Sono di ritorno da una interessante esperienza fotografica, svolta lo scorso fine settimana sotto forma di una due giorni di pura immersione negli imperdibili scenari della Val d’Orcia in compagnia degli amici di Photoexperience.
Photoexperience è una piccola organizzazione composta da fotografi che organizzano eventi dedicati a chi vuol vivere la fotografia accompagnandola con il gusto di seguire itinerari a tema, con particolare attenzione alla Toscana ed ai tanti spunti che questa magnifica regione sa regalare.
Sono stati due giorni intensi, a metà tra un workshop ed un percorso turistico per sentieri e strade sterrate, alla scoperta di angoli particolari, difficilmente identificabili e fotografabili senza conoscerne l’esatta ubicazione ed il miglior punto di ripresa.
In qualche caso si è trattato di luoghi resi noti dal cinema, come lo scorcio sfruttato ne “il Gladiatore” con la strada padronale che sale sulla collina dorata dal grano, oppure la serie di curve che serpeggiano in salita verso Monticchiello tante volte sfruttate nella pubblicità, o del palazzo dei vampiri di Twilight a Montepulciano.
Ma a dire la verità il protagonista assoluto dell’esperienza è lo scenario generale della Val d’Orcia che in questo periodo dell’anno è spettacolare, con il grano in fase di mietitura, i girasoli e le coltivazioni che ammantano la campagna.
È bello godersi questa meraviglia dai punti migliori e con la luce giusta.
Personalmente ho poi apprezzato in particolare quello che abbiamo fatto nella prima mattina di domenica quando, dopo la levataccia intorno all’alba, ci siamo incamminati con le ombre lunghe per una meravigliosa passeggiata nel silenzio degli ampi spazi tra i campi coltivati, fino ad arrivare ad una piccola cappella isolata nella campagna. Un vero gioiellino incontaminato.
Per il successo di questa esperienza è stata preziosa la guida di Andrea e Leonardo (e del loro fuoristrada da cui nei giusti momenti uscivano delle azzeccatissime colonne sonore) ma anche la sistemazione prevista dall’organizzazione, che non a caso si appoggia ad un vero e proprio operatore turistico. In questo caso era previsto il pernottamento presso un bell’hotel nel centro di Pienza con tanto di piscina, il tutto a sottolineare il carattere dell’iniziativa che, specie in edizioni come questa, vuole favorire la partecipazione anche di coppie o famiglie in cui non tutti sono appassionati di fotografia.
Concludo con una nota tecnica.
Per questo tipo di scenari e la fotografia che si tende a realizzarci è decisamente interessante poter disporre di un buon teleobiettivo. Alcuni partecipanti disponevano di ottiche da 200 ed anche 300mm con cui ottenere splendidi effetti di compressione delle sinuosità collinari e giocare sia con le linee naturali che con quelle delle coltivazioni, oltre alla possibilità di isolare dettagli come piccoli alberelli o particolari forme nel taglio del grano.
In questo caso io però ho scelto di andare in controtendenza e montato il cinquantino ho fatto un paio di scatti rendendomi subito conto di voler provare a vivere tutto il weekend attraverso la sola prospettiva di questo obiettivo. Così ho fatto quasi tutte le foto con quest’ottica fissa, e mi sono proprio divertito.
Grazie agli amici di Photoexperience. Invito a tutti gli interessati a visitare il loro sito e magari partecipare a qualcuna delle prossime iniziative.
Ci sono delle foto che, a dispetto di regole e tecnica, lasciano il segno. Sanno colpire ed arrivare dritte al cuore dell’osservatore, trasmettendo in un modo inequivocabile emozioni e sensazioni.
Non di rado si tratta di immagini tecnicamente imperfette, in cui sono presenti errori anche grossolani, che il classico “critico” non esiterebbe ad evidenziare.
Sto parlando delle fotografie che sono riuscite a liberarsi dalla morsa del perfezionismo, quel terribile virus che prima o poi infetta tutti i fotografi nel corso della loro attività.
Il perfezionismo è un malanno da cui non sempre è facile svincolarsi e contro il quale tanti grandi artisti hanno ingaggiato continue sfide durante tutta la loro carriera.
Non confondere la curiosità, la voglia di imparare e di far le cose di qualità, con il perfezionismo. Quest’ultimo è subdolo e strisciante, arrogante e prepotente, ti porta ad avvitarti su te stesso ed è anche un assassino: uccide la creatività.
C’è un bel motivo per fare un salto a Torino entro il prossimo due ottobre.
È la mostra “Magnum on set – il Cinema visto dai grandi fotografi” inaugurata lo scorso 26 Maggio.
Sono 146 immagini che ci portano nel passato, sul set di film che hanno fatto la storia e dove spesso si aggiravano i fotografi delle più importanti agenzie, come la Magnum appunto, realizzando scatti che non di rado sono diventati delle vere icone.
E così in questa mostra si incontrano Charlie Chaplin mentre gira il suo “Luci della ribalta”, oppure Orson Welles o il John Waine di Zabriskie Point e si ha l’opportunità di sbirciare nel set di molti altri momenti del grande schermo.
L’ho già detto che adoro i time lapse? Beh, penso proprio di si.
Rimango sempre affascinato dai risultati prodotti da chi si cimenta in questa tecnica che unisce fotografia e video, sopratutto da chi sperimenta realizzazioni sempre più sofisticate, che magari prevedono il movimento della fotocamera ed il conseguente progressivo cambio di inquadratura durante il filmato.
Ma quello che ti voglio far vedere oggi è ancora un passo avanti: è un time lapse veramente stellare, nel senso che le stelle e la via lattea sono le protagoniste assolute.
È stato realizzato da Randy Halverson in South Dakota. Si tratta di una serie di sequenze realizzate intervallando ogni due o tre secondi delle lunghe esposizioni notturne, che rendono l’atmosfera quasi magica.
Il lavoro colpisce non solo per la qualità delle foto e la tecnica usata che comprende traslazioni e rotazioni del punto di ripresa, ma anche per il gusto compositivo che caratterizza tutto il filmato.
Guardalo e lasciati ipnotizzare perchè è bellissimo. Buona visione.
Fermarsi a inquadrare un muro, magari accorgendosi dello sguardo perplesso delle persone che ti circondano.
Oppure tornare, dopo mesi o anni, a fotografare quella spaccatura nella parete, quasi con la sensazione di aver a che fare con qualcosa di vivo.
È forse proprio quest’ultima idea che mi porta spesso a far foto alle crepe.
La crepa è il vuoto che inesorabilmente riconquista il suo spazio nel pieno.
È il nulla che nel tempo fa breccia e vince sulla dura materia, troppo rigida per resistere veramente a lungo all’azione del caos.
Trovo sempre affascinanti le fessure, le spaccature piccole o grandi che possiamo trovare con facilità in ogni opera muraria, ma anche in natura. Sono fotogeniche nella loro lentissima ma inesorabile vitalità.
E così ho iniziato un piccolo progetto fotografico tutto dedicato alle crepe. Vedremo cosa ne viene fuori.
Se nel precedente weekend assignment ti invitavo a fotografare le cose storte , in questo voglio fare qualcosa di apprentemente simile ma profondamente diverso.
Stavolta la missione fotografica del fine settimana è dedicata al rendere storti, o meglio un po’ inclinati, soggetti che per loro natura sarebbero invece perfettamente dritti.
E’ facile rendersi conto che non di rado l’inclinazione può cambiare totalmente il carattere di ciò che stiamo fotografando e ciò ci dice in sostanza che anche questo è un parametro che possiamo sfruttare con la nostra creatività.
E così per l’assignment di questo weekend il tema fotografico è : l’obliquità.
In questo fine settimana pensa, guarda e scatta obliquo.
Componi inquadrature secondo la diagonale del tuo mirino e prova a studiare composizioni che sfruttino questa impostazione.
A volte ciò che sembra ordinario se osservato dritto può assumere un gran fascino quando fotografato con una certa inclinazione.
Insomma, mentre la volta scorsa ti invitavo a fare foto dritte a coste storte, stavolta l’invito è a creare scatti storti di cose dritte.
Provaci, poi come al solito ti invito a condividere “il tuo prodotto della missione” e pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto che avrai realizzato.
—————————————————– Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.
Ti consiglio vivamente la visione di alcune fotografie di Mark Tipple che lasciano decisamente senza fiato.
Fanno parte di quello che lui chiama The Underwater Project e sono realizzate piazzandosi sott’acqua nei pressi di una spiagga di Sydney e realizzando queste magnifiche immagini subacquee caratterizzate da un’incredibile trasparenza e luce.
Io ne sono rimasto ipnotizzato e sebbene non credo sia possibile ottenere niente del genere nelle nostre acque, sarei fortemente tentato di provarci…
Qui anche uno splendido video. Ah, che meraviglia, sembra di sentire il fragore delle onde.
Buona visione!
Ho trovato quasi per caso uno spot della Fujifilm, chiaramente realizzato per il mercato giapponese, di una fotocamera digitale dal gusto vintage, destinata ad un mercato abbastanza di nicchia.
Non è la macchina l’oggetto di questo post, è piuttosto il fatto che, dato lo stile classico ed un po’ retrò del prodotto, questa formula venga espressa nello spot citando più o meno esplicitamente alcuni fotografi famosi.
Nel video, che per essere una pubblicità è una piccola opera d’arte, scorrono infatti immagini che sono a momenti forti e a momenti crude, ma indubbiamente rappresentano un omaggio ad Nobuyoshi Araki e Daido Moriyama.
Si tratta di due nomi molto noti anche a livello internazionale, ma probabilmente sconosciuti ad un pubblico meno attento di quello giapponese.
Evidentemente i responsabili della comunicazione di Fujifilm conoscono bene il livello dei loro clienti.
Mi chiedo se potrebbe mai avere un qualche senso uno spot così da noi.
Ecco qui sotto un paio di scatti dei fotografi citati nel video. Sono artisti un po’ controversi e non di rado discussi, ma che personalmente trovo molto interessanti e sui quali non escludo che prima o poi mi deciderò ad imbastire un post.
Stefanie Gordon era a bordo di un aereo di linea quando al suo finestrino è apparsa questa visione. Si trattava dello Space Shuttle Endeavour appena lanciato ed in fase di ascesa dopo aver “bucato” lo strato di nubi.
Una scena che non è da tutti giorni vedere e così la brava Stefanie ha preso il suo Iphone ed ha scattato.
Ma non è tutto.
Appena atterrata ha pensato bene di pubblicare l’immagine su Twitter, usando l’applicazione TwitPic e così si è trovata in pochi minuti con un buon migliaio di followers in più ed anche qualche testata come ABC, CNBC e BBC che cercavano di contattarla per ottenere quella ed altre immagini da pubblicare.
Credo che sia un esempio di quanto straordinari siano questi piccoli aggeggi dotati di fotocamera che abbiamo sempre con noi e di come possano essere davvero preziosi in così tante occasioni, divenendo incredibilmente potenti specie quando li sfruttiamo connessi alla rete.
Insomma, tieni il tuo cameraphone sempre a portata di mano, ne potrebbero uscire scatti incredibili ed imprevedibili ma attenzione… bisogna conoscere bene gli strumenti che si usano….
In questo caso per esempio l’entusiasmo della povera Stefanie si è spento velocemente quando è stata informata che secondo i termini di servizio di TwitPic, si cedono e trasferiscono i diritti delle immagini che si postano attraverso questo network.
Così le agenzie di stampa hanno pagato TwitPic e non Stefanie.
L’atmosfera era ideale, la luce perfetta.
Decisi di voler catturare quell’istante, ma non nel solito modo, quella volta mi ispirava l’idea di apparire nell’immagine.
E così, scelta l’inquadratura, impostati tempi ed esposizione, porsi la digitale ad una persona che era con me, chiedendole di farmi qualche scatto.
Foto personali, con un valore praticamente solo per il sottoscritto, tra cui una che scelsi di tagliare in un certo modo e poi processsare in bianco e nero.
Passa un po’ di tempo ed includo quella foto in una piccola raccolta che decido di stampare con uno dei tanti servizi online che permettono di realizzare dei libri fotografici di buona qualità.
Capita poi che quel libretto venga sfogliato proprio da quella persona a cui quel giorno passai la macchina fotografica. Apprezza le stampe ed esprime complimenti ma quando arriva a quella fatidica… l’espressione è : “Eh, però questa foto non è tua, l’ho fatta io!“.
Beh, trovo che sia una questione curiosa.
Forse chi realizza la fotografia è chi preme il bottone?
Se così fosse chissà quanti famosi ritratti realizzati da grandi fotografi come Avedon o la Leibowitz sarebbero da attribuire ai loro assistenti. Un’infinità di fotografie di paesaggio o anche autoritratti magari sarebbero opera degli automatismi delle macchine stesse (e quindi forse dei loro produttori Nikon e Canon?).
Per le persone non particolarmente appassionate alle questioni artistiche della fotografia la foto è un evento meccanico, quasi completamente automatico.
E invece non è così. La foto è un’opera complessa, sicuramente anche fatta dalla scelta del momento dell’esposizione, ma anche da tanti altri contributi che è il fotografo a scegliere, sia al momento dello scatto ma poi anche in postproduzione e stampa, quelle fasi che fin dai tempi della camera oscura rappresentano il lato nascosto ma fortemente creativo del processo artistico che genera l’opera fotografica finale.
Nel rispetto del provvedimento 8 maggio 2014 del Garante Protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve di cookie per fornire servizi ed effettuare analisi statistiche anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per approfondimenti leggere la sezione "Cookie Policy" nel menu e la Privacy Policy di Automattic (la società americana sulla cui piattaforma è ospitato il blog) all'indirizzo: http://automattic.com/privacy/
La legge Italiana sulla tutela della privacy richiede ai siti di informare circa l'uso dei cookies. Questo blog è ospitato sulla piattaforma commerciale Wordpress.com che usa cookies di profilazione e gestisce e detiene l'uso dei dati da questi ricavabili. A questo indirizzo è disponibile l'informativa privacy di Wordpress: http://automattic.com/privacy/
L'autore di questo blog non può disattivare questa funzione e non raccoglie né può fruire dei dati ricavabili dai cookies. Come utente puoi inibire l'uso dei cookies semplicemente selezionando l'apposito comando nel tuo browser.
Avvertenze
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001. Tutto il materiale presente nel sito (testo e immagini) è pubblicato a scopo divulgativo, senza fini di lucro. Eventuali violazioni di copyright se segnalate dagli aventi diritto saranno rimosse immediatamente dall'autore.