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Archive for the ‘Closeups’ Category

Serpeverde

Serpeverde - © Copyright 2010 Pega

Era arrotolata tranquilla su quel ramo.
Si. Dico tranquilla al femminile perchè, almeno per me, quell’immobile piccolo pitone verde non poteva che essere femmina.
Non ci capisco nulla di rettili, ma mi avevano subito colpito le sue elegantissime squamette bianche a forma di cuore… e non ho potuto fare a meno di considerarla una splendida pitonessa.
Piccole squame bianche a forma di cuoricino, sparse su un verde mozzafiato…

Se ne stava placida, avvolta armoniosamente intorno ad un ramo, quasi in posa, ma anche attenta.
Ed io non ho potuto fare a meno di fotografarla.

La grande apertura dell’ottica usata mi ha regalato un bello sfuocato, una netta separazione del soggetto dallo sfondo ma sopratutto mi ha permesso di non far percepire nell’immagine il vetro.
Si, perchè la pitonessa con i cuoricini era in una teca, progioniera e sola.

Ciao piccola serpeverde…
Spero che un giorno tu possa tornare a casa, magari dal tuo adorato amante al quale mi piace immaginare siano dedicati i tuoi delicatissimi cuoricini. 

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Toy car feels observed

Toy-car feels... observed - © Copyright 2008 Pega

Rieccoci ad una delle nostre tradizionali “missioni fotografiche” del fine settimana.

Come sempre ricordo che tutti sono invitati a postare in un commento il link alle immagini realizzate secondo l’assignment, che siano su un sito personale, su facebook, Flickr o qualsiasi altra piattaforma di condivisione.

Per questo weekend il tema è un classico della fotografia, specie in ambito still life : i giocattoli

Tutti ne abbiamo a disposizione. Tutto può essere un giocattolo ma… quelli veri, quelli dei bambini hanno un fascino tutto particolare.

Nel weekend prova a fare qualche foto dove i giocattoli sono i protagonisti. Still life o no non importa, quello che conta è il soggetto. Poi, come ormai propongo ogni settimana, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.

Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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YongNuo YN460 IIIn genere la massima “you get what you pay for” è una pura verità nel mondo della fotografia e spesso ci si rende conto che i soldi spesi in attrezzatura economica si rivelano un po’ sprecati. Ma per tutti coloro che sono interessati al mondo dell’illuminazione con flash, o che desiderano avvicinarsi a questa tecnica, segnalo la possibilità di dotarsi di un valido ed economicissimo flash che è molto facile reperire on line.
Si tratta del “cinesino” Yongnuo YN 460 che puoi vedere nella foto qui a fianco.
E’ un flash utilizzabile con praticamente tutte le fotocamere digitali dotate di slitta standard ed è stato realizzato per “competere” con i modelli medi come il Nikon SB600 o il Canon 430EXII ma ad un quinto del loro costo (!). Il 460 si riesce infatti ad avere con un esborso che è tranquillamente al di sotto dei 50 euro spese di spedizione comprese.
Il numero guida dichiarato è 38 , più o meno lo stesso dei suoi più preziosi competitor, con cui condivide la testa ruotante sia sul piano orizzontalmente che su quello verticale, utilissima per sfruttare al meglio le possibilità degli effetti di “rimbalzo” della luce su superfici adatte.
Viene fornito con un piccolo stativo e le classiche linguette di diffusione che fuoriescono dalla testa.
A differenza dei suoi cugini più blasonati però il 460 è solamente manuale, non prevede automatismi TTL e questo in genere spaventa molto chi è alle prime armi, ma non dovrebbe.
In realtà ci si accorge velocemente quanto nella fotografia con flash il digitale avvia stravolto tutto.
Ora basta un’occhiata al display, vedere com’è riuscito lo scatto ed adattare la potenza del flash. Ci si rende subito conto di come conviene regolarlo e l’uso in manuale in genere diviene a volte la normalità anche con i flash dotati di automatismi sopraffini ma mai abbastanza intelligenti.
Ma il vero divertimento con questi oggetti viene con le possibilità di utilizzo “off camera”.
L’allontanamento dalla macchina fotografica e la possibilità di far arrivare la luce sul soggetto da un’angolazione non frontale è uno degli aspetti più importanti della fotografia con flash.
Il 460 può essere fatto scattare dal lampo di un’altro flash, anche quello incorporato della tua fotocamera, magari regolato al minimo, ed è in questo modo che ci si può divertire davvero molto, andando a creare effetti drammatici nei ritratti o nella fotografia di performance (come ad esempio lo skateboarding, il pattinaggio, le arti marziali, etc…) o anche andando ad esplorare settori particolari e creativi come la smoke photography o la… levitazione

🙂 🙂

Che altro dire?
Buon divertimento!

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:-( + :-) :-)

🙂 + 🙂 🙂 - © Copyright 2009 Pega

Hai mai pensato a quanto è importante la distanza che ti separa dal soggetto che stai fotografando? Quanto questa dimensione contruibuisca a ciò che la foto comunica?

Parlo della vicinanza fisica del fotografo a ciò che viene fotografato e non del risultato che si ottiene usando focali diverse.
La distanza effettiva è un elemento che in qualche modo influisce sul risultato della fotografia e rende assolutamente pertinente la famosa espressione “l’obiettivo osserva in entrambe le direzioni” .

Fotografare una persona da lontano non è la stessa cosa che farlo a distanza ravvicinata, non c’è teleobiettivo che possa sostituirsi alla componente fisica dell’evento.

Con questo non voglio dire che sia sempre e comunque meglio essere vicini al proprio soggetto, voglio solo sottolineare solo la differenza che c’è tra le due situazioni.

Da lontano si ha distacco, maggiore freddezza, minore coinvolgimento… con il teleobiettivo si è al di fuori della scena, è un’osservazione asettica, non ci si intromette, non si introduce alcun elemento di disturbo… il soggetto (naturalmente se è umano o animale) può essere inconsapevole e non tende ad attrarre o coinvolgere il fotografo nelle sue emozioni.
Tutto questo diviene presente nella fotografia, la caratterizza in un modo più o meno manifesto.

Da vicino si è invece “insieme” al nostro soggetto, partecipi della scena, coinvolti… con tutto quello che ne può conseguire. La foto a distanza ravvicinata obbliga il fotografo a manifestarsi, a rendere esplicite le sue impressioni, a farsi a sua volta osservare.
Anche quando il soggetto è una cosa inanimata, la foto a distanza ravvicinata ha un sapore diverso. Mentre si fotografa si percepiscono i dettagli, a volte suoni ed odori, si coinvolgono insomma anche gli altri sensi… e questo può rendere diverso l’atto del fotografare e quindi anche la foto stessa.

A volte fotografare da vicino è una piccola sfida, specie con se stessi e solo raramente ci si pente di averci provato.

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Resumed

Resumed ! - © Copyright 2009 Pega

Chi non è d’accordo sul fatto che la bicicletta  è tremendamente fotogenica ?
Probabilmente il suo fascino è legato al design ed alla comunione tra le forme geometriche che la costituiscono ma mi diverte anche pensare che la ragione di questa affinità col mezzo fotografico stia nella quasi contemporaneità delle due invenzioni, entrambe concepite nel corso dei decenni a cavallo tra il 1700 ed il 1800… ma forse questa è solo una mia fantasia.
La bici magari è fotogenica solo per chi la vede con un occhio un po’ romantico, come mezzo a misura d’uomo nella sua semplicità ed economia, in particolare se è un po’ datata, usata, vissuta… magari un po’ arrugginita.

Di sicuro la bici è abbastanza spesso oggetto delle attenzioni di chi si interessa di fotografia.
Mi colpisce sempre la quantità e la qualità di immagini che vengono progressivamente caricate su un gruppo che quasi due anni fa creai su Flickr che si chiama appunto “sellini sfondati e bici rugginose“.

L’idea dell’assignment per questo weekend è quindi  la bici.
Prova a fare qualche scatto a questo soggetto, è facile trovarselo davanti all’obiettivo… scoprine le linee geometriche, i dettagli, o magari le persone che la conducono…

Poi, come ormai propongo sempre, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
E’ divertente ed interessante condividere. E può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Sax Lady

Sax Lady - © Copyright 2009 Pega

Oggi voglio tornare su un argomento tecnico di fotografia digitale e sottolineare la mia opinione a proposito dell’importanza di scattare in RAW.
Con una certa regolarità mi capita di essere coinvolto in discussioni tra chi tende a sfruttare le potenzialità dell’utilizzo di questo tipo di formato e chi invece preferisce la praticità del JPG, magari sostenendo che i risultati sono addirittura migliori.

Il RAW è l’immagine catturata dal sensore della fotocamera, senza alcun trattamento. Non è come alcuni dicono “l’equivalente digitale del negativo”, è decisamente di più : è l’equivalente digitale della “pellicola ancora da sviluppare”.
Il RAW non è un’immagine pronta. Si, la si può visualizzare con i programmi che gestiscono questo tipo di formato, ma è “grezza”, poco contrastata, i colori sono un po’ sbiaditi…
Se si vuole tirar fuori la foto è necessario “sviluppare” il RAW con un software adatto, come Lightroom, Camera RAW, Picasa o i prodotti Nikon View NX e Capture. Solo così si può arrivare al risultato finale. E le potenzialità sono notevoli.

Con il JPG invece ogni macchina digitale, immediatamente dopo lo scatto, “processa” i dati rilevati dal sensore e produce la foto “finita”, aggiungendo un po’ di contrasto, saturando i colori ed applicando una serie di algoritmi che portano poi al salvataggio file sulla scheda di memoria. Questi passaggi ed elaborazioni equivalgono a quello che un tempo era lo sviluppo del negativo e come tutti i processi di questo mondo, introducono un insieme di fattori di imperfezione oltre ad un elemento di “non ritorno” nei confronti dei dati originariamente presenti sul sensore.
Far “trattare” l’immagine RAW direttamente a bordo della macchina è quindi un po’ come portare un rotolino presso un laboratorio con sviluppo rapido… Magari è ok… ma non è proprio il massimo.

Se si vuol mantenere il massimo controllo e la massima qualià sul processo di “sviluppo” è meglio farlo presso un “laboratorio specializzato e professionale… cioè sul PC con un adeguato software ed operando delle scelte specifiche per ogni immagine.

Poter avere il RAW è quindi, secondo me, fondamentale per chiunque voglia seriamente poter lavorare con le proprie foto, conservando il vero originale catturato dal sensore, gestendo al meglio il contrasto e la fase di elaborazione dei colori ed anche fare cose che con il RAW si possono fare molto bene, come modificare l’esposizione ed il bilanciamento del bianco.

Non ci sono dubbi… ancora RAW RULES !

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Crepa.

Crepa. (The IPholaroid project) - © Copyright 2010 Pega

A volte una semplice immagine, magari associata ad una parola, può germogliare in qualcosa che si ramifica in una serie di significati che cambiano molto e sfumano sviluppandosi a seconda dell’osservatore.

E’ una sorta di sinergia comunicativa che si può creare tra parole ed immagini.
Ho avuto modi di sperimentarlo solo pochi giorni fa postando su flickr l’immagine sopra, intitolata semplicemente “Crepa.”

Tutto è partito con una banale foto fatta con l’Iphone e trattata in modo da assomigliare ad uno scatto Polaroid per il mio progettino che si chiama appunto IPholaroid project.

Un muro colorato con una notevole spaccatura… un’immagine che per me ha cominciato subito ad assumere tutta una serie di possibili significati.

In effetti crepa è un piccolo danno locale ma potrebbe anche rappresentare la manifestazione di un problema più generale…
La crepa può essere vera e tangibile su un muro di casa o, vista l’attualità di questi giorni, figurata negli avvenimenti politici.
Qualcuno ci ha visto poi passione e sofferenza. La crepa può essere molte cose, come anche l’espressione di constatazione cinica di fronte ad un organismo che sta giungendo alla fine della sua vita o addirittura… un minaccioso imperativo ! (Con relativi gesti scaramantici di qualcuno).

Insomma… non è solo una crepa…

🙂

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A true classic

A true classic - © Copyright 2010 Pega

Che suono ha la tua macchina fotografica. Quali rumori la caratterizzano? Ci hai mai fatto veramente caso? Li hai ascoltati?

Mi è capitato di pensare a tutto questo pochi giorni fa, quando ho avuto l’occasione di maneggiare il piccolo gioiellino qui a fianco.
Si tratta di una splendida Rolleiflex, una macchina medio formato che ha scritto una parte della storia della fotografia professionale della seconda parte del novecento.

E’ stato bello sentirne il click di scatto, così delicato e diverso dalle nostre reflex digitali che la circondavano e la fotografavano come una vera e propria star del cinema.

Ma non solo il click di scatto. Di gran fascino anche il rumore di avanzamento della pellicola che accompagna la rotazione della leva laterale, come anche tutti i click di apertura e chiusura delle tante piccole parti meccaniche: dalla struttura del pozzetto alla lente per facilitare la messa a fuoco.

Chissà se i vari rumorini residui delle nostre digitali saranno anch’essi un ricordo, sostituiti da otturatori elettronici ed autofocus sintetici…Vedremo.

Intanto non c’è dubbio. Anche i suoni sono affascinanti in fotografia, non si spiegherebbe altrimenti l’ostinazione con cui costruttori di compatte e telefonini continuano ad impegnarsi per riprodurre artificialmente i click di scatto quando otterrebbero risultati ben più interessanti sostituendoli magari con una bella risata artificiale che favorirebbe di molto i risultati di tanti ritratti… 🙂

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World fastest turtle
World fastest turtle – © Copyright 2008 Pega

“Devo uscire per fare delle foto” può essere un’ottima scusa per andarsene un po’ in giro, respirare un po’ di aria pulita, fare del movimento… Ecco, proprio questo.
L’assignment che ho pensato di proporre per questo fine settimana è : movimento.

In fotografia ci sono tanti modi per rendere il movimento, si può usare il mosso, il panning, la composizione stessa.
Si può creare l’idea di movimento attingendo alla pura creatività, cercando di trasmetterlo come sensazione a chi guarda la foto.

In questi due giorni prova a fotografare cercando il movimento. Scegli i tuoi soggetti tra quelli che lo possiedono naturalmente o vai in cerca di effetti inaspettati.
Fotografare il movimento è molto divertente.

Scatta le tue foto e poi, come ormai propongo sempre, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
E’ divertente ed interessante condividere. E può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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pepper_n30

Pepper number 30 – Copyright 1930 Edward Weston

“Peperone numero trenta” di Edward Weston. Forse una tra le opere più famose di un grande maestro della fotografia del novecento.
Ogni volta che osservo questa immagine non posso fare a meno di rimanere ammirato, ed è forse per questo che è una tra le mie foto preferite in assoluto.
Non è solo la perfezione del bianco e nero, la sensualità delle forme cercate e trovate dal fotografo, non è solo la luce perfetta con quel buio dietro ed i dettagli che risaltano sulla superficie morbida. C’è qualcosa che mi affascina in particolare…
E’ quel “numero trenta”.
Il numero racconta la storia di questa foto, dei vari tentativi dell’artista di trovare lo scatto perfetto.
Peperone numero trenta significa che ci sono come minimo almeno altri ventinove peperoni che Weston fotografò nel percorso che portò a questo capolavoro.
Insomma, l’opera non è frutto di un isolato colpo di genio o di uno scatto fortunato. E’ il risultato di un lavoro di ricerca e tentativi, è impegno e fatica.
Mi diverte provare ad immaginare Edward Weston che nel 1930 si concentra su questo progetto di still life e magari incassa anche qualche battuta ironica di qualcuno che lo deride, o semplicemente scherza su un fotografo che si ostina ad immortalare peperoni… Ma Weston sa cosa vuole e continua a fotografare…
Il numero trenta è per me il tassello chiave di quest’opera.
E’ uno dei tanti casi in cui il titolo integra e completa un capolavoro, raccontando una storia che aiuta ad avvicinarci all’autore e a capire la passione, il talento ed anche la determinazione di un grande artista.

Ed ora… non ci resta che fare un salto al mercato, a vedere che cosa c’è di interessante e sensuale tra i prodotti di stagione…

🙂

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