Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Technique’ Category

Kubrick k
Sono un fan di Stanley Kubrick, lo considero il più grande maestro del cinema e penso che rimarrò di questa opinione per un bel po’. Ma Kubrick non è stato solo un grande regista; prima di dedicarsi al grande schermo, lavorò a lungo come fotografo e quando passò a dedicarsi ai film, portò con sé tutto lo stile costruito in anni da inviato per la famosa rivista “Look”.
C’è qualcosa che lega tutte le opere cinematografiche di Kubrick: è la perfezione delle inquadrature. Il suo lavoro è caratterizzato da una ricerca costante e profonda, che lo portò a livelli di attenzione al dettaglio definibili come maniacali. In particolare questa attenzione si concentrava sulla composizione prospettica che, specie nelle scene più intense e drammatiche dei suoi film, risulta rigorosamente simmetrica.
Ho trovato un video molto interessante a questo proposito. È un montaggio che evidenzia in modo efficace questa caratteristica comune a molte scene dei film di Stanley Kubrick.
Insomma: dal labirinto di “Shining” ai wc di “Full metal jacket”, passando per i corridoi dell’astronave di “2001 odissea nello spazio”, è evidente quanto la ricerca di prospettiva e simmetria compositiva fossero importanti per questo grande regista, i cui film tuttora ipnotizzano lo spettatore con un gusto fotografico che rimane difficile da eguagliare.
Buona visione e… Al diavolo la regola dei terzi!
🙂 🙂 🙂
.

Read Full Post »

R4 by Pega

Renault 4 by Biascica opaca – © Copyright 2013 Pega

È una bella biottica a pozzetto la vecchia Yashica Mat che chiedo di provare. Appartiene ad un’amica che l’ha acquistata da poco e teme sia difettosa: le foto ritirate dal laboratorio sono stranamente opache, ma io tendo a sospettare un errore di sviluppo e non un problema alla macchina. Così, dopo averci fiduciosamente caricato un bel rullino in bianco e nero, faccio un po’ di scatti.
In realtà aveva ragione lei, anche il mio tentativo produce immagini opache. Bastava guardare bene attraverso la lente principale per notare una certa opacità sul vetro, probabilmente dovuta a qualche muffa. E così la bi-Yashica ora è in riparazione.
Guardo le foto che ho scattato. Certo, sono un po’ opache, anzi molto, ma per niente da buttare. Hanno un fascino tutto loro, un effetto soft focus che le rende vintage ed interessanti. Una ha come soggetto una vecchia Renault 4, sembra arrivare direttamente dagli anni settanta. Mi piace proprio.
Penso: “e se fosse stato uno sbaglio far ripulire la Biascica?”

🙂

Read Full Post »

Capa D-Day

Ti è mai capitato che le tue foto non ti soddisfino guardandole dopo esser tornato a casa? Che una serie di scatti che pensavi riusciti, si sia rivelata una delusione, magari per qualche stupida ragione tecnica? È stata un’esperienza negativa?
Beh, la prossima volta che scopri che le tue foto non sono venute bene perché qualcosa é andato storto, pensa a Robert Capa.
Il 6 giugno del 1944, giorno dello sbarco degli Alleati in Normandia, il fotografo era fra i soldati che arrancavano tra le pallottole dei tedeschi. Capa sbarcò con le truppe e sfidò seriamente la morte per arrivare sulla spiaggia. Era già stato in zone di guerra, con Gerda Taro aveva vissuto la prima linea della guerra civile spagnola dove aveva scattato la controversa foto del miliziano colpito a morte, ma in Normandia era diverso, molto diverso. Una carneficina oltre ogni immaginazione.
Riuscì ad arrivare all’asciutto e dietro un piccolo riparo iniziò a fotografare. Scattò tre rullini nell’infuriare della battaglia: 106 immagini. Poi strisciò indietro tra i cadaveri e riuscì a risalire su un mezzo da sbarco che tornava verso la nave.
Cosa successe dopo? Il tecnico della camera oscura, forse troppo ansioso di vedere le immagini dello sbarco, sbagliò il bagno di sviluppo e distrusse gran parte di quel prezioso lavoro. Solo 10 immagini sopravvissero, e nemmeno queste possono essere considerate buone, vista la mediocre qualità addebitata allo stesso errore. C’è anche chi sostiene che il tecnico fosse innocente ed il problema causato in realtà da acqua di mare entrata nella fotocamera.
Comunque sia andata, Capa resta una figura unica e per molti aspetti controversa nella storia della fotografia. Definì quelle immagini come “leggermente fuori fuoco” (slightly out of focus) e queste parole divennero il titolo di uno dei suoi più importanti libri fotografici, il documento del suo lavoro durante tutto l’arco della seconda guerra mondiale.

Read Full Post »

Wash machine by night

Wash machine by night – © Copyright 2009 Pega

Se il precedente weekend assignment era facile, cosa dire di questo? Cosa c’è di più semplice di fare qualche foto con il flash? O forse no.
In effetti, per molti, il flash rimane ancora un aggeggio misterioso, nonostante tutte le tecnologie (TTL e simili) che ci hanno semplificato la vita, risparmiandoci i calcoli che servivano ai vecchi tempi.
Eppure non dovrebbe essere così. Oggi, col digitale, è tutto molto più semplice: si vedono subito i risultati e si possono usare con facilità flash multipli, mixarli con luce ambientale, giocare con i rimbalzi… si possono azzardare soluzioni ed idee creative regolando anche tutto in manuale, con attrezzature e costi limitatissimi.
Insomma col flash ci si può proprio divertire, senza timori. Hai mai provato?
Per questo weekend assignment ti propongo quindi proprio di giocare col flash, ma attenzione, è pericoloso…. Perchè? Perché dà dipendenza.

😀 😀 😀

—————————————————–
Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Read Full Post »

New Classic Mini 90 Instax FujifilmLa Instax Mini 90 Neo Classic è la nuova creatura di Fujifilm, una piccola fotocamera analogica istantanea che il marchio giapponese lancia sul mercato ad inseguire una nicchia, sempre più rilevante: i fotografi nostalgici.
Il suo look è decisamente retrò, con dettagli che ricordano apertamente le fotocamere di un po’ di tempo fa.
Come le ben più colorate e coccolose sorelle della serie Instax, la Mini 90 produce piccole istantanee della dimensione di un biglietto da visita, ma insieme al suo stile vintage porta anche alcune funzioni che strizzano l’occhio ai fotografi un po’ più esigenti, tra cui la doppia esposizione e la modalità “bulb”.
Per me non c’è dubbio: in questi tempi di digitale usa e getta, il retrò avanza e si fa strada. Eccome.
E per la Fotografia non è per niente un male.

Read Full Post »

Pega's backpack

Weekend assignment #92 – © Copyright 2013, Pega

Questo novantaduesimo weekend assignment è davvero semplice ed è dedicato ad un contenitore: quello con cui di solito porti la tua attrezzatura fotografica. Che si tratti di una borsa a tracolla, uno zaino o anche di una semplice custodia, ecco il soggetto proposto per questo fine settimana.
Niente di concettuale o artistico stavolta, solo la pura e semplice realtà che sta insieme (o dietro se è uno zaino) alle tue foto 🙂
In questo esercizio still life di ciò che usi quando vai in giro a fotografare, ti puoi sbizzarrire con location, sfondi o altro, ma non dimenticare di fare una bella composizione comprendente anche i tanti accessori che, in genere, popolano tasche ed anfratti delle nostre borse fotografiche!
Con le loro personalità e varietà di contenuto, i contenitori con cui portiamo la nostra attrezzatura sono un soggetto di tutto rispetto, che incuriosisce e dice qualcosa sul fotografo che li usa. In questo weekend trova quindi un attimo per dare importanza ai tuoi strumenti e dedica qualche scatto a questo tema. Dopo, se ti va, posta in un commento qui sotto la tua foto condividendo magari anche qualche dettaglio su cos’è che hai in borsa.

Ovviamente non posso esimermi dall’iniziare io, con l’ormai consunto zainetto che da anni mi segue. È abituato ad ampie variazioni di contenuto, ma al momento di questo scatto ospitava:

– Fotocamera Nikon D90 con obiettivo Sigma 10-20
– Obiettivo Nikkor 50mm F/1.4
– Fotocamera analogica 35mm Ferrania Condor I
– Fotocamera stenopeica Pinola I
– Rullini 35mm e 120
– Flash Yongnuo YN460-II
– Grid
– Micro stampante Polaroid PoGo
– Batterie e schede SD
—————————————————–

Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Read Full Post »

bressonbehind

Behind the Gare Saint-Lazare, 1932 Copyright © Henri Cartier-Bresson

“Se una foto è così poco interessante da farti notare la grana… allora vuol dire che è una foto veramente noiosa.”
Ai tempi della pellicola, quando il rumore si chiamava grana, questa frase circolava ogni tanto nei fotoclub.
Oggi forse non più. Abbiamo sviluppato una maggior sensibilità nei confronti della qualità delle immagini. Ci siamo abituati ad un livello tecnico molto più alto, favorito anche dalle grandi capacità delle nostre macchine digitali, che sono in grado di sfornare immagini di una qualità che in passato non era quasi concepibile.
Ma rumore, nitidezza e tonalità dei colori, rimangono aspetti, di certo rilevanti in una foto, ma non necessariamente i più importanti.
A volte capita che oggi venga dato più valore a questi elementi che non al messaggio, alla storia e alle emozioni che un’immagine porta.
Insomma, forse vale la pena avere un po’ di “grana” a cui far caso quando una foto non è interessante. No?
🙂

Read Full Post »

La luce del sapere

La luce del sapere – © Copyright 2011 Pega

Anche per chi si interessa di fotografia, la forma scritta è una delle vie più efficaci per la trasmissione del sapere. É così per tante discipline, almeno da quando l’uomo ha superato la sola “tradizione orale”.
I libri sono insomma uno dei sistemi più validi che abbiamo per imparare e mi chiedo quindi perché molti fotografi continuino a snobbare uno dei testi più importanti a loro disposizione. Si tratta di un volumetto che spesso si riduce a poche decine di pagine e che tanto li aiuterebbe a migliorare. Di cosa sto parlando? Del manuale della fotocamera.
C’è poco da fare: conoscere intimamente le caratteristiche della propria macchina fotografica è una condizione minima per riuscire a fare delle buone fotografie e la fonte più autorevole non sono gli amici o i conoscenti che usano lo stesso prodotto, ma chi l’ha progettata e costruita.
Riesci ad immaginare un Weston, un Bresson o un Adams alle prese con una fotocamera che non sapevano usare con sicurezza? Avrebbero saputo regolarla ugualmente, con perizia e precisione, magari senza nemmeno guardarla, sfruttandola al meglio per realizzare le loro fotografie?
Difficile.

Read Full Post »

HoliIl tempo è uno dei cardini della fotografia. L’immagine fotografica è statica per sua natura, ma questa sua immobilità non definisce il lasso di tempo in cui il fotogramma è stato realizzato.
Una foto può essere stata scattata in un millesimo di secondo o durante un intervallo ben più lungo e questa caratteristica ha sempre segnato l’arte fotografica, mantenendone l’identità anche quando da essa sono derivate altre forme comunicative, come il cinema.
Oggi ti propongo qualcosa che forse rappresenta una nuova evoluzione, è una sorta di fotografia animata, il fotogramma che si espande dinamicamente nel tempo.
Holi tecnicamente è un video, ma se lo guardi capisci che in realtà è una cosa diversa, è un’opera a metà strada tra fotografia e filmato. Lo trovo bellissimo.
È stato realizzato da Variable, innovativa casa di produzione newyorchese che è una sorta di collettivo di creativi in grado di produrre, evidentemente, cose davvero notevoli.
Guardalo a schermo intero perché ne vale la pena.
.

Read Full Post »

Autographic-KodakOggi diamo per scontato che ogni foto sia automaticamente associata a data ed ora dello scatto, ma non è sempre stato così. In passato i fotografi non avevano alcun riferimento informativo esterno associato all’immagine. Tra lo scatto, lo sviluppo e la stampa poteva poi passare anche molto tempo, e questo rendeva facili le incertezze sul momento in cui era stata realizzata la fotografia. Ma nel 1914 Kodak lanciò sul mercato una macchina innovativa: la Autographic.
Era l’applicazione di una delle pensate di Henry Jacques Gaisman, inventore anche del rasoio di sicurezza a lamette usa e getta, il cui brevetto fu acquistato da Kodak per produrre il nuovo modello di fotocamera.
Il funzionamento era semplice: sul dorso della macchina era presente un’apertura attraverso cui si poteva scrivere direttamente sul bordo della apposita pellicola “Kodak Autographic”, che era trattato con uno strato di speciale tessuto nero. La pressione della scrittura rendeva la zona del tratto sensibile alla luce e lasciava quindi che si impressionasse, associando così la nota scritta al fotogramma. Un metodo permanente, semplice ed utilissimo, non solo per segnare data ed ora, ma anche utili annotazioni riguardanti lo scatto.
Il sistema Autographic fu proposto anche come retrofit per tutti gli altri modelli Kodak già in commercio e per rendere “autografica” una fotocamera bastava cambiare il dorso ed usare la pellicola speciale.
Kodak propose questo sistema dal 1914 al 1932, anno in cui cessò la commercializzazione a causa dello scarso successo raggiunto. Da quel momento in poi i fotografi tornarono a non avere informazioni “direttamente” legate all’immagine… fino all’avvento del digitale.
Curioso eh?

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »