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Archive for the ‘People’ Category

Ascesi

Ascesi – © Copyright 2012 Pega

Rapido, lesto, calmo, pian pianino, lento, lentissimo…
Siamo capaci di rendere questi concetti nelle nostre foto?
Per questo novantacinquesimo weekend assignment il tema che ti propongo è proprio legato a questa idea, in particolare quello di trasmettere all’osservatore il concetto di lentezza.
La fotografia, nonostante la sua natura di immagine statica, ha comunque la possibilita di generare, nella mente di chi guarda, l’idea del movimento ed è proprio in tale direzione che ti invito a sperimentare in questo fine settimana.
Se per dare l’idea di “velocità” il fotografo ha varie frecce al suo arco, come il panning o il mosso, con la “lentezza” la questione è meno immediata e da cercare più nel concetto che non nell’effetto.
In questo weekend prova a cimentarti con immagini che trasmettano all’osservatore l’idea di lentezza. Ti invito poi a postare la tua foto condividendola in un commento qui sotto. Confrontarsi con gli altri lettori del blog è interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
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Ragazza orecchino perla cosplay

La ragazza con l’orecchino di perla @LuccaComics – Polaroid © Copyright 2013, Pega

Da qualche anno vado regolarmente a far foto al Lucca Comics, è una manifestazione che mi piace molto, con tutta la sua carica di entusiasmo e divertimento che riempie le strade. Al Comics, nonostante riconosca meno della metà dei personaggi cosplay che incrocio, mi sento stranamente a casa.
In genere rientro a sera con schede piene di scatti, una sorta di indigestione fotografica tutta figlia del digitale e della conseguente facilità con cui si può scattare senza troppe preoccupazioni, ma quest’anno c’era un fattore diverso: la mia reflex digitale in laboratorio per una riparazione. Che fare quindi? Beh, potevo chiedere a qualcuno una macchina in prestito, ma ho pensato di fare qualcosa di differente: sono andato a Lucca con la Polaroid a strappo ed un solo caricatore da dieci foto, nient’altro.
È stata un’esperienza nuova. Circondato da schiere di cosplay e gran quantità di persone dotate di fotocamere digitali, libere di dar sfogo ad una sorta di bulimia fotografica, mi sono aggirato per i bastioni e le vie del centro con i miei soli dieci miseri scatti. Dieci esposizioni da soppesare e succhiellare, con la consapevolezza di dovermele far bastare.
E così ogni foto è diventata importante, lenta, studiata. Scelta del soggetto più accurata, occhio alla luce, più attenzione alla composizione e allo sfondo.
Poi la componente Polaroid: inquadratura un po’ incerta nel mirino a telemetro, messa a fuoco manuale, esposizione a occhio. Dopo lo scatto lo strappo e l’attesa del risultato, quei due minuti per vedere “com’è venuta”, la stampa ed il negativo appesi ai pantaloni con una clip per asciugarli continuando a vagare nella folla.
È stato diverso e divertente fare queste dieci foto. Ne sono molto soddisfatto.
Ciao Lucca, appuntamento al prossimo anno!

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Kubrick k
Sono un fan di Stanley Kubrick, lo considero il più grande maestro del cinema e penso che rimarrò di questa opinione per un bel po’. Ma Kubrick non è stato solo un grande regista; prima di dedicarsi al grande schermo, lavorò a lungo come fotografo e quando passò a dedicarsi ai film, portò con sé tutto lo stile costruito in anni da inviato per la famosa rivista “Look”.
C’è qualcosa che lega tutte le opere cinematografiche di Kubrick: è la perfezione delle inquadrature. Il suo lavoro è caratterizzato da una ricerca costante e profonda, che lo portò a livelli di attenzione al dettaglio definibili come maniacali. In particolare questa attenzione si concentrava sulla composizione prospettica che, specie nelle scene più intense e drammatiche dei suoi film, risulta rigorosamente simmetrica.
Ho trovato un video molto interessante a questo proposito. È un montaggio che evidenzia in modo efficace questa caratteristica comune a molte scene dei film di Stanley Kubrick.
Insomma: dal labirinto di “Shining” ai wc di “Full metal jacket”, passando per i corridoi dell’astronave di “2001 odissea nello spazio”, è evidente quanto la ricerca di prospettiva e simmetria compositiva fossero importanti per questo grande regista, i cui film tuttora ipnotizzano lo spettatore con un gusto fotografico che rimane difficile da eguagliare.
Buona visione e… Al diavolo la regola dei terzi!
🙂 🙂 🙂
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Tunnel

Tunnel – © Copyright 2009, Pega

Come sempre l’idea è quella di svolgere un piccolo compito durante il fine settimana e provare a sviluppare un tema fotografico. E’ un esercizio semplice, che aiuta a coltivare la creatività e migliorare le nostre capacità.
Oggi ti propongo una missione tesa a portare in foto un concetto, cercando però di non coglierlo nella sua tipica rappresentazione manifesta. Cerco di spiegarmi meglio. Il tema per questo weekend assignment è “dentro“, ma vorrei che tu provassi a svilupparlo senza fare, ad esempio, una semplice foto dell’interno di qualcosa, realizzando invece un’immagine che porti nella mente dell’osservatore il concetto di “dentro”.
Insomma, il compito è nell’ambito di un tipo di fotografia un po’ concettuale, alla ricerca più di simboli che di immagini manifeste.
Lo so, lo so, stavolta può non essere facile, ma altrimenti che gusto c’è?
Dai, in questo weekend prova a misurarti con questo tema, cerca di rappresentare il concetto con una tua foto, poi, com’è ormai tradizione di questo blog, ti invito a condividere il risultato mettendo, in un commento a questo articolo, il link alla tua immagine.
Sarà divertente confrontare i nostri scatti e far vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Warhol by Robert Mapplethorpe

Andy Warhol – © Copyright 1986, Robert Mapplethorpe

Ti propongo un altro capitolo di questa serie dedicata ai fotografi fotografati, è la volta di Andy Warhol, immortalato nel 1986 da Robert Mapplethorpe.
Si tratta di due nomi che non hanno bisogno di molte presentazioni, entrambi da considerare tra i più grandi ed eclettici artisti del novecento.
Di Mapplethorpe ho parlato in un recente post, un altro cortocircuito fotografico che lo vedeva protagonista insieme e Patti Smith. Stavolta Robert Mapplethorpe è dietro all’obiettivo, per un ritratto di grande intensità, dedicato ad un Warhol iconico, con la parrucca platinata che caratterizzò gli ultimi anni della sua vita. La testa spunta dal buio, in modo quasi inquietante. E’ un’immagine di grande impatto, dedicata ad un sicuro protagonista del mutamento storico e culturale avvenuto nella seconda metà del Novecento.
Warhol, generalmente non è considerato dal grande pubblico come un fotografo puro, ma aveva con la fotografia un rapporto attento e profondo, che lo vide sempre in relazione con questa forma d’arte. Durante tutta la sua carriera realizzò una gran quantità di fotografie, spesso Polaroid, da cui sempre traeva spunto ed ispirazione per lo sviluppo dei suoi lavori.
Entrambi se ne andarono poco dopo, lasciando però una grande eredità artistica. A questo proposito, ti segnalo una splendida mostra su Warhol, visitabile presso il Palazzo Blu a Pisa fino a Febbraio 2014.
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I precedenti cortocircuiti fotografici:

#1: Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott
#2: Berenice Abbott fotografata da Hank O’Neal
#3: Edward Weston fotografato da Tina Modotti
#4: Tina Modotti fotografata da Edward Weston
#5: Alfred Stieglitz fotografato da Gertrude Käsebier
#6: Steve McCurry fotografato da Tim Mantoani
#7: Robert Capa fotografato da Gerda Taro
#8: Gerda Taro fotografata da Robert Capa
#9: Robert Mapplethorpe (con Patti Smith) fotografati da Norman Seef
#10: Szarkowski fotografato da Winogrand fotografato da Friedlander

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Violinist

Red lady violinist – Copyright 2002 Pega

Con una certa regolarità cerco di andare a rivedere le mie vecchie foto. Ai tempi della pellicola lo trovavo un esercizio un po’ faticoso, ma ora col digitale, è talmente semplice che è un peccato non tornare a trovare, di tanto in tanto, gli scatti realizzati qualche anno fa.
E’ sempre un’esperienza interessante e spesso istruttiva, perché nel nostro archivio troviamo il modo di fotografare che avevamo, che non è detto sia lo stesso di adesso. Nei vecchi album vivono i soggetti che un tempo ritenevamo importanti e ci sono gli errori che allora si commettevano e che, forse, ora abbiamo imparato ad evitare.
Spesso riguardando le nostre vecchie immagini, capita di trovare scatti che un tempo si consideravano splendidi ma che oggi non ci piacciono più, ed è poi possibile scovare foto che si erano scartate e messe da parte, che invece adesso assumono un valore inaspettato.
Il tempo aumenta il distacco dalle esperienze e dalle emozioni provate al momento dello scatto e può rendere meno significative alcune immagini, ma anche far apprezzare ora una fotografia in passato ritenuta poco interessante.
Frequentare di tanto in tanto il proprio archivio è anche un modo per mantenere vive quelle foto e per dar loro la possibilità di un futuro diverso, magari con una stampa o la condivisione on line.
Non trascurare le tue vecchie foto, non le abbandonare, curale: raccontano la storia della tua passione per la fotografia.

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Il duello

Il duello – © Copyright 2011 Pega

E’ passato un po’ di tempo da quando proposi una piccola riflessione e, dato che la trovo una questione piuttosto stimolate, ho deciso che è il momento di riproporla.
E’ una domanda che nasce da un vecchio post in cui scrivevo a proposito delle motivazioni che ognuno di noi trova nella fotografia e della spinta di base che ci spinge a dedicare energie e risorse a questa passione.
Non a tutti viene naturale di interrogarsi su questo e cercare di capire cosa c’è davvero sotto, che cosa crea questo interesse e tutto ciò che ne deriva, ma partendo dalle risposte che possiamo soggettivamente dare a quella domanda, oggi passo a fartene un’altra: stai facendo davvero quello che ti è possibile per raggiungere l’obiettivo di quella motivazione?
Cerco di spiegarmi meglio, magari banalizzando.
Supponiamo che io abbia come forte motivazione di fondo fare della fotografia il mio modo di contribuire al miglioramento della condizione umana e magari l’aspirazione a divenire un fotografo di una rivista importante tipo il National Geographic. Potrei sperare di arrivare a questo risultato senza cominciare prima o poi a sottoporre i miei lavori a qualche giornale, a propormi come collaboratore o assistente per qualche progetto? Avrei qualche chance a tal proposito rimanendomene a casa a far foto ai gatti?
Se la mia vera aspirazione fosse invece fare i soldi con la fotografia di moda potrei sperare di sfondare senza tentare di entrare nel settore, anche come competenze e conoscenze, magari frequentando qualche workshop di fashion?
Pensaci un attimo e chiediti se stai davvero facendo quello che il motore della tua passione ti chiede per arrivare a quell’obiettivo che, anche se a volte sembra non esserci… in realtà c’è.
E’ una domanda che può rivelare cose interessanti su noi stessi.

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Kodak_Uomo_che_legge

Uomo seduto che legge, 1888. Collezione del National Media Museum/Kodak Museum

“You Press the Button, We Do the Rest”
(tu premi il bottone, noi facciamo il resto).
E’ uno slogan che forse non ricordi perché risale a centoventicinque anni fa. Lo inventò George Eastman per il lancio della prima macchina fotografica Kodak destinata al grande pubblico.
Era un modello rudimentale ma innovativo e fu messo sul mercato al prezzo di 25 dollari, una cifra allora considerata abbordabile dalla classe media americana, più o meno equivalente a 600$ di oggi.
Quello sopra è uno scatto realizzato nel 1888 da uno dei tanti comuni acquirenti di questa semplice fotocamera che, sebbene paragonata alle nostre di oggi appaia come poco più di una scatola, rappresenta un fondamentale punto di svolta e un importante cambiamento. Con questa idea Kodak fu capace di portare la macchina fotografica in migliaia di case, ma anche in un terreno che allora era ancora da esplorare, quello della fotografia per tutti.

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Photolux
Nasce dalle ceneri del Lucca Photo Festival una nuova manifestazione, che aprirà il prossimo 23 novembre in questa splendida città toscana.
Il Photolux avrà cadenza biennale e si propone come un importante evento di incontro per tutti gli appassionati di fotografia.
Oltre al consueto World Press Photo ci saranno in mostra nomi come Jonas Bendiksen, Sara Munari, Boris Mikhailov, Joel Meyerowitz, Maurizio Galimberti e Irene Kung, ma anche interessanti proposte di workshop. Tra questi, quelli con Stanley Green (agenzia Noor), Francesco Cito, Maurizio Galimberti, Daphné Anglès (photo editor del New York Times a Parigi) e Rick Shaw (direttore del Photo of the Year International).
Insomma un bell’evento a cui non sarà male dare un’occhiata.
Io ci vado. Vieni?

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Appello by Edoardo Agresti

© Copyright Edoardo Agresti

E’ l’appello di un fotografo, parole lasciate nel tentativo di recuperare PC e hard disk contenenti il suo lavoro, rubati dall’automobile.
Ho trovato questa foto in un gruppo fotografico su Facebook e non ho potuto fare a meno di pubblicarla. Chissà, forse non servirà a niente, ma io ci provo e faccio comunque un tentativo, nella speranza di poter essere anche minimamente utile a questa persona.
Non so se nel frattempo il derubato sia riuscito o meno a rientrare in possesso delle sue cose, sopratutto della parte più importante ed insostituibile perché irripetibile: le fotografie. Lo spero proprio, ma nel frattempo che questa storia sia ancora una volta un’insegnamento per tutti. L’attrezzatura è importante e costosa ma le immagini sono il nostro vero valore. Proteggiamole sempre al meglio, innanzitutto duplicandole subito, appena possibile e non dimenticando mai di fare una delle cose più importanti ma anche più noiose e meno divertenti che la fotografia digitale ci ha regalato: il backup.

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