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Archive for the ‘Street Photo’ Category

Heaven or Hell

Heaven or Hell - © Copyright 2008 Pega

Non so se hai avuto modo di provare quello a cui accennavo nel precedente post di questa serie “degustazione (phototasting)”.
Suggerivo un piccolo esperimento : fare l’esperienza di osservare a lungo una foto, studiarla per qualcosa come trenta minuti… una vera e propria seduta di fotodegustazione… qualcuno forse penserà.. fotomeditazione…

Oggi ho un’altra proposta, una cosa apparentemente contraria, qualcosa che però, sottolineo, dovrebbe essere provato solo dopo quel primo esperimento di natura così meditativa.

Ecco qua. Si tratta di affrontare un lungo e duro lavoro : visionare con criterio 5.000 (cinquemila) fotografie.

Non è ovviamente un’impresa che si possa fare in un pomeriggio, non avrebbe senso. Prendilo invece come una sorta di progetto, impegnandoti a completarlo in un lasso di tempo ben determinato.
Vuoi farlo in un anno ? Saranno circa 20 foto al giorno. Sei mesi ? Più o meno quaranta al giorno.

Scegli le tue immagini da qualunque fonte ti piaccia. Vanno benissimo libri di fotografia, riviste, il web, i social network, i giornali, periodici, quello che vuoi. Migliore la qualità di questo flusso di immagini, tanto meglio sarà.

Per ogni foto esamina le carattersitiche dello scatto, la composizione, la luce, lo sfuocato, l’atmosfera , l’effetto reso, se ti trasmette emozioni e perchè.

A differenza del precedente esperimento non si tratta di passare tantissimo tempo con ogni foto ma questo non vuol dire dare solo un’occhiata fugace, non servirebbe a niente.
Studia bene ogni foto, cerca di capire come il fotografo ha ottenuto l’effetto e come faresti tu a fare uno scatto del genere.

E’ un esercizio fenomenale.
Tel’assicuro.

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Red Entrance
Red Entrance – © Copyright 2008 Pega

Da qualche tempo ho ripreso a stampare in piccolo formato le foto che mi piacciono di più, quelle che in qualche modo mi trasmettono qualcosa.

E’ un’abitudine che avevo del tutto perso con il passaggio al digitale.
Si tratta di stampe di media qualità, delle 13×18 fatte con una inkjet usando carta fotografica. Niente di particolarmente professionale.
Non sono comunque molte queste stampe, e succede una cosa diversa rispetto a quanto mi capitava di fare ai vecchi tempi della pellicola e degli album che finivano sullo scaffale.

Queste piccole foto mi trovo a “tenerle in giro” per casa. Ho alcune semplici cornici da tavolo in plexiglass ed anche le solite calamite da frigorifero… l’idea è quella di tenerle in vista per un po’ di tempo, per poterle valutare “vivendoci insieme”.

Succede una cosa interessante.
Alcune immagini, che avevo stampato entusiasta, in qualche giorno mi risultano progressivamente sempre meno significative. In alcuni casi il mio personale giudizio sulla foto peggiora in modo radicale.
Con altre succede il contrario. Ci sono stampe che sembrano acquisire fascino col passare delle settimane, quasi come se il vederle lì, giorno dopo giorno, aggiunga in qualche modo nuove interpretazioni e significati.

In questo processo sicuramente si sperimenta quella che è la possibile attenuazione della carica emotiva della foto legata al momento dello scatto.

Inoltre il vedere e rivedere un’immagine, magari fugacemente o in momenti della giornata in cui normalmente non ci si mette ad esaminare le proprie foto (per esempio la mattina facendo colazione e scorgendo con la coda dell’occhio quella 13×18 attaccata al frigo) apporta un qualcosa di diverso da quella che è la normale esperienza di valutazione del proprio lavoro. 
Credo che in tutto questo giochi un ruolo importante anche la varietà di orari e stati d’animo in cui si ha occasione di osservare le immagini. Del resto ci sono molte ricerche che dimostrano quanto si percepiscano in modo diverso i colori a seconda dei momenti della giornata.
Quello che alla fine però ne viene fuori è un rapporto leggermente diverso con le proprie foto. E in qualche caso è una piacevole sorpresa, una piccola o grande soddisfazione.
E’ un esperimento che trovo interessante e che ti invito a fare.

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Old bike
Old bike – Copyright 2008 Pega

L’anno nuovo si avvicina. Per il 2010 voglio provare a mettere in cantiere un piccolo progetto fotografico basato su un tema specifico e sulla regolarità nel tempo.

Si, lo so che non è niente di assolutamente originale ma per me è una novità dato che non ci ho mai provato.

Potrebbe essere orientato a fare una foto al giorno, o forse una foto alla settimana o anche solo una foto al mese. L’importante sarebbe avere delle scadenze fisse, perchè le “deadlines” sono stimolanti ed aiutano ad essere produttivi, anche nelle attività creative.

Ed il tema ? Sicuramente eviterò un tema dove il soggetto sia di tipo tecnico. Ho visto degli splendidi progetti su Flickr durante quest’anno basati sul bokeh o sulla fotografia macro o sul bianco e nero ma… non fa per me.
Probabilmente mi orienterò su un tema… emozionale… su un fil rouge che dovrà unire le varie foto senza creare un vincolo tecnico.

E tu cel’hai un progetto fotografico per il 2010 ?
Potrebbe essere interessante condividerlo. O anche farlo in collaborazione.

🙂

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bressonbehind

Behind the Gare Saint-Lazare, 1932 Copyright © Henri Cartier-Bresson

“Se una foto è così noiosa da farti notare la presenza di rumore… allora vuol dire che è una foto veramente noiosa.”
Un tempo questa frase era assolutamente valida.
Oggi forse non più. L’attenzione che abbiamo sviluppato in tempi recenti nei confronti della perfezione tecnica della fotografia è a livelli che in passato non erano nemmeno concepibili.

Rumore, nitidezza, tonalità dei colori… sono aspetti sicuramente rilevanti in una foto… ma non necessariamente i più importanti.
Com’è che ad oggi diamo spesso più valore a questi elementi che non al messaggio, alle emozioni che un’immagine ci porta ?

Viviamo forse in un’epoca in cui il perfezionismo tecnico ci sta facendo perdere di vista l’essenza vera di un’opera d’arte?

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My Cafè - Copyright Emanuele Minetti

Si sente sempre dire che “con le macchine che ci sono oggi chiunque può fare splendide foto“.
E’ assolutamente vero.

Però… guardiamo un po’ indietro nel tempo.
Quando a fine anni ’70 arrivò l’autofocus, il passaggio fu epocale. Prima il fuoco era solo manuale. In molti dissero che con quella innovazione tutti sarebbero stati in grado di fare foto perfett.
E ancora… andando a ritroso, lo stesso si può dire per l’avvento  della pellicola 35mm, che portava la possibilità di realizzare immagini spettacolari in modo molto più portatile ed economico dei vecchi formati. 
Era la possibilità per tutti di fare gli scatti di Ansel Adams senza trascinarsi dietro 50kg di attrezzatura. O no?
La fotografia ha una componente tecnologica, cel’ha sempre avuta, fin dai suoi albori. E’ una caratteristica in perenne evoluzione.
Con il passaggio al digitale e l’enorme diffusione di fotocamere di elevatissima qualità a prezzi contenuti è diventato ancora più semplice fare foto, ma per certi aspetti è una sensazione illusoria.
Come prima o forse piu di prima, chi fa belle Foto ha comunque un’attenzione, una preparazione ed una conoscenza intima della fotografia che non sempre è condivisa da chi si affida ai pur fenomenali automatismi dell’ultimo modello di macchina digitale per farsi l’autoscatto e postarlo su Flickr.
E la differenza, nonostante tutta questa tecnologia, si continua a vedere, eccome.
Prova a sfogliare gli album delle persone che ho avuto il piacere di intervistare in questo blog, visita l’album di fotografi come Emanuele Minetti (è sua la splendida “My Cafè” sopra) e guarda quanta attenzione alla composizione, alla gestione della luce, al messaggio…. quanta passione.
Dietro a molti degli scatti dei fotografi che ammiro c’è ricerca, talento, conoscenza della storia della fotografia, studio approfondito degli strumenti, a partire dalla macchina fotografica che usano per finire ai tool di postproduzione.
Non è per niente banale.
La tecnologia ha corso moltissimo in questi anni, non solo per la fotografia ma anche per tantissime altre arti.
Può però un buon programma di videoscrittura permettere a tutti di scrivere un bel romanzo?
Può forse un multieffetto per chitarra elettrica farti suonare come Van Halen?
Secondo me non è questione di tecnologia. E’ questione di studio e passione.

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Hyères_1932

Hyères 1932 - Henry Cartier-Bresson

In un post di alcuni giorni fa parlavo di come anche per le immagini sia possibile parlare di “degustazione”.

A questo proposito mi è capitato di leggere di un fenomeno che è quasi paradosale. In un recente esperimento è stato preso un campione di alcune migliaia di visitatori di un importante museo d’arte fotografica ed il loro tempo di permanenza all’interno della galleria. Il tempo medio è poi stato diviso per il numero di opere esposte e cosa ne è venuto fuori ? Il visitatore medio osservava le foto per un tempo medio di meno di due secondi.

E’ ovvio che è solo un esperimento, un esempio…. ma fermiamoci un attimo. Quanto tempo dedichiamo realmente all’osservazione ed allo studio di una foto che ci colpisce ? Quanti “secondi” impieghiamo a “gustare” un’immagine su Flickr prima di commentarla ?

Il tempo è un fattore chiave. Il nostro cervello ha bisogno di tempo per approfondire, per elaborare e capire quello che c’è sotto lo strato superficiale dell’immagine.

Come per la musica, la “degustazione” passa attraverso un esame attento e ripetuto. Quello che per un pezzo musicale è il riascolto, per la fotografia sarà un’osservazione per un tempo adeguatamente lungo.

Facciamo insieme un esperimento : prendiamo una foto che ci piace moltissimo. Ad esempio l’opera di un grande maestro o comunque lo scatto di un artista che ci affascina. L’ideale sarebbe disporre di una stampa in grande formato, ma in mancanza di questa anche il monitor va bene.

Adesso stacca il telefono, siediti davanti alla foto senza altre distrazioni e prenditi una mezz’ora di vera meditazione.
Non scherzo. Osserva la foto per trenta minuti.
Osservala studiandone tutti gli aspetti che è possibile valutare : da quelli più tecnici di cui parlavamo nel precedente post, a quelli più emotivi.
Cosa ti trasmette le foto ? Di cosa parla veramente. Quando è stata fatta ? Ci sono messaggi che emergono, magari timidamente ? Riesci ad immaginare il fotografo mentre eseguiva lo scatto ?
Ti puoi fare mille domande e cercarne la risposta nell’immagine.
Non avere fretta.

Molto probabilmente dopo questa esperienza non vedrai più la stessa foto, la considererai qualcosa di diverso, avrai scovato altri punti di vista.

Trenta minuti ti sembrano una esagerazione ? Forse, ma è un tempo equivalente a qualche riascolto di un pezzo musicale. E’ un tempo necessario.

Se ci provi mi interessa sapere com’è andata.

Continueremo comunque l’argomento in un prossimo post.

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SanDonninobyl

SanDonninobyl - Copyright 2009 Pega

Se percorri l’autostrada A1 in direzione sud, poco prima dell’uscita Scandicci puoi osservare sulla destra quest’altro inquietante mostro di Firenze.
Si tratta dell’inceneritore di San Donnino. Fu inaugurato nel 1973, a seguito di un periodo di polemiche ed emergenze rifiuti derivanti dallo sviluppo urbanistico e demografico della città di Firenze, che aveva fatto raggiungere l’allora ragguardevole traguardo delle 300 tonnellate giornaliere di spazzatura.
La giunta del sindaco Bausi si prodigò molto per rassicurare gli abitanti del piccolo borgo di San Donnino, destinato ad ospitare il mastodonte, e garantì che l’opera non avrebbe avuto alcun impatto dato che, grazie alle nuove tecnologie di filtraggio ed alle altissime temperature utilizzate nelle combustioni. Dalle sue alte ciminiere non sarebbero usciti gas nocivi ma solamente innocuo vapore d’acqua.

Pochissime settimane dopo l’inaugurazione però in molti si resero conto che qualcosa non quadrava. L’inceneritore sputava cenere. I primi mesi si parlò di rodaggio, ma poi si cominciò a comprendere l’amara realtà. La diossina era ora di casa anche nella piana fiorentina.
Ne seguirono anni di lotta civica, in cui si susseguirono le proteste a cui facevano eco i comunicati congiunti dei comuni che assicuravano la piena sicurezza e rispondenza alle normative dell’impianto.
Nel settembre 1986, dopo forti manifestazioni di protesta, denunce ed indagini l’inceneritore fu chiuso. Le scorie interrate nelle vicinanze, in cave di rena prossime alle falde acquifere.
Oggi la struttura è un deposito del Consorzio Quadrifoglio, l’azienda che gestisce i rifiuti per la provincia di Firenze. Si sta ancora parlando di che futuro dare a questa mostruosità in cemento.

Una ricerca sulla mortalità tra il 1981 e il 2001 nel territorio circostante l’inceneritore, a cura del Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica dell’Università di Firenze ha dato risultati terribili. In quel periodo le patologie di legate al linfoma hanno colpito ben 14 persone contro le 7,6 attese statisticamente, che in percentuale rappresenta un + 84%. Per quanto riguarda il sarcoma, l’aumento è invece del 126%.
Come già noto, molti di questi problemi sono legati alla generazione di macro, micro e nano polveri, le ultime non trattenibili da nessun sistema di filtraggio..
Recenti ricerche dimostrano come le polveri di dimensione uguale o inferiore ad un micron, quelle generate dalle combustioni ad altissima temperatura, se respirate, arrivano nel sangue in soli 60 secondi e raggiungono il fegato in un’ora. Quando si accumulano nell’organismo diventano estremamente tossiche ed è impossibile espellerle. Non sono né biocompatibili, né biodegradabili.

Ed intanto a Firenze che si fa?
E’ deciso. Si fa un nuovo inceneritore..  stavolta però si chiamerà “termovalorizzatore”.

😦

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Si, si.. d’accordo, il flash per essere usato correttamente va disallineato ed allontanato dalla fotocamera…
Ma tu ci andresti in giro così ? 🙂 🙂

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In alcuni paesi, in particolare negli Stati Uniti, c’è una tradizione che da sempre è un’opportunità per i giovani fotografi. E’ il “senior portrait”, il ritratto che tutti gli studenti si fanno all’inizio dell’ultimo anno (senior year) delle scuole superiori per l’inserimento nello “yearbook”.

Con i senior portraits si sono fatti notare alcuni grandi nomi della fotografia del novecento e, sebbene in passato non ci fosse gran modo di esprimere la propria creatività dato l’obbligo di conformarsi agli standard dettati dalle scuole, ora sono sempre meno rari gli istituti che lasciano la libertà di presentare foto un po’ meno formali.

Sono nate delle vere e proprie tendenze, con ritratti non più realizzati solo in studio, com’era ferrea tradizione, ma anche in contesti urbani e con un taglio decisamente glamour.

Sicuramente si può discutere sul gusto e sui risultati ma senza dubbio è una gran palestra ed anche una discreta  opportunità di lavoro.

In questo video, una giovane fotografa di nome Apple Blossom che sceglie un contesto street per i suoi clienti.
E’ istruttivo vedere come lavora e quali interessanti condizioni di luce sceglie. Buona visione.

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Yellow, green and rust reflex

Yellow, green and rust reflex - Copyright 2008 Pega

Oggi propongo un esercizio.

Nel prossimo weekend esci con la tua macchina fotografica e porta una sola lente. Intendo una focale fissa. Se hai solo zoom prendi un pezzetto di nastro e bloccalo su un valore; quello che vuoi :  grandangolo, 50mm,  100mm o  200 non è questo il punto.

Prova a fare tutti gli scatti della giornata con questa limitazione… usando i piedi al posto dello zoom, sforzandoti di comporre l’inquadratura con i vincoli che l’ottica ti impone… studia ed immagina lo scatto per renderlo interessante cambiando il punto di vista, muovendoti più vicino o lontano… alzandoti o abbassandoti. 

Prima di iniziare però decidi una quantità fissa di foto, ad esempio 10, 20, 50 o se vuoi anche un centinaio. Più alto sarà il quantitativo scelto più impegnativo sarà l’esercizio perchè una volta imposto il numero dovrai impegnarti a tornare a casa esattamente con quel numero di scatti sulla scheda di memoria (o sulla pellicola). Non di più e non di meno. E dovranno essere foto che dovrai sentire di poter stampare e far vedere, buone foto che ti soddisfano insomma… 
Se usi il digitale potrai in qualsiasi momento scegliere se cestinare una foto, ma a fine giornata il totale deve essere quello deciso all’inizio dell’esercizio.
Vuoi rendere l’esercizio ancora più stimolante ? Datti un tempo, ad esempio due o tre o quattro ore, e poi rispettalo.

Sarà forse un po’ impegnativo, ma anche divertente. E la tua parte creativa non ne rimarrà delusa.

Se vuoi, poi, fammi sapere com’è andata.

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