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Archive for the ‘Black and White’ Category

Avedon_Nasstasja

Nastassja Kinski – Vogue – Copyright 1981 The Richard Avedon Foundation

È tra le foto più famose di Richard Avedon e ogni tanto non posso fare a meno di tornare a guardarla. Ne ho una stampa in cui sotto è riportata la definizione che questo grande artista dette di “ritratto fotografico”:

“A photographic portrait is a picture of someone who knows he’s being photographed, and what he does with this knowledge is as much a part of the photograph as what he’s wearing or how he looks.”

Nel 1981 la foto fu pubblicata sulla rivista Vogue. Il genio di Avedon unito al fascino di Nastassja Kinski portarono il poster della foto ad essere poi venduto in oltre due milioni di copie, divenendo un vero e proprio classico del periodo.
Nastassja appare calma e rilassata nonostante il gigantesco boa constrictor che le fa compagnia e ovviamente è consapevole dello scatto proprio come nella definizione di “ritratto fotografico” espressa da Avedon.
L’insieme di sinuosità creato dal corpo, il contrasto di luce accentuato dalla “texture” del boa, l’avvicinarsi della testa del rettile all’orecchio e l’apparente indifferenza di Nastassja creano una carica di sensualità ed un insieme di messaggi che ne fanno un capolavoro.
Per chi avesse avuto occasione di leggere il mio post “i tre punti di vista“… ecco: per me questa è davvero una foto perfetta.

🙂

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Mamma Anastasia

Ci sono amore, vita, passione ed arte in questa foto di Anastasia Chernyavsky, la fotografa che con la Rollei al collo si é ritratta nuda insieme alle sue figlie ed ha postato lo scatto sul suo album Photodom. Qualcuno ha poi condiviso l’immagine su Facebook ed è successo il finimondo.
La censura che è scattata e le critiche di chi la accusa di volgarità dimostrano solo la gravità della situazione paradossale a cui siamo arrivati. Sul web si trovano in ogni dove immagini di violenza, razzismo e prevaricazione ma lo scandalo è una “mamma nuda con il seno sporco di latte”.
Forse è soltanto colpa di ipocrite policy di Facebook ma guardando le altre foto di Anastasia ho notato che mi ricordano lo stile di Winn Bullock ed ho ripensato a ciò che scrissi in un vecchio post a proposito degli scatti di questo grande artista che, osservati con gli occhi di oggi, dimostrano il percorso involutivo della nostra società.
Ebbene: quella di Anastasia è semplicemente una bellissima foto, punto.

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Picasso

Pablo Picasso

Dalì

Salvator Dalì

Edward Weston

Edward Weston

Warhol

Andy Warhol

Puoi chiedere conferma a chiunque navighi in rete: internet è dei gatti.
Qualunque sia la piattaforma, da Facebook in poi, la rete è popolata dall’immancabile presenza felina ed in effetti forse questo non è altro che l’ultimo dei terreni di conquista di questi adorabili animali.
Da millenni il gatto campeggia in ogni dove ed ancor di più sembra essere presente in modo pressoché costante accanto a coloro che hanno lasciato il segno con un loro solido contribuito al mondo dell’arte. Nelle arti visive in particolare.
E così, guardando i ritratti qui a fianco, non risulta eccessivo passare alla conclusione che il gatto possa essere una vera e propria figura ispiratrice.
Grandi artisti del calibro di Picasso e Dalì ma anche molti altri, hanno trascorso le loro vite creative in compagnia di mici. Qualcuno di loro ha destinato il suo affetto ad uno o due esemplari, altri come Edward Weston, non hanno perso mai l’occasione di accogliere un nuovo ospite, poi ci sono stati alcuni personaggi originali come Andy Warhol, che raggiunse la congrua cifra di venticinque gatti, chiamandoli però tutti con lo stesso nome: Sam.

Chissà se il contributo dei felini su queste menti creative è stato nel fornire nuovi spunti, esprimere critiche o anche solo mantenere una silenziosa presenza che però spingeva a portare avanti il lavoro.
Del resto si sa: gli animali domestici, i gatti in particolare, hanno dimostrato un forte influsso positivo sugli umani ed è stato verificato che un gatto che fa le fusa contribuisce a ridurre i livelli di stress ed aiuta a mantenere la pressione sotto controllo, oltre a dare fiducia e rafforzare l’autostima.

Per chi ama la fotografia quel che è certo è che i gatti sono tremendamente fotogenici, ed il loro incrociarsi con la fotografia è una costante presente fin dagli albori di questa forma espressiva, non c’è niente da fare. E’ un dato di fatto che deve ammettere anche chi non ama i felini.
Non resta quindi che ammirare queste foto di grandi nomi dell’arte con i loro animali preferiti.
E tu hai qualche storia fotografico-felina da raccontare?

🙂 🙂 🙂

[thanks, Flavorwire]

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Quanto saresti disposto a pagare per riavere il tuo archivio fotografico a seguito di un’ipotetica perdita? Pensaci bene. Prova a tirar fuori un valore. Cento euro? Duecento, cinquecento, mille? Sii sincero con te stesso e scrivi questa cifra.
E’ bene che si tratti solo di un’ipotesi perché in alcuni casi di perdita dati, questi non tornano disponibili nemmeno per tutto l’oro del mondo.

Magari è deformazione professionale o forse è l’effetto dell’aver visto lo sconforto negli occhi di chi ha perso il suo archivio. Il fatto è che tra i miei propositi c’è di parlare di backup ogni tanto; diciamo almeno una volta l’anno, mi pare il minimo.
Oggi quindi ti ripropongo alcune considerazioni che ritengo sempre più o meno valide e comunque almeno utili per pensare un po’ a questa faccenda.

Sadness

Sadness – © Copyright 2008 Pega

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Scatti in digitale?

Lo fai (vero?) un sano e regolare backup del tuo archivio fotografico? Ne hai una o più copie di sicurezza?
Lo dico perché ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perché gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva il suo intero archivio. Roba da mettersi a piangere.
Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel è aumentato anche il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

Copie su Hard Disk esterni
Il prezzo dei piccoli hard disk esterni removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la replica dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi interessanti e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è facile associare al NAS una o più  unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.

Copie su DVD
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi di questa tecnologia, per certi aspetti un po’ datata, sono il ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di copia che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.

Copie su nastro (DAT)
E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è molto adatta a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono costose.

Storage su Internet
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa, che sembrerebbe essere la soluzione ideale, sono i lunghi tempi di trasferimento dei dati ed anche i costi, anche se alcune recenti novità come quella di Flickr che regala un terabyte di spazio o garantisce spazio illimitato per un paio di decine di euro all’anno, fanno ben sperare su questo fronte.

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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.
E non dimenticare di :

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio dei dati sui supporti di backup. Meglio se in modo automatico.

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati !

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte della cifra (quella che ti invitavo a scrivere all’inizio del post) proprio nel tuo sistema di backup.

Ah, dimenticavo: se vuoi fare una buona azione… DILLO ANCHE AI TUOI AMICI. Magari condividendo proprio questo articolo.

🙂

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Large format camera by Imre Becsi

Copyright Imre Becsi

Tra i miei contatti su Flickr c’è un certo Imre Becsi, cineasta Ungherese che costruisce fotocamere assemblandole con parti eterogenee. Pezzi di varia natura, non solo di origine fotografica, che monta con sapienza per farne oggetti affascinanti, vere e proprie creature a metà tra il classico e lo steampunk che trovo originali e molto belle.

Homemade pinhole camera by Imre BecsiAlcune di queste macchine fotografiche sono studiate per il grande formato, con tanto di slitte per il basculaggio, ottiche ed otturatori di alta qualità, ma c’è anche posto per oggetti più semplici come le fotocamere stenopeiche.
Ne è un esempio il gioiellino qui a fianco: una fotocamera pinhole basata su un portavaso in legno made in IKEA a cui Becsi ha aggiunto un dorso modulare, paraluce, un mirino Mamiya ed altri componenti autocostruiti.
Il risultato è un pezzo unico, una macchina da 85mm con un foro stenopeico da 0.35 ed un diaframma risultante di f/243 che usata con pellicola in bianco e nero produce immagini decisamente ricche di fascino, come quelle che puoi trovare in questo set di Imre.
E tu ci andresti in giro con un mostriciattolo del genere? Io sì!

😀 😀 😀

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photo attackTi segnalo una bella iniziativa di Camera Oscura che si svolgerà a Roma tra giugno ed ottobre. In questo periodo ci saranno alcuni interessanti eventi fotografici dedicati a riscoprire (o anche effettivamente scoprire per la prima volta) il valore e la semplicità della fotografia analogica di base.
L’iniziativa è divisa in fasi: prima alla luce del sole, poi con sorgenti artificiali, compresa la lampada rossa della camera oscura e per concludere l’atto finale con la mostra di tutti i risultati.

La prima giornata sarà “La facciamo Ciano” dedicata alla cianografia, si terrà il primo giugno presso Castel Sant’Angelo per sperimentare tecniche “antiche” ma capaci di realizzare stampe enormi, addirittura di venti metri!
Ritratti a portar via”, si articolerà invece in due serate (22 e 27 giugno) dedicate al ritratto con banco ottico 20X25 e stampa immediata.
Vedo Positivo” sarà quindi il 14 settembre presso la sede di Camera Oscura con una serata dedicata alla stampa. I partecipanti vengono invitati a portare il negativo da sempre tenuto nel cassetto per portarlo finalmente alla vita su carta.
Alla fine di tutto la mostra con il risultato dei quattro “attacchi”.
Per tutte le informazioni, oltre al volantino qui riportato, puoi visitare il sito www.cameraoscura.org.

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Steiglitz
Quinto appuntamento con un fotografo fotografato. È il turno del grande Alfred Stieglitz, immortalato nel 1902 da Gertrude Käsebier.
Il suo è un nome assoluto: vissuto a cavallo tra ottocento e novecento è l’uomo a cui la fotografia deve il suo riconoscimento di forma d’arte vera e propria. Prima di lui il ruolo del fotografo era essenzialmente legato ad una funzione informativa e documentativa ma nei primi anni del novecento il movimento Photo-Secession, creato da Stieglitz, contribuì molto a dare corpo artistico all’opera Fotografica, regalandole piena libertà di espressione ed un posto importante nell’arte moderna.
Prometto che parlerò più approfonditamente di questo grande fotografo in qualche futuro post, nel frattempo facciamone la conoscenza gustando questo intenso ritratto realizzato dalla Käsebier, fotografa non famosissima ma comunque importante. Fu paladina dei diritti civili dei nativi americani e tra le prime a capire le grandi possibilità di carriera in ambito fotografico anche per le donne.

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I precedenti cortocircuiti fotografici:

#1: Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott
#2: Berenice Abbott fotografata da Hank O’Neal
#3: Edward Weston fotografato da Tina Modotti
#4: Tina Modotti fotografata da Edward Weston

 

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Tina Modotti 1921
Ed eccola anche Tina Modotti, in questa serie che voglio battezzare “cortocircuito”, che ormai è al quarto capitolo.
Dopo Eugene Atget, Berenice Abbott ed Edward Weston ecco anche lei.
Era il 1921 e questo ritratto le fu scattato proprio da Weston, per il quale lavorò prima come modella, divenendone poi assistente, amante e compagna negli anni che vissero insieme in Messico, dove Tina vide germogliare il suo talento fotografico.
Credo che posterò altri di questi ritratti “cortocircuitanti”, via via che ne avrò occasione. Mi piacciono proprio.

🙂

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Siesta by PPP

Siesta – © Copyright 2012 Pega

Light illuminates, shadows define. La luce illumina, ma sono le ombre a definire gli oggetti e a dar loro corpo. È in questo insieme di contrasti uno dei segreti della Fotografia e così, per questo weekend, ti voglio invitare ad approfondire, anzi ad esaltare questa ricerca proponendoti come tema proprio i forti contrasti.

Sfruttare i contrasti e coglierli con la macchina fotografica è un esercizio che richiede un po’ di attenzione, le forti differenze di luminosità mettono in difficoltà sensori e pellicole, costringendo il fotografo a decidere cosa sacrificare. Mantenere i dettagli nelle zone scure, bruciando dove c’è tanta luce o evitare sovraesposizioni mantenendo ricche le aree chiare pagando però con ombre quasi del tutto nere e prive di particolari visibili? Uno dei più antichi dilemmi per chi sta dietro ad una fotocamera.
I contrasti sono ovunque, sempre pronti a sfidarti anche con il loro significato emotivo e simbolico.
In questo fine settimana partecipa all’assignment e prova a fotografare i contrasti rendendoli l’elemento chiave di qualche tua foto.
Dopo, se vuoi, condividi le tue immagini inserendole in un commento qui sotto.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Pinhole flickerians

Pinholed Flickerians – © Copyright 2013 Pega

Ed eccolo qua il primo scatto riuscito con la “Pinola”, la rossa fotocamera a foro stenopeico che ho realizzato alcune settimane orsono.
I bei tipi, immortalati con questa esposizione durata qualche decina di secondi, sono quattro amici fotografi flickeriani fiorentini incontrati una sera poco prima dell’imbrunire. Sono molto contento che siano proprio loro i protagonisti di quello che è in assoluto il primo fotogramma decente uscito da questa essenziale e basica fotocamera senza lenti autocostruita.
Ad oggi ho scattato un paio di rullini 120, distruggendo buona parte del primo tra scatti sovrapposti ed una precoce apertura della macchinetta dovuta all’avvolgimento della pellicola che sembrava inceppato. Il secondo è andato meglio, specie con alcune foto in interni.
Usare la Pinola richiede solo un po’ di attenzione. Innanzitutto bisogna sempre ricordarsi di far avanzare la pellicola (sembra banale ma me ne sono dimenticato più volte 🙂 ), poi non ci vuole troppa luce altrimenti i tempi di esposizione risultano eccessivamente brevi per poter essere rispettati con l’otturatore “manuale”, inoltre l’inquadratura va stimata bene ma “a occhio” visto che non c’è mirino.
Alla fine comunque non è difficile, basta stare attenti a come piazzarla tenendo conto del notevole effetto grandangolare e calcolare precisamente i tempi aiutandosi con un esposimetro.
Prossimi passi e perfezionamenti del progetto prima di procedere con altri rullini: allargare il buco frontale vista la vignettatura presente, sistemare un problema di avvolgimento della pellicola ed infine provare a migliorare il foro stenopeico perchè, come si vede, la nitidezza non è un granché…
🙂

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