Oggi riflessione contorta.
Dunque, ci sono le cose importanti e ci sono le cose che ci interessano, non sempre i due concetti coincidono. A volte può capitare che la nostra mente tenda a scivolare verso le seconde, una deriva più o meno cosciente che in qualche caso scatena una sorta di senso di colpa.
Può succedere anche con la fotografia, come con mille altre passioni e interessi.
Se questo ti accade può essere utile farti una domanda: perchè?
Non è detto sia facile rispondere, ma potrebbe essere importante.
Posts Tagged ‘pega’
La fotografia è importante?
Posted in Culture, Night shots, tagged contorsione, fotografia, idea, importante, passione, pega, riflessione on 24/06/2013| Leave a Comment »
Weekend assignment #85 : mosso
Posted in Culture, tagged assignment, mosso, pega, weekend on 22/06/2013| 2 Comments »
Il mosso è stato inventato con la fotografia. È nato come errore ma poi se ne sono cominciate a capire le potenzialità ed ora è qualcosa che non dovrebbe mancare nel bagaglio tecnico e creativo di ogni fotografo.
Ci sono tanti tipi di mosso: dalle scie al panning, passando per le zoomate o gli scatti in velocità. Con il mosso si può dare alla foto un dinamismo incredibile o addirittura rendere veloce ciò che è lento.
Questo weekend assignment è dedicato a ciò che la fotografia ci ha regalato nonostante non le appartenga: il mosso.
Giocaci un po’ nel fine settimana, prova qualche scatto seguendo la traccia di questo tema, che stavolta è un po’ tecnico ma ti assicuro divertente e di frequenti soddisfazioni. Dopo, se ti va, posta in un commento la tua foto, condividendola. Confrontarsi è sempre divertente e ci aiuta ad imparare.
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.
Backup rererereloaded!
Posted in Black and White, Candid portraits, Culture, People, Street Photo, Technique, tagged archivio, backup, disastro, pega, recupero, ridondanza, sicurezza on 31/05/2013| 1 Comment »
Quanto saresti disposto a pagare per riavere il tuo archivio fotografico a seguito di un’ipotetica perdita? Pensaci bene. Prova a tirar fuori un valore. Cento euro? Duecento, cinquecento, mille? Sii sincero con te stesso e scrivi questa cifra.
E’ bene che si tratti solo di un’ipotesi perché in alcuni casi di perdita dati, questi non tornano disponibili nemmeno per tutto l’oro del mondo.
Magari è deformazione professionale o forse è l’effetto dell’aver visto lo sconforto negli occhi di chi ha perso il suo archivio. Il fatto è che tra i miei propositi c’è di parlare di backup ogni tanto; diciamo almeno una volta l’anno, mi pare il minimo.
Oggi quindi ti ripropongo alcune considerazioni che ritengo sempre più o meno valide e comunque almeno utili per pensare un po’ a questa faccenda.
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Scatti in digitale?
Lo fai (vero?) un sano e regolare backup del tuo archivio fotografico? Ne hai una o più copie di sicurezza?
Lo dico perché ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che ha appena perso molte delle proprie foto digitali, in qualche caso TUTTE. Tipicamente perché gli si è rotto l’hard disk del PC su cui aveva il suo intero archivio. Roba da mettersi a piangere.
Ebbene, per favore, ti prego, FAI IL BACKUP delle tue immagini, fallo regolarmente, fanne anche più di uno. Ne vale veramente la pena.
Con l’aumento dei megapixel è aumentato anche il volume dei dati da cui è formato il nostro archivio di files fotografici ma ci sono molti metodi per fare efficacemente la copia del proprio lavoro.
– Copie su Hard Disk esterni
Il prezzo dei piccoli hard disk esterni removibili è sceso sotto la soglia dei 0,20 Euro a Gb. E’ una soluzione pratica ed efficace ed è probabilmente quella che è più adatta ai fotografi.
In particolare è da prendere in considerazione l’adozione di dispositivi di rete (NAS) con due o più dischi ridondanti che effettuano automaticamente la replica dei dati.
I NAS ormai si trovano sul mercato consumer a prezzi interessanti e per innalzare ancora il livello di backup dei propri dati è facile associare al NAS una o più unità disco rimovibili (e quindi trasferibili altrove) su cui effettuare periodicamente un ulteriore e fondamentale livello di salvataggio.
– Copie su DVD
Si tratta del supporto la cui garanzia di durata nel tempo è maggiore. ATTENZIONE però, non tutti i supporti che acquistiamo riportano esplicitamente i valori di persistenza dei dati nel tempo. Per le finalità di backup è necessario acquistare supporti di alta qualità (in genere marcati “master”) e non cercare il risparmio a tutti i costi.
I problemi di questa tecnologia, per certi aspetti un po’ datata, sono il ridotto spazio disponibile su ogni supporto e la laboriosità delle operazioni di copia che si riflettono sulla difficoltà di mantenere davvero nel tempo un buon piano di backup frequente.
– Copie su nastro (DAT)
E’ una tecnica professionale la cui applicabilità è molto adatta a chi si trova nella condizione di dover salvare enormi quantità di dati.
I supporti a nastro sono veloci ed affidabili ma le unità che li utilizzano sono costose.
– Storage su Internet
Negli ultimi anni sono fioriti molti servizi che offrono buone quantità di spazio su server farm molto sicure e sempre accessibili. Una soluzione ottimale per chi desidera il massimo della garanzia e la possibilità di poter accedere ai propri files sempre e da qualunque luogo.
Il rovescio della medaglia di questa, che sembrerebbe essere la soluzione ideale, sono i lunghi tempi di trasferimento dei dati ed anche i costi, anche se alcune recenti novità come quella di Flickr che regala un terabyte di spazio o garantisce spazio illimitato per un paio di decine di euro all’anno, fanno ben sperare su questo fronte.
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Qualunque sia la tua scelta per il backup l’importante è iniziare a farlo.
E non dimenticare di :
– Separare i supporti contenenti il backup dal PC. In questo modo anche in caso di disastro o furto (opzione non così remota) nel luogo dove questo risiede, si ha in salvo una copia dei dati.
– Considera di optare per una strategia in più copie. Il gioco può valere la candela…
– Effettuare frequentemente e costantemente il salvataggio dei dati sui supporti di backup. Meglio se in modo automatico.
– PROVARE e VERIFICARE la rileggibilità dei dati salvati !
Pensaci bene, poi se non l’hai ancora fatto, considera seriamente di alzarti dalla sedia ed andare subito ad investire almeno una parte della cifra (quella che ti invitavo a scrivere all’inizio del post) proprio nel tuo sistema di backup.
Ah, dimenticavo: se vuoi fare una buona azione… DILLO ANCHE AI TUOI AMICI. Magari condividendo proprio questo articolo.
🙂
Polaroid addiction
Posted in Culture, History of photography, Technique, video, tagged addition, analogica, blog, dipendenza, droga, fotografia, grande formato, istantanea, passione, peel apart, pega, Polaroid, stampa a contatto, strappo, tunnel on 17/05/2013| 7 Comments »
Ebbene sì, mi trovo da tempo nel tunnel della la Polaroid a strappo e devo metterti in guardia visto che più passano i mesi e più mi convinco che si tratti di una cosa pericolosa e da sconsigliare perché dà dipendenza 🙂
Il fatto è che con la Polaroid si entra di colpo in un universo parallelo. La fotografia istantanea è un po’ passato ma anche presente, forse anche futuro, il tutto arricchito dalla percezione che ogni foto è un pezzo unico, un po’ imprevedibile, di sicuro irripetibile.
Anche il costo vivo (circa 1,2€) di ogni scatto diviene un elemento del gioco, secondo me addirittura un valore aggiunto che, oltre a far meglio percepire il “peso” della foto che alla fine si ha in mano, porta il fotografo a valutare con maggior attenzione ogni click e lo costringe a fare considerazioni che con il digitale sono spesso ormai dimenticate.
Specie con il formato “peel apart”, in cui mi sono imbattuto, si tratta poi di fotografare su negativi di notevoli dimensioni. Il fotogramma del Pack 100 è infatti 3,25×4,25 pollici, non un grande formato a tutti gli effetti ma sicuramente una dimensione notevole rispetto ai sensori APC ed anche al 35mm. Questo si lega con il fascino classico ed immutabile della stampa a contatto che avviene proprio nelle nostre mani, quando si estrae la busta dalla fotocamera ed inizia il processo di sviluppo e stampa, seguito poi dalla gustosa operazione di separazione della fotografia finale dal suo negativo.
Ed è proprio in queste fasi, dopo l’esposizione, che ci si trova con in mano un mini laboratorio fotografico mobile. Qui il fotografo è ancora parte del processo, interagisce e può influire con le sue decisioni sui tempi di sviluppo o anche intervenire con un suo contributo creativo, alterando o addirittura stravolgendo il risultato finale. Mi riferisco, ad esempio, alla possibilità data dalla pellicola “peel apart”, di completare la stampa su un supporto diverso dalla sua carta, trasferendo l’immagine su cartoncino, legno o stoffa.
E non è tutto: anche il negativo è sfruttabile. Non è il caso di buttarlo come indicato nelle istruzioni, ci si può divertire a recuperarlo sciogliendo con la candeggina la patina nera che lo copre sul retro della busta.
Insomma: un piccolo universo di possibilità creative…
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La Pinola funziona!
Posted in Black and White, Culture, People, Photography portraits, tagged 120, analogica, bricolage, DIY, fai da te, fotografia, pega, pellicola, pinhole, Pinola, pvc, rossa, stenopeica on 09/05/2013| 15 Comments »
Ed eccolo qua il primo scatto riuscito con la “Pinola”, la rossa fotocamera a foro stenopeico che ho realizzato alcune settimane orsono.
I bei tipi, immortalati con questa esposizione durata qualche decina di secondi, sono quattro amici fotografi flickeriani fiorentini incontrati una sera poco prima dell’imbrunire. Sono molto contento che siano proprio loro i protagonisti di quello che è in assoluto il primo fotogramma decente uscito da questa essenziale e basica fotocamera senza lenti autocostruita.
Ad oggi ho scattato un paio di rullini 120, distruggendo buona parte del primo tra scatti sovrapposti ed una precoce apertura della macchinetta dovuta all’avvolgimento della pellicola che sembrava inceppato. Il secondo è andato meglio, specie con alcune foto in interni.
Usare la Pinola richiede solo un po’ di attenzione. Innanzitutto bisogna sempre ricordarsi di far avanzare la pellicola (sembra banale ma me ne sono dimenticato più volte 🙂 ), poi non ci vuole troppa luce altrimenti i tempi di esposizione risultano eccessivamente brevi per poter essere rispettati con l’otturatore “manuale”, inoltre l’inquadratura va stimata bene ma “a occhio” visto che non c’è mirino.
Alla fine comunque non è difficile, basta stare attenti a come piazzarla tenendo conto del notevole effetto grandangolare e calcolare precisamente i tempi aiutandosi con un esposimetro.
Prossimi passi e perfezionamenti del progetto prima di procedere con altri rullini: allargare il buco frontale vista la vignettatura presente, sistemare un problema di avvolgimento della pellicola ed infine provare a migliorare il foro stenopeico perchè, come si vede, la nitidezza non è un granché…
🙂
La Colorpack III
Posted in Culture, History of photography, Technique, tagged analogica, anni settanta, colore, fotografia, istantanea, passione, peel apart, pega, plastica, Polaroid, serventies, strappo, vintage on 07/05/2013| 26 Comments »
Con un incauto acquisto su Ebay del valore di ben €10,75 sono entrato in possesso di qualcosa che ho subito considerato un piccolo gioiellino: una vecchia Polaroid Colorpack III.
Commercializzata intorno al 1970 questa macchinetta faceva parte della linea di fotocamere rigide pensate per utilizzare pellicole “a strappo” ovvero le Polaroid serie-100 Land Pack, che non si trovano più in commercio. Fortunatamente però funziona anche con le Fujifilm FP-100 tutt’ora in produzione e di facile reperibilità.
Mi è arrivata dalla Francia con tanto di scatola e polistirolo originale, sembra nuova e mi è bastato metterci due pile stilo per provare i primi scatti: che meraviglia.
Usare questo tipo di fotocamere è qualcosa che consiglio a chiunque sia appassionato di fotografia, specie ai “nativi digitali”.
Scattare è allo stesso tempo semplice e complesso, ogni scatto è una piccola storia.
Le regole sono sempre le stesse ma l’esperienza cambia. La messa a fuoco è manuale e si ha solo un curioso ausilio: un rettangolo rosso visibile nell’oculare in cui va posizionata la testa del soggetto ed avere di conseguenza una distanza di 1,5 metri, consigliata per i ritratti. Il libretto di istruzioni dice che nel caso di bambini o persone con lunga barba bisogna approssimare 😀
Poi occhio alla luce ed alla scarsa “intelligenza” dell’esposimetro che, specie se confrontata con quella di qualunque digitale attuale, richiede un po’ di ragionamenti su ciò che si ha davanti e su come regolare di conseguenza una rotellina per la compensazione dell’esposizione.
Quando si è pronti non resta che schiacciare con decisione il pulsante di scatto provocando un bel “CLACK”. A questo punto si tira fuori dalla macchina una busta contenente l’insieme di negativo, carta e acidi vari che nello “strappo” vengono spalmati all’interno ed avviano il processo di sviluppo.
Un paio di minuti, che fidandosi si possono far scandire da un timer meccanico posizionato sul lato della fotocamera, ed è il momento di separare la stampa dal negativo. Facendo attenzione a non impiastricciarsi le mani con gli acidi, si apre la busta e ci si trova con un’immagine che sembra magica, i colori prendono corpo mentre la guardi. Ha un sapore tutto particolare: è una Fotografia istantanea fatta con una Polaroid a strappo.
Un altro fotografo fotografato
Posted in Black and White, Culture, History of photography, People, Photography portraits, tagged arte, Arts, Berenice Abbott, corto circuito, creatività, Edward, Eugene Atget, fotografi, fotografia, grafex, grande formato, maestro, novecento, pega, photographer, storia, Tina Modotti, Weston on 01/05/2013| 5 Comments »

Tempo fa avevo proposto il ritratto di Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott poi, in un post successivo, la stessa Berenice ritratta Hank O’Neal.
Mi appassiona questo fatto del fotografo che viene fotografato da un collega perché, come già dicevo, lo trovo una sorta di cortocircuito artistico, qualcosa di particolarmente evocativo e ricco di fascino.
E così oggi te ne propongo un altro: il grande Edward Weston.
Weston non ha certo bisogno di presentazioni ed io ne ho parlato in fin troppe occasioni dato che lo piazzo in cima alla mia personale top ten dei grandi maestri.
Eccolo immortalato insieme alla sua mitica fotocamera Graflex 4×5″.
Era il 1923 e lo sai chi scattò questa foto? Ma certo, la sua assistente, modella, collega ed amante Tina Modotti.
Looping
Posted in Culture, tagged addestratore, analogica, extreme, Florida, formazione, fotografia, giallo, grigio, Kalamario, looping, militare, pega, sfogata, t6, tandem, Texan, tonneau on 29/04/2013| 1 Comment »
Aprile 2001. Da un piccolo aeroporto in Florida decolliamo con due T6 Texan, dopo aver “contrattato” con i proprietari un prezzo accettabile per fare un volo ai comandi di questo superclassico dell’aviazione d’epoca.
Veloce briefing con le istruzioni di base, rullaggio e decollo in formazione. Una volta in volo, affiancato a pochi metri da me, scorgo Dario (aka Kalamario) raggiante con un sorriso a sessantaquattro denti. È ai comandi del suo aereo giallo, che mi ha soffiato a testa o croce lasciando a me l’altro che è di un modesto grigio. Sul posto dietro di lui il proprietario non pare troppo preoccupato e mi chiedo che faccia abbia il tizio seduto dietro di me mentre cerco di volare seguendo le indicazioni che, in un inglese strascicato, mi gracchia nell’interfono.
Scorrono tutti d’un fiato i tre quarti d’ora di volo puro tra sfogate, tonneau e looping, cercando di domare i tanti cavalli del vecchio, ma sempre entusiasmante, T6 biposto da addestramento militare ormai in pensione.
E intanto là fuori c’è una macchina fotografica Pentax a pellicola, attaccata ad una staffa sull’ala. Scatta un intero rotolino da 100ASA, trentasei pose che porterò a casa come un cimelio prezioso.
Fotografie scattate in automatico, ad intervalli regolari, la macchina regolata in modo fisso, forse un po’ a caso. Non so come definirle. Sono un po’ autoritratti e un po’ scatti “extreme”.
Molte esposizioni si rivelarono da buttare ma alcune fortunatamente vennero bene. Di sicuro un gran bel ricordo.
🙂
Weekend assignment #82 : strumenti musicali
Posted in Bokeh, Closeups, Culture, tagged assignment, chitarra, missione, musica, pega, strumenti on 27/04/2013| 7 Comments »
Pianoforti, chitarre, violini, ma anche tamburi, sassofoni, flauti o armoniche.
Sì, questo ottantaduesimo weekend assignment è dedicato alla musica ed in particolare ai suoi strumenti.
Gli strumenti musicali sono oggetti ricchi di fascino, armoniosi e fotogenici. Giocando con la luce e girandoci attorno alla ricerca della giusta inquadratura sembra quasi che sappiano esprimersi non solo nella dimensione acustica ma anche in quella visiva, trasmettendo all’osservatore sensazioni interessanti.
In questo weekend cerca un giusto soggetto e dedica qualche tuo scatto a questo tema. Dopo, se ti va, posta in un commento qui sotto la tua foto condividendo “il prodotto della tua missione”. Confrontarsi è divertente e può aiutarti a scoprire persone che apprezzano le tue immagini.
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