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Archive for the ‘People’ Category

Avedon_instructions

Oggi ti ripropongo un vecchio post.
Lo scrissi subito dopo aver trovato questa immagine: uno splendido esempio di come si lavorava prima dell’avvento del digitale ed un interessante documento per chi spesso discute sul tema della postproduzione delle fotografie.
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Quante appassionate discussioni sull’opportunità o meno di intervenire sulle immagini digitali. Da una parte i puristi del “non si tocca nulla”, dall’altra gli smanettoni.
E’ curioso, ma secondo me, la diatriba non ha molto senso.
La postroduzione è sempre esistita e la questione eventualmente non sta negli aspetti tecnologici ma nella “misura”, nella capacità di trovare il giusto limite oltre il quale non andare.
A parte il fatto che anche in molte altre forme d’arte si può parlare tranquillamente di postproduzione, e senza problemi di tabù (pensiamo alla musica, al cinema ma anche alla stessa pittura), comunque la fotografia ha avuto fino dai suoi albori il processo dell’immagine tra le sue caratteristiche peculiari.
Non è forse postproduzione lo sviluppo del negativo?
E che dire della stampa? Della scelta della carta e del trattamento? Mai sentito parlare di “sviluppo selettivo”?
Quante variabili poteva controllare il fotografo in camera oscura e poi in fase di stampa? Molte, davvero molte.
Ansel Adams ci scrisse un intero libro “The Print”.

L’immagine sopra è un documento interessante.
Si tratta dello schizzo di istruzioni di esposizione con cui Richard Avedon istruiva il suo “stampatore”.
In inglese suona curioso e stranamente tecnologico: ”Avedon’s instructions to his printer”.

[Image from : http://claytoncubitt.tumblr.com/%5D

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Walking on a texture

Walking on a texture - © Copyright 2009 Pega

Rieccoci a quella che, ormai da un bel pezzo, è una piccola tradizione: la “missione fotografica” del fine settimana.
Se ti piacei seguire queste idee e provare a scattare secondo un “assignment”, non esitare e dopo aver fatto le tue foto, inserisci un commento con il link alle immagini che avrai realizzato.

In questo weekend il tema è facilissimo: si tratta solo di focalizzarsi nel fare foto dall’alto.

Dall’alto tutto assume carattere diverso, la prospettiva cambia, si schiaccia. Dall’alto si è distaccati e si percepisce quel senso di vantaggio che la posizione assicura.
In questi giorni prova a dedicare qualche tuo scatto a soggetti ripresi dall’alto, oggetti o persone, scenari o piccoli dettagli.
Guardati intorno e scegli una posizione intressante da cui fotografare, sali e sistema la tua fotocamera. Dai piena importanza a questo aspetto del posizionamento e della scelta dell’inquadratura: il grande Paul Strand diceva “la scelta più importante che fa un fotografo è quella di dove piazzare il treppiede“.
Ebbene, applica questo insegnamento alla missione fotografica del fine settimana e… Buon divertimento.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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101 women
Sei in cerca di un bel progettone fotografico? Uno di quelli che impegnano molto ma che possono anche dare grandi soddisfazioni?
Eccoti una proposta direttamente ispirata al lavoro di Sofia Wraber e Nanna Kreutzmann che hanno pubblicato sul sito onehundredone.dk un’affascinante serie di centouno ritratti di donne: una foto per ogni età: da zero a cento anni.

È un progetto che trovo bellissimo e degno di attenzione perchè sebbene semplice dal punto di vista concettuale e tecnico, è in realtà un lavoro di notevole impegno e spessore umano che però chiunque può realizzare.
Immagina che esperienza possa essere l’entrare in contatto con quelle centouno persone per ritrarle tutte allo stesso identico modo.

Ci vuoi provare? Naturalmente vale anche con centouno uomini. 🙂

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Mi piacciono molto i video backstage in cui si vedono i fotografi all’opera, specie quelli dove si può sbirciare il setup delle luci e l’attrezzatura ma anche il rapporto che si sviluppa con i soggetti durante le sessioni di scatto.

Oggi te ne propongo un paio del fotografo commerciale Kevin Winzeler, girati durante la realizzazione di materiale destinato a spot e pubblicità.
C’è sempre un sacco da imparare…
.

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Sow

Sow - © Copyright 2011 Pega

Sow viene dal Senegal e il suo nome significa “persona saggia”, sta facendo il dottorato in storia della letteratura all’università di Parigi ma è in Italia che vive e lavora.
Il suo sogno è completare gli studi e poi tornare a Dakar per provare ad impegnarsi in politica e riuscire a cambiare il suo paese affrontandone i problemi dall’interno.
L’ho incontrato a Livorno, si guadagna da vivere vendendo manufatti sulla Terrazza Mascagni, luogo di questo scatto.

E’ un semplice ritratto senza tante pretese ma è proprio un tipo di fotografia che vorrei riuscire a fare di più.
Incontri una persona, stabilisci un contatto e chiedi se puoi fare una foto.
Tutto qua.

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Giovanni

Giovanni da Linari - © Copyright 2011 Pega

Pensi che la tua miglior foto sia quella che ancora devi scattare?
Beh, in ogni caso, dai con calma un’occhiata al tuo archivio immagini o al tuo album online con gli scatti di quest’anno e poi scegli quella che considerari come la tua miglior foto del 2011.
È un piccolo esercizio che ti propongo di fare a conclusione di questo anno, alla ricerca di quella  che sceglieresti se ti fosse concesso di salvare una sola tra le tue foto realizzate negli ultimi dodici mesi.

Io ci ho provato ed ho scelto il ritratto di Giovanni.
È un’immagine che risponde a vari criteri che per il mio giudizio ne fanno una buona fotografia: la storia che racconta, il soggetto e la sua espressione insieme ad una decente qualità tecnica…
Ma c’è qualcosa di più.
Sono il significato, le sensazioni ed i ricordi dell’esperienza che accompagnano questa foto gli elementi che la rendono davvero importante per me.

La scelta è ovviamente molto personale e totalmente soggettiva, ma è un qualcosa che ti consiglio di provare a fare con i tuoi scatti a conclusione di questo anno di fotografie.
Se ne hai voglia inserisci pure il link alla tua “preferita 2011” in un commento a questo post.

E… BUON 2012!

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Chance Meeting

Chance Meeting - © Copyright Duane Michals

Una delle idee creative che voglio provare a sperimentare nel prossimo anno è ispirata dal lavoro di un nome che forse conosci, ma forse anche no.
Ricordo di aver visto per la prima volta il lavoro di Duane Michals quasi per caso parecchio tempo fa, guardando le immagini che accompagnavano l’album “Sincronicity” dei Police ed andando a cercare chi fosse il fotografo. Da allora mi è capitato solo raramente di incontrare le sue foto, ma ogni volta che succede ne rimango sempre colpito.

Michals propone un tipo di fotografia che a me appare quasi antitetica rispetto all’approccio dei grandi maestri dell'”attimo decisivo”, il suo stile tende a dilatare il momento e a descrivere un breve lasso di tempo attraverso una serie di fotogrammi realizzati in sequenza.
Ne è un esempio il lavoro sopra intitolato Chance Meeting, una serie di fotografie che mostra due uomini che si incrociano per strada. Un’idea che trovo molto interessante per come spinge l’osservatore a proiettarci una storia, anzi ben più di una.
Michals ha realizzato parecchie di queste sequenze fotografiche, a volte costruendole a volte catturandole, comunque proponendo ogni volta diverse chiavi di lettura che possono andare dall’umorismo alla sensazione di inquietudine.
È un filone creativo che trovo davvero interessante e che, secondo me, spinge a provarci con proprie storie e idee.

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Argentinians young players AP

Qualche tempo fa la Associated Press ha escluso dal suo circuito le immagini del fotografo freelance Miguel Tovar per “uso deliberato di fotoritocco” dopo che un addetto all’editing si è accorto di una strana macchia presente in questa sua foto di ragazzi argentini che giocano a pallone. Tovar aveva clonato della polvere con Photoshop per eliminare la sua ombra.
E’ un caso che rappresenta un forte segnale di attenzione alla questione del ritocco delle immagini da parte di un nome così importante nel campo del fotogiornalismo internazionale.
La manipolazione delle fotografie è sempre esistita. In camera oscura si poteva intervenire anche in modo pesante ma solo in questi ultimi anni di tecniche digitali il tema ha assunto una rilevanza notevole, così tanto da mettere in dubbio il ruolo storico di “prova” che la fotografia si era conquistata fin dai primordi.
E così, mentre in settori come quello della moda la questione è per il momento solo argomento di discussione, nel campo del fotogiornalismo diviene un grosso problema, ed un soggetto come la AP non può che avvertire tutto questo come una minaccia.

E’ interessante andarsi a leggere la nota emanata dall’agenzia di stampa a tutti i corrispondenti nel mondo al fine di ricordare quali sono i limiti da tener presenti nel manipolare le immagini (notare che nemmeno la rimozione degli occhi rossi è considerata accettabile!) :

“The content of a photograph must not be altered in Photoshop or by any other means. No element should be digitally added to or subtracted from any photograph. The faces or identities of individuals must not be obscured by Photoshop or any other editing tool. Only retouching or the use of the cloning tool to eliminate dust on camera sensors and scratches on scanned negatives or scanned prints are acceptable.
Minor adjustments in Photoshop are acceptable. These include cropping, dodging and burning, conversion into grayscale, and normal toning and color adjustments that should be limited to those minimally necessary for clear and accurate reproduction (analogous to the burning and dodging previously used in darkroom processing of images) and that restore the authentic nature of the photograph. Changes in density, contrast, color and saturation levels that substantially alter the original scene are not acceptable. Backgrounds should not be digitally blurred or eliminated by burning down or by aggressive toning. The removal of “red eye” from photographs is not permissible.”

(fonte: Reddit)

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Miguel EndaraUseresti una stampante ad aghi per creare un pezzo d’arte? Si, intendo una dot matrix dei vecchi tempi, quelle con la testina e gli aghi inchiostrati. 
No? Nemmeno se questa stampante fosse “umana”?
Miguel Endara si è messo in testa un’idea ed ha realizzato un ritratto di suo padre usando una tecnica manuale a pennarello ispirata alle tecnologie di stampa a matrice di punti, che poi sono le stesse normalmente usate anche nel caso delle stampanti a getto d’inchiostro che spesso usiamo per portare su carta le nostre fotografie digitali.

Il lavoro di Miguel ha un fascino particolare perchè incrocia in modo suggestivo vecchio e nuovo, antico e moderno, manualità e tecnologia.
Il disegno e la pittura a punti hanno radici che affondano nel passato ed in tradizioni culturali importanti come quella del tatuaggio, ma anche rimandi a tecnologie ed automatismi che sono proprie del mondo delle immagini digitali, dei dot, dei bit, dei pixel.
Non è un caso che l’immagine del ritratto altro non sia che la faccia di suo padre appoggiata sulla lastra di uno scanner (digitale appunto).

Non so quanti pennarelli abbia consumato Endara emulando con precisione il comportamento di una stampante nelle oltre duecento ore che sono servite per realizzare i 3.2 milioni di punti che compongono il ritratto, quel che è certo è che il risultato ha un discreto fascino.
Il video sotto, per altro molto ben fatto, racconta il “making of” di questo piccolo capolavoro.

Lo sai cosa mi piacerebbe? Mi piacerebbe poter commissionare a Miguel Endara la stampa a mano di una mia foto digitale.
🙂

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Dear old Lady

Dear old Lady - © Copyright 2010 Pega

Oggi ti ripropongo un vecchio post, un breve aneddoto che mi è realmente capitato.
Ci ho ripensato parlando con una persona a proposito di “nativi digitali”, una generazione poco o per niente consapevole di cosa fosse la fotografia dei tempi della pellicola.
Dunque… rieccolo:

Stavo provando degli scatti con una vecchia macchina analogica. Niente di che, il mio soggetto era un portone nel centro storico di Firenze. Provo varie inquadrature, mi contorgo un po’ come a volte succede…
Incidentalmente, subito accanto al portone si trova una fiammante motocicletta sportiva.
Faccio per allontanarmi ed un ragazzino di giovanissima età, che ho stimato sui 10/12 anni, si avvicina dopo avermi osservato mentre scattavo e, probabilmente pensando che il mio soggetto fosse la moto, indica la macchina fotografica chiedendomi : “posso vedere come sono venute?”
Ho un attimo di esitazione, d’istinto quasi gli porgo il dorso nero della fotocamera ma poi ci penso, mi fermo e gli dico : “beh, non è possibile. E’ a pellicola”.

Il ragazzino mi guarda come se fossi un deficiente, o peggio uno che gli sta raccontando qualche balla. Poi esclama : “Che cosa? Come sarebbe pellicola?” E senza nemmeno aspettare il mio tentativo di risposta si gira e se ne va…

Menomale che non gli ho detto “E’ analogica”…

🙂

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