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Una passeggiata con gli amici

Una passeggiata con gli amici – © Copyright 2008 Pega


C’è chi va in depressione e chi si sente sollevato, chi rimpiange già il relax delle vacanze e chi non vede l’ora di respirare l’aria fresca dell’autunno. Si possono fissare queste sensazioni in una fotografia? Ma certo, ed è proprio questo il tema per il weekend assignment che ti progongo.
L’estate sta finendo, volenti o no. Non resta che immortalarla in qualche scatto. Come sempre ti invito poi ad inserire il link alla tua foto in un commento, per condividerla con tutti i lettori del blog.

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Hot Dog - By Pega

Hot Dog – © Copyright 2011 Pega


Se è vero che in genere nessuno dovrebbe essere giudice di se stesso, è anche vero che in tema di creatività e produzione artistica, questo non sempre vale.
In fotografia, come in altre forme espressive, l’autocritica è importante, è la necessaria capacità di saper dare un valore al proprio lavoro.
Che si tratti di decidere se cancellare uno scatto o proporlo per un premio, il filtro preliminare che rappresentiamo per le nostre opere è un fattore chiave. Se ci autogiudichiamo con eccessiva severità, tarpiamo le ali al nostro messaggio e al materiale che ad altri potrebbe interessare, se invece siamo troppo generosi finiamo con l’inondare il mondo di roba insignificante. Come fare per tarare questo nostro giudizio?
Il coinvolgimento emotivo che ci lega ai nostri scatti è forse il problema più insidioso. La foto fatta in un momento particolare, associata a certe sensazioni o emozioni, ci appare con dei valori che non sempre sono percepibili dagli altri.
Si può provare a lavorare per arricchire l’immagine con ciò che ci aiuta a trasmettere queste emozioni, come titolo e testo, ma bisogna comunque riuscire a fare un passo indietro e valutarla per quel che è.
Guardare la foto con distacco “come se fosse stata fatta da qualcun’altro” è un inizio. Loderesti l’autore di quello scatto? O lo criticheresti? Cos’è che funziona o non funziona? Che sensazioni e messaggi trasmette? E’ tecnicamente ben fatta? Sono domande che possiamo farci svestendoci dei panni di autore ed indossando quelli di osservatore delle nostre stesse fotografie.

Una delle strade che ho scoperto più efficaci nell’aiutarmi in questo processo di distacco, è seguire il lavoro di un numero maggiore possibile di altri fotografi, osservando regolarmente le loro foto online, ma anche visitando mostre ed esposizioni. Studiare con attenzione le immagini di altri, cercandone pregi e difetti, è un buon metodo per affinare l’autocritica verso il proprio lavoro.
Quando questo volume di immagini osservate diviene un’abitudine costante, allora diventa più naturale vedere le nostre come “solo alcune tra le tante” e quindi è un po’ più facile autovalutarle con obiettività.

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E un dato di fatto: le nostre migliori idee, le più creative ed efficaci, arrivano sempre nei momenti più impensati, e spesso ci trovano impreparati a raccoglierle come si dovrebbe.
Il nostro cervello ha come dei processi in sottofondo, elabora continuamente e sembra tirar fuori le idee migliori proprio mentre si fa tutt’altro. Quel che è peggio è che bisogna star attenti a fissare subito questi spunti, perché a volte si dissolvono come sogni.
E qual’è uno dei momenti più tipici per tutto questo? Certo: sotto la doccia.
Eccoti quindi un mio piccolo segreto scemo: la tavoletta per appunti subacquei (sì, proprio quella usata dai sub) con tanto di matita e gomma, appesa proprio nella doccia.
La tengo sempre li, pronta. E’ l’ideale per cogliere al volo ogni spunto creativo e non lasciarsi fregare dalle buone idee che arrivano “quando meno te lo aspetti”.

😀

Idee creative: la tavoletta nella doccia by Pega

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Rose e rusco

Rose & Rusco – © Copyright 2009, Pega

Adesso c’è pure il copyright sui panorami, proprio quello che ci mancava…
Non mi resta quindi che aggiornare una lista che, ahimè, credo sia sempre più attuale 😦

Se gli fotografi la casa si preoccupano che tu sia lì per documentare il loro abuso edilizio…

Se inquadri un luogo di lavoro qualcuno si insospettisce che si tratti di una indagine che gli scovi violazioni di norme sulla sicurezza o lavoratori in nero…

Se piazzi il cavalletto ti vengono a chiedere che tipo di rilievi stai facendo e perché.

Se fotografi un bambino ti prendono per pedofilo…

Se inquadri un campo incolto ti accusano di progettarci la costruzione di un centro commerciale.

A qualche manifestazione ti guardano storto che magari sei dei “servizi”…

Se fai una foto ad una ragazza ti dice che non sei autorizzato a sfruttarle l’immagine, idem per i panorami.

Ad alcuni gli violi la privacy.

Sulla spiaggia con la reflex ti fanno cenno di “no che tanto poi la foto non la compro”.

In alcuni luoghi pubblici si preoccupano che tu stia preparando un attentato.

Se scatti al gruppo sbagliato: “scappa che non è il primo che menano!”

Nei musei “non si può: ci vuole l’autorizzazione”.

Se scatti alle macchine che passano, ti prendono per un autovelox…

Consoliamoci con il fatto che almeno nessuno più teme che se gli fai una foto gli rubi l’anima.

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Rocky Horror Picture Show

RHPS – Copyright 2011, Pega

Eccoci di nuovo con la missione fotografica del fine settimana, questa piccola tradizione del blog, che poi non è altro che una sorta di esercizio per focalizzare l’attenzione su un tema specifico e coltivare la creatività.
Oggi il tema è di quelli aperti a mille interpretazioni (e dubbi): il proibito.
Non voglio influenzarti in alcun modo perché si tratta di un concetto molto relativo e personale; fotografare il proibito può significare cose anche molto diverse a seconda di come si affronta il soggetto, e proprio qui sta la sfida.
Avanti dunque, in questo weekend prova a dedicare qualche scatto a questo tema. Puoi provarci in modo concettuale e complesso, magari tramite una metafora, oppure anche banalmente fotografando un cartello di divieto. Per i più intrepidi c’è anche la possibilità di osare un po’ di più ed insinuarsi in qualche tipo specifico di proibito. Senza esagerare, naturalmente.
Stavolta, oltre al rituale invito poi ad inserire il link alla tua foto in un commento, per condividerla con tutti i lettori del blog, aggiungo anche la raccomandazione alla prudenza.
🙂

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Ansel Adams e Imogen Cunnighmam - Copyright Alan Ross

Ansel Adams e Imogen Cunnighmam – Copyright Alan Ross

Dopo un po’ di tempo torno a proporre un fotografo fotografato, in questo caso gli artisti ritratti sono due e si tratta di soggetti senza alcun bisogno di presentazioni.
Il cortocircuito fotografico di oggi è infatti dedicato a due grandi maestri della fotografia del novecento, figure che forse più di altre hanno lasciato il segno: Ansel Adams ed Imogen Cunningham.
Sono due artisti assoluti, punto di riferimento per almeno due generazioni di fotografi. Su di loro è già stato scritto tutto ed anch’io li ho già citati più volte, specie per la loro innovativa e particolare inclinazione a condividere, trasmettere e lasciare agli altri il loro sapere, attraverso tutti i mezzi a disposizione e, di fatto, inventando quello che oggi è il moderno concetto di workshop fotografico.
Due figure mitiche, splendidamente ritratte da Alan Ross, stimato fotografo che fu prima allievo e poi assistente dello stesso Ansel Adams.

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I precedenti cortocircuiti fotografici:

#1: Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott
#2: Berenice Abbott fotografata da Hank O’Neal
#3: Edward Weston fotografato da Tina Modotti
#4: Tina Modotti fotografata da Edward Weston
#5: Alfred Stieglitz fotografato da Gertrude Käsebier
#6: Steve McCurry fotografato da Tim Mantoani
#7: Robert Capa fotografato da Gerda Taro
#8: Gerda Taro fotografata da Robert Capa
#9: Robert Mapplethorpe (con Patti Smith) fotografati da Norman Seef
#10: Szarkowski fotografato da Winogrand fotografato da Friedlander
#11: Andy Warhol fotografato da Robert Mapplethorpe
#12: Henri Cartier-Bresson fotografato da René Burri
#13: Dennis Stock fotografato da Andreas Feininger
#14: Diane Arbus fotografata da Mary Ellen Mark

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Patti Smith boots

© Patti Smith – Fondation Cartier pour l’art contemporain

Mi sono imbattuto in una serie di fotografie pubblicate da Lensculture, con immagini di una mostra del 2008 a Parigi, dedicata alla passione per la fotografia di questa figura cardine della rivoluzione rock anni settanta.
La mostra si intitolava “Land 250”, in onore al modello Polaroid che Patti ha sempre usato. La 250 è classico dei modelli “folding” a telemetro, una macchina a soffietto con corpo in metallo che Polaroid produsse in più versioni per circa un decennio, proprio lo stesso in cui la musica cambiò il mondo.
Essendo anch’io felice possessore di una di queste “vecchie signore” non ho potuto fare a meno di notare, negli scatti di Patti, l’abbondanza di alcuni attributi artistici (non intendo chiamarli difetti eh 🙂 ) che anche a me capita di ricevere in dono. La mia “Zietta” sovente me li propone senza inibizioni sotto forma di mosso e sfuocato proprio come nelle foto di Patti Smith ed io, a volte, tendo ad imputarli alla sua salute precaria. La mia vecchia Polaroid 250 ha subito infatti più di un intervento chirurgico e richiede un uso accorto, pena risultati molto scadenti, ma forse è proprio qui il suo fascino.
Un fascino particolare che caratterizza in modo unico la fotografia istantanea.

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Biker

Biker – © Copyright 2008, Pega

Da strada, pista, custom o turismo. Ciclomotori, vespe o sidecar… chi più ne ha più ne metta.
Le due ruote sono senza dubbio un mezzo fotogenico ed intrigante, una sorta di versione attuale di un atavico destriero.
C’è chi in moto ha attraversato continenti, chi ha battuto record di velocità e vinto campionati. La moto è citata in mitiche avventure, nel cinema ed anche in qualche libro sullo zen. Ma c’è anche chi in moto va solo al lavoro o la usa semplicemente nel tempo libero.
Insomma, per questo weekend assignment ho pensato di invitarti a fare qualche foto proprio pensando alla motocicletta.  Di sicuro non ci dovrebbero essere problemi ad averne qualcuna a tiro, magari con l’aggiunta di un elemento umano.
In questo fine settimana fai di una due ruote la protagonista di qualche tuo scatto e poi, se vuoi, aggiungi un commento con il link alla tua foto. Condividere con tutti i lettori del blog è divertente e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
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Ombrello

Dieppe, France, 1926 – © Henri Cartier-Bresson/Magnum

Eccoci di nuovo: un paio di volte al mese mi rifaccio vivo con questa idea del weekend assignment. E’ una piccola tradizione del blog, una sorta di esercizio pensato per provare a focalizzare l’attenzione su un tema specifico, ponendo una sorta di “missione” fotografica per stimolare e coltivare la creatività.
Non sono sicuro che il meteo sia adeguato al tema di oggi, ma il fatto è che in questo weekend voglio invitarti a fotografare l’ombrello.
L’ombrello è un oggetto strano, particolare, un’invenzione molto più recente di quanto non si tenda a pensare. Ci sono molti casi di ombrelli immortalati, anche dai grandi fotografi, quindi perché non provare a cimentarsi?
Ombrello quindi, un accessorio che dobbiamo trasformare in un protagonista, forse anche qui sta la sfida.
Come sempre ti invito poi ad inserire il link alla tua foto in un commento, per condividerla con tutti i lettori del blog.

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Cosplay beauty

Cosplay beauty – © Copyright 2010 Pega

Un ritratto, un semplice ritratto è quello che ti propongo come tema per questo fine settimana.
L’idea del weekend assignment è un esercizio per focalizzare la nostra attenzione fotografica indirizzandola verso un obiettivo assegnato. Nel tempo ho proposto vari temi in questa rubrica, ma in effetti il puro ritratto non è mai entrato nella lista.
Ed invece il ritratto è fondamentale in fotografia: si tratta di una delle primarie e più antiche applicazioni di questa invenzione.
Mentre qualcuno con i ritratti si confronta continuamente, c’è chi non ne realizza quasi mai e lo considera un genere ostico. Quel che è certo è che il ritratto è diretto, mette il fotografo in relazione con il soggetto creando una connessione emotiva inevitabile. Fare fotografia di ritratto può essere entusiasmante o anche imbarazzante perché è un genere che diviene più difficile proprio quando sembra facile, generando sia grandi soddisfazioni che delusioni notevoli.
Insomma, in questo weekend dedicati a sfornare qualche ritratto, ne vale la pena: scegli i soggetti giusti, decidi se dirigerli o lasciarli esprimere liberamente, l’importante è che siano consapevoli che li stai fotografando, solo così si può chiamare ritratto fotografico, altrimenti è candid camera.
Come sempre ti invito ad inserire in un commento il link al tuo scatto.
Buon fine settimana!
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