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Archive for the ‘Street Photo’ Category

Florence Photowalkers 2010

Florence Photowalkers 2010 – By Pega

Voglio ringraziare calorosamente tutti i partecipanti alla Firenze Photowalk di Sabato 24 Luglio 2010 che ho avuto il piacere di condurre come leader (detto anche “lider” 🙂 ).
E’ stata una piacevole passeggiata in compagnia di un bel numero di amici accomunati dalla passione per la fotografia e la voglia di divertirsi insieme girellando per la città in cerca di qualche scatto memorabile…

Eravamo solo una delle oltre mille photowalk che si sono svolte nell’ambito dell’iniziativa “Scott Kelby’s Worldwidw Photowalk” che rappresenta il più grande evento al mondo della cosiddetta “fotografia sociale”.

Per la precisione ieri si sono svolte passeggiate fotografiche in ben 1.1111 città in tutti e cinque i continenti con la partecipazione di oltre trentatremila fotografi di qualunque tipo e livello, che si sono divertiti ed hanno socializzato ed imparanto gli uni dagli altri.

Ma non è finita qui.
Da oggi tutti i partecipanti registrati possono inserire una loro foto sul sito della Photowalk di Firenze e partecipare ad un contest dove come “lider” avrò l’onore e l’onere di scegliere la mia preferita ed aggiudicare un piccolo premio al vincitore o alla vincitrice, ma sopratutto farlo accedere alla fase mondiale del contest, dove i giudici saranno ben più qualificati e con in palio interessanti premi messi a disposizione dagli sponsor della manifestazione.

Ho infine aperto un apposito gruppo su Flickr in cui tutti i partecipanti alla photowalk potranno postare tutte le foto che hanno realizzato e che vorranno condividere.
Raccomando, anche a chi non ha partecipato, una visita approfondita a questo pool perchè ci sono foto veramente niente male!

Bene. E’ tutto.
Alla prossima FLORENCE PHOTOWALK 2011!!!

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Sono passati un bel po’ di anni.
Era il 15 Luglio 1989 e con non poche pene eravamo riusciti ad arrivare a quello che sarebbe stato ricordato come uno degli eventi più memorabili della storia del rock ma anche tra i più devastanti per la città di Venezia dal tempo delle guerre d’Italia : il concerto dei Pink Floyd.

pink_VeneziaIl palco, una enorme zattera piazzata in mezzo alla laguna poco davanti a Piazza San Marco, nel tardo pomeriggio era già circondata da una miriade di barche e gondole. Il pubblico, accalcato sulla piazza ed in ogni dove, proveniva da mezza Europa e fu stimato oltre le duecentomila persone.

Il concerto, trasmesso in diretta TV mondovisione, fu breve ma stupendo.
Un crescendo di musica ed emozioni che si susseguirono fino a culminare con quello che per me è uno dei capolavori assoluti della storia del rock, ed i brividi lungo la schiena arrivarono quasi ad essere dolorosi quando Dave Gilmour attaccò l’assolo finale di “comfortably numb”.

Il timbro inconfondibile della sua Stratocaster arrivava nello stomaco con una consistenza ed uno spessore strepitosi.
Gilmour giocò come sa fare lui. E’ un assolo fatto di variazioni su un pattern molto limitato di note, di sustain e delicati vibrati fatti con la leva. E’ proprio l’uso così sapiente di quel set limitato di note che lo rende speciale.

Ed io ci trovo un gran parallelo con la fotografia, dove è proprio chi riesce a limitare gli elementi, a semplificare i soggetti ed anche a sfruttare a proprio vantaggio i limiti che sono intrinseci dello strumento, diviene davvero capace di creare cose meravigliose.
Senza bisogno di virtuosismi o tanti effetti speciali.

Beh, resta comunque poi il fatto che ognuno ha i suoi gusti e la sua sensibilità. Ci mancherebbe.
Io intanto posso solo proporti un piccolo (e del tutto inadeguato) assaggio di quella indimenticabile serata.
Prova a farlo sul serio : chiudi la porta. Siediti comodo. Metti le cuffie e ALZA IL VOLUME A PALLA.
(L’assolo di cui parlo è quello finale, praticamente tutta la seconda parte del brano… )

Buon ascolto 🙂

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WWPW2010

Non ti sei ancora iscritto o iscritta alla Photowalk di Firenze del 24 Luglio 2010 !!!???

Non puoi mancare !
Si tratta del più grande evento al mondo della cosiddetta “fotografia sociale” e si svolgerà in contemporanea in più di mille città in tutti e cinque i continenti sotto forma di passeggiate fotografiche a cui potranno partecipare gratuitamente fotografi di qualunque tipo e livello, divertendosi, socializzando ed imparando gli uni dagli altri.

In questo momento c’è un numero totale di iscritti che complessivamente supera i trentaduemila (!).
Avrò il piacere di condurre la Photowalk di Firenze di quest’anno e quindi… ti aspetto !
Sarà l’occasione per incontrarsi, conoscersi, ammirare insieme le bellezze di Firenze e vedere un sacco di altri appassionati di fotografia.

Per tutti i dettagli e per l’iscrizione, che dà diritto di partecipare al contest per i premi messi in palio dall’organizzazione visitare http://worldwidephotowalk.com/walk/firenze-toscana-italia/

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Lisbon T-rain

Lisbon T-rain - © Copyright 2010 Pega

Rieccomi a proporti un assignment fotografico.
Questo weekend il tema è il giallo !
Il giallo è vita, allegria, speranza… o qualunque altra emozione ti trasmetta. Il giallo è notevolmente fotogenico e… sul sensore (o sulla pellicola) della tua fotocamera non satura così facilmente come il rosso… ti perdona insomma qualche errore…
E’ divertente cercare il giallo e scovarlo nei dettagli, negli abbigliamenti delle persone, sui mezzi di trasporto o… in natura.

In questi giorni prova a fotografare il giallo e fanne il protagonista assoluto di qualche tua foto.

Poi, come ormai propongo ogni settimana, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
E’ divertente ed interessante condividere. E può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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:-( + :-) :-)

🙂 + 🙂 🙂 - © Copyright 2009 Pega

Hai mai pensato a quanto è importante la distanza che ti separa dal soggetto che stai fotografando? Quanto questa dimensione contruibuisca a ciò che la foto comunica?

Parlo della vicinanza fisica del fotografo a ciò che viene fotografato e non del risultato che si ottiene usando focali diverse.
La distanza effettiva è un elemento che in qualche modo influisce sul risultato della fotografia e rende assolutamente pertinente la famosa espressione “l’obiettivo osserva in entrambe le direzioni” .

Fotografare una persona da lontano non è la stessa cosa che farlo a distanza ravvicinata, non c’è teleobiettivo che possa sostituirsi alla componente fisica dell’evento.

Con questo non voglio dire che sia sempre e comunque meglio essere vicini al proprio soggetto, voglio solo sottolineare solo la differenza che c’è tra le due situazioni.

Da lontano si ha distacco, maggiore freddezza, minore coinvolgimento… con il teleobiettivo si è al di fuori della scena, è un’osservazione asettica, non ci si intromette, non si introduce alcun elemento di disturbo… il soggetto (naturalmente se è umano o animale) può essere inconsapevole e non tende ad attrarre o coinvolgere il fotografo nelle sue emozioni.
Tutto questo diviene presente nella fotografia, la caratterizza in un modo più o meno manifesto.

Da vicino si è invece “insieme” al nostro soggetto, partecipi della scena, coinvolti… con tutto quello che ne può conseguire. La foto a distanza ravvicinata obbliga il fotografo a manifestarsi, a rendere esplicite le sue impressioni, a farsi a sua volta osservare.
Anche quando il soggetto è una cosa inanimata, la foto a distanza ravvicinata ha un sapore diverso. Mentre si fotografa si percepiscono i dettagli, a volte suoni ed odori, si coinvolgono insomma anche gli altri sensi… e questo può rendere diverso l’atto del fotografare e quindi anche la foto stessa.

A volte fotografare da vicino è una piccola sfida, specie con se stessi e solo raramente ci si pente di averci provato.

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Giant steps

Giant steps - © Copyright 2008 Pega

Hai mai provato a fare foto senza fare affidamento sul mirino e sugli automatismi della tua fotocamera?
Ti propongo questo divertente esperimento. E’ al tempo stesso un semplice esercizio ed un istantaneo balzo indietro di un secolo e mezzo nella storia della tecnica fotografica.
Prendi un pezzetto di nastro adesivo ed usalo per attaccare un piccolo pezzo di cartoncino sull’oculare o sul display della tua macchina.
Dedicati a fare almeno 30 o 40 foto in queste condizioni, stimando esposizione e messa a fuoco, immaginando la composizione…
Non ci saranno distrazioni tecnologiche o dubbi sul funzionamento degli automatismi…
Chissà… potresti anche rimanere entusiasta dei risultati…

🙂

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L'autunno nel cuore

L'autunno nel cuore (Ipholaroid project) - © Copyright 2009 Pega

Rimango interdetto ogni volta che mi capita di osservare e commentare una foto insieme a qualcuno che appartiene alla categoria dei “pixelpeepers”.
Vengono chiamati così quelli che si focalizzano totalmente sulle caratteristiche di qualità dell’immagine nel senso della nitidezza, della definizione, dell’assenza di imperfezioni o aberrazioni cromatiche. Sono quelli che come prima cosa vanno a vedere una foto ingrandita al 100%, a volte addirittura al 200%, alla ricerca di difetti.
Spesso non si preoccupano del soggetto, dell’inquadratura, della composizione… non notano problemi di esposizione o bilanciamento del bianco… non parliamo poi di messaggio, riferimenti o emozioni…

Non che io non apprezzi la nitidezza, ci mancherebbe altro, ma trovo questo approccio “pixelpeeper” piuttosto superficiale, decisamente limitativo, o forse solo un po’ nerd, povero e forse succube delle spinte di marketing dei produttori di attrezzature fotografiche.

Che senso ha preoccuparsi così tanto della qualità microscopica di una foto? E sopratutto ha senso preoccuparsene così tanto osservandola solo sul monitor di un pc? Sarà il caso di stamparle queste foto ed osservarle ad uno stadio “completo” dell’opera? Dalla distanza giusta ad esempio?

Solo un decennio fa i professionisti si preoccupavano della qualità andando a studiare le stampe 10×15 (se non addirittura i provini) con la lente di ingrandimento.
Oggi osservare una foto al 100% è come guardare con la lente una stampa di un paio di metri quadrati.

Che dire… Avrebbe senso ascoltare un assolo di Jimmy Hendrix concentrandosi solo sul ronzio di fondo della sua chitarra?

Beh, se ogni tanto leggi questo blog sai quanto io ami le connessioni tra musica e fotografia… In questi anni ho cestinato vari CD di pessima musica registrata magistralmente, ma tengo ben stretto qualche vecchio disco… in cui abbondano ronzii, fruscii ed incredibilmente addirittura qualche piccola stecca, ma dove la qualità dell’opera è semplicemente sufficiente a far subito dimenticare tutto il resto.

Gustiamoci le foto che ci capita di vedere, guardiamole nel loro complesso, “degustiamole“, cerchiamo di apprezzarne a fondo le qualità ed il messaggio.
Se poi saranno anche perfettamente nitide… tanto meglio.

🙂

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VitasSono passati un po’ di anni da quella primavera del 1982.
Ero appena sceso dagli spalti che circondavano il campo da tennis dove pochi minuti prima si era concluso un incontro di un torneo internazionale. Ne era uscito vincitore un personaggio che probabilmente pochi ricordano ma che al tempo era tra i primi dieci al mondo ed anche tra i miei preferiti : l’americano Vitas Gerulaitis.

Non ricordo nemmeno chi fosse stato il suo avversario, quel che conta è che la partita si era rivelata piuttosto dura per lo statunitense, ormai non più giovanissimo. Lo vidi allontanarsi un po’ stanco, con un asciugamano sulla testa, accompagnato dal suo coach. Imboccarono un vialetto del circolo che non portava agli spogliatoi, la cosa mi incuriosì e decisi di andare a vedere.

In breve mi ritrovai, un po’ allibito insieme a molti altri spettatori, sul bordo di un altro campo da tennis, un normale campo da allenamento, senza spalti nè gradinate.
Gerulaitis stava palleggiando con il suo coach.
Stava facendo pratica.

Era il giocatore più forte del torneo, tra i primi della classifica mondiale, aveva appena concluso un incontro da vincitore ma evidentemente c’era qualcosa che andava sistemato. Doveva far pratica. Doveva far pratica del rovescio.
Il coach gli porse un’infinità di palle, tutte per il rovescio. Gerulaitis colpì rovesci per un’ora buona. Tutti uguali, sembrava una macchina.
Rimanemmo in molti a vedere. Zitti ed a bocca aperta.

So che per per molti probabilmente questa storia non ha un gran significato. E’ un po’ come quando si fanno vedere le foto delle proprie avventure o vacanze a chi non c’era… difficile che possano trasmettere pienamente le sensazioni che si sono provate. E poi mi chiederai cosa c’entra tutto questo con la fotografia?

Beh, credo ci sia una lezione in questa storia ed è l’importanza di una pratica costante se si vuole essere in grado di ottenere dei risultati interessanti.
Un campione, un professionista, decide nel bel mezzo di un torneo di fare pratica, di esercitarsi nel rovescio come un principiante. Un fotografo può avere un atteggiamento diverso? Oppure è anche per noi la pratica la chiave per essere in grado di esprimersi al meglio, di cogliere quel momento, quella luce, senza pasticciare con tappi di obiettivi, treppiedi e comandi della macchina fotografica?

Ah, Gerulaitis superò gli incontri successivi, arrivò in finale e vinse il torneo.

🙂

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Uno sguardo su Firenze

Uno sguardo su Firenze -© Copyright 2008 Pega

 

A Firenze, affacciandosi dal Piazzale Michelangelo, non è possibile sottrarsi alla tentazione di fare una foto alla città. Indipendentemente dal luogo, tutti più o meno abbiamo fatto uno scatto del genere e spesso ne siamo rimasti delusi. 

Tipicamente viene fuori una foto banale. Magari è ben fatta, la composizione è studiata, la luce è ok, tutto è a posto… ma… è la solita cartolina vista mille volte.
Insomma è una foto troppo prevedibile. 

Però si rimane insoddisfatti anche quando, di fronte and un ottimo soggetto, si violano eccessivamente le regole, magari alla ricerca di qualcosa di nuovo e creativo o… più semplicemente, si sbaglia proprio… e ne viene fuori una foto caotica. 

Una buona fotografia, uno scatto interessante è quasi sempre un giusto bilanciamento tra caos e prevedibilità. 

Come molte cose che ci divertono e ci piacciono, la chiave dell’interesse cammina su quel sottile filo che separa ciò che ci risulta scontato e noioso da ciò che ci disturba per eccessiva confusione o inconcludenza. 

E’ quel bilanciamento che ci fa affascinare da un racconto, ci fa appassionare ad un pezzo musicale o… ci fa innamorare di una persona.
E’ come un gioco avvincente. Non si deve assolutamente già conoscere il risultato finale perchè questo toglierebbe ogni interesse, ma serve anche una base di regole che impedisca il disordine totale. 

Caos e prevedibilità… lo devo tenere a mente… 

🙂

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The upstream taxi

The upstream taxi - © Copyright 2009 Pega

Su Facebook vengono caricate qualcosa come 500.000 nuove foto al minuto… Un MILIONE di foto ogni due minuti.
Si tratta del social nework più popolare al mondo, ma non è il solo e va quindi considerato che anche su tante altre piattaforme gli upload di foto viaggiano a ritmi elevatissimi.
E’ un fenomeno di proporzioni enormi.

Ovviamente non tutte le foto che vengono caricate online sono dei capolavori ma, specie sui siti dedicati alla fotografia come Flickr, va detto che il livello qualitativo è davvero elevato.
Nella massa dei tanti utenti più o meno bravi ci sono migliaia di fotografi di grande talento che postano i loro scatti amatoriali condividendoli con il mondo. Non è difficile avere occasione di intravedere in questo stream di immagini alcuni lavori tranquillamente paragonabili ad opere che un tempo sarebbero state sicuramente oggetto di attenzione da parte di editori e curatori.

Come fa oggi un bravo fotografo ad emergere? Com’è possibile distinguersi in questo magma creativo di proporzioni planetarie?

E’ una domanda che più volte mi sono posto e facendo due chiacchiere mi è capitato anche di sottoporla a persone che lavorano nel mondo dell’arte e del suo commercio, in particolare un paio che da decenni si occupano di pittura. Nel loro caso si tratta di un settore con dinamiche, meccanismi ed anche valori diversi da quello della fotografia, ma da alcune considerazioni ho tratto spunti interessanti per farmi un punto di vista che magari accennerò in qualche futuro post.

Nel frattempo giro anche a te queste domande…

Come trovare e riconoscere nel gran calderone del web 2.0 gli artisti di talento? Come scovarli, seguirli e gustarne le meraviglie? Come può un bravo fotografo emergere oggi?

Buona Pasqua ! 

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