Il ritratto di un fotografo è una sorta di cortocircuito, un cerchio che si chiude. Quando poi il fotografo è un grande maestro, un protagonista della storia di questa forma d’arte, allora l’immagine assume un fascino tutto speciale.
É il caso di questo ritratto di Eugene Atget, il grande fotografo francese che visse a cavallo tra ottocento e novecento, considerato da molti come uno dei padri della fotografia moderna.
Atleti fotografò per oltre trenta anni la sua Parigi, un lavoro immane di oltre 10.000 negativi (che per i tempi erano un’infinità) teso a documentare una città che si stava trasformando, modernizzando, e che fissava non tanto con atteggiamento artistico quanto con un approccio che potrebbe essere definito come commerciale. Molti suoi scatti erano infatti realizzati per fornire materiale ai pittori ed agli illustratori di libri sulla città.
In questa sua ricerca Atget espanse le possibilità della fotografia e sviluppò un suo linguaggio fatto di poesia ed estetica formale che lo consacra tra i più importanti artisti della storia della fotografia.
Ed eccolo qui Eugene Atget, dopo quasi un secolo, qui sul tuo monitor.
Guardalo negli occhi, mentre si sta facendo fare un ritratto da Bernice Abbott in un bel pomeriggio del 1927.
Un cortocircuito con i fiocchi.
Archive for the ‘Culture’ Category
Cortocircuito fotografico (reloaded)
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged abbott, Bernice Abbott, Cortocircuito, Eugene Atget, fotografia, ritratto, storia on 12/03/2015| Leave a Comment »
Lui ce l’ha più lungo…
Posted in Culture, Street Photo, video, tagged autoritratto, bastone, bobby, fotografia, gente, Londra, selfie, stick, telescopico, video on 10/03/2015| 7 Comments »
Il selfie stick è ormai un oggetto emblematico, un vero e proprio simbolo: amato e odiato, venduto in ogni dove, usato in modo improprio ed in alcuni casi anche vietato. Oggi un selfie stick è ciò che basta per inventarsi qualcosa di diverso usando la banalità di un bastone.
Nel video sotto c’è un tipo ripreso mentre si aggira per Londra usando un suo stick decisamente extralarge. Confesso di averlo guardato più volte, rivedendolo alla ricerca delle espressioni e degli sguardi delle persone, così curiosamente stupite da un uomo con poco più di una canna telescopica in mano.
Magari sono solo io, ed in effetti non so spiegarlo bene, ma mettendo tutto insieme, compresi i dialoghi con i poliziotti, ho trovato questo video divertente ma anche un po’ inquietante.
(P.s. Non ti perdere quando lo infila nell’autobus 🙂 )
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Una lunga esposizione da… 1000 anni
Posted in Culture, History of photography, People, Technique, tagged concettuale, esperimento, fotografia, Keats, lunga esposizione, millennio, pignole on 08/03/2015| 7 Comments »
Jonathon Keats è un artista eclettico e geniale, se non lo conosci ti invito a dare un’occhiata al suo curriculum su Wikipedia. Lo scorso anno, a Berlino, aveva dato vita a “Century Cameras”, un progetto fotografico concettuale basato sul posizionamento di cento fotocamere stenopeiche a lunghissima esposizione: cento anni ciascuna. Un’idea folle ed estrema, orientata a lasciare in eredità, a persone non ancora nate, immagini create dal puro passare del tempo: immagini in cui il peso maggiore ce l’avrà ciò che nei decenni tenderà a rimanere più statico ed immutabile.
Queste fotocamere sono molto semplici e rudimentali, dato che nessuna tecnologia complessa potrebbe sopravvivere cosi a lungo, e consistono in un involucro forato contenente un foglio di cartone colorato che “sbiadirà” nelle zone maggiormente esposte, creando un’immagine positiva sintesi di ciò che la fotocamera avrà visto nel corso dei cento anni.
Ma evidentemente per Keats un secolo non era abbastanza e ieri ha superato se stesso presentando, presso l’ASU Art musei di Tempe in Arizona, l’installazione di una fotocamera millenaria: una pinhole destinata a produrre un’immagine a lunghissima esposizione che sarà pronta solo nel 3015.
Trovo questo tipo di progetti davvero affascinante, un incrocio tra arte concettuale, fotografia ed esperimenti con le capsule del tempo.
Siamo di fronte a lassi di tempo pazzeschi, ben oltre ciò che in passato mi era capitato di vedere e, mentre confido in qualche risultato per le “Century Cameras”, ho qualche dubbio sulle reali possibilità di sopravvivenza della fotocamera millenaria. Mille anni sono davvero tanti e, sebbene la tecnica costruttiva sia semplicissima con solo un involucro in metallo, un foro stenopeico praticato in una lamina d’oro ed una superficie coperta di vernice all’olio al posto della pellicola, si tratta davvero una sfida pazzesca.
In ogni caso non ci saremo per vedere i risultati.
Rischiare (un po’ troppo) per uno scatto
Posted in Culture, People, video, tagged arresto, città, fotografia, morire, pericolo, ragazzi, rischio, urban on 06/03/2015| 10 Comments »
C’e chi rischia davvero tanto per fare una foto. A New York un gruppo di ragazzi si avventura in luoghi vietati e pericolosi, per realizzare immagini da postare su Instagram. È un’attività che, oltre ad esporli al rischio di essere arrestati, li porta in situazioni potenzialmente letali, insomma roba da sconsigliare vivamente.
Questo è un breve video che racconta la loro storia.
La mia domanda è: “ma ne vale davvero la pena?”
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Spock fotografo
Posted in Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged Leonard, Mr, Nimoy, Spock, star Trek on 02/03/2015| 8 Comments »
In questi giorni seguenti la sua scomparsa all’età di ottantatrè anni, molti ne hanno scritto e lo hanno salutato, ma non tutti sanno che Leonard Nimoy, il Mr.Spock vulcaniano di Star Trek, era anche un notevole fotografo.
La passione per la macchina fotografica Nimoy ce l’aveva fin da ragazzino e la sua carriera di artista ha raggiunto un livello ragguardevole, con pubblicazioni e mostre piuttosto importanti.
La sua fotografia è una sorta di ricerca espressiva sulla figura umana, in particolare su quella femminile, un approccio puramente artistico che coinvolge l’osservatore in storie che vengono sintetizzate in un’unica immagine. Ne puoi trovare qualche esempio qui.
Ho trovato molto significativo un breve estratto di un’intervista a Nimoy, in cui, raccontando un aneddoto, l’attore spiega il suo punto di vista sulla fotografia artistica, e di come questa si differenzia dal fotogiornalismo.
In sintesi Nimoy dice che “se fotografi un soggetto perchè dice qualcosa, perchè ti mette in contatto con ciò che va oltre l’immagine, allora stai facendo fotografia artistica, ma se fotografi qualcosa solo perchè sta accadendo, allora è fotogiornalismo“.
Una visione che condivido totalmente, che sottolinea l’idea della fotografia come mezzo di creazione, introspezione o ricerca, e non solo mero strumento di descrizione della realtà.
Ciao Mr.Spock. Lunga vita e prosperità.
Weekend assignment #128 : simmetria perfetta
Posted in Culture, Nature, tagged assignment, Kubrick, perfetta, simmetria, weekend on 28/02/2015| 9 Comments »

La simmetria è argomento controverso nell’arte, forse per il fatto che la natura, in realtà, non è perfettamente simmetrica.
In fotografia l’uso della simmetria può generare capolavori o anche rovinare tutto ed, in effetti, alcuni la rifuggono come il male assoluto, ma c’è anche chi, invece, la cerca come elemento base.
Ci sono stati grandi maestri che hanno sempre evitato, ed insegnato ad evitare la simmetria, mentre altri, come ad esempio Stanley Kubrick, hanno fatto della simmetria perfetta un loro tratto distintivo. È dunque questo il tema che oggi ti propongo per il weekend assignment.
È un terreno tosto ammetto, ma non tanto quanto quello della “simmetria imperfetta” che avevo proposto non molto tempo fa 🙂
Non mi resta che augurarti un buon fine settimana alla ricerca di ciò che è perfettamente simmetrico, naturale o meno che sia, per immortalarlo sfruttando la tua creatività e provando ad seguire un tuo stile.
Come sempre ti invito poi a condividere qui la tua foto. Confrontarsi è sempre stimolante ed aiuta ad entrare in contatto con altre persone che condividono la tua stessa passione per la fotografia.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.
Il Lennon di Bob Gruen
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged John Lennon, musica, New York, ritratto, rock, storia on 26/02/2015| 3 Comments »
C’è un gusto particolare nel guardare i provini da cui sono state selezionate foto famose divenute poi iconiche.
Nel 1974 John Lennon si era separato da Yoko Ono, ed in California stava lavorando ad un nuovo disco dopo i due fiaschi commerciali che avevano seguito l’enorme successo di Imagine.
In agosto si spostò a New York per entrare in studio di registrazione e, visto che serviva qualche immagine per le interviste e la copertina del disco, un giorno fu organizzata una sessione di scatti con Bob Gruen, un fotografo ventinovenne che Lennon conosceva.
Gruen propose di sfruttare l’attico di Lennon ed una volta sulla terrazza, gli fece indossare una maglietta da pochi dollari che aveva appena preso per strada ed a cui aveva grossolanamente tagliato le maniche.
Lennon non era in gran forma, nelle foto appare stanco e svogliato. Non è sicuramente nel suo periodo più smagliante. Dalla numerazione dei fotogrammi si vede che dopo aver indossato la maglietta proposta da Gruen, propende per il suo giubbotto di jeans.
Sei anni dopo Lennon fu ucciso poco lontano dal luogo dello scatto. La foto con la maglietta, in cui appare serio ed un po’ impenetrabile dietro ai suoi occhiali scuri, divenne l’icona della sua veglia funebre.
Un nuovo Escher
Posted in Culture, History of photography, People, Technique, tagged arte, digitale, Eric, Escher, Johansson on 24/02/2015| 3 Comments »
Mi hanno sempre affascinato le creazioni geniali del grande Maurits Cornelis Escher, quelle atmosfere surreali che mettono alla prova il nostro limitato senso dello spaziotempo. Trovo davvero inimitabile Escher, ma devo ammettere che oggi sono rimasto a bocca aperta osservando le opere di un giovane creativo che forse potrebbe essere il suo erede, una sorta di discepolo digitale del mitico incisore olandese.
Eric Johansson è un fotografo svedese a cui la fotografia non basta. Per esprimere le sua arte, Johansson è costretto ad assemblare i suoi scatti, aggiungendo una forte componente manipolatoria ed arrivando ad un risultato del tutto surreale, spesso assurdo, ma di sicuro affascinante.
L’approccio di Eric è molto libero, senza troppi preconcetti, integralismi o vincoli, ed aperto a tutte le tecnologie disponibili, in particolare quelle della postproduzione digitale.
Fotografia e manipolazione con Photoshop divengono gli strumenti con cui Johansson ottiene le sue opere creative, un processo artistico che Eric spiega bene in questa interessante TED talk. Ascoltandolo è facile percepire la sua vena ed il suo talento, oltre alla distanza che lo separa da chi affronta la manipolazione digitale al solo fine di perfezionare o modificare fotografie mal riuscite.
Ho inserito il sito di Eric Johansson tra i miei preferiti e penso proprio che d’ora in poi seguirò con interesse questo tizio segnalando sul blog altre sue opere. Per oggi mi fermo qui, ma non prima di averti invitato a seguirlo nell’esempio di un suo percorso creativo, dando un’occhiata al video che mostra come Eric ha realizzato “Closing Out”, l’inquietante immagine con la pecora che vedi qui a fianco.
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Regola numero uno
Posted in Culture, People, Technique, tagged backup, copie, digitale, fotografia, missione, pega, reloaded, sicurezza on 22/02/2015| 9 Comments »
Qual’è la prima regola, la più importante per ogni fotografo, specie se digitale?
Sì, è il backup, il backup!
È la seconda regola? “Ricordarsi di aver seguito la prima regola“.
Ebbene, giusto ieri ho parlato con una persona che ha perso TUTTO con la rottura dell’hard disk del PC su cui aveva l’intera collezione delle sue foto, tutte le sue foto (oltre ad un sacco di altra roba). E così eccomi nel 2015 a reiterare la mia personale missione che prevede di parlarne almeno una volta all’anno, ripubblicando le considerazioni su ciò che ogni fotografo dovrebbe valutare prima di abbandonare al fato il suo prezioso archivio di immagini. Forse sarò noioso, ma lo considero un dovere.
Ebbene, quanto saresti disposto a pagare per riavere l’intero insieme di tutte le tue foto a seguito di un’ipotetica perdita totale? Pensaci bene. Prova a tirar fuori un valore. Cento euro? Duecento, cinquecento, mille? Sii sincero con te stesso e scrivi questa cifra.
E’ bene che si tratti solo di un’ipotesi perché in alcuni casi di perdita dati, questi non tornano disponibili nemmeno per tutto l’oro del mondo.
Lo fai (vero?) un sano e regolare backup delle tue foto? Lo fai in modo automatico o saltuariamente in manuale? Ne hai una o più copie di sicurezza?
Ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte, se non tutte, le proprie foto digitali,. È roba da mettersi a piangere.
Per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel è aumentato anche il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.
– Copie su Hard Disk esterni
Il prezzo dei piccoli hard disk esterni removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la replica dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi molto abbordabili e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è facile associare al NAS una o più unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.
– Copie su DVD
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi di questa tecnologia, per certi aspetti un po’ datata, sono il ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di copia che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.
– Copie su nastro (DAT)
E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è molto adatta a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono costose.
– Storage su Internet
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa, che sembrerebbe essere la soluzione ideale, sono i lunghi tempi di trasferimento dei dati ed anche i costi, anche se alcune recenti novità come quella di Flickr che regala un terabyte di spazio o garantisce spazio illimitato per un paio di decine di euro all’anno, fanno ben sperare su questo fronte.
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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.
E non dimenticare di:
– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.
– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…
– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio. Meglio se in modo automatico.
– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati!
Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte della cifra (quella che ti invitavo a scrivere all’inizio del post) proprio nel tuo sistema di backup.
Ah, dimenticavo: se vuoi fare una buona azione… DILLO ANCHE AI TUOI AMICI. Magari condividendo proprio questo articolo.
🙂
Polaroid addiction (reloaded)
Posted in Culture, Technique, video, tagged analogico, dipendenza, film, fotografia, istantanea, passione, pega, pellicola, Polaroid, strappo, tunnel on 20/02/2015| 8 Comments »
Ebbene sì, mi trovo da tempo nel tunnel della Polaroid a strappo e devo metterti in guardia visto che più passano i mesi e più mi convinco che si tratti di una cosa pericolosa e da sconsigliare perché dà dipendenza 🙂
Il fatto è che con la Polaroid si entra di colpo in un universo parallelo. La fotografia istantanea è un po’ passato ma anche presente, forse anche futuro, il tutto arricchito dalla percezione che ogni foto è un pezzo unico, un po’ imprevedibile, di sicuro irripetibile.
Anche il costo vivo (circa 1,2€) di ogni scatto diviene un elemento del gioco, secondo me addirittura un valore aggiunto che, oltre a far meglio percepire il “peso” della foto che alla fine si ha in mano, porta il fotografo a valutare con maggior attenzione ogni click e lo costringe a fare considerazioni che con il digitale sono spesso ormai dimenticate.
Specie con il formato “peel apart”, in cui mi sono imbattuto, si tratta poi di fotografare su negativi di notevoli dimensioni. Il fotogramma del Pack 100 è infatti 3,25×4,25 pollici, non un grande formato a tutti gli effetti ma sicuramente una dimensione notevole rispetto ai sensori APC ed anche al 35mm. Questo si lega con il fascino classico ed immutabile della stampa a contatto che avviene proprio nelle nostre mani, quando si estrae la busta dalla fotocamera ed inizia il processo di sviluppo e stampa, seguito poi dalla gustosa operazione di separazione della fotografia finale dal suo negativo.
Ed è proprio in queste fasi, dopo l’esposizione, che ci si trova con in mano un mini laboratorio fotografico mobile. Qui il fotografo è ancora parte del processo, interagisce e può influire con le sue decisioni sui tempi di sviluppo o anche intervenire con un suo contributo creativo, alterando o addirittura stravolgendo il risultato finale. Mi riferisco, ad esempio, alla possibilità data dalla pellicola “peel apart”, di completare la stampa su un supporto diverso dalla sua carta, trasferendo l’immagine su cartoncino, legno o stoffa.
E non è tutto: anche il negativo è sfruttabile. Non è il caso di buttarlo come indicato nelle istruzioni, ci si può divertire a recuperarlo sciogliendo con la candeggina la patina nera che lo copre sul retro della busta.
Insomma: un piccolo universo di possibilità creative…
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