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Archive for the ‘Technique’ Category

Fotocalcografia di Victor Hugo - circa 1883

Fotocalcografia di Victor Hugo – circa 1883

Se un giorno ti dovesse capitare di vedere una fotocalcografia, fermati ad ammirarla. È una primordiale ma sofisticata tecnica di stampa su cui lavorarono pionieri della fotografia come Fox Talbot e Nicéphore Niépce, alla ricerca di un metodo per ottenere stampe durature e non affette da problemi di sbiadimento nel tempo. Talbot brevettò il metodo nel 1852 chiamandolo photographic engraving: un processo di trasferimento dell’immagine fotografica su una lastra metallica da cui poi si otteneva la stampa su carta, usando una tradizionale pressa meccanica.
La fotocalcografia (photogravure) è uno dei più complessi processi di stampa foto-meccanica e permette di raggiungere livelli di qualità e profondità della scala tonale ineguagliabili con altre tecniche.
Purtroppo si tratta di un’eredità del periodo della sperimentazione fotografica di metà ottocento che stiamo perdendo ed è un gran peccato, perchè si tratta di una tecnica dal potentissimo impatto visivo.
Oggi sopravvivono pochissimi artigiani in grado di realizzare questo tipo di stampa. L’nsieme di complessità e delicatezza delle operazioni che richiede è notevole ed in tutto il mondo si contano ormai al massimo una mezza dozzina di laboratori ancora capaci di realizzare una fotocalcografia.

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Parallelismi by Pega

Parallelismi – ©Copyright 2010, Pega

Ricreare uno scatto, cercare di riprodurre un’altra fotografia mantenendone o imitandone la struttura, creare qualcosa di proprio partendo dal lavoro di un’altro fotografo (magari famoso) ispirandosi ad una sua immagine. Ecco  il tema per questo weekend assignment: il parallelismo fotografico.
Sono convinto che una delle strade più semplici per migliorarsi in fotografia sia osservare e studiare gli scatti dei fotografi più bravi di noi. Cimentarsi nel ricreare una di queste immagini è un ulteriore passo avanti, che può insegnare molto, rivelando aspetti interessanti delle foto realizzate dai fotografi più o meno celebri, comunque ritenuti bravi.
Per questo fine settimana ti propongo quindi di affrontare questa piccola sfida. Trova una foto di partenza e realizza il tuo scatto “parallelo”. Puoi scegliere di includere l’immagine originale nella tua, come ho fatto io nell’esempio sopra, oppure rendere il parallelo semplicemente ricreando la struttura della foto originale, facendone una tua interpretazione personale.
Se ci vorrai provare, ti propongo poi, come al solito, di condividere qui il tuo scatto inserendolo in un commento qui sotto.

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Giuseppe Moscato

Copyright 2013 Giuseppe Moscato

Ti segnalo “Tuscany Tour”, esposizione fotografica di Giuseppe Moscato che si terrà il 9 settembre 2013 negli spazi di Feltrinelli International in via Cavour 12 a Firenze.
Giuseppe “Pino” Moscato è una vecchia conoscenza di questo blog. Lo incontrai ad uno Sharing Workshop e da lì ho continuato a seguire il suo appassionato percorso fotografico, tra tecnica HDR ed amore per le bellezze Toscane.
Anche per questa occasione Pino ha pubblicato un libro di fotografie, edito da De Agostini ed intitolato “Voci di Toscana”, che verrà presentato proprio durante l’inaugurazione della mostra.
Ospite d’eccezione della serata di inaugurazione sarà Giorgio De Martino, autore dei testi, scrittore, musicista e biografo del cantante lirico Andrea Bocelli. Con i due sarà l’occasione per parlare di Toscana e degli artisti che ad essa si sono ispirati e ancora oggi si ispirano.
Giuseppe Moscato è al suo terzo libro fotografico. Voci di Toscana arriva dopo le due monografie “Firenze, viaggio nella bellezza” e “Roma, viaggio nella bellezza” entrambi editi dalla casa editrice fiorentina Alias/Mandragora.

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Polaroid candeggina

© Copyright 2013, Pega+M|art

Mi sembra la copertina dell’album di un gruppo musicale un po’ underground, con questi toni vintage, la cantante in primo piano ed i membri della band a fare da sfondo. Ed invece è la versione “chimicamente manipolata” di una foto che ho fatto con la mia zietta Polaroid a strappo in occasione di una recente uscita “film gang“, insieme ad amici appassionati di fotografia analogica.
Dopo lo scatto, ho estratto la busta dalla macchina ed atteso i classici due minuti necessari a questo tipo di pellicola per lo sviluppo istantaneo, quindi ho separato la stampa finale dal resto della busta. Invece di buttare questo’ultimo elemento di scarto, tipico delle pellicole a strappo, l’ho consegnato al mitico Martino, insieme ad un po’ di indicazioni su come divertirsi a manipolarlo. Sì, perché la parte restante della busta Fuji FP-100 è solo apparentemente da buttare e ci si può divertire a trattarla con candeggina per estrarne il negativo.
Martino si è dato da fare e con maestria ha “lavorato” di varechina e pennello su alcuni miei negativi prodotti nella serata, pubblicandoli poi sul suo album Flickr nel set Eau de Javel, dove puoi trovarli e tra cui c’è anche uno scatto simile a quello sopra ma con i “membri della band” del tutto mossi.
Bravo Martino.

Per chi fosse interessato ad approfondire il processo di “liberazione” del negativo, rimando ad un mio vecchio post sull’argomento, in cui c’è anche un link ad un video tutorial.

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Sugimoto - polar bear

Polar Bear 1976 – Copyright Hiroshi Sugimoto.

Anche in pieno agosto rieccomi a proporti una consolidata tradizione: la “missione fotografica” del fine settimana.
Una volta il grande fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto disse: “However fake the subject, once photographed, it’s as good as real” (per quanto falso possa essere un soggetto, una volta fotografato sarà come reale).
Il weekend assignment che ti propongo oggi parte da questo, dalla capacità propria della fotografia di rendere reale ciò che non lo è: la fotografia come inganno.
Con la foto si trasforma in bidimensionale la realtà tridimensionale e questo passaggio offre la possibilità di usarla come mezzo che inganna l’osservatore e trasforma in plausibile qualcosa che ad occhio nudo apparirebbe come falso.
In questo weekend prova ad usare la tua fotocamera sfruttando le sue capacità ingannatrici, trasforma in vivo qualcosa di inanimato, fai sembrare tridimensionale un’immagine piatta o mostra come reale qualcosa che non lo è.
Divertiti ad ingannare l’occhio dell’osservatore, perché la fotografia è anche questo.
Poi, se vuoi, metti il link alla tua immagine in un commento qui sotto. Condividere il “prodotto della propria missione” è divertente e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Karl Taylor fashion shootTi piace il mondo della fotografia fashion? Modelle bellissime con tacchi pazzeschi e fotografi prestanti che se la godono su splendide spiagge tropicali? Divertimento? Soldi a palate?
Non è sempre così. Dai un’occhiata a questo video, in cui il fotografo commerciale britannico Karl Taylor si trova alle prese con un ventoso shooting in Islanda.
Sì, il risultato finale poi sarà di tutto rispetto, ma probabilmente anche il raffreddore della povera modella dal vestito rosso… 😀 😀 😀
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La prima foto della storiaOgni tanto torno a rivedermela e la trovo sempre più affascinante. E’ una delle prime fotografie della storia, alcuni sostengono sia la prima in assoluto. Fu realizzata nel 1826 da Nicèphore Nièpce a Le Gras in Francia e mostra ciò che questo pioniere della “scrittura con la luce” aveva a disposizione: la vista dalla finestra della sua stanza.
Non si è sicuri che si tratti della prima foto in assoluto perché pare siano esistite almeno un paio di immagini appena precedenti a questa, andate però distrutte. Poco importa.
Per realizzare queste prime fotografie Nièpce utilizzò lastre di peltro cosparse di un derivato del petrolio denominato “bitume di giudea”. Si trattava di un materiale con la caratteristica di indurirsi alla luce e permettere così la successiva eliminazione delle parti non indurite, poi c’era l’inchiostrazione e la stampa finale su carta.
La sensibilità di questa primordiale tecnologia era bassissima e ciò costringeva ad esposizioni molto lunghe, come nel caso della foto sopra, realizzata in circa otto ore.
Che meraviglia eh?
La lastra originale è oggi conservata presso la University of Texas ad Austin.

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Summer by Livietta

Summer – ©Copyright 2011, Livietta

Tra gli aggeggi che si possono piazzare davanti all’obiettivo alla ricerca di effetti creativi ci sono i filtri ND (Neutral Density), utili per abbattere la quantità di luce che arriva nell’ottica e realizzare lunghe esposizioni, anche quando le condizioni non lo permetterebbero.
Molti fotografi li usano. Rendono bene con nubi o acqua in movimento ed in qualche caso permettono di allungare così tanto il tempo di esposizione da “eliminare” la presenza di persone che altrimenti disturberebbero il risultato finale, come ad esempio in luoghi turistici affollati.
vetro_saldatore_filtroC’è però un tipo di filtro per abbattimento della luce che molti non hanno mai provato ad usare: è il vetro da saldatore. Lo puoi trovare per pochi euro in qualunque negozio di ferramenta e, una volta tenuto in posizione con un paio di elastici, consente di allungare moltissimo i tempi, visto che toglie circa 10 stop.
Con un bel filtro di questo tipo si fanno tranquillamente lunghe esposizioni anche in giornate estive molto soleggiate e si può andare alla ricerca di effetti creativi.
Usando il vetro da saldatore bisognerà accontentarsi di una definizione non perfetta ed anche di immagini con una dominante verde molto forte (su cui volendo si può intervenire in postproduzione).
Non dovrà comunque essere la ricerca della qualità tecnica a guidare questi scatti, piuttosto la voglia di sperimentare, magari mettendone davanti all’obiettivo anche più di uno!
Buon divertimento.
🙂

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Photo revolverGirovagando in rete ho trovato questa curiosa immagine: una foto del 1938 in cui si vede una mini fotocamera montata su una pistola.
La macchina fotografica era installata con un meccanismo di scatto pensato per immortalare l’istante dello sparo.
A parte l’ormai consolidato (e sciagurato) legame che ogni tanto connette armi e macchine fotografiche, a partire dal termine shoot (che in lingua inglese significa sia sparo che scatto fotografico), c’è qualcosa in questa immagine che mi ha incuriosito. Sono quelle piccole foto presenti a fianco. Sembrano realizzate in un modo che fa pensare alla pubblicità di un prodotto commerciale, magari ideata per dimostrare situazioni di legittima difesa.
La foto come prova indiscutibile dunque… Peccato che gli esempi mostrino vittime, magari indesiderate, ma apparentemente indifese!
:-O

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Yoda spada laserSi sa: i laser sono pericolosi per gli occhi, anche quando non si tratta di una spada Jedi fatta per tagliare a fette il prossimo.
Le caratteristiche di concentrazione e coerenza di questo tipo di luce ne fanno una reale minaccia per la retina, anche nei casi in cui le potenze in gioco “dovrebbero” essere basse, come quando si ha a che fare con piccoli emettitori portatili o luci da concerto.
E proprio come i nostri occhi, anche i sensori delle fotocamere digitali si rivelano sensibili, anzi molto sensibili al laser.
Ne è una prova il video sotto, in cui si vede chiaramente come il sensore di una splendida Canon 5D mark II venga danneggiato in modo permanente, colpito per un istante da un fascio laser durante un concerto.
Attenzione quindi, non solo ai nostri preziosi occhi, ma anche ai meno preziosi ma comunque costosi sensori delle nostre macchine.
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