Il sottotitolo di questo blog non è messo a caso, oggi infatti ti propongo qualcosa che appartiene forse più alla chimica che alla fotografia e ricorda quei folli esperimenti da scienziati pazzi che non credo di essere il solo ad aver imbastito nel periodo adolescenziale.
Si tratta di un ipnotico time lapse macro in cui si vede la combustione di alcuni elementi, più precisamente: carbonio, sodio, fosforo, magnesio e zolfo.
Fa parte della fantastica serie “Beauty of Science” relizzata da Yan Laing; se ne sconsiglia l’emulazione…
Buona visione 🙂
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Posts Tagged ‘fotografia’
Elementi in fiamme
Posted in Culture, Nature, video, tagged chimica, combustione, fotografia, macro, scienza, timelapse, video on 17/10/2016| 2 Comments »
Image Deconstructed
Posted in Black and White, Closeups, Culture, People, Photography portraits, Technique, video, tagged decostruzuone, fashion, fotografia, image decostruction, imparare, lezione, luci, moda, photography, scuola, tecnica, workshop on 09/10/2016| 1 Comment »
Non sono un grande fan della cosiddetta “Fashion Photography” ma ho comunque molto rispetto per la professionalità e le capacità tecniche di molti fotografi di questo settore. La fotografia di moda richiede altissima qualità e forti capacità di gestire ogni dettaglio dell’immagine. Il fotografo si trova spesso a lavorare sotto pressione ed in tempi ridotti.
E poi si sa, le star non sono facili…
È per questi motivi che ogni tanto vado a vedere cosa c’è di nuovo sul sito di Breed, una scuola di fashion Photography, ed è qui che ho trovato questo interessante video. Mostra le fasi di un workshop in cui l’obiettivo è ricreare il ritratto di Kristen Stewart realizzato da Mario Testino per una pubblicità di Chanel.
C’è tutto: dal make up alle luci, dalla gestione della modella fino alla fase di scatto vera e propria. Un processo che quelli di Breed chiamano “Image Decostruction” e che trovo davvero istruttivo per qualunque fotografo.
Buona visione!
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[Fonte: Breed]
Il fascino antico degli Ambrotipi (reloaded)
Posted in Black and White, Culture, History of photography, Technique, video, tagged ambrotipo, camera oscura, chimica, fotografia, storia, tecnica, video, wet plate on 06/10/2016| 2 Comments »

Frederick Scott Archer
Una lastra di vetro perfettamente lucidata, una sostanza viscosa chiamata collodio ed un po’ di nitrato di argento. Erano questi, insieme ad una piccola camera oscura portatile ed a qualche altro reagente chimico, gli strumenti con cui intorno al 1850 si realizzavano i cosiddetti “Ambrotipi”, fotografie che utilizzavano un metodo detto della “lastra umida” (wet plate) inventato da Frederick Scott Archer.
La qualità delle immagini non era al livello dei dagherrotipi, ma il costo era inferiore, il processo più semplice e sopratutto così si ottenevano negativi da cui produrre stampe molteplici.
E’ seguendo questo metodo che il fotografo Harry Taylor ci fa vedere, in questo video, come ancora oggi si possa provare a seguire questo procedimento.
Le fasi necessarie per produrre un “ambrotipo” che Taylor ci mostra sono:
1) Pulitura accurata della lastra di vetro.
2) Applicazione del collodio sulla lastra distribuendolo perfettamente. Questa fase può svolgersi alla luce.
3) In camera oscura, immersione della lastra in una soluzione di nitrato d’argento per circa 3-5 minuti.
4) Sempre al buio, inserimento della lastra trattata nell’apposito contenitore/scatola a tenuta di luce (plate holder).
5) Posizionamento del plate holder, contenente la lastra, nella macchina fotografica ed esposizione di circa 8 secondi.
6) Sviluppo in un bagno di solfato di ferro.
7) Fissaggio usando una soluzione contenente tiosolfato di sodio.
Il risultato è un’immagine dotata di discreta qualità e gran fascino.
E’ interessante pensare come alcuni fotografi di metà ottocento viaggiassero con al seguito tutta l’attrezzatura necessaria per fare queste foto. Era un discreto quantitativo di roba ed in genere serviva un carro. Fu in questo modo che furono realizzati anche i primi reportage di guerra.
E’ un video interessante, specie se non hai mai visto come si realizzavano queste fotografie.
Buona visione.
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Weekend assignment #160 : l’automobile
Posted in Bokeh, Culture, tagged Assegnato, assignment, auto, automobile, compito, fine settimana, fotografia, macchina, pega, tema, weekend on 01/10/2016| 4 Comments »
Gioia o dolore, libertà o schiavitù, l’auto è un simbolo che suscita sensazioni molteplici e non poteva mancare nell’elenco dei possibili compiti assegnati ad un fotografo.
Sportiva o d’epoca, lussuosa o utilitaria, la “macchina” è infatti un elemento che nel bene e nel male caratterizza la quotidianità di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo perché segna, da oltre un secolo, il modo in cui le persone si muovono e l’impatto che questo ha sulla collettività e sull’ambiente.
Nel weekend ti invito quindi a concentrarti su questo tema ed a provare qualche scatto che possa sintetizzare un tuo messaggio in cui l’automobile è il soggetto centrale.
Poi, come propongo sempre, condividi qui la tua foto migliore.
Buon divertimento e buon weekend!
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.
Me la stampo in 3D
Posted in Culture, Technique, video, tagged 3d, bricolage, DIY, fai da te, fotocamera, fotografia, progetto, stampa on 22/09/2016| 7 Comments »
Ecco un bel progettino per le fredde serate che l’inverno porterà (forse). Sui tratta della SLO, una fotocamera fai da te da assemblarsi con pezzi stampati in 3D.
L’intero progetto è disponibile on line ed il suo ideatore, il designer Amos Dudley, ha ben documentato sul suo blog l’intero processo di realizzazione.
Una dalle cose più interessanti è che anche la lente è stampata. Dudley ha usato una tecnica ancora in via di perfezionamento che richiede una certa dose di manualità per rifinirla e renderla davvero efficace, ma questo rende la SLO un prodotto integralmente realizzabile solo con dei pezzi stampati in 3D, senza aggiunte industriali o altri componenti.
L’intero progetto è molto ben studiato, compresa la totale modularità del gruppo otturatore/lente che Dudley ha deciso di rendere indipendente, in modo da poter sempre sostituire queste parti con versioni migliorate senza dover ristampare tutta la fotocamera.
Insomma proprio una bella idea, anzi una sfida, che chiunque può raccogliere dato che i file sono liberamente scaricabili qui e sfruttabili anche da chi non possiede una stampante 3d: basta infatti consegnarli ad un service.
Quasi quasi ci provo…
Werner Bischof (reloaded)
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, tagged arte, bishhoff, cultura, fotografia, novecento on 19/09/2016| 1 Comment »
“Ho sentito il dovere di avventurarmi nel mondo e di esplorarne il vero volto. Condurre una vita soddisfacente, di abbondanza, ha accecato molti di noi che non riescono più a vedere le difficoltà immense presenti al di là delle nostre frontiere.”
Prima delle immagini, sono queste sue brevi parole a far subito intuire chi era Werner Bischof. Nato a Zurigo nel 1916 studiò arte ed iniziò a lavorare come fotografo pubblicitario ma, nonostante un discreto successo, ben presto si accorse che non era quella la sua strada. Nel 1945 accettò un incarico da parte della rivista Du che lo portò a girare l’Europa postbellica e documentare le condizioni di vita delle persone.
Rimase segnato da questo suo primo incarico. La sua attenzione si volse subito verso le persone, specie i più deboli, le vittime innocenti del recente conflitto, sviluppando l’idea di fotografia come testimonianza della dimensione esistenziale e delle sue difficoltà.
Nel 1949 fu invitato a far parte dell’agenzia Magnum, allora composta dai soli cinque soci fondatori: Capa, Cartier-Bresson, Rodger, Seymour e Haas.
Nella veste di fotoreporter (definizione che non amava) viaggiò prima in India e poi in Giappone per documentare la guerra in Corea. Vi rimase un anno intero, carpito dal fascino e dall’eleganza della sua cultura, che catturò con scatti assoluti.
Nel 1953 si volge verso il nuovo mondo. Prima viaggia per alcuni mesi nel cuore degli Stati Uniti seguendo la creazione della nuova rete autostradale, poi va in Sudamerica dove è intenzionato a fotografare alla gente, descrivere la vita quotidiana. Un’idea che, sapeva benissimo, non avrebbe entusiasmato le testate per cui lavorava. È sulle Ande, a soli trentotto anni, che trova una terribile morte, in un incidente d’auto mentre viaggia verso una miniera in alta quota.
Gran parte del lavoro di Bischof è stato valorizzato solo in tempi molto successivi alla sua morte, grazie al figlio Marco che, nel 1986 decise di pubblicare alcuni estratti dai suoi diari e dalla corrispondenza, oltre ad un archivio fotografico inedito.
C’è una cosa, di cui non molti parlano, che mi ha affascinato di questo fotografo. Bischof è stato uno dei pochi fotoreporter del “periodo d’oro” del fotogiornalismo anni ’50 e ’60 ad usare il colore.
In quegli anni, per motivi tecnici ed economici, le testate stampavano solo in bianco e nero, creando un terreno formale a cui la maggior parte di un certo tipo di fotografi è rimasta rigidamente ed a lungo ancorata, anche ben dopo l’avvento della quadricromia. Werner Bischof fu invece tra i primi ad esplorare il reportage anche a colori, riuscendo ad interpretarlo con coordinate artistiche ed estetiche indipendenti e personali, sicuramente diverse da quella sorta di mainstream monocromatico che ancora oggi tende a dominare il genere.
Una volta disse: “Davvero io non sono un fotogiornalista. Purtroppo non ho alcun potere contro questi grandi giornali, non posso nulla, è come se prostituissi il mio lavoro e ne ho davvero abbastanza. Nel profondo del mio cuore io sono sempre, e sempre sarò, un artista.”
La Lomo’Instant Automat
Posted in Culture, video, tagged crowdfunding, fotografia, instant, istantanea, kickstarter, lomo, marchetta on 17/09/2016| 4 Comments »

Lo dico subito: questo post è una mezza marchetta, poi ti spiego perché. Comunque… da bravo “malato” di fotografia istantanea, oggi voglio parlarti di un bel progettino su Kickstarter: la Lomo’Instant Automat, una nuova creatura messa in cantiere da Lomography.
E’ un piccolo oggetto in grado di far entrare chiunque nel trip della foto “cotta e mangiata”, un modo di affrontare la passione per le immagini diverso dal “cattura e surgela” tipico del digitale ma da molti considerato un po’ retrò.
La cosa mi interessa perché ho ormai perso la speranza di poter continuare ad usare a lungo la mia cara “Zietta” a causa dello stop deciso da Fujifilm alla produzione delle vecchie pellicole a strappo ancora compatibili con le folding Polaroid, e quindi non mi resta che guardarmi intorno in cerca di qualcosa che possa farmi continuare con le istantanee. Da questo punto di vista devo ammettere che, in effetti, Lomography è in pole position…
La Instant Automat si differenzia dalle sue sorelline per un ricco set di funzionalità creative e modalità di scatto che strizzano l’occhio allo stile lomografico ma con un po’ di evoluzione nella direzione degli automatismi. La fotocamera infatti è dotata di velocità otturatore e flash impostati automaticamente. Lomography insomma strizza l’occhio anche ai meno esperti, garantendo risultati sempre accettabili, anche in condizioni di luce un po’ più difficili.
Ah, dimenticavo… la questione della marchetta? Pare che Lomography metta in palio una Instant tra i bravi ragazzi che scrivono qualcosa a proposito di tutto ciò…
🙂 🙂 🙂
Cartoline da Aleppo
Posted in Culture, People, video, tagged disastro, disperazione, distruzione, ecatombe, follia, fotografia, guerra, morte, NOWAR, siria, war on 08/09/2016| 10 Comments »
Oggi lascio la parola alle immagini. Sono quelle originariamente pubblicate da Bored Panda ma poi trasformate in una devastante sequenza video da David Wolfe. Mostrano il “prima” ed il “dopo” di una città che era stata dichiarata patrimonio dell’Unesco ma che oggi è ridotta ad un cumulo di macerie: Aleppo.
La guerra in Siria ha provocato finora oltre centotrentamila vittime accertate e più di quattro milioni di rifugiati, due dei quali hanno dovuto lasciare il loro paese.
Non c’è molto altro da aggiungere, le fotografie parlano da sole…
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Decentramento
Posted in Culture, tagged Decentramento, fotografia, psicologia, visione on 31/08/2016| 1 Comment »

“Io penso questo, io faccio quello, io, io, io”. È tipico del linguaggio dell’adolescenza iniziare ogni frase con un “Io”, fa parte del naturale sviluppo dell’ego e della maturazione del modo di esprimersi.
Quando dunque si vedono in giro così tante fotografie che equivalgono ad una frase che inizia per “Io”, sorge il pensiero che ci si trovi in una situazione analoga.
Se la fotografia parla sempre e solo del fotografo, di chi è, con chi è, di cosa pensa, fa e come vede il mondo, l’osservatore ne può anche rimanere affascinato, ma il confine con la banalità è molto sottile.
Facendo quindi un parallelo tra il linguaggio verbale e quello fotografico, si può andare in cerca di ciò che può aiutarne l’evoluzione. Tra questi fattori di maturazione, uno dei più importanti è forse il “decentramento”.
Il concetto di decentramento fu introdotto negli anni sessanta dallo psicologo svizzero Piaget, che lo descrisse come “capacità di considerare la realtà secondo i suoi molteplici aspetti”. È una caratteristica dell’intelligenza che l’individuo tende a sviluppare nel corso della sua maturazione, fornendogli una capacità di valutazione meno distorta rispetto a quella data dalla visione sbilanciata tipica di un unico e soggettivo punto di vista.
Ecco che quindi il concetto di decentramento potrebbe davvero essere prezioso in fotografia. La capacità di utilizzare più punti di vista, specie concettualmente, per puntare a lavori fotografici di maggior qualità e spessore, lasciando la monotonia dell’Io e della fotografia “centrata”.
Forse un semplice post non è adatto a sviluppare bene questo discorso… magari ci ritornerò. Tu come la vedi?
In caso di pioggia…
Posted in Culture, Technique, video, tagged arrangiarsi, DIY, fai da te, fotografia, macgyver, pioggia, plastica, rubrica, sacchetto on 25/08/2016| 14 Comments »
Chi si ricorda MacGyver? L’ingegnoso protagonista di quella vecchia serie televisiva che si arrangiava con tutto ciò che trovava a portata di mano?
Ecco, oggi inauguro la rubrica MacGyver Photography: come arrangiarsi quando la pioggia cerca di impedirci il nostro scatto più bello.
Se ci pensi forse ricordi qualche occasione in cui ti è capitato di “rinunciare” nel timore di bagnare e rovinare la tua attrezzatura; la soluzione al problema può essere davvero semplice ed a costo zero, altro che costose custodie o aggeggi: basta un banale sacchetto per la spazzatura.
Il fotografo Benjamin Jaworskyj ci mostra come fare: si infila la busta di plastica sulla fotocamera, bloccandola con il paraluce ed aprendola poi sulla lente. Dall’altro lato si potrà accedere ai comandi ed al mirino, per fotografare in tutta tranquillità anche sotto ad un acquazzone.
Niente di più facile.
Dunque, per questo ed anche altri molteplici usi, annotiamoci per le prossime uscite fotografiche di portare sempre qualche sacchetto della spazza.
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