In queste sere di “Luna Rossa” e di cielo stellato, non posso fare a meno di pensare che ai bordi della nostra atmosfera è stato perpetrato una sorta di piccolo delitto fotografico.
Beh, niente di veramente grave ma chi è appassionato in particolare a fotocamere e obiettivi deve sapere che in questi giorni, subito prima del rientro in atmosfera, l’astronauta Italiano Paolo Nespoli ha abbandonato ad un brutto destino un bel po’ di preziosa attrezzatura fotografica.
Nespoli è infatti rientrato dalla sua missione sulla IIS con la Soyuz russa, composta dalla capsula che riporta a terra gli astronauti e dal modulo orbitale, che viene abbandonato e si disintegra al rientro nell’atmosfera.
Tutto il materiale “non strettamente indispensabile” viene lasciato in questo modulo orbitale “a perdere” e così è stato anche per una coppia di magnifiche fotocamere professionali Nikon (una D3s ed una D3x) oltre ad almeno un obiettivo Nikkor 24-120.
Stringe il cuore pensare a tutto quel ben di dio che si vaporizza mentre il modulo russo brucia al rientro e qualcuno ha anche calcolato che lo “spreco fotografico” dovrebbe essere nell’ordine dei 13/14.000 euro.
Si tratta certamente di una bazzecola rispetto ai costi enormi delle missioni spaziali, dove portare un chilogrammo in orbita costa molto caro: almeno 5.300 dollari con la Soyuz usata da Nespoli.
Facendo due conti quindi i 4,3kg di attrezzatura di cui stiamo parlando hanno avuto un costo di messa in orbita ben maggiore del loro valore.
Beh comunque, se ti dovesse capitare di trovare un pezzo di paraluce bruciacchiato in giardino… Saprai da dove viene.
🙂
Nella serata del prossimo 15 giugno, sperando che possa essere sgombra dalle corpose nuvolone che hanno caratterizzato questi ultimi tempi, avremo l’occasione di vedere e fotografare un evento interessante.
Si tratta di una eclisse totale di Luna, che in Italia sarà osservabile già in “prima serata” per proseguire fino circa alla mezzanotte.
L’eclisse vedrà il nostro bel satellite immergersi totalmente nel cono d’ombra della Terra, questo le conferirà una caratteristica colorazione rossastra: la Luna rossa appunto.
Il fenomento avrà inizio alle 20.23 con l’ingresso cono d’ombra ed il conseguente aspetto “morsicato”, poi dalle 21.20 circa si potrà godere della Luna Rossa con centralità poco dopo le 22.00.
Il fenomeno si concluderà intorno alla mezzanotte con l’uscita dal cono d’ombra terrestre ed avrà quindi una durata totale di oltre tre ore, dandoci modo di poterlo gustare in tutta calma e provare a realizzare qualcosa di buono anche con le nostre macchine fotografiche.
Per i più “scientifici” o per chi non potrà essere all’aperto e con il naso all’insù a godersi questa serata particolare, segnalo il sito del Parco Astronomico Sidereus dove saranno pubblicate in tempo reale le immagini da telescopio.
Un ringraziamento a Mery per l’interessante segnalazione.
C’è poco da fare, devo confessare che non di rado mi colpiscono ed affascinano le cose storte.
Dal ramo di un albero che ha patito la furia del vento o si è dovuto far strada per trovare la luce, ai nasi più improbabili che si possono incrociare per strada, fino ad una cassetta della posta installata in modo maldestro.
Non proprio sempre, ma più frequentemente di quanto ci si potrebbe aspettare, le cose storte hanno un loro fascino, so che non vale solo per me.
A volte hanno fascino persino per chi ha sempre la tentazione di cercare di raddrizzarle.
E così per l’assignment di questo weekend eccoti il tema fotografico da svolgere : le cose storte.
Prova a cercare di affrontare questa missione cercando e fotografando cose che sono effettivamente storte, anche solo un poco.
Quindi non fare una foto storta di una cosa dritta ma foto dritta di qualcosa che è storto. 🙂
Lo so, questo fine settimana l’assignment è un po’ folle, ma forse è per questo che potrà risultare divertente.
Come al solito ti invito a condividere “il tuo prodotto della missione” e pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto che avrai realizzato.
—————————————————– Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.
Anch’io, come tantissime persone che hanno visto questa incredibile foto di Frans Lanting sul National Geographic, mi sono chiesto come diavolo abbia fatto questo fotografo a realizzare un’immagine del genere.
L’autorevolezza della rivista è certamente sufficiente per accettare senza dubbi l’affermazione che non si tratta di una foto ritoccata o addirittura di un disegno; certo che la visione è veramente surreale.
La curiosità su come sia stato possibile realizzarla hanno spinto la “photo editor” Elizabeth Krist ad intervistare il fotografo per chiedergli informazioni su questo piccolo capolavoro realizzato in Namibia e pubblicarne i dettagli sul Magazine online.
Lanting ha innanzitutto scelto di usare una grande duna di sabbia rossa come sfondo. E’ una duna molto alta, di circa 400 metri, che insieme ai particolari tronchi d’albero, caratterizza la zona del Dead Vlei.
Ha saputo poi aspettare il momento giusto, la luce perfetta.
Dopo aver studiato il luogo ha deciso che l’ora ideale per uno scatto significativo sarebbe stata quella poco dopo l’alba, con la luce del sole del primo mattino all’altezza giusta per illuminare soltanto la sabbia rossa della duna e non il bianco suolo di polvere che circonda gli scheletrici alberi. In questo modo il terreno, chiarissimo ma ancora in ombra, acquista la tonalità blu del cielo sereno dell’alba.
La forte differenza di luce tra la duna ed il suolo è stata gestita da Lantig con un filtro graduato che ha permesso di ridurre il contrasto, altrimenti eccessivo. E’ questo l’unico “trucco” utilizzato dal fotografo, oltre ad una scelta di taglio (crop) effettuata in fase di postproduzione.
Le macchie bianche che spiccano sulla duna altro non sono che piccoli cespugli bianchi sfuocati dall’effetto del teleobiettivo, sfruttato anche per schiacciare al massimo la prospettiva.
Non c’è che dire: è un capolavoro.
Puoi trovare tutta l’intervista (in Inglese) sul sito del National Geographic.
Se sei interessato ad acquistare questa immagine come stampa artistica puoi contattare direttamente il fotografo all’indirizzo: gallery@lanting.com
Nel 1952 Henri Cartier-Bresson pubblicò il suo famoso libro “The Decisive Moment”, che oltre ad un portfolio di 126 fotografie ed alla copertina disegnata nientemeno che da Henri Matisse, includeva una prefazione dell’autore che traeva spunto da una frase di un cardinale del diciassettesimo secolo che diceva “Il n’y a rien dans ce monde qui n’ait un moment decisif”: Non c’è niente al mondo che non abbia un momento decisivo.
Bresson prese questa espressione come emblema del suo stile fotografico.
In questo video, realizzato nel 1973, il grande fotografo si racconta e racconta il suo stile, il suo punto di vista su ciò che per lui era fotografare e lavorare come artista.
E’ un bellissimo documento raccontato dalla viva voce del fotografo stesso, in cui ho apprezzato in particolare, il modo con cui Bresson dichiara candidamente di essere stato in realtà un fotografo surrealista sotto le mentite spoglie di un fotogiornalista.
Ti consiglio di trovare un momento tranquillo per vedere questo piccolo gioiellino e gustarne l’atmosfera, con i toni di Bresson che ci racconta le sue esperienze.
C’è una cosa in particolare che mi ha colpito. E’ quando il fotografo racconta l’incontro con Ezra Pound, occasione da cui scaturì il famoso ritratto.
Ebbene, in quella sessione Bresson spiega che ci furono ben pochi scatti o parole, fu tutta una questione di sguardi; quasi una sfida. I due si guardarono a lungo, intensamente e pacificamente negli occhi prima di procedere alle foto: si scrutarono in profondità per qualcosa come un’ora e mezza.
Beh, che splendida lezione. Credo proprio che se ci sediamo e ci guardiamo negli occhi per un’ora e mezza con una persona prima di procedere a scattarle dei ritratti, il risultato difficilmente sarà una cosa banale.
Buona visione.
.
[AGGIORNAMENTO 23/01/2012: Purtroppo il video integrale “The Decisive Moment” non è più disponibile online dato che è commercializzato in DVD. Ho quindi sostituito l’inserto sotto con un l’estratto disponibile su Youtube. Sorry.]
Rallenta.
Se c’è una cosa che spesso minaccia la nostra capacità di realizzare della buone foto è la fretta: quel passo lesto che in genere segna le nostre vite e delimita i momenti che dedichiamo alla fotografia. Un ritmo che raramente ci permette di cogliere e sfruttare le tante opportunità fotografiche che ci si presentano quotidianamente.
Se non si riesce a rendersi conto di questo fattore e non si impara a rallentare, anche l’avere sempre a disposizione una fotocamera diviene inutile.
La prossima volta che dedichi del tempo alla fotografia prova a rallentare, a prenderti più tempo per cercare le inquadrature e le composizioni.
Una volta che avrai rallentato… Rallenta ancora di più. Usa un treppiede, metti il fuoco in manuale e minimizza gli automatismi. Ragiona sulle foto cercando di previsualizzarle, accontentati di fare meno scatti, molti meno.
Le foto verranno da sole.
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In questi giorni ho avuto modo di scoprire uno spazio online ed una rivista ad esso collegata che non conoscevo.
Si tratta di Hyde Park, un progetto che ho trovato interessante ed a cui ti invito a dare un’occhiata. E’ uno spazio web aperto alla condivisione di idee e progetti, con particolare attenzione alle espressioni artistiche come fotografia e poesia, ma anche all’ambiente ed all’attualità.
La volontà dei creatori di questa iniziativa è quella di creare una sorta di “speaker’s corner” come quello del famoso parco londinese che dà appunto il nome alla rivista.
Chiunque può sottoporre i propri lavori alla redazione che poi provvede a selezionarli e pubblicarli in una veste che li valorizza sotto forma di rivista cartacea ma anche in versione PDF che rimane sempre e gratuitamente disponibile per la lettura in rete.
Una bella idea, realizzata in modo intelligente ed aperto,
La notizia ha fatto velocemente il giro del mondo: in questi giorni si è segnato il record per la fotocamera più costosa mai venduta. Si tratta di una vecchia Leika o-series del 1923 che è stata battuta all’asta presso Westlicht per la “modica” cifra di un milione e trecentoventimila euro. Apparenente ad un lotto di soli 25 pezzi realizzati al fine di testare il mercato per questo tipo di fotocamere, la piccola Leica, tuttora perfettamente funzionante, è la seconda di questa serie ad essere stata proposta e venduta in un’asta pubblica.
Devo dire che un prezzo così enorme per un apparecchio fotografico, anche quando sicuramente raro ed importante, a me appare veramente eccessivo.
Ha davvero senso pagare una cifra del genere per aggiudicarsi questo piccolo pezzo di storia? E l’acquirente avrà mai intenzione di caricarci un rullino e provare a fare qualche scatto?
Probabilmente sono domande destinate a rimanere senza risposta.
Certo che a questo punto posso comunque iniziare a coltivare qualche speranza di poter piazzare ad un buon prezzo anche la mia piccola Rollei del 1945…
Che dici, provo a sottoporla a qualche casa d’aste? Stavo pensando ad una base di almeno 500.000 euro… 🙂 🙂 🙂
E tu hai qualche vecchio cimelio da vendere?
Ecco nel video sotto com’è andata l’asta della Leika. Dacci un’occhiata, magari chissà… un giorno l’oggetto in vendita potrebbe essere qualcosa che hai nella tua cantina.
C’è una frase di Georges Braque a cui voglio dedicare il post di oggi:: “La limitazione dei mezzi determina lo stile, dà vita a nuove forme e dà impulso alla creatività”.
Leggila con attenzione perché racchiude una delle grandi verità che hanno reso la fotografia così affascinante ed importante fin dal primo momento della sua invenzione.
Braque non era un fotografo ma è comunque una figura che non ha bisogno di presentazioni e può essere considerato tra quelli che segnano la storia dell’arte moderna. Fu infatti insieme a Picasso il fondatore del movimento cubista.
Credo che la questione della limitazione dei mezzi sia davvero fondamentale in fotografia, mi è già capitato in precedenza di parlarne.
Le caratteristiche di incompletezza, dall’intrinseca limitazione dell’inquadratura, al singolo istante colto nel tempo, fino alla selettività del fuoco o delle tonalità di colore, sono ciò che costringe il fotografo a esprimersi il più possibile sul soggetto; sul contenuto, cercando di sfruttare al meglio quelle limitazioni.
E così, è proprio comprendendo questi vincoli ed imparando a gestirli facendoli propri, che molti grandi artisti hanno realizzato i loro capolavori.
Hai mai pensato a questo aspetto ed a quanto ciò sia in contrasto con le tendenze di perfezionismo tecnologico che però da sempre accompagnano il mondo della fotografia?
E’ la stagione giusta per questo assignment.
Per questo fine settimana la ormai tradizionale missione fotografica che propongo è : il calore.
E’ sempre stimolante provare a catturare in una foto ciò che in realtà è dominio di sensi diversi dalla vista, ma nel caso del calore il tema si allarga ulteriormente.
L’assignment non è vincolante sul calore solo in senso fisico/termico, ti invito a cercare ed immortalare un concetto più ampio possibile di calore, che sia quello emotivo, sensuale, umano insomma.
Può essere una sfida proprio il tentare di racchiudere in un solo fotogramma più aspetti del concetto di calore, questa è la missione per il weekend assignment numero 34.
Come al solito è un’occasione (o una scusa) per dedicare qualche momento alla fotografia ed uscire a scattare secondo un compito predeterminato con l’obiettivo stimolare la propria creatività.
In questi giorni prova a fotografare il calore e rendilo l’elemento chiave di qualche tuo scatto.
Poi ti invito a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto che avrai realizzato.
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