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Archive for the ‘Technique’ Category

Come aggiungere un tocco di originalità alla tua prossima festa? L’idea è semplice e ci viene proposta dal famoso fotografo Chase Jarvis, che ha postato un video timelapse realizzato piazzando una fotocamera davanti an un semplice set fotografico allestito ad un party, invitando poi i partecipanti a fare la loro apparizione.
Durante le cinque ore di festeggiamenti la macchina fotografica ha realizzato qualcosa come 21.000 scatti, che poi sono stati assemblati in questo simpatico video dove è piacevolmente percepibile l’allegria della serata, ma anche l’incremento del tasso alcolico che evidentemente ha accompagnato il trascorrere delle ore 😀
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Large format camera by Imre Becsi

Copyright Imre Becsi

Tra i miei contatti su Flickr c’è un certo Imre Becsi, cineasta Ungherese che costruisce fotocamere assemblandole con parti eterogenee. Pezzi di varia natura, non solo di origine fotografica, che monta con sapienza per farne oggetti affascinanti, vere e proprie creature a metà tra il classico e lo steampunk che trovo originali e molto belle.

Homemade pinhole camera by Imre BecsiAlcune di queste macchine fotografiche sono studiate per il grande formato, con tanto di slitte per il basculaggio, ottiche ed otturatori di alta qualità, ma c’è anche posto per oggetti più semplici come le fotocamere stenopeiche.
Ne è un esempio il gioiellino qui a fianco: una fotocamera pinhole basata su un portavaso in legno made in IKEA a cui Becsi ha aggiunto un dorso modulare, paraluce, un mirino Mamiya ed altri componenti autocostruiti.
Il risultato è un pezzo unico, una macchina da 85mm con un foro stenopeico da 0.35 ed un diaframma risultante di f/243 che usata con pellicola in bianco e nero produce immagini decisamente ricche di fascino, come quelle che puoi trovare in questo set di Imre.
E tu ci andresti in giro con un mostriciattolo del genere? Io sì!

😀 😀 😀

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photo attackTi segnalo una bella iniziativa di Camera Oscura che si svolgerà a Roma tra giugno ed ottobre. In questo periodo ci saranno alcuni interessanti eventi fotografici dedicati a riscoprire (o anche effettivamente scoprire per la prima volta) il valore e la semplicità della fotografia analogica di base.
L’iniziativa è divisa in fasi: prima alla luce del sole, poi con sorgenti artificiali, compresa la lampada rossa della camera oscura e per concludere l’atto finale con la mostra di tutti i risultati.

La prima giornata sarà “La facciamo Ciano” dedicata alla cianografia, si terrà il primo giugno presso Castel Sant’Angelo per sperimentare tecniche “antiche” ma capaci di realizzare stampe enormi, addirittura di venti metri!
Ritratti a portar via”, si articolerà invece in due serate (22 e 27 giugno) dedicate al ritratto con banco ottico 20X25 e stampa immediata.
Vedo Positivo” sarà quindi il 14 settembre presso la sede di Camera Oscura con una serata dedicata alla stampa. I partecipanti vengono invitati a portare il negativo da sempre tenuto nel cassetto per portarlo finalmente alla vita su carta.
Alla fine di tutto la mostra con il risultato dei quattro “attacchi”.
Per tutte le informazioni, oltre al volantino qui riportato, puoi visitare il sito www.cameraoscura.org.

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Non sempre solo fotografia, oggi aggiungo anche una piccola ma concentrata dose di pittura.
Lo faccio proponendoti questo video realizzato da Chris Peck che ha creato una sorta di riassunto sintetico per immagini. È una sequenza che mostra in due soli minuti tutte le opere presenti in una collezione di dipinti esposta qualche tempo fa presso il Museum of Modern Art di New York, il MOMA.
È così che Chris ha esplorato un nuovo filone espressivo: lo sciroppo superconcentrato d’arte moderna.
Ed ora prendi una Xamamina e buona visione! 😀 😀 😀
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Foto di gruppo by Livietta

Foto di gruppo – @ Copyright 2013 Livietta

Ebbene sì, mi trovo da tempo nel tunnel della la Polaroid a strappo e devo metterti in guardia visto che più passano i mesi e più mi convinco che si tratti di una cosa pericolosa e da sconsigliare perché dà dipendenza 🙂
Il fatto è che con la Polaroid si entra di colpo in un universo parallelo. La fotografia istantanea è un po’ passato ma anche presente, forse anche futuro, il tutto arricchito dalla percezione che ogni foto è un pezzo unico, un po’ imprevedibile, di sicuro irripetibile.
Anche il costo vivo (circa 1,2€) di ogni scatto diviene un elemento del gioco, secondo me addirittura un valore aggiunto che, oltre a far meglio percepire il “peso” della foto che alla fine si ha in mano, porta il fotografo a valutare con maggior attenzione ogni click e lo costringe a fare considerazioni che con il digitale sono spesso ormai dimenticate.
Specie con il formato “peel apart”, in cui mi sono imbattuto, si tratta poi di fotografare su negativi di notevoli dimensioni. Il fotogramma del Pack 100 è infatti 3,25×4,25 pollici, non un grande formato a tutti gli effetti ma sicuramente una dimensione notevole rispetto ai sensori APC ed anche al 35mm. Questo si lega con il fascino classico ed immutabile della stampa a contatto che avviene proprio nelle nostre mani, quando si estrae la busta dalla fotocamera ed inizia il processo di sviluppo e stampa, seguito poi dalla gustosa operazione di separazione della fotografia finale dal suo negativo.
Ed è proprio in queste fasi, dopo l’esposizione, che ci si trova con in mano un mini laboratorio fotografico mobile. Qui il fotografo è ancora parte del processo, interagisce e può influire con le sue decisioni sui tempi di sviluppo o anche intervenire con un suo contributo creativo, alterando o addirittura stravolgendo il risultato finale. Mi riferisco, ad esempio, alla possibilità data dalla pellicola “peel apart”, di completare la stampa su un supporto diverso dalla sua carta, trasferendo l’immagine su cartoncino, legno o stoffa.
E non è tutto: anche il negativo è sfruttabile. Non è il caso di buttarlo come indicato nelle istruzioni, ci si può divertire a recuperarlo sciogliendo con la candeggina la patina nera che lo copre sul retro della busta.
Insomma: un piccolo universo di possibilità creative
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Colorpack IIICon un incauto acquisto su Ebay del valore di ben €10,75 sono entrato in possesso di qualcosa che ho subito considerato un piccolo gioiellino: una vecchia Polaroid Colorpack III.
Commercializzata intorno al 1970 questa macchinetta faceva parte della linea di fotocamere rigide pensate per utilizzare pellicole “a strappo” ovvero le Polaroid serie-100 Land Pack, che non si trovano più in commercio. Fortunatamente però funziona anche con le Fujifilm FP-100 tutt’ora in produzione e di facile reperibilità.
Mi è arrivata dalla Francia con tanto di scatola e polistirolo originale, sembra nuova e mi è bastato metterci due pile stilo per provare i primi scatti: che meraviglia.
Usare questo tipo di fotocamere è qualcosa che consiglio a chiunque sia appassionato di fotografia, specie ai “nativi digitali”.
Scattare è allo stesso tempo semplice e complesso, ogni scatto è una piccola storia.
Le regole sono sempre le stesse ma l’esperienza cambia. La messa a fuoco è manuale e si ha solo un curioso ausilio: un rettangolo rosso visibile nell’oculare in cui va posizionata la testa del soggetto ed avere di conseguenza una distanza di 1,5 metri, consigliata per i ritratti. Il libretto di istruzioni dice che nel caso di bambini o persone con lunga barba bisogna approssimare 😀
Poi occhio alla luce ed alla scarsa “intelligenza” dell’esposimetro che, specie se confrontata con quella di qualunque digitale attuale, richiede un po’ di ragionamenti su ciò che si ha davanti e su come regolare di conseguenza una rotellina per la compensazione dell’esposizione.
Quando si è pronti non resta che schiacciare con decisione il pulsante di scatto provocando un bel “CLACK”. A questo punto si tira fuori dalla macchina una busta contenente l’insieme di negativo, carta e acidi vari che nello “strappo” vengono spalmati all’interno ed avviano il processo di sviluppo.
Un paio di minuti, che fidandosi si possono far scandire da un timer meccanico posizionato sul lato della fotocamera, ed è il momento di separare la stampa dal negativo. Facendo attenzione a non impiastricciarsi le mani con gli acidi, si apre la busta e ci si trova con un’immagine che sembra magica, i colori prendono corpo mentre la guardi. Ha un sapore tutto particolare: è una Fotografia istantanea fatta con una Polaroid a strappo.

Svelamento by g_u

Svelamento – © Copyright 2013 Ugo Galasso

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Skater by Pega

Skater – © Copyright 2010 Pega

La fotografia non è fatta solo di immagini. Non mi riferisco all’impegno o al tempo che richiede, nemmeno alle emozioni e sensazioni che uno scatto sa regalare. La vera essenza della fotografia è ciò che la rende un mezzo straordinario: il potere di avvicinare e connettere le persone.
Inizia quando si impara, spesso c’è la figura di un mentore, un maestro, o anche solo un conoscente che dà i primi consigli e con cui si sviluppa un rapporto che non si dimentica.
Poi c’è il soggetto. La fotografia vera, quella con la F maiuscola, ti spinge ad avvicinarlo e conoscerlo, perché è proprio entrando in sintonia ed “accordandosi” con esso che vengono fuori gli scatti più belli. Quelli indimenticabili.
Infine c’è l’osservatore. Il rapporto tra il fotografo e l’osservatore è affascinante, con il secondo che tende a proiettare se stesso e le sue emozioni su ciò che il primo ha realizzato, generando quello che è il vero risultato dell’estro artistico: l’effetto sulla terza persona, quella che guarda l’immagine.
Sono solo tre dei tanti esempi di come la fotografia mette in connessione le persone. E’ un canale di comunicazione che si appoggia sull’istinto visuale di cui tutti siamo dotati e che si trasforma e muta continuamente, regalando continui stimoli.

Altri casi di questo effetto di connessione sono anche le conoscenze e le amicizie che si sviluppano tra appassionati che frequentano un fotoclub o magari un gruppo su un social network. O anche quelle tra un qualsiasi blogger ed i suoi lettori.
E tu hai qualche altro esempio?
🙂

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Ti sei mai trovato a lottare contro un pannello riflettente pieghevole che non ne vuole sapere di rientrare nella sua custodia?
Beh, sapendo le mosse giuste si può fare con grande eleganza e rapidità.
Dai un’occhiata al video di questo tipo dall’accento molto British.

🙂 🙂

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Kiss

Kiss Day – © Copyright 2010 Juliana Coutinho

Juliana Coutinho è una fotografa brasiliana che ho trovato su Flickr, praticamente per caso . Il suo album è fatto di molte belle foto,  realizzate con gusto e tecnica, ma è simile a quello di tanti altri. Ad un certo punto però mi è caduto l’occhio su un suo set chiamato “Little Fingers” che mi ha colpito. Si tratta di un piccolo album di “ritratti” dove protagoniste sono le dita. Su queste Juliana disegna delle faccine, realizzando scatti simpatici ed originali, in qualche caso anche rifacendosi a fotografie famose. Il tutto con poca enfasi e gran semplicità. E’ qualcosa che chiunque può (o potrebbe) fare e mi ha subito ricordato quel gran genio di Mario Mariotti.
Ancora una volta devo constatare quante interessanti sorprese si nascondono tra le pieghe della rete, specie se si ha la voglia, il tempo e la pazienza di cercare.
Puoi trovare tutto il set “Little Fingers” di Juliana qui.

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Earth from space
Usando immagini provenienti dalla Stazione Spaziale Internazionale, Bruce W.Berry Jr ha realizzato questo favoloso timelapse di quattro minuti che ci porta in orbita.
È un gran bel lavoro, specie considerando che a ventiquattro fotogrammi al secondo sono circa seimila le immagini che Bruce ha editato ed assemblato per i quattro minuti di video.
Io sono sempre affascinato dai timelapse ma questo mi é piaciuto in modo particolare perchè si riescono a notare alcuni dettagli davvero notevoli, come un uragano che si approssima alle coste degli Stati Uniti, l’aurora boreale sul nord Europa, una miriade di città che brillano delle loro luci artificiali ed una spettacolare Via Lattea sull’Africa.
Buon divertimento.
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