotografa di origini russe che nella sua carriera, dal dopoguerra fino agli anni settanta, esplorò quella che è stata definita come “la fotografia di esseri umani che si scostano dalla normalità data per scontata”.

Una citazione che acquista grande spessore specie quando associata al lavoro della Arbus, ma che trovo sia anche molto adatta a descrivere quello che succede a molti fotografi, ed io sono tra questi.
Insomma, il punto è che molto spesso la “foto non viene come si vorrebbe ed il risultato è in una certa misura sempre migliore o peggiore di quanto ci si aspetti“. A volte è una delusione, altre una bella sorpresa. Solo raramente la foto esce proprio come la volevi.

Io questa cosa la trovo curiosa e mi piacerebbe sapere se anche tu appartieni al club che intendo fondare con questo post:
il.. “Nonvienemaicomevorrei Foto Club”.

🙂 🙂 🙂

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Sì, forse Ansel Adams si contorcerà nella tomba, ma di fronte al lavoro di Matthew Albanese non si può che rimanere incuriositi.
Perché dico così? Semplice: guarda la foto sopra. Lo splendido scenario che appare non è in realtà un bel panorama di montagna ma semplicemente il dettaglio di un plastico ben fatto. Si, hai letto bene: un modellino.

Che la fotografia sia spesso finzione è parte integrante del gioco ma qui siamo di fronte ad un artista del falso, un fotografo che prima di tutto è un abile artigiano con il talento per la creazione di oggetti che una volta fotografati ingannano perfettamente l’osservatore. L’acqua non è liquida, le montagne sono a pochi centimetri, quel blu non è il cielo e la foto è stata scattata in una cantina, dai un’occhiata qui sotto.

Matthew, nonostante sia un autodidatta che utilizza materiali fai da te, è un vero e proprio creatore di mondi in miniatura ed ha la capacità di fotografarli con una tale maestria da renderli davvero reali.
Usa del semplice cotone per fare le nuvole, pezzi di vetro per rendere l’effetto dell’acqua o il sale da cucina per simulare la neve, dosa saggiamente la profondità di campo per dare l’effetto di grandi distanze ma sopratutto ha sviluppato un’abilità particolare per illuminare correttamente la scena, ed è proprio questo che credo gli permetta dei risultati così ammirevoli. Come sempre la luce è la chiave di un bello scatto.

My work involves the construction of small-scale meticulously detailed models using various materials and objects to create emotive landscapes. Every aspect from the construction to the lighting of the final model is painstakingly pre-planned using methods which force the viewers perspective when photographed from a specific angle. Using a mixture of photographic techniques such as scale, depth of field, white balance and lighting I am able to drastically alter the appearance of my materials.

Matthew Albanese

Un altro aspetto originale di Albanese è la sua voglia di condividere con il pubblico le immagini dei modelli da lui costruiti. Pubblica sul suo sito anche l’avanzamento dei lavori di alcune opere, mostrandole nelle varie fasi di completamento, una forma di apertura e disponibilità a rivelare il proprio lavoro davvero ammirevole.

Matthew Albanese

Ti invito a dare un’occhiata al suo sito dove sono pubblicate molte altre immagini, dettagli della costruzione dei modellini e successiva realizzazione degli scatti.

🙂

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Il Dr. Gary Greenberg è specializzato in un tipo particolare di fotografia: la microfotografia della sabbia.
Sul suo sito sandgrains.com c’è una galleria di spettacolari immagini in cui colori e dettagli nascosti tra i minuscoli granelli divengono i protagonisti di un paesaggio affascinante catturato con il microscopio, capace di farci rimanere a bocca aperta pensando a quanta bellezza ci possa essere in una manciata di sabbia.

La tecnica usata va ben oltre la semplice fotografia macro e l’autore è una vera e propria autorità nel campo, con al suo attivo numerosi brevetti relativi alla realizzazione di immagini di questo tipo, tanto che tra i vari soggetti che compaiono nel portfolio di questo particolare autore c’è anche la polvere proveniente dalla Luna, raccolta durante le missioni Apollo.

Interessante e da vedere anche il video che ho trovato, un esempio di quello di cui è capace Greenberg.
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Christmas candle

Christmas candle - © Copyright 2008 Pega

Il tema che ti propongo per questo fine settimana è difficile.
Difficile perchè è uno di quei casi in cui l’imbarazzo della scelta sembra prevalere e dove è facile il timore di stare troppo sul banale.
Ebbene per questo weekend assignment il tema sono: i dettagli del Natale.

L’idea è quella di scovare, tra le tante cose che ci circondano e che capita di osservare, il dettaglio che maggiormente rappresenta l’idea e l’atmosfera natalizia che avverti. Intendo quella tua personale.
Non è un assignment generico sul Natale ma un invito a scattare foto di piccole cose, minimi particolari che però riescano a dare la chiara sintesi di questo momento.

Insomma in questo weekend porta sempre con te la macchina fotografica e prova a cogliere qualche spunto, cerca di isolarlo da tutto il resto facendo in modo da trasformarlo in un tuo simbolo del Natale, poi come al solito l’invito è a postare, in un commento qui sotto, il link alle immagini che avrai realizzato.
Condividere i propri scatti con gli altri lettori è divertente e può portare a vedere le tue foto visitatori che le apprezzeranno.

Buon divertimento e BUON NATALE!
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Dear old Lady

Dear old Lady - © Copyright 2010 Pega

Oggi ti ripropongo un vecchio post, un breve aneddoto che mi è realmente capitato.
Ci ho ripensato parlando con una persona a proposito di “nativi digitali”, una generazione poco o per niente consapevole di cosa fosse la fotografia dei tempi della pellicola.
Dunque… rieccolo:

Stavo provando degli scatti con una vecchia macchina analogica. Niente di che, il mio soggetto era un portone nel centro storico di Firenze. Provo varie inquadrature, mi contorgo un po’ come a volte succede…
Incidentalmente, subito accanto al portone si trova una fiammante motocicletta sportiva.
Faccio per allontanarmi ed un ragazzino di giovanissima età, che ho stimato sui 10/12 anni, si avvicina dopo avermi osservato mentre scattavo e, probabilmente pensando che il mio soggetto fosse la moto, indica la macchina fotografica chiedendomi : “posso vedere come sono venute?”
Ho un attimo di esitazione, d’istinto quasi gli porgo il dorso nero della fotocamera ma poi ci penso, mi fermo e gli dico : “beh, non è possibile. E’ a pellicola”.

Il ragazzino mi guarda come se fossi un deficiente, o peggio uno che gli sta raccontando qualche balla. Poi esclama : “Che cosa? Come sarebbe pellicola?” E senza nemmeno aspettare il mio tentativo di risposta si gira e se ne va…

Menomale che non gli ho detto “E’ analogica”…

🙂

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Dopo un po’ di tempo eccomi a proporti un nuovo video timelapse di cui, si sa, sono un appassionato.
Stavolta si tratta di una combinazione tra questa tecnica e l’uso di lenti macro in una sequenza ben realizzata da Clemens Wirth, un fotografo freelance austriaco.
E’ un lavoro che secondo me nasconde grandi potenzialità e che trovo affascinante anche come sfruttamento delle ottiche macro.
Buona visione.

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Dear Old lady

Dear old Lady - © Copyright 2010 Pega

L’assignment per questo fine settimana è facilissimo.
L’oggetto della proposta stavolta è lo strumento che le foto le realizza : la tua fotocamera.
Puoi interpretare questo assignment in mille modi, ad esempio inseguendo l’idea della macchina che fotografa se stessa attraverso uno specchio o un gioco di riflessi, oppure realizzando la foto con un’altra macchina. 
Non ci sono praticamente limiti, puoi scattare alla tua attuale e modernissima digitale o ad una vecchia e consunta polaroid, all’aperto o al chiuso, con la macchina in un contesto o isolata. Potresti addirittura carpirne dei dettagli con una macro, l’importante è che il soggetto sia inequivocabile e TUO.

Io non ho potuto fare a meno di usare per questo post la foto di una macchina a cui sono davvero affezionato.
Si tratta della mia prima “vera”  fotocamera: una Ferrania Condor I, che naturalmente non mancherò di portare con me all’incontro di martedì sera a Firenze. 🙂 E’ una macchina costruita negli anni ’50, a telemetro, ottica fissa 50mm e completamente manuale. Niente esposimetro o altri fronzoli. Mio padre me la passò quando iniziarono ad uscire gli atofocus…

Bene, non resta che darsi da fare. Provaci con questo assignment e poi come al solito ti invito a condividere “il tuo prodotto della missione” pubblicando in un commento qui sotto il link alla foto che avrai realizzato e naturalmente se vorrai anche qualche dettaglio della macchina immortalata.
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Dear old lady

Dear old Lady – © Copyright 2010 Pega

L’atmosfera era ideale, la luce perfetta.
Decisi di voler catturare quell’istante, ma non nel solito modo, quella volta mi ispirava l’idea di apparire nell’immagine.
E così, scelta l’inquadratura, impostati tempi ed esposizione, porsi la digitale ad una persona che era con me, chiedendole di farmi qualche scatto.
Foto personali, con un valore praticamente solo per il sottoscritto, tra cui una che scelsi di tagliare in un certo modo e poi processsare in bianco e nero.

Passa un po’ di tempo ed includo quella foto in una piccola raccolta che decido di stampare con uno dei tanti servizi online che permettono di realizzare dei libri fotografici di buona qualità.

Capita poi che quel libretto venga sfogliato proprio da quella persona a cui quel giorno passai la macchina fotografica. Apprezza le stampe ed esprime complimenti ma quando arriva a quella fatidica… l’espressione è : “Eh, però questa foto non è tua, l’ho fatta io!“.

Beh, trovo che sia una questione curiosa.
Forse chi realizza la fotografia è chi preme il bottone?
Se così fosse chissà quanti famosi ritratti realizzati da grandi fotografi come Avedon o la Leibowitz sarebbero da attribuire ai loro assistenti. Un’infinità di fotografie di paesaggio o anche autoritratti magari sarebbero opera degli automatismi delle macchine stesse (e quindi forse dei loro produttori Nikon e Canon?).

Per le persone non particolarmente appassionate alle questioni artistiche della fotografia la foto è un evento meccanico, quasi completamente automatico.
E invece non è così. La foto è un’opera complessa, sicuramente anche fatta dalla scelta del momento dell’esposizione, ma anche da tanti altri contributi che è il fotografo a scegliere, sia al momento dello scatto ma poi anche in postproduzione e stampa, quelle fasi che fin dai tempi della camera oscura rappresentano il lato nascosto ma fortemente creativo del processo artistico che genera l’opera fotografica finale.

Insomma di chi era la foto dunque?
🙂

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