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Archive for the ‘Black and White’ Category

Ho trovato quasi per caso uno spot della Fujifilm, chiaramente realizzato per il mercato giapponese, di una fotocamera digitale dal gusto vintage, destinata ad un mercato abbastanza di nicchia.
Non è la macchina l’oggetto di questo post, è piuttosto il fatto che, dato lo stile classico ed un po’ retrò del prodotto, questa formula venga espressa nello spot citando più o meno esplicitamente alcuni fotografi famosi.
Nel video, che per essere una pubblicità è una piccola opera d’arte, scorrono infatti immagini che sono a momenti forti e a momenti crude, ma indubbiamente rappresentano un omaggio ad Nobuyoshi Araki e Daido Moriyama.
Si tratta di due nomi molto noti anche a livello internazionale, ma probabilmente sconosciuti ad un pubblico meno attento di quello giapponese.

Evidentemente i responsabili della comunicazione di Fujifilm conoscono bene il livello dei loro clienti.
Mi chiedo se potrebbe mai avere un qualche senso uno spot così da noi.

Ecco qui sotto un paio di scatti dei fotografi citati nel video. Sono artisti un po’ controversi e non di rado discussi, ma che personalmente trovo molto interessanti e sui quali non escludo che prima o poi mi deciderò ad imbastire un post.

Araki Yakuza 1994

Yakuza 1994 - © Copyright Nobuyoshi Araki

Daido Moriyama Tokio_2005

Tokio, 2005 - © Copyright Daido Moriyama

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Dear old lady

Dear old Lady – © Copyright 2010 Pega

L’atmosfera era ideale, la luce perfetta.
Decisi di voler catturare quell’istante, ma non nel solito modo, quella volta mi ispirava l’idea di apparire nell’immagine.
E così, scelta l’inquadratura, impostati tempi ed esposizione, porsi la digitale ad una persona che era con me, chiedendole di farmi qualche scatto.
Foto personali, con un valore praticamente solo per il sottoscritto, tra cui una che scelsi di tagliare in un certo modo e poi processsare in bianco e nero.

Passa un po’ di tempo ed includo quella foto in una piccola raccolta che decido di stampare con uno dei tanti servizi online che permettono di realizzare dei libri fotografici di buona qualità.

Capita poi che quel libretto venga sfogliato proprio da quella persona a cui quel giorno passai la macchina fotografica. Apprezza le stampe ed esprime complimenti ma quando arriva a quella fatidica… l’espressione è : “Eh, però questa foto non è tua, l’ho fatta io!“.

Beh, trovo che sia una questione curiosa.
Forse chi realizza la fotografia è chi preme il bottone?
Se così fosse chissà quanti famosi ritratti realizzati da grandi fotografi come Avedon o la Leibowitz sarebbero da attribuire ai loro assistenti. Un’infinità di fotografie di paesaggio o anche autoritratti magari sarebbero opera degli automatismi delle macchine stesse (e quindi forse dei loro produttori Nikon e Canon?).

Per le persone non particolarmente appassionate alle questioni artistiche della fotografia la foto è un evento meccanico, quasi completamente automatico.
E invece non è così. La foto è un’opera complessa, sicuramente anche fatta dalla scelta del momento dell’esposizione, ma anche da tanti altri contributi che è il fotografo a scegliere, sia al momento dello scatto ma poi anche in postproduzione e stampa, quelle fasi che fin dai tempi della camera oscura rappresentano il lato nascosto ma fortemente creativo del processo artistico che genera l’opera fotografica finale.

Insomma di chi era la foto dunque?
🙂

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Nel 1952 Henri Cartier-Bresson pubblicò il suo famoso libro “The Decisive Moment”, che oltre ad un portfolio di 126 fotografie ed alla copertina disegnata nientemeno che da Henri Matisse, includeva una prefazione dell’autore che traeva spunto da una frase di un cardinale del diciassettesimo secolo che diceva “Il n’y a rien dans ce monde qui n’ait un moment decisif”: Non c’è niente al mondo che non abbia un momento decisivo.
Bresson prese questa espressione come emblema del suo stile fotografico.
In questo video, realizzato nel 1973, il grande fotografo si racconta e racconta il suo stile, il suo punto di vista su ciò che per lui era fotografare e lavorare come artista.
E’ un bellissimo documento raccontato dalla viva voce del fotografo stesso, in cui ho apprezzato in particolare, il modo con cui Bresson dichiara candidamente di essere stato in realtà un fotografo surrealista sotto le mentite spoglie di un fotogiornalista.
Ti consiglio di trovare un momento tranquillo per vedere questo piccolo gioiellino e gustarne l’atmosfera, con i toni di Bresson che ci racconta le sue esperienze.
C’è una cosa in particolare che mi ha colpito. E’ quando il fotografo racconta l’incontro con Ezra Pound, occasione da cui scaturì il famoso ritratto.
Ebbene, in quella sessione Bresson spiega che ci furono ben pochi scatti o parole, fu tutta una questione di sguardi; quasi una sfida. I due si guardarono a lungo, intensamente e pacificamente negli occhi prima di procedere alle foto: si scrutarono in profondità  per qualcosa come un’ora e mezza.
Beh, che splendida lezione. Credo proprio che se ci sediamo e ci guardiamo negli occhi per un’ora e mezza con una persona prima di procedere a scattarle dei ritratti, il risultato difficilmente sarà una cosa banale.
Buona visione.
.
[AGGIORNAMENTO 23/01/2012: Purtroppo il video integrale “The Decisive Moment” non è più disponibile online dato che è commercializzato in DVD. Ho quindi sostituito l’inserto sotto con un l’estratto disponibile su Youtube. Sorry.]

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Piera

Piera - © Copyright 2008 Pega


C’è una frase di Georges Braque a cui voglio dedicare il post di oggi:: “La limitazione dei mezzi determina lo stile, dà vita a nuove forme e dà impulso alla creatività”.

Leggila con attenzione perché racchiude una delle grandi verità che hanno reso la fotografia così affascinante ed importante fin dal primo momento della sua invenzione.

Braque non era un fotografo ma è comunque una figura che non ha bisogno di presentazioni e può essere considerato tra quelli che segnano la storia dell’arte moderna. Fu infatti insieme a Picasso il fondatore del movimento cubista.

Credo che la questione della limitazione dei mezzi sia davvero fondamentale in fotografia, mi è già capitato in precedenza di parlarne.
Le caratteristiche di incompletezza, dall’intrinseca limitazione dell’inquadratura, al singolo istante colto nel tempo, fino alla selettività del fuoco o delle tonalità di colore, sono ciò che costringe il fotografo a esprimersi il più possibile sul soggetto; sul contenuto, cercando di sfruttare al meglio quelle limitazioni.

E così, è proprio comprendendo questi vincoli ed imparando a gestirli facendoli propri, che molti grandi artisti hanno realizzato i loro capolavori.

Hai mai pensato a questo aspetto ed a quanto ciò sia in contrasto con le tendenze di perfezionismo tecnologico che però da sempre accompagnano il mondo della fotografia?

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pinhole egg

I don't wanna grow up - © Copyright 2010 Francesco Capponi

Peccato che mi sia accorto di questa idea fantastica solo dopo la scorsa Pasqua, si perchè altrimenti questo post l’avrei sicuramente fatto uscire in quei giorni.
Si tratta dell’intuizione di un giovane artista perugino, Francesco Capponi, che con creatività e maestria ha realizzato una delle macchine fotografiche più geniali che mi sia capitato di vedere.
L’idea di fondo è affascinante e comune ad altri casi di fotografia stenopeica: la fotocamera che si trasforma in fotografia;
Francesco ha però coniugato questo con il concetto atavico che lega la nascita di una creatura all’uovo in cui questa si forma ed ha inventato l’uovo stenopeico (Pinhegg).

Il processo che porta alla creazione di questi veri e propri pezzi d’arte è semplice da descrivere, decisamente meno semplice da realizzare in pratica.
pinhole egg cameraSi tratta di svuotare un uovo, praticarci un’apertura laterale, pulirlo a dovere e, in camera oscura, spalmarne l’interno di emulsione fotosensibile.
Su un lato aperto viene applicata poi una piccola lamina metallica su cui è stato praticato un piccolissimo foro (stenopeico).

L’uovo è per sua natura, oltre che delicato, anche semitrasparente e quindi questa “fotocamera” va maneggiata con molta attenzione ed utilizzata avvolta in un panno nero che viene rimosso dalla zona del foro quanto basta per ottenere l’esposizione.

Rientrati in camera oscura si effettua il processo di sviluppo e poi di fissaggio per rivelare l’immagine negativa che si crea all’interno dell’uovo e che diviene, con il guscio stesso, il prodotto finale di questo esperimento affascinante.

E’ così che quindi l’uovo è sia fotocamera che fotografia, in un percorso che Francesco descrive come disseminato di moltissime “frittate” ma anche di notevole soddisfazione quando si raggiunge il risultato.

Che dire : una gran bella idea per la prossima Pasqua no ?
Nel frattempo ti invito a dare un’occhiata al sito di Francesco Capponi ed anche all’interessante articolo da lui scritto sul sito Lomography.

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jumpology halsman windsor

A proposito di Philippe Halsman, del quale parlavo giusto qualche post fa, è interessante citare un suo particolarissimo approccio ad un certo tipo di ritratto che lo rese celebre negli anni cinquanta.
Si tratta di una sorta di filosofia dello scatto che lui denominò “Jumpology“.
In quel periodo Halsman era stato incaricato dalla NBC di realizzare una serie di fotografie a personaggi molto famosi tra cui importanti nomi dello spettacolo come Bob Hope e Marilyn Monroe ma anche celebrità della scena politica come Richard Nixon, i coniugi Ford ed i Windsor.
Mentre svolgeva questo lavoro si accorse che chiedendo ai suoi soggetti di saltare e scattando quando questi si trovavano a mezz’aria, il risultato della foto diveniva più interessante.
Lo stesso Helsman disse : “Quando chiedi ad una persona di saltare, la sua attenzione si concentra principalmente sull’atto del salto e la maschera cade, rivelando la vera persona“.
Fu così che nel 1959 pubblicò un interessante libro intitolato Philippe Halsman’s Jump Book in cui oltre ad una approfondita discussione sulla “Saltologia” appaiono bel 178 celebrità ritratte a mezz’aria.

Devo confessare che sono rimasto un po’ incuriosito da questa cosa e non ho quindi potuto fare a meno di provare anch’io a fare qualche ritratto in stile Jumpology…
🙂

Basic Magic

Basic Magic - © Copyright 2010 Pega

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Dali Atomicus

Dali Atomicus - Philippe Halsman 1948

Ben prima dell’avvento del digitale e di strumenti di fotoritocco come Photoshop, c’era chi comunque si ingegnava per realizzare immagini che lasciassero tutti a bocca aperta.
Tra questi c’era il famoso fotografo di origini austriache Philippe Halsman.
Nato a Riga nel 1906 da una famiglia di origini ebree, Halsman fu costretto a lasciare l’Austria in giovane età per una serie di problemi con la giustizia collegati ad una misteriosa morte del padre ed alle incalzanti problematiche legate alla nascente campagna antisemita.

Trasferitosi in Francia iniziò a lavorare per importanti riviste di moda come Vogue, facendosi notare e divenendo abbastanza famoso per il suo personale stile di ritratto, molto nitido e dalle tonalità scure, che lo differenziava dai clichè in uso al tempo.
Ma anche in Francia i problemi razziali crescevano e così, con l’aiuto del suo amico Albert Einstein, Halsman si trasferì negli Stati uniti dove nel 1941 incontrò il pittore surrealista Salvator Dalì.

Con Dalì iniziò una proficua collaborazione che produsse alcuni scatti divenuti storici come quello che puoi vedere qui sopra : Dali Atomicus, realizzato nel 1948.
Gli oggetti sospesi, Salvator Dalì a mezz’aria come i tre gatti che sembrano essere stati lanciati insieme alla secchiata di acqua furono il risultato di un lavoro che, a detta di Halsman, richiese ben 28 tentativi prima di riuscire
Il titolo è in stretta relazione con un’opera su tela dello stesso Dalì denominata Leda Atomica e visibile nello scatto giusto dietro ai mici volanti.

E’ una fotografia tutta dedicata al concetto di sospensione, che lascia di stucco ancora oggi e stupisce ancor di più se si pensa che fu realizzata in un periodo ben anteriore a qualsiasi possibilità di ritocco digitale.

(Poveri gatti…)

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Nude woman - Edward Weston

Nude woman – Edward Weston

Magari non ci hai mai pensato e forse per alcuni non è una cosa a livello cosciente, però per molti fotografi esiste una foto che rappresenta un personale punto di riferimento. È quella che in un più o meno remoto passato ha fatto scattare qualcosa e, almeno in parte, è “responsabile” della nascita di un interesse particolare per la Fotografia.
Non è assolutamente detto che si debba trattare di uno scatto di qualche fotografo importante, ma nel mio caso l’immagine che ritengo la principale indiziata è una famosa foto di Edward Weston. La vedi qui a fianco: Nude woman, un capolavoro che il grande maestro del bianco e nero scattò nel 1936.
Ne rimasi affascinato da ragazzino e resta a tutt’oggi una delle foto che amo di più in assoluto, per l’insieme di armonia, grazia, rigore, sensualità, talento e grandissimo senso estetico che rappresenta. Almeno per me.

E tu cel’hai una foto che ti ha “avvicinato alla fotografia”?

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Ho deciso di parlare ancora di backup, anzi di farlo d’ora in poi almeno una volta l’anno.
L’ho deciso qualche giorno fa quando un conoscente appassionato di fotografia mi ha contattato per avere qualche consiglio su come “recuperare tutto il suo archivio fotografico PERSO nell’hard disk rotto del suo PC”

Oggi ripropongo quindi un vecchio post… sempre valido. 

Sadness

Sadness - © Copyright 2008 Pega

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Scatti in digitale ?

Lo fai (vero ?) un sano e regolare backup del tuo archivio fotografico ? Ne hai una o più copie di sicurezza ?
Lo dico perchè ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perchè gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva TUTTE le sue foto.
Roba da mettersi a piangere.

Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel delle nostre immagini è aumentato notevolmente il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.

– Copie su DVD.
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di peristenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità e non cercare il risparmio a tutti i costi.

– Copie su nastro (DAT).
E’ una tecnica la cui applicabilità è conveniente solo a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono abbastanza costose.

– Copie su Hard Disk rimuovibili
Il prezzo dei piccoli hard disk rimuovibili è sceso sotto la soglia dei 0,25 Euro a Gb.
E’ una soluzione pratica ed efficace.

– Storage su Internet.
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono grandi quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa che potrebbe essere la soluzione ideale sono i costi ed i lunghi tempi di trasferimento dei dati.

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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.
E non dimenticare di :

– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.

– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…

– Effettuare frequentemente e regolarmente il salvataggio dei dati sui supporti di backup

– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati !

Una domanda : quanto saresti disposto ipoteticamente a pagare per riavere il tuo archivio fotografico in caso di perdita ? Pensaci sul serio. E’ solo un’ipotesi perchè in moltissimi casi di perdita di dati (eccetto quello un po’ inedito ed inusuale di “rapimento”) questi non tornano disponibili nemmeno con tutto l’oro del mondo.

Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte di quella cifra per il tuo sistema di backup.

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Con il post di oggi voglio inaugurare una piccola novità.
Ho realizzato uno spazio nella colonna di destra che da qui in avanti dedicherò ad alcuni frequentatori del blog. Si tratta di coloro che sono a loro volta fotografi e dei quali, anche a seguito di puntuali contributi agli assignment, commenti o link fotografici, ho potuto iniziare ad apprezzare il lavoro.
E’ qualcosa di molto semplice, in pratica un piccolo riquadro con una foto ed il link allo stream o al sito personale.
Per me è un piacere far conoscere questi fotografi e spero di far loro cosa gradita.
Conto di aggiornare questo spazio almeno una volta al mese quindi non dimenticare di darci un’occhiata ogni tanto… ti ci potresti trovare 🙂

Stefano Benvenuti

Motostefano by m|art

Inizio con un flickeriano: Stefano Benvenuti (a.k.a. Motostefano), fiorentino d.o.c. , vero appassionato di fotografia e grande sperimentatore di tecniche varie, dal flash remotizzato al time-lapse.
E’ al ritratto familiare che sembra essersi dedicato negli ultimi periodi, con risultati davvero notevoli.
Il suo album su Flickr vale proprio una visita.
Puoi appunto trovare il link nel neonato spazio Featured Photographer, nella colonna di destra di questa pagina, subito sotto ai “commenti recenti“.

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